Corona esce dal carcere, andrà in comunità: “Potrà dormire a casa sua”, ma non sarà libero

Si avvicina la fine dell’incubo per Fabrizio Corona? L’ex “re dei paparazzi” uscirà dal carcere per tornare in una comunità terapeutica, secondo quanto ha deciso il tribunale di sorveglianza di Milano, che gli ha concesso l’affidamento in una comunità a Limbiate, nel milanese. Il giudice della Sorveglianza di Milano, Simone Luerti, accogliendo un’istanza del legale dell’ex agente fotografico, l’avvocato Antonella Calcaterra, ha concesso l’affidamento provvisorio e terapeutico in una comunità.

Fabrizio Corona all'arrivo a Palazzo di Giustizia per un'udenza del processo a carico suo e di Francesca Persi per il caso dei 2,6 milioni di euro in contanti ritrovati in parte in Austria, e in parte nel controsoffitto della sua collaboratrice Francesca Persi, 16 maggio 2017. Ansa/Daniel Dal Zennaro

I suoi legali hanno sempre messo in luce, infatti, il suo stato di ex tossicodipendente da cocaina. La stessa richiesta, che in quel caso però riguardava una comunità nel Bresciano, era stata respinta lo scorso 13 settembre da un altro giudice della Sorveglianza, Beatrice Crosti.

Ora il provvedimento emesso, che permette a Corona di uscire già oggi da San Vittore, dovrà essere, però, confermato in un’udienza davanti a un collegio della Sorveglianza a fine marzo. Il giudice Crosti aveva deciso mesi fa che l’ex ‘re dei paparazzi’ doveva rimanere in carcere, dato che, scriveva, ci sono «concreti elementi» che testimoniano la sua «attuale pericolosità sociale».
DEVE SCONTARE ANCORA 4 ANNI Corona era tornato in carcere nell’ottobre del 2016 per l’ormai nota vicenda dei contanti per circa 1,7 milioni di euro trovati in un controsoffitto: con la sentenza di condanna ad un solo anno e con la quale, però, era caduta l’accusa principale di intestazione fittizia di beni, era stata anche revocata l’ordinanza cautelare. Dopo l’arresto, ad ogni modo, la Sorveglianza aveva revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali che era stato concesso, dopo anni di carcere, all’ex ‘fotografo dei vip’ nel giugno 2015.

Corona era prima andato nella comunità di Don Antonio Mazzi e poi era tornato a casa sua con la concessione dell’affidamento «sul territorio», fino al nuovo arresto. Ora continuerà il suo percorso in affidamento terapeutico in un’altra comunità. Il suo «fine pena», come risultava dall’ultimo provvedimento della Sorveglianza di settembre, è previsto per il 15 febbraio 2022 e, quindi, a fronte di un cumulo di pene per le varie condanne di 8 anni e 8 mesi, deve espiare ancora circa 4 anni.
PUÒ DORMIRE A CASA SUA MA USCIRE SOLO PER ANDARE IN COMUNITÀ Fabrizio Corona potrà dormire nella sua abitazione di via De Cristoforis, zona della movida milanese, dalla quale però potrà uscire soltanto per recarsi nella comunità per seguire il percorso terapeutico e psicologico, ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Milano. La casa dell’ex re dei paparazzi è stata sequestrata nei mesi scorsi dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano ma, da quanto si è saputo, ora l’amministrazione giudiziaria ha deciso di affittarla e l’avrebbe affittata la fidanzata dell’ex agente fotografico, Silvia Provvedi, del duo musicale Le Donatella.

Silvia Provvedi: “Trascorrerò la Vigilia di Capodanno in carcere a San Vittore con Fabrizio Corona”

Un Natale in compagnia per Fabrizio Corona, che passerà alcuni giorni delle feste assieme alla fidanzata Silvia Provvedi nel carcere di San Vittore.
E’ stata lei a svelare i programmi per le feste un’intervista a “Nuovo Tv” è stata la stessa Silvia: “Come regalo sotto l’albero – ha spiegato – Ovviamente che Fabrizio esca dal carcere e torni a casa.

Silvia-Provvedi-e-Fabrizio-CoronaSe dovesse succedere – ha detto – cercherò di affrontare la situazione in modo tranquillo, perché mi auguro che non manchi molto al momento in cui sarà rimesso in libertà. In ogni caso, sarò con lui, anche a San Vittore, la viglia di Natale, e il 31 dicembre, per festeggiare l’anno nuovo”.
Con la gemella parteciperà a “Dance Dance Dance”, il talent di Sky Uno: “Sapete cosa mi ha detto? “Se tu e Giulia non vincete, ti lascio io”. Ha un bel caratterino. E, così, anche per lui, io e mia sorella ci stiamo impegnando al massimo. In attesa che la gara cominci, a metà gennaio, siamo sempre occupate con degli allenamenti massacranti”.

Il video è troppo provocante, cantante condannata a due anni di carcere

Ha destato un incredibile scandalo, che ha portato al suo arresto nel giro di poche ore, con un videoclip giudicato troppo provocante e immorale. Ora è arrivata anche la notizia della condanna a due anni di carcere per una 21enne cantante egiziana, Shyma.

3375189_2151_egitto2La ragazza è stata condannata anche al pagamento di una multa di 10mila sterline egiziane (circa 450 euro). Stessa pena anche per il regista del videoclip, visibile su YouTube. Lo riporta anche il Guardian.
Nel video la cantante appare decisamente provocante e, tra allusioni spinte, banane e un ruolo da sexy professoressa alle prese con una classe maschile, lo scandalo, in un paese tradizionalista e conservatore come l’Egitto, è stato inevitabile.

Patty Pravo: “Sono stata in carcere. Mi facevo le canne con Jimi Hendrix”

«Eravamo in macchina io e Jimi Hendrix, la macchina era piccola, lui aveva un grande cappello, io anche. Fumavamo le canne, soprattutto lui a dire il vero, e passavamo con questa macchinetta, con tutta questa nuvola di fumo».

P_654f3d12d2Patty Pravo si racconta a Domenica live, in occasione dell’uscita della sua autobiografia “La cambio io la vita che…”, tra musica – «Ho venduti 120 milioni di dischi» – amori ed eccessi.
Tra le memorie condivise, il ricordo del carcere, nel 1992.
«Quando sono uscita le ragazze cantavano tutte “Ragazzo Triste” e con l’acustica del carcere, era un suono fortissimo…».
Grande attenzione è dedicata agli amori e ai matrimoni.
«Mi sono sposata cinque volte. Non volevano solo storie, volevano sposarmi e io li accontentavo. La prima volta mi sono sposata a sedici anni».
Il primo marito è stato il batterista Gordon Faggeter.
Poi, l’amore con Riccardo Fogli che recentemente ha dichiarato di aver lasciato i Pooh proprio per stare con lei.
«Ci siamo divertiti moltissimo e anche amati molto», dice Patty Pravo.
Non manca ovviamente la musica.
«Canto in otto lingue. Anche in cinese. In Cina sono stata quasi un anno. Ho avuto incontri importanti, sono riuscita a liberare una situazione a Pechino, in cui c’erano gruppi che non potevano suonare fuori casa e invece con il mio avvento…».

“Merito le sue botte, l’ho fatto arrabbiare…”, 18enne suicida dopo le violenze dal fidanzato

Si uccide a 18 anni dopo essere stata picchiata dal suo fidanzato. Emily Drouet, di Glasgow, fu ritrovata senza vita nelle stanze di un residence dell’università di Aberdeen, in Scozia, nel marzo del 2016. In questi giorni è venuta a galla la verità choc sul suo terribile gesto.

Emily-DrouetSembra che la 18enne fosse stata picchiata dal suo fidanzato, come dimostrano alcune foto inviate a un amico con il volto gonfio e rosso. La ragazza avrebbe scritto alle sue amiche che quelle botte lei le meritava, poi è stata trovata senza vita. Emily si sarebbe uccisa per il senso di colpa scatenato dagli abusi del fidanzato, convinta di aver fatto lei qualcosa di male e di aver messo a rischio il suo rapporto con lui.
Angus Milligan, un giovane di ventuno anni, studente come lei, ha ammesso di averla picchiata ed è stato condannato per abusi. Il ragazzo ha scontato 12 mesi in carcere e 180 ore di lavoro non retribuito. Angus avrebbe più volte picchiato la 18enne, così almeno confessa la ragazza a un’amica che negli sms replica dicendo: «Tesoro, non te lo meriti, non stare da sola con lui, denuncialo alla polizia», ma Emily è convinta: «È colpa mia. L’ho fatto arrabbiare». E poi si è tolta la vita.
La famiglia della ragazza, come spiega la stampa locale, ha voluto raccontare la triste storia perché sia da esempio per le giovani che vivono la stessa condizione di Emily, lo scopo è invitare a denunciare a ribellarsi e a non sentirsi in colpa: «Emily era una ragazza piena di vita, equilibrata, sempre di buon umore. Che si sia ridotta a credere di essere responsabile delle violenze fisiche e psicologiche che ha sofferto mostra l’insidiosa e pericolosissima dinamica di queste relazioni», ha concluso la madre.

Il papà è morto di cancro, ma la figlia Bailey a ogni compleanno riceve i suoi fiori

L’ultimo bouquet le è arrivato in questi giorni, per il suo 21esimo compleanno, assieme all’ultima lettera d’amore del padre Michel, scomparso a causa di un tumore nel 2013, quando la figlia aveva 16 anni. Ma ogni anno, ad ogni compleanno, le parole e il ricordo del suo papà tornavano ad abbracciarla.

_98935855_baileyanddadLa storia di Bailey Sellers, di Knoxville, in Tennessee, sta commovendo l’America. Prima di morire, Michael Williams fece in modo che in occasione dei compleanni della figlia le venissero inviati dei fiori. Un momento prezioso ma anche un’emozione a tratti triste e troppo grande per Bailey, che al New York Post ha raccontato di aver sempre temuto l’arrivo di quel giorno, proprio perché così speciale e doloroso allo stesso tempo.
È stato però un viaggio in cui il padre ha voluto accompagnarla, tenendola per mano, fino alla maggiore età. «Sono crollata, – ha detto la studentessa della Esatern Tennessee University – la lettera era meravigliosa e triste allo stesso tempo». Il saluto con cui lasciava andare la sua bambina recitava così: «Questa è la mia ultima lettera d’amore per te fino a quando ci rivedremo. Non voglio che tu versi un’altra lacrima per me mia piccolina, perché io sono in un posto migliore». Bailey ha pubblicato ogni anno sui social network una foto dei fiori per il suo compleanno, ma quest’anno il post è stato ritwittato 220mila volte.

Maradona chiede il carcere per la figlia, Giannina: “Gli ho perdonato di peggio”

La tormentata vita privata di Diego Armando Maradona si colora di un nuovo capitolo: della serie parenti serpenti. Ora il Pibe de Oro punta il dito sulla figlia Gianinna: sarebbe stata lei ad aiutare l’ex moglie Claudia Villafane a riciclare i soldi sottratti impropriamente dal suo patrimonio. Una cifra che si aggirerebbe sugli 80 milioni si pesos, al cambio circa quattro milioni di euro.

124935726-18769106-d0bb-47c5-a2c2-eb73c51d8c6bAttraverso delle operazioni bancarie in Uruguay Gianinna avrebbe favorito la madre nell’operazione fraudolenta. E così secondo As l’ex numero 10 del Napoli avrebbe chiesto il carcere preventivo per la figlia.
Gianinna, dal canto suo, ha invitato il padre e il suo avvocato a un confronto: «Sa dove vivo, che vengano quando vogliono», ha scritto in replica su Twitter. Poi ha aggiunto riferendosi a papà Maradona: «Gli ho perdonato di peggio e gli perdonerò anche questo. Posso solo mandargli tutto il mio amore e ringraziarlo perché è grazie a lui che ho potuto scegliere chi e come essere».

Uccise il suo stupratore a 16 anni e ottenne l’ergastolo: campagna delle star per liberarla

Una vita difficile. Un’adolescenza vissuta ai margini della società. Un’esistenza spezzata. A 16 anni Cyntoia Brown aveva conosciuto tutto ciò che di brutto può arrivare dalla vita: sua madre, Georgina Mitchell, con problemi di alcol e cocaina, dopo averla partorita in seguito a uno stupro ha passato più anni in carcere che al suo fianco. A due anni Cyntoia è stata sballottata in un’altra famiglia. A 16 aveva già provato cosa volesse dire essere stuprata. Senza possibilità alcuna e un futuro incerto, in una notte del 2004 Cyntoia sparò contro l’uomo che l’aveva violentata: lui rimase ucciso, mentre per lei si aprirono le porte del carcere a vita. Da 13 anni vive in un carcere del Tennesse, ma adesso la sua storia sta facendo il giro del mondo, spinta da una campagna social sposata da attrici e cantanti che, attraverso l’hashtag #FreeCyntoiaBrown, chiedono la sua liberazione.

3385318_Schermata_2017-11-23_alle_15_33_32L’omicidio. Era una notte di agosto del 2004: Cyntoia stava passeggiando con il convivente, uno spacciatore violento di 24 anni, conosciuto da tutti con il nome di “Cut Throat”, quando l’uomo le chiese di procurargli dei soldi. La ragazza, completamente soggiogata dal personaggio, accettò di fare sesso con Johnny Allen, un agente immobiliare di Nashville che la portò nella sua casa: una volta lì l’uomo, dopo aver rimarcato di essere un ex tiratore scelto dell’esercito, le mostrò la sua collezione di armi, la portò in camera da letto e abusò di lei. Durante la notte Cyntoia vene assalta dal panico quando vide la mano di Allen muoversi nel letto: certa che stesse cercando un’arma, prese la calibro 40 che “Cut Throat” le aveva dato per difendersi e sparò, uccidendolo.
La condanna. La ragazza venne arrestata e, fin dal primo momento, fu accusata dai procuratori di aver ucciso Allen per derubarlo, visto che nella fuga portò con sé delle pistole e il suo portafogli. La giuria respinse le affermazioni della ragazza, che parlava di autodifesa, e la dichiarò colpevole di omicidio di primo grado e rapina, condannandola all’ergastolo con la possibilità di essere ammessa alla libertà vigilata solo a 67 anni. Le porte del carcere si chiusero e la storia di quella ragazza, cresciuta ai margini della società, finì nel dimenticatoio: negli ultimi anni Cyntoia ha conseguito un diploma grazie al programma di studi in carcere dell’università di Lipscomb e ha lavorato al programma di istruzione per i detenuti, diventando una guida per altre ragazza. A dare lo spunto all’ondata di protese, sulla scia del caso Weinstein, è stato un documentario del regista Daniel Birman, che nel 2011 raccontò la sua storia con i filmati dall’arresto fino al processo, per porre l’attenzione su come gli Stati Uniti si occupino dei giovani delinquenti. Il suo caso ha portato al cambiamento della legge in Tennessee, dove è stato stabilito che l’imputazione di prostituzione possa essere formulata solo per ragazze maggiorenni. Le altre vanno considerate come vittime. La nuova norma cambiò le sorti di tante giovani dopo di lei, ma non la sua: se la condanna fosse arrivata oggi, Cyntoia sarebbe stata considerata vittima di traffico sessuale.
La campagna social. La settimana scorsa il documentario di Birman è stato mandato in onda su un canale di Nashville. «Non aveva vie d’uscita – ha raccontato Birman in una recente intervista – Veniva da una famiglia dove le violenze sessuali si sono ripetute per tre generazioni». In un post il regista ha riproposto il suo documentario, attivando una mobilitazione sui social anche da parte di star del mondo dello spettacolo che, attraverso l’hashtag #FreeCyntoiaBrown, stanno chiedendo la sua liberazione.
«Il sistema ha fallito – ha twittato Kim Kardashian West – È straziante vedere che una ragazzina, vittima di traffico sessuale, quando ha il coraggio di ribellarsi deve finire in carcere per tutta la vita! Ho chiamato i miei avvocati per capire se si può riparare a quest’ingiustizia». Anche la cantante Rihanna ha lanciato il suo appello: «C’è qualcosa di orribilmente sbagliato se il sistema abilita questi stupratori e la vittima viene buttata in un carcere a vita!». E Cara Delevigne ha aggiunto: «Il sistema giudiziario è arretrato! Questa cosa è completamente folle».
Ma Jeff Burks, il procuratore distrettuale che ha messo dietro le sbarre la ragazza, ha precisato: «Non è solo una donna che ha commesso un errore. Era una persona molto pericolosa, le scelte erano le sue: non dimentichiamoci il suo crimine». Intanto la mobilitazione non si ferma: oltre all’ondata di post sui social, la richiesta di grazia per Cyntoia ha già raggiunto 220mila firme su 250mila necessarie.

Prof bombarda gli studenti di foto hot e li minaccia: “Se non fate sesso con me vi boccerò”

Si ritrova davanti all’incubo di dover passare i prossimi 40 anni in carcere la professoressa 40enne che per mesi ha bombardato via Whatsapp diversi suoi studenti minorenni con centinaia di proprie foto sexy corredate da una promessa che aveva tutti i contorni del ricatto: se farete sesso con me non vi boccerò.

3374961_Schermata_2017-11-18_alle_14_43_13Yokasta M., docente in un liceo di Medellin, la seconda città più grande della Colombia, era così ossessionata dall’idea di andare a letto con quei ragazzi che vedeva tutti i giorni in classe da perdere imprudentemente ogni ritegno: prima si è scattata un’infinità di selfie in cui appariva seminuda, in pose al limite del porno, poi li ha inviati sui telefonini dei suoi alunni, infischiandosene del fatto che quelle foto, se divulgate, avrebbero potuto rovinarla. In un primo momento la sua strategia è sembrata “vincente”: sono tanti, infatti, i ragazzi che, tra gennaio e aprile 2016, si sono fatti convincere e hanno accettato la proposta della professoressa che, incurante anche del fatto di essere sposata e di poter essere scoperta dal marito, li ha portati ripetutamente in casa propria dove li ha coinvolti in torride performance di sesso.
Il delirio sessuale di Yokasta è stato spezzato dopo alcuni mesi, quando, come era prevedibile che potesse accadere, il padre di uno dei ragazzi coinvolti ha controllato il cellulare del figlio, ha scoperto le foto e ha denunciato la vicenda alla polizia. Immediatamente licenziata dalla scuola e arrestata dalle forze dell’ordine per estorsione e abusi sessuali su minori, la docente è stata ora condannata a 40 anni. Senza contare che il marito, scioccato dall’aver scoperto la doppia vita della moglie, ha chiesto il divorzio. Dopo l’arresto le immagini e un video YouTube sono stati diffusi sui social da uno studente che li ha postati con il commento: «Questa è la professoressa Yokasta, che aveva detto che ci avrebbe bocciati se non avessimo fatto sesso con lei». La vicenda, inutile dirlo, è diventata virale sul web, soprattutto nel Sud America: tra i tanti commenti ce ne sono molti di persone che, pur biasimando il comportamento di Yokasta, pensano che la condanna a 40 anni sia eccessiva.

Miss sfregiata con l’acido: 10 anni di carcere a Tavares, l’ex di Gessica Notaro

È stato condannato a 10 anni Eddy Tavares, 29 anni di Capo Verde, che la notte del 10 gennaio ha sfregiato con l’acido l’ex fidanzata Gessica Notaro.

3314505_1619_gessica_notaro_edson_jorge_tavaresLa sentenza è stata letta attorno alle 16 dal gup di Rimini Fiorella Casadei. Il pm Marino Cerioni aveva chiesto 12 anni di reclusione.