“Hitler non si è suicidato”: la foto misteriosa nella Colombia anni Cinquanta

Adolf Hitler sarebbe sopravvissuto alla Seconda Guerra Mondiale e, contrariamente a quanto scritto in tutti i libri di storia, non si sarebbe suicidato nel suo bunker. Dopo la sconfitta sarebbe andato a vivere in Sud America. Questo è quello che emerge da uno dei file desecretati dalla Cia e custoditi dagli Archivi Nazionali Usa. Tra i documenti spicca una foto scattata a metà degli anni ’50 in Colombia.

hitler_30210431Un agente di intelligence in Sud America, dal nome in codice Cimleody-3, sarebbe stato contattato da un amico che gli avrebbe detto che nel 1955 un ex ufficiale tedesco, Phillip Citroen, avrebbe confessato in via confidenziale che Hitler era ancora vivo. Nella didascalia della foto in cui compare Citroen c’è scritto: “Adolf Schrittelmayor, Tunga, Colombia, America del Sud, 1954”.
Per anni i sovietici hanno sostenuto di essere in possesso dei resti di Hitler, ma nel 2009 però uno scienziato americano, Nick Bellantoni, aveva studiato il frammento di teschio in possesso dei russi e secondo lui si trattava di una donna tra i 20 e i 40 anni e non del führer.

Ksenia Sobchak, la Paris Hilton russa, si candida contro Putin: è la figlia del padrino politico del presidente

La presentatrice Tv Ksenia Sobchak – figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo e padrino politico di Vladimir Putin, Anatoli Sobchak – ha rotto il riserbo e ha annunciato di volersi candidare alle elezioni presidenziali di marzo 2018. Ksenia compirà 36 anni il prossimo 5 novembre e in una lettera inviata al quotidiano economico Vedomosti spiega le ragioni della sua scelta. «La mia partecipazione alle elezioni potrebbe davvero essere un passo avanti verso la trasformazione del nostro paese, di cui c’è tanto bisogno», scrive.

epa03260566 Russian TV presenter Ksenia Sobchak (R) and Russian opposition leader Ilya Yashin (L) arrive for questioning at the Investigative Committee building in Moscow, Russia, 12 June 2012. The flats of a number of opposition activists including Alexei Navalny, Sergei Udaltsov, Ilya Yashin, Ksenia Sobchak were searched by police on 11 June. The opposition activists were summoned to appear for questioning at the Investigative Committee, the day when opposition is to hold a so-called 'March of Millions' rally. EPA/MAXIM SHIPENKOV

Ksenia, ex protegé del presidente Putin, da diversi anni ne è diventata strenua oppositrice scagliandosi contro il suo operato attraverso il suo canale Youtube oppure scendendo in piazza. Anche per difendare l’altro grande oppositore del presidente: Alexei Navalny. Proprio Navalny si è saputo da poco che non potrà correre per le presidenziali russe se non dopo il 2028, come ha detto il capo della commissione elettorale russa.
ll passato della donna da sempre lascia molto perplessi gli oppositori dell’attuale presidente Putin e la sua candidatura da alcuni è vista solo come un cartina tornasole per il ‘regime’. Infatti l’1 settembre, il quotidiano liberale Vedomosti ha pubblicato un articolo secondo cui il Cremlino stava valutando la possibilità di far candidare almeno una donna alle presidenziali russe del prossimo anno in modo da ravvivare il voto e la campagna elettorale. Stando a una delle fonti citate dal giornale, il Cremlino considerava proprio l’oppositrice ‘glamour’ Ksenia Sobchak, la candidata «ideale».

Distrutta l’auto della candidata trans in Sicilia: “Vado avanti, non mi faccio intimorire”

Solo due giorni fa la trans Roberta Giulia Mezzasalma aveva annunciato la sua candidatura alle Regionali siciliane con l’Udc a sostegno del candidato Presidente Nello Musumeci, poche ore dopo le hanno danneggiato l’auto spaccandole il vetro anteriore.
A denunciare l’accaduto è la stessa transessuale, che nel 2011 ha deciso di cambiare sesso. «Non sono neppure 24 ore che ho annunciato la mia candidatura in politica, è già questi sono i risultati.

21192663_1840162875999709_3640312670122672483_n_04142301Se qualcuno per caso pensa di intimorirmi con questi mezzucci, forse ancora non ha capito che ha sbagliato persona. Forse ho proprio ragione quando dico che una babba fa tremare anche i muri».
Nelle ultime ore sono state numerosi gli attestati di solidarietà ricevuti dalla donna. E lei, che gestisce un ristorante a Vittoria (Ragusa), non ha alcuna intenzione di mollare. «Sono stata ufficiale nell’esercito nel corpo del Genio Pionieri a Roma, ed il nostro motto era :» Per aspra via ad aspra metà«. E non sarò certo io a tradirlo… Avanti sempre a testa alta», commenta con ironia la donna nata Gianluca.
Nella clip video in cui Giulia Mezzasalma, che in passato ha vinto anche diversi concorsi di bellezza, spiega il perché della sua candidatura con lo Scudo Crociato, dice: «Da trent’anni sono al potere sempre le stesse persone, io ci ho sempre messo la faccia con tutti. Mi sono messa contro delinquenti e mafiosi, ho dimostrato di volere il bene di questa città, se volete cambiare qualcosa sappiate che sono candidata nel partito dell’Udc, se volete fare un moto di protesta e portare alla Regione una persona che veramente rappresenti la vostra terra, votate per me». E ha aggiunto: «Sapete tutti i miei cambiamenti che ho fatto a volte mi stupisco di quello che riesco a fare. Sapete la mia storia, quando decisi di cambiare sesso, da Gianluca a Roberta Giulia, non sapevo come dirlo a mio padre, ma quando lotto per le cose giuste non guardo in faccia nessuno. Meglio morire».

“Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria”. M5S e Salvini: “Si dimetta”. Lei: “È fango”

Maria Elena Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria, scrive l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli nel suo libro ‘Poteri Forti’ di cui è stata diffusa l’anticipazione.
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria.

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La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”, scrive Ferruccio De Bortoli.
L’ATTACCO DEL M5S “Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario”. Così il M5s sul blog di Beppe Grillo dove attacca: «il governo ‘Renzilonì non è adeguato a mandare avanti il Paese in un momento così difficile, anche in considerazione del peso enorme che la sottosegretaria, a colpi di circolari accentratrici, continua ad avere nell’esecutivo attuale».
“Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente. Lo vedete adesso il conflitto di interessi? La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”. È quanto scrive su Facebook il deputato M5s Alessandro Di Battista.
L’ATTACCO DELLA LEGA “Subito le dimissioni della ministra Boschi. Nell’affare banche c’è dentro fino al collo… La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d’inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini.
BOSCHI: “MAI CHIESTO A GHIZZONI ACQUISTO BANCA ETRURIA” La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere«. Così la sottosegretaria Maria Elena Boschi, su fb, aggiungenfo di aver affidato »la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore«.
«Sfido chiunque – afferma la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio – e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi».

Louis Linton, un’altra bionda (super sexy) alla Casa Bianca: l’attrice ha sedotto Donald Trump

Non bastava la First Lady a far impazzire i fotografi. A entrare in scena c’è stata prima Ivanka, figlia di Donald. E ora Louis Linton, compagna del nuovo segretario al tesoro.

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Una nuova splendida donna bionda rischia di rubare la scena alla First Lady. Dopo la figlia di Donald, la bellissima Ivanka, si affaccia infatti alla Casa Bianca Louise Linton. Ex attrice, ha già sedotto il presidente Donald Trump.
Si tratta della compagna del nuovo segretario al Tesoro Steven Mnuchin, che ha prestato giuramento il 13 febbraio. Trentacinque anni, scozzese, è un’attrice di lungo corso, anche se non a Hollywood non ha sfondato. Ha recitato nella serie tv Csi e in Cabin Fever. E con Robert Redford in “Leoni per agnelli”.
Presto apparirà con immagini, si mormora, hot nel film “Intruder”. Ma anni fa fu già protagonista di foto in abiti succinti per il maschile Maxim.
IL MARITO – Mnuchin ha invece 54 anni, altro ricchissimo nel team di Trump: 400 milioni di dollari il suo patrimonio. Ex banchiere, per 17 anni alla Goldman Sachs, produttore, Trump lo esalta per il risanamento di Indymac Bank, presa a 1,6 miliardi e rivenduta per 3,4.

Mara Carfagna, minacciata di morte su Facebook: “Finirai sotto terra”

Mara Carfagna è stata minacciata di morte su Facebook dopo aver pubblicato un post sul femminicidio. “Ieri Messina oggi Rimini, ieri il fuoco oggi l’acido”, aveva scritto la Carfagna sul proprio account social, commentando i recenti casi di cronaca che hanno avuto come vittime due giovani donne e invitando a “mettere un freno a quella che sta diventando una vera e propria mattanza”. L’appello della portavoce di Forza Italia non è passato inosservato e, oltre ai messaggi di apprezzamento, ha ricevuto anche un commento choc: “Finirai anche tu due metri sotto un terreno”.

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La minaccia non ha però intimorito la Carfagna che, in un secondo post, ha ribadito la sua posizione sul femminicidio: “La mia battaglia contro la barbarie e la violenza che continuano a colpire ancora troppe donne nel nostro Paese non si fermerà mai, perché mai mi rassegnerò all’idea che una donna possa ‘finire sotto terra’”.Tanti i messaggi di solidarietà inviati alla Carfagna da vari esponenti politici. “Solidarietà e vicinanza a @mara_carfagna minacciata di morte dopo post Facebook su #femminicidio. Anche denunciare #violenza genera violenza”, ha scritto su Twitter la presidente della Camera Laura Boldrini, da sempre in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne. “Solidarietà dal gruppo FI Camera alla collega Mara Carfagna, vittima di un episodio grave e inquietante. Rete non sia luogo fuori legge‬”, ha invece commentato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta.

La Boschi sfida la scaramanzia con Zara

“Se vince il no chiudo con la politica”. Erano state queste le parole di Maria Elena Boschi alla vigilia del referendum costituzionale che portava il suo nome. Il risultato lo conosciamo tutti, un no schiacciante che ha costretto il premier Matteo Renzi alle dimissioni. Il suo fedele braccio destro aveva dichiarato lo stesso intento ma ecco che, nel giorno del giuramento del nuovo governo Gentiloni al Quirinale, Maria Elena Boschi era in prima fila, pronta a firmare per la carica di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

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Tra aspre critiche e ironia generale, i social si sono scatenati con commenti di questo tipo: “Da grande voglio fare la Maria Elena Boschi. Più fallisci e più ti premiano” oppure “Mi ha telefonato la ‘coerenza’ vi fa sapere che si vergogna anche lei per #mariaelenaboschi”.
Cambia il premier e cambia la carica di Maria Elena Boschi, che lascia il ministero dei Rapporti con il Parlamento in mano a Anna Finocchiaro, ma non il brand scelto per la presentazione dell’esecutivo. Zara si conferma il marchio preferito della Boschi, che già nel 2014 aveva giurato in un completo blu elettrico così attillato che è difficile da dimenticare. Questa volta la Boschi ha puntato su un blu più scuro e un taglio più morbido ma sempre firmato Zara, in barba alla scaramanzia. Riconfermato anche il mood low cost tanto caro alla politica toscana.
C’è un altro particolare che non sfugge, la collana con ciondolo a farfalla di Swarovski già sfoggiata per la parata del 2 giugno 2014. Come una farfalla Maria Elena Boschi vola… di premier in premier.

Berlusconi, lite in diretta con Bianca Berlinguer. Poi l’annuncio: dopo il 4.12 decido se lasciare la politica

«Non l’ho detto così, io ho detto che dopo il 4 dicembre prenderò con calma decisione se continuare o meno o tirarmi fuori da politica il mio senso di responsabilità nei confronti dei cittadini e degli azzurri mi fanno sentire necessaria una mina presenza». Lo afferma Silvio Berlusconi a Cartabianca su Rai tre a chi gli chiese se sia pronto a tornare in campo nel caso la sentenza di Strasburgo si pronunciasse a suo favore.

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Berlusconi, ingabbiato nei tempi televisivi, scalpita e non riesce ad argomentare a dovere le ragioni del suo no al referendum costituzionale. Alla giornalista Bianca Berlinguer che lo incalza, l’ex premier replica: «Queste sono questioni serie, non da risposte sì o no. Se lei non mi lascia finire il ragionamento, è inutile fare quest’intervista. E allora mi alzo e me ne vado», ha detto a un certo punto, senza tuttavia poi lasciare lo studio come avev invece fatto sempre su Raitre nel maggio del 2015, quando il Cav, in un crescendo di tensione con Lucia Annunziata, aveva abbandonato lo studio di In mezz’ora. Questa volta invece, non arriva a tanto. Berlinguer riconduce l’ospite nei binari della trasmissione: «Non siamo a Porta a porta che dura due ore…». A Cartabianca i tempi sono più stretti. E anche il Cav, alla fine, si adegua. «Sono molto pochi e non ci credo», ha detto poi Berlusconi rispondendo a chi gli chiedeva un commento alle dichiarazioni del prmier Matteo Renzi sulla possibilità che molti elettori di Forza Italia siano a favore delle riforme. Per l’ex premier quelli che lo sono è perché «non hanno letto in profondità il testo costituzionale».  «Se non ci sarà lui, ci sarà il suo partito che è molto interessato al cambio della legge elettorale». Risponde così poi Berlusconi alle dichiarazioni di Renzi che a proposito di un tavolo per la legge elettorale ha detto che il Cavaliere ci troverà D’Alema e Grillo ma non lui.  «Il centrodestra, se vuole contare e vincere, deve restare compatto. Se Meloni e Salvini non accettassero di fare parte della coalizione del centrodestra, cosa che escludo assolutamente, diventerebbero irrilevanti. I leaer non si nominano, nessuno può determinarlo. Un leader viene dal basso, lo decide e lo sceglie la gente. Io non ho in mente nessun nome, ho in mente me stesso, se ancora resterò in campo», ha poi osservato il presidente di Fi.

Trump rinuncia allo stipendio da presidente. Ecco quanto guadagnavano i predecessori

Donald Trump ha promesso di rinunciare allo stipendio che spetta ai presidenti degli Stati Uniti. O meglio, per legge dovrà incassare almeno un dollaro. E allora, ha detto il tycoon, «prenderò un dollaro l’anno». Il Commander in Chief dal 2001, data dell’ultima revisione, ha un salario annuale di 400 mila dollari, oltre ad un conto spese di 50 mila dollari, un conto viaggi esentasse di 100 mila dollari e 19 mila dollari a disposizione per le spese di intrattenimento.

WCCOR1_0IFZQGVP L’aumento più recente nelle entrate dell’inquilino della Casa Bianca è stato approvato dal Congresso e dall’ex presidente Bill Clinton nel 1999, ed è entrato in vigore nel 2001. Attualizzato ai prezzi del 2012, lo stipendio sarebbe di 519.979 dollari annuali. Prima dell’ultimo adeguamento sono stati approvati soltanto cinque aumenti a partire dal 1789, quando il salario del presidente era di 25 mila dollari (673.451 se rapportato al costo del denaro nel 2012). Per vedere il cambiamento successivo si è dovuto aspettare quasi cento anni, nel 1873, quando si è arrivati a 50 mila dollari (992.777 dollari del 2012), mentre nel 1909 si è passati a 75 mila dollari (pari a 1.954.850 di quattro anni fa).
Ancora, nel 1949, si è arrivati alla cifra tonda di 100 mila dollari (967.315 mila del 2012), nel 1969 a 200 mila dollari (pari a 1.254.610), e nel 2001, invece, a 400 mila dollari. Il vice presidente, invece, incassa 230 mila dollari l’anno. E la pensione per il Commander in Chief al termine del suo mandato? Le prestazioni pensionistiche comprendono una cifra che corrisponde al salario corrente dei membri del Gabinetto (191.300 dollari a partire dal marzo del 2008), oltre alla protezione dei Secret Service, rimborsi per le spese dello staff, di viaggio e di ufficio.

Agnese Renzi in pizzo nero e trasparenze alla prima di “Inferno”

2015555_agnese-renzi3Un abito di pizzo nero e con trasperenze.Così Agnese Renzi, in compagnia del marito premier Matteo, si è presentata alla prima di “Inferno”, terzo capitolo della saga cinematografica diretto da Ron Howard e ispirato al bestseller di Dan Brown , che si è svolta sabato sera a Firenze. Saluti con il regista Ron Howard, con alcuni attori come Pierfrancesco Favino, Tom Hanks e con lo scrittore Dan Brown e l’allenatore del Leicester Claudio Ranieri.