Patty Pravo: “Sono stata in carcere. Mi facevo le canne con Jimi Hendrix”

«Eravamo in macchina io e Jimi Hendrix, la macchina era piccola, lui aveva un grande cappello, io anche. Fumavamo le canne, soprattutto lui a dire il vero, e passavamo con questa macchinetta, con tutta questa nuvola di fumo».

P_654f3d12d2Patty Pravo si racconta a Domenica live, in occasione dell’uscita della sua autobiografia “La cambio io la vita che…”, tra musica – «Ho venduti 120 milioni di dischi» – amori ed eccessi.
Tra le memorie condivise, il ricordo del carcere, nel 1992.
«Quando sono uscita le ragazze cantavano tutte “Ragazzo Triste” e con l’acustica del carcere, era un suono fortissimo…».
Grande attenzione è dedicata agli amori e ai matrimoni.
«Mi sono sposata cinque volte. Non volevano solo storie, volevano sposarmi e io li accontentavo. La prima volta mi sono sposata a sedici anni».
Il primo marito è stato il batterista Gordon Faggeter.
Poi, l’amore con Riccardo Fogli che recentemente ha dichiarato di aver lasciato i Pooh proprio per stare con lei.
«Ci siamo divertiti moltissimo e anche amati molto», dice Patty Pravo.
Non manca ovviamente la musica.
«Canto in otto lingue. Anche in cinese. In Cina sono stata quasi un anno. Ho avuto incontri importanti, sono riuscita a liberare una situazione a Pechino, in cui c’erano gruppi che non potevano suonare fuori casa e invece con il mio avvento…».

“Merito le sue botte, l’ho fatto arrabbiare…”, 18enne suicida dopo le violenze dal fidanzato

Si uccide a 18 anni dopo essere stata picchiata dal suo fidanzato. Emily Drouet, di Glasgow, fu ritrovata senza vita nelle stanze di un residence dell’università di Aberdeen, in Scozia, nel marzo del 2016. In questi giorni è venuta a galla la verità choc sul suo terribile gesto.

Emily-DrouetSembra che la 18enne fosse stata picchiata dal suo fidanzato, come dimostrano alcune foto inviate a un amico con il volto gonfio e rosso. La ragazza avrebbe scritto alle sue amiche che quelle botte lei le meritava, poi è stata trovata senza vita. Emily si sarebbe uccisa per il senso di colpa scatenato dagli abusi del fidanzato, convinta di aver fatto lei qualcosa di male e di aver messo a rischio il suo rapporto con lui.
Angus Milligan, un giovane di ventuno anni, studente come lei, ha ammesso di averla picchiata ed è stato condannato per abusi. Il ragazzo ha scontato 12 mesi in carcere e 180 ore di lavoro non retribuito. Angus avrebbe più volte picchiato la 18enne, così almeno confessa la ragazza a un’amica che negli sms replica dicendo: «Tesoro, non te lo meriti, non stare da sola con lui, denuncialo alla polizia», ma Emily è convinta: «È colpa mia. L’ho fatto arrabbiare». E poi si è tolta la vita.
La famiglia della ragazza, come spiega la stampa locale, ha voluto raccontare la triste storia perché sia da esempio per le giovani che vivono la stessa condizione di Emily, lo scopo è invitare a denunciare a ribellarsi e a non sentirsi in colpa: «Emily era una ragazza piena di vita, equilibrata, sempre di buon umore. Che si sia ridotta a credere di essere responsabile delle violenze fisiche e psicologiche che ha sofferto mostra l’insidiosa e pericolosissima dinamica di queste relazioni», ha concluso la madre.

Il papà è morto di cancro, ma la figlia Bailey a ogni compleanno riceve i suoi fiori

L’ultimo bouquet le è arrivato in questi giorni, per il suo 21esimo compleanno, assieme all’ultima lettera d’amore del padre Michel, scomparso a causa di un tumore nel 2013, quando la figlia aveva 16 anni. Ma ogni anno, ad ogni compleanno, le parole e il ricordo del suo papà tornavano ad abbracciarla.

_98935855_baileyanddadLa storia di Bailey Sellers, di Knoxville, in Tennessee, sta commovendo l’America. Prima di morire, Michael Williams fece in modo che in occasione dei compleanni della figlia le venissero inviati dei fiori. Un momento prezioso ma anche un’emozione a tratti triste e troppo grande per Bailey, che al New York Post ha raccontato di aver sempre temuto l’arrivo di quel giorno, proprio perché così speciale e doloroso allo stesso tempo.
È stato però un viaggio in cui il padre ha voluto accompagnarla, tenendola per mano, fino alla maggiore età. «Sono crollata, – ha detto la studentessa della Esatern Tennessee University – la lettera era meravigliosa e triste allo stesso tempo». Il saluto con cui lasciava andare la sua bambina recitava così: «Questa è la mia ultima lettera d’amore per te fino a quando ci rivedremo. Non voglio che tu versi un’altra lacrima per me mia piccolina, perché io sono in un posto migliore». Bailey ha pubblicato ogni anno sui social network una foto dei fiori per il suo compleanno, ma quest’anno il post è stato ritwittato 220mila volte.

Maradona chiede il carcere per la figlia, Giannina: “Gli ho perdonato di peggio”

La tormentata vita privata di Diego Armando Maradona si colora di un nuovo capitolo: della serie parenti serpenti. Ora il Pibe de Oro punta il dito sulla figlia Gianinna: sarebbe stata lei ad aiutare l’ex moglie Claudia Villafane a riciclare i soldi sottratti impropriamente dal suo patrimonio. Una cifra che si aggirerebbe sugli 80 milioni si pesos, al cambio circa quattro milioni di euro.

124935726-18769106-d0bb-47c5-a2c2-eb73c51d8c6bAttraverso delle operazioni bancarie in Uruguay Gianinna avrebbe favorito la madre nell’operazione fraudolenta. E così secondo As l’ex numero 10 del Napoli avrebbe chiesto il carcere preventivo per la figlia.
Gianinna, dal canto suo, ha invitato il padre e il suo avvocato a un confronto: «Sa dove vivo, che vengano quando vogliono», ha scritto in replica su Twitter. Poi ha aggiunto riferendosi a papà Maradona: «Gli ho perdonato di peggio e gli perdonerò anche questo. Posso solo mandargli tutto il mio amore e ringraziarlo perché è grazie a lui che ho potuto scegliere chi e come essere».

Uccise il suo stupratore a 16 anni e ottenne l’ergastolo: campagna delle star per liberarla

Una vita difficile. Un’adolescenza vissuta ai margini della società. Un’esistenza spezzata. A 16 anni Cyntoia Brown aveva conosciuto tutto ciò che di brutto può arrivare dalla vita: sua madre, Georgina Mitchell, con problemi di alcol e cocaina, dopo averla partorita in seguito a uno stupro ha passato più anni in carcere che al suo fianco. A due anni Cyntoia è stata sballottata in un’altra famiglia. A 16 aveva già provato cosa volesse dire essere stuprata. Senza possibilità alcuna e un futuro incerto, in una notte del 2004 Cyntoia sparò contro l’uomo che l’aveva violentata: lui rimase ucciso, mentre per lei si aprirono le porte del carcere a vita. Da 13 anni vive in un carcere del Tennesse, ma adesso la sua storia sta facendo il giro del mondo, spinta da una campagna social sposata da attrici e cantanti che, attraverso l’hashtag #FreeCyntoiaBrown, chiedono la sua liberazione.

3385318_Schermata_2017-11-23_alle_15_33_32L’omicidio. Era una notte di agosto del 2004: Cyntoia stava passeggiando con il convivente, uno spacciatore violento di 24 anni, conosciuto da tutti con il nome di “Cut Throat”, quando l’uomo le chiese di procurargli dei soldi. La ragazza, completamente soggiogata dal personaggio, accettò di fare sesso con Johnny Allen, un agente immobiliare di Nashville che la portò nella sua casa: una volta lì l’uomo, dopo aver rimarcato di essere un ex tiratore scelto dell’esercito, le mostrò la sua collezione di armi, la portò in camera da letto e abusò di lei. Durante la notte Cyntoia vene assalta dal panico quando vide la mano di Allen muoversi nel letto: certa che stesse cercando un’arma, prese la calibro 40 che “Cut Throat” le aveva dato per difendersi e sparò, uccidendolo.
La condanna. La ragazza venne arrestata e, fin dal primo momento, fu accusata dai procuratori di aver ucciso Allen per derubarlo, visto che nella fuga portò con sé delle pistole e il suo portafogli. La giuria respinse le affermazioni della ragazza, che parlava di autodifesa, e la dichiarò colpevole di omicidio di primo grado e rapina, condannandola all’ergastolo con la possibilità di essere ammessa alla libertà vigilata solo a 67 anni. Le porte del carcere si chiusero e la storia di quella ragazza, cresciuta ai margini della società, finì nel dimenticatoio: negli ultimi anni Cyntoia ha conseguito un diploma grazie al programma di studi in carcere dell’università di Lipscomb e ha lavorato al programma di istruzione per i detenuti, diventando una guida per altre ragazza. A dare lo spunto all’ondata di protese, sulla scia del caso Weinstein, è stato un documentario del regista Daniel Birman, che nel 2011 raccontò la sua storia con i filmati dall’arresto fino al processo, per porre l’attenzione su come gli Stati Uniti si occupino dei giovani delinquenti. Il suo caso ha portato al cambiamento della legge in Tennessee, dove è stato stabilito che l’imputazione di prostituzione possa essere formulata solo per ragazze maggiorenni. Le altre vanno considerate come vittime. La nuova norma cambiò le sorti di tante giovani dopo di lei, ma non la sua: se la condanna fosse arrivata oggi, Cyntoia sarebbe stata considerata vittima di traffico sessuale.
La campagna social. La settimana scorsa il documentario di Birman è stato mandato in onda su un canale di Nashville. «Non aveva vie d’uscita – ha raccontato Birman in una recente intervista – Veniva da una famiglia dove le violenze sessuali si sono ripetute per tre generazioni». In un post il regista ha riproposto il suo documentario, attivando una mobilitazione sui social anche da parte di star del mondo dello spettacolo che, attraverso l’hashtag #FreeCyntoiaBrown, stanno chiedendo la sua liberazione.
«Il sistema ha fallito – ha twittato Kim Kardashian West – È straziante vedere che una ragazzina, vittima di traffico sessuale, quando ha il coraggio di ribellarsi deve finire in carcere per tutta la vita! Ho chiamato i miei avvocati per capire se si può riparare a quest’ingiustizia». Anche la cantante Rihanna ha lanciato il suo appello: «C’è qualcosa di orribilmente sbagliato se il sistema abilita questi stupratori e la vittima viene buttata in un carcere a vita!». E Cara Delevigne ha aggiunto: «Il sistema giudiziario è arretrato! Questa cosa è completamente folle».
Ma Jeff Burks, il procuratore distrettuale che ha messo dietro le sbarre la ragazza, ha precisato: «Non è solo una donna che ha commesso un errore. Era una persona molto pericolosa, le scelte erano le sue: non dimentichiamoci il suo crimine». Intanto la mobilitazione non si ferma: oltre all’ondata di post sui social, la richiesta di grazia per Cyntoia ha già raggiunto 220mila firme su 250mila necessarie.

Prof bombarda gli studenti di foto hot e li minaccia: “Se non fate sesso con me vi boccerò”

Si ritrova davanti all’incubo di dover passare i prossimi 40 anni in carcere la professoressa 40enne che per mesi ha bombardato via Whatsapp diversi suoi studenti minorenni con centinaia di proprie foto sexy corredate da una promessa che aveva tutti i contorni del ricatto: se farete sesso con me non vi boccerò.

3374961_Schermata_2017-11-18_alle_14_43_13Yokasta M., docente in un liceo di Medellin, la seconda città più grande della Colombia, era così ossessionata dall’idea di andare a letto con quei ragazzi che vedeva tutti i giorni in classe da perdere imprudentemente ogni ritegno: prima si è scattata un’infinità di selfie in cui appariva seminuda, in pose al limite del porno, poi li ha inviati sui telefonini dei suoi alunni, infischiandosene del fatto che quelle foto, se divulgate, avrebbero potuto rovinarla. In un primo momento la sua strategia è sembrata “vincente”: sono tanti, infatti, i ragazzi che, tra gennaio e aprile 2016, si sono fatti convincere e hanno accettato la proposta della professoressa che, incurante anche del fatto di essere sposata e di poter essere scoperta dal marito, li ha portati ripetutamente in casa propria dove li ha coinvolti in torride performance di sesso.
Il delirio sessuale di Yokasta è stato spezzato dopo alcuni mesi, quando, come era prevedibile che potesse accadere, il padre di uno dei ragazzi coinvolti ha controllato il cellulare del figlio, ha scoperto le foto e ha denunciato la vicenda alla polizia. Immediatamente licenziata dalla scuola e arrestata dalle forze dell’ordine per estorsione e abusi sessuali su minori, la docente è stata ora condannata a 40 anni. Senza contare che il marito, scioccato dall’aver scoperto la doppia vita della moglie, ha chiesto il divorzio. Dopo l’arresto le immagini e un video YouTube sono stati diffusi sui social da uno studente che li ha postati con il commento: «Questa è la professoressa Yokasta, che aveva detto che ci avrebbe bocciati se non avessimo fatto sesso con lei». La vicenda, inutile dirlo, è diventata virale sul web, soprattutto nel Sud America: tra i tanti commenti ce ne sono molti di persone che, pur biasimando il comportamento di Yokasta, pensano che la condanna a 40 anni sia eccessiva.

Miss sfregiata con l’acido: 10 anni di carcere a Tavares, l’ex di Gessica Notaro

È stato condannato a 10 anni Eddy Tavares, 29 anni di Capo Verde, che la notte del 10 gennaio ha sfregiato con l’acido l’ex fidanzata Gessica Notaro.

3314505_1619_gessica_notaro_edson_jorge_tavaresLa sentenza è stata letta attorno alle 16 dal gup di Rimini Fiorella Casadei. Il pm Marino Cerioni aveva chiesto 12 anni di reclusione.

Elena Morali choc: “Ti faccio a pezzi, ti tolgo il sorriso dalla faccia”, ma lo stalker non andrà in carcere

Elena Morali è una showgirl, attualmente impegnata con “Colorado”, nota per essere stata la ex del figlio di Umberto Bossi, Renzo, meglio conosciuto con il soprannome che il padre stesso gli attribuì, ovvero “Il Trota”. Dal 2010 al 2013 Elena è stata vittima di uno stalker, che l’ha ripetutamente minacciata, procurandosi il suo numero di telefono e entrando nel profilo Facebook della ragazza.

elena-morali (1)Elena decise di denunciare le persecuzioni e rilasciò interviste ai media sulla terribile esperienza. Ma il suo stalker è stato adesso assolto in quanto totalmente incapace di intendere e di volere. La perizia disposta dal gup di Bergamo ha infatti stabilito che l’uomo è affetto da una patologia schizoide: dovrà proseguire il percorso curativo intrapreso presso il CPS di Modena.
L’uomo dunque, un 30enne modenese, non andrà in carcere. “Ti faccio a pezzi, ti tolgo il sorriso dalla faccia” aveva scritto l’uomo alla showgirl, portando così la Morali a denunciare tutto.

“Ti regalo una notte di sesso”, la prof Alice invita lo studente 15enne, il papà del ragazzo scopre tutto su Facebook

La professoressa londinese Alice McBrearty, 23 anni, dovrà scontare 16 mesi di carcere dopo aver baciato e fatto sesso con un suo studente per diversi mesi. I due hanno avuto incontri in albergo, a casa di lei e persino a casa dei genitori del ragazzo.

prof-pedofila_06184417Secondo quanto riporta il Daily Mail, la professoressa ha conosciuto il ragazzo su Facebook, ed è proprio spiando il profilo del ragazzo che il padre di lui si è reso conto di quello che stava accadendo e ha denunciato la donna. Tutto è iniziato come “regalo di compleanno”, pare infatti che l’insegnante abbia regalato una notte di sesso al minore per poi proseguire negli incontri anche nei mesi successivi.
Ad aggravare la sua posizione il fatto che la donna insegnasse nello stesso istituto frequentato dal 15enne, tanto che il personale della scuola aveva notato un eccessivo e insolito avvicinamento tra i due che aveva già destato dei sospetti. Dopo la denuncia il ragazzo è stato interrogato dai servizi sociali e ha ammesso tutto, la confessione ha fatto scattare l’arresto.

Usa, fa sesso con l’alunno minorenne del marito che avevano ospitato in casa: condannata a tre anni di carcere

Sapeva benissimo che non avrebbe dovuto farlo, ma non riusciva a resistere: quel ragazzo di 16 anni che suo marito aveva portato a vivere in casa con loro era una tentazione troppo forte.

3263290_Schermata_2017-09-26_alle_13_59_46Talmente forte da farle rompere ogni freno inibitorio e spingerla a sedurlo e ad allacciare con lui una torrida relazione sessuale andata avanti per quasi un anno. Solo quando è venuta alla luce una sua foto nuda che lei stessa aveva inviato al telefonino del ragazzo, la 27enne Kelsey McCarter ha capito la portata della sua trasgressione: una volta smascherata è finita infatti sotto processo per abusi sessuali su un minorenne, con accuse che prevedevano fino a 38 anni di carcere. E solo ora, per salvarsi, ha deciso di pentirsi e dichiararsi colpevole dicendosi «molto dispiaciuta per quello che è successo»: una mossa in extremis che lunedì scorso le ha permesso di cavarsela in tribunale con soli tre anni di reclusione.
La discesa di Kelsey verso il precipizio era cominciata all’inizio del 2015, quando il marito Justin, allenatore della squadra di football della South-Doyle High School di Knoxville, nel Tennessee, si era generosamente offerto di far vivere in casa sua un suo allievo 16enne, che aveva problemi comportamentali, e suo fratello per far loro da mentore. A febbraio la situazione era già precipitata: la donna e il ragazzo avevano cominciato a fare sesso in continuazione ogni volta che potevano, in casa come in macchina durante gli spostamenti. La storia andò avanti fino alla fine di dicembre, quando venne alla luce la foto nuda di Kelsey sul cellulare del ragazzo: nella scuola circolavano da tempo varie voci sul rapporto tra i due e la vicenda finì per coinvolgere il preside e un assistente della scuola che, accusati di essere a conoscenza della questione e di non aver parlato, furono collocati in congedo amministrativo e poi reintegrati con una nota di biasimo. Lo stesso Justin, rendendosi conto che lo scandalo scatenato dalla moglie, finita nel frattempo sotto inchiesta, aveva creato una situazione per lui insostenibile, a febbraio 2016 presentò le dimissioni, mentre i ragazzi tornarono a vivere con la loro madre e cambiarono scuola.
Scandali e tradimenti, comunque, non hanno impedito all’allenatore di restare accanto alla moglie e supportarla in tribunale, finendo anche per accusare il ragazzo di aver ricattato Kelsey a causa della foto nuda: un’accusa che lo studente ha sempre rigettato. «È una donna che ha commesso un errore – ha detto Doug Trant, avvocato dei McCarter – ma ora andrà oltre e riuscirà a recuperare: è giovane e, come si è visto, la sua famiglia e suo marito sono ancora qui a sostenerla».