Elena Morali choc: “Ti faccio a pezzi, ti tolgo il sorriso dalla faccia”, ma lo stalker non andrà in carcere

Elena Morali è una showgirl, attualmente impegnata con “Colorado”, nota per essere stata la ex del figlio di Umberto Bossi, Renzo, meglio conosciuto con il soprannome che il padre stesso gli attribuì, ovvero “Il Trota”. Dal 2010 al 2013 Elena è stata vittima di uno stalker, che l’ha ripetutamente minacciata, procurandosi il suo numero di telefono e entrando nel profilo Facebook della ragazza.

elena-morali (1)Elena decise di denunciare le persecuzioni e rilasciò interviste ai media sulla terribile esperienza. Ma il suo stalker è stato adesso assolto in quanto totalmente incapace di intendere e di volere. La perizia disposta dal gup di Bergamo ha infatti stabilito che l’uomo è affetto da una patologia schizoide: dovrà proseguire il percorso curativo intrapreso presso il CPS di Modena.
L’uomo dunque, un 30enne modenese, non andrà in carcere. “Ti faccio a pezzi, ti tolgo il sorriso dalla faccia” aveva scritto l’uomo alla showgirl, portando così la Morali a denunciare tutto.

“Ti regalo una notte di sesso”, la prof Alice invita lo studente 15enne, il papà del ragazzo scopre tutto su Facebook

La professoressa londinese Alice McBrearty, 23 anni, dovrà scontare 16 mesi di carcere dopo aver baciato e fatto sesso con un suo studente per diversi mesi. I due hanno avuto incontri in albergo, a casa di lei e persino a casa dei genitori del ragazzo.

prof-pedofila_06184417Secondo quanto riporta il Daily Mail, la professoressa ha conosciuto il ragazzo su Facebook, ed è proprio spiando il profilo del ragazzo che il padre di lui si è reso conto di quello che stava accadendo e ha denunciato la donna. Tutto è iniziato come “regalo di compleanno”, pare infatti che l’insegnante abbia regalato una notte di sesso al minore per poi proseguire negli incontri anche nei mesi successivi.
Ad aggravare la sua posizione il fatto che la donna insegnasse nello stesso istituto frequentato dal 15enne, tanto che il personale della scuola aveva notato un eccessivo e insolito avvicinamento tra i due che aveva già destato dei sospetti. Dopo la denuncia il ragazzo è stato interrogato dai servizi sociali e ha ammesso tutto, la confessione ha fatto scattare l’arresto.

Usa, fa sesso con l’alunno minorenne del marito che avevano ospitato in casa: condannata a tre anni di carcere

Sapeva benissimo che non avrebbe dovuto farlo, ma non riusciva a resistere: quel ragazzo di 16 anni che suo marito aveva portato a vivere in casa con loro era una tentazione troppo forte.

3263290_Schermata_2017-09-26_alle_13_59_46Talmente forte da farle rompere ogni freno inibitorio e spingerla a sedurlo e ad allacciare con lui una torrida relazione sessuale andata avanti per quasi un anno. Solo quando è venuta alla luce una sua foto nuda che lei stessa aveva inviato al telefonino del ragazzo, la 27enne Kelsey McCarter ha capito la portata della sua trasgressione: una volta smascherata è finita infatti sotto processo per abusi sessuali su un minorenne, con accuse che prevedevano fino a 38 anni di carcere. E solo ora, per salvarsi, ha deciso di pentirsi e dichiararsi colpevole dicendosi «molto dispiaciuta per quello che è successo»: una mossa in extremis che lunedì scorso le ha permesso di cavarsela in tribunale con soli tre anni di reclusione.
La discesa di Kelsey verso il precipizio era cominciata all’inizio del 2015, quando il marito Justin, allenatore della squadra di football della South-Doyle High School di Knoxville, nel Tennessee, si era generosamente offerto di far vivere in casa sua un suo allievo 16enne, che aveva problemi comportamentali, e suo fratello per far loro da mentore. A febbraio la situazione era già precipitata: la donna e il ragazzo avevano cominciato a fare sesso in continuazione ogni volta che potevano, in casa come in macchina durante gli spostamenti. La storia andò avanti fino alla fine di dicembre, quando venne alla luce la foto nuda di Kelsey sul cellulare del ragazzo: nella scuola circolavano da tempo varie voci sul rapporto tra i due e la vicenda finì per coinvolgere il preside e un assistente della scuola che, accusati di essere a conoscenza della questione e di non aver parlato, furono collocati in congedo amministrativo e poi reintegrati con una nota di biasimo. Lo stesso Justin, rendendosi conto che lo scandalo scatenato dalla moglie, finita nel frattempo sotto inchiesta, aveva creato una situazione per lui insostenibile, a febbraio 2016 presentò le dimissioni, mentre i ragazzi tornarono a vivere con la loro madre e cambiarono scuola.
Scandali e tradimenti, comunque, non hanno impedito all’allenatore di restare accanto alla moglie e supportarla in tribunale, finendo anche per accusare il ragazzo di aver ricattato Kelsey a causa della foto nuda: un’accusa che lo studente ha sempre rigettato. «È una donna che ha commesso un errore – ha detto Doug Trant, avvocato dei McCarter – ma ora andrà oltre e riuscirà a recuperare: è giovane e, come si è visto, la sua famiglia e suo marito sono ancora qui a sostenerla».

Stefano Ricucci dopo il carcere: eccolo con la sexy fidanzata a Roma

ROMA – E’ di nuovo innamorato Stefano Ricucci.
L’imprenditore lo scorso maggio è uscito dal carcere di Regina Coeli dove era detenuto per una vicenda legata a un giro di fatture e ha naturalmente ripreso la sua vita di tutti i giorni.

1_19163058Nel mentre sembra aver trovato l’amore dato che è stato sorpreso da “Diva e donna” mentre trascorre una romantica serata nella Capitale assieme alla sua nuova fidanzata, una splendida e giovane ragazza rumena con cui Stefano aveva già avuto una liaison in passato. Ricucci in passato è stato sposato con Anna Falchi e fidanzato con Debora Salvalaggio, Cristina Del Basso e Claudia Galanti.

Ex modella 33enne uccide il marito insieme a suo padre, ex agente Fbi. “Massacrato nel sonno”

Una ex modella 33enne è stata condannata ad una pena da 20 a 25 anni di carcere insieme al padre dopo essere stata riconosciuta colpevole dell’omicidio del marito, che due anni fa fu massacrato e ucciso nella sua stanza da letto nella contea di Davidson, nello stato della Carolina del Nord.

massacrato-moglie-suocero-condannati_11124838Molly Martens era accusata, insieme al padre Thomas, 67enne agente dell’Fbi in pensione, di aver ucciso a colpi di mattone e mazza da baseball il marito Jason Corbett, originario di Limerick, in Irlanda. Durante le varie fasi processuali sono state mostrate le agghiaccianti immagini scattate nella camera da letto nelle ore successive all’omicidio, così come gli stessi oggetti con cui Corbett era stato ucciso: una mazza da baseball di metallo ed un mattone, completamente insanguinato.
Gli scatti che hanno immortalato gli schizzi di sangue sparsi ovunque nella stanza sono stati diffusi dai giudici del tribunale di Davidson e ripresi poi dal Mirror, che riporta anche le dichiarazioni della famiglia di Jason Corbett, giunta dall’Irlanda per ottenere una giustizia che non si è mai verificata. Molly e Thomas Martens, infatti, sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio di secondo grado, che nella legislazione statunitense esclude la premeditazione. Il gemello di Jason, Wayne, è indignato: «Non è stata accolta in pieno l’ipotesi dell’accusa: noi crediamo che Jason sia stato sorpreso nel sonno e massacrato. Dimenticare quelle foto agghiaccianti sarà impossibile, così come notare come dopo due anni il sangue su quel mattone, mostrato in aula nell’ultima udienza, era ancora di un colore rosso molto acceso».
Lo scontro tra le due famiglie, con la pubblicazione della sentenza, difficilmente potrà scemare. Il rapporto sembrava molto difficile sin dall’inizio. Jason Corbett aveva avuto un precedente matrimonio e la sua ex moglie ha confessato di aver sempre sospettato di Molly e della sua famiglia. Le ha fatto eco il fratello di Jason: «Prima dell’omicidio, avevo visto Thomas Martens solo in un’occasione ma era stato sufficiente a farmi capire che persona arrogante fosse. In virtù del suo lavoro, si sentiva migliore di tutti e al di sopra di ogni regola».

Il giudice ‘grazia’ la modella ladra: “Troppo intelligente per andare in carcere”

Troppo intelligente e talentuosa per finire in carcere. Con questa motivazione un giudice di Londra, Grant McCrostie, ha risparmiato una pena detentiva alla 28enne Natalia Sikorska, arrestata il 5 luglio scorso mentre cercava di rubare nel supermercato di lusso Harrods abiti per un valore di quasi 1000 sterline.

2601644_2113_collage_2017_08_04L’avvenente modella polacca, che dal 2015 studia alla University of Westminster, è riuscita a cavarsela con una condanna a 12 mesi però sospesa con la condizionale e un ammonimento del magistrato che le ha intimato di non rubare più in futuro.
Un caso simile è accaduto lo scorso maggio. Lavinia Woodward, una studentessa inglese di 24 anni, nonostante avesse malmenato e accoltellato ad una gamba il proprio ragazzo mentre era ubriaca e drogata, non era stata condannata al carcere. Il giudice Ian Pringle l’aveva definita molto intelligente e promettente e non ha voluto rovinarle la carriera di cardiochirurgo.

Lele Mora e il carcere: “Nel buio della mia cella ho visto una luce, era Padre Pio”

«Nel buio di una piccola cella, dov’ero rinchiuso per i miei errori, mi è apparso un fascio di luce: era Padre Pio che mi ha incoraggiato dicendomi di avere fede e che presto le porte del carcere si sarebbero aperte per riprendere a vivere». Lo ha rivelato Lele Mora in una intervista pubblica nella serata conclusiva della quarta edizione del «Telesia for Peoples» di Telese Terme ricordando le sue origini contadine e che sin da bambino ha sempre frequentato la Chiesa e «non certo per avere uno zio Cardinale ma per l’educazione impartitami dai miei genitori».

lele-mora-638x425L’ex manager di tanti vip ha risposto a tutte le domande, anche a quelle del pubblico, lasciandosi intervistare a trecentosessanta gradi sulla sua vita privata, sul mondo dello spettacolo ma anche su quello politico. Ribadendo di essere ormai «una persona cambiata» Lele Mora, che ha espiato la pena dopo la condanna per evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e favoreggiamento della prostituzione, ha annunciato la nascita di un movimento politico ‘Libertà e Onestà’, composto da tanti giovani al di sotto dei 40 anni e che avrà a capo un importante personaggio del mondo finanziario il cui nome sarà ufficializzato a fine anno, qualche mese prima del voto politico.
«Il movimento – ha aggiunto Lele Mora – punta ad aiutare chi ha bisogno. Un esempio? Fare una legge che vieti il pignoramento della prima casa, qualunque sia il motivo del provvedimento in quanto la casa, per chiunque, è il tetto che unisce la famiglia e rappresenta il frutto di sacrifici». Al salotto pubblico di Lele Mora ha preso parte anche Boris Roberti, presidente dell’Associazione «Gli Angeli della tv» impegnata da anni nel mondo del sociale.

Omicidio Varani, Marco Prato suicida in carcere: il killer ha infilato la testa in un sacchetto

Il pr romano Marco Prato, autore dell’omicidio di Luca Varani dello scorso 4 marzo, si è tolto la vita. È accaduto ieri verso l’una di notte, nel carcere di Velletri dov’era detenuto in attesa di essere processato con il rito ordinario per il brutale omicidio compiuto assieme all’amico e complice Manuel Foffo (quest’ultimo già condannato in abbreviato a 30 anni). Omicidio Varani, Marco Prato accusa Foffo: “Ha fatto tutto lui, io succube. Voleva sbarazzarsi del corpo” Forse schiacciato dai sensi di colpa e per l’aver recentemente scoperto una grave malattia, Prato ha deciso di farla finita.

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Così si è recato in bagno, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica e ha inalato il gas contenuto nella bombola che è in dotazione ai detenuti per cucinare. Di fianco al cadavere un biglietto d’addio con cui il pr romano ha spiegato le ragioni del gesto. “Su di me sono state dette tante menzogne”, si legge nel foglietto in cui il ragazzo denuncia quello che ha vissuto come un vero e proprio “assedio mediatico”.
Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia sul cadavere del giovane. L’udienza del processo a carico di Prato era prevista per domani. Omicidio per il quale il trentenne pr si era sempre professato innocente e succube dell’amico. Il legale della famiglia Varani, l’avvocato Alessandro Cassiani, ha dichiarato: “è una tragedia nella tragedia e mi riferisco al povero Luca e ai suoi genitori. Non penso che il giovane pr si sia tolto la vita per rimorso e pentimento. Da quel punto di vista nè lui nè Manuel Foffo si sono comportati bene con i genitori di Luca. Credo piuttosto che alla base del suicidio ci siano piu’ fattori: fermo restando che il carcere era l’unica strada che lui e Foffo hanno meritato per la gravità del fatto loro attribuito, ritengo che abbiano pesato su Prato la lunga detenzione, l’estenuante attesa del processo che ha dovuto subire due rinvii per lo sciopero degli avvocati quando si sarebbe potuto chiudere in fretta optando per il rito abbreviato, come ha fatto l’altro imputato, e soprattutto il fatto che in udienza avrebbe deposto, su citazione della procura di Roma, lo stesso Foffo, che avrebbe scaricato sull’ex amico ogni responsabilità”. Omicidio Varani, i biglietti di Prato lasciati in hotel per i genitori: “C’è qualcosa di torbido dentro me” Sulla vicenda è intervento anche Michele Andreano, ex difensore di Manuel Foffo, incarico revocato appena tre mesi fa, che ha dichiarato: “è una notizia tragica ma io per mesi ho mandato fax e prodotto istanze con cui avevo segnalato il rischio a cui poteva andare incontro anche Manuel Foffo. Questa vicenda riapre la questione del controllo che alcuni detenuti devono necessariamente avere all’interno delle carceri. Attualmente Foffo è detenuto a Rebibbia in una struttura sorvegliata. Per Prato non so qualche fosse il regime a cui era sottoposto ma i controlli sono assolutamente necessari”. Il giovane aveva scelto di farsi processare con il rito ordinario, mentre il complice Foffo era già stato condannato a trenta anni di carcere con l’abbreviato. Il processo nei confronti di Prato è iniziato ad aprile scorso. In carcere Prato aveva scoperto di essere sieropositivo. Continuava a professarsi innocente dicendosi succube di Foffo. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per istigazione al suicidio. I magistrati intendono, inoltre, verificare se il regime di detenzione a cui era sottoposto il pr romano, che in passato aveva già manifestato tendenze suicide, fosse quello adeguato al caso.

Blue Whale, arrestato l’ideatore Philipp Budeikin: “Pentirmi? Ho purificato la società”

«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi. Un giorno capirete tutti e mi ringrazierete». Il ventiduenne russo Philipp Budeikin, reo confesso studente di psicologia e ideatore del Blue Whale, attualmente detenuto in carcere, non mostra alcun segno di pentimento.
Il giovane è accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo aver attratto con l’inganno su Vk, il social network più in voga in Russia, centinaia di giovani e giovanissimi e averli spinti ad accettare l’estrema e tremenda sfida social.

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Per uno studente di psicologia di oggi, d’altronde, non dev’essere stato difficile sobillare e farsi accettare come leader da una moltitudine di giovani e giovanissimi, in molti casi con problemi psicologici e familiari e persi nelle insidie del web. Le modalità, la freddezza e la fierezza con cui ha agito Budeikin, però, colpiscono come un pugno nello stomaco. A riportarle è Metro.co.uk.
«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».
Philipp Budeikin si trova attualmente in carcere a San Pietroburgo, dove ogni giorno riceve lettere d’amore delle adolescenti che aveva adescato sui social e che avrebbe potuto spingere al suicidio. Tuttavia, non si può parlare di pericolo scongiurato, dal momento che i casi di emulazione si sono moltiplicati in ogni parte del mondo. Uno sguardo attento alle modalità della folle sfida ideata da Budeikin potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti. Con l’aumento esponenziale dei suicidi tra i ragazzini anche in altri continenti, sono nate delle piattaforme che puntano a contrastare e prevenire questo sempre più diffuso ‘Olocausto 2.0’.

Prof di matematica fa sesso con due studenti minorenni: smascherata dai messaggini hot

Dopo aver ammesso di essersi macchiata dei reati che le venivano contestati, ora la sua vita è in mano a un giudice che a marzo deciderà qual è la sentenza: intanto per Haeli Noelle Wey, 28 anni, insegnante di matematica alla Westlake High School di Austin, in Texas, saranno tempi difficili.

haeli-way-sex-with-student-638x330È accusata di aver circuito e di aver fatto sesso con due studenti 17enni per mesi prima di essere smascherata e di finire dritta in tribunale. Uno dei due ragazzi ha raccontato di aver incontrato Haeli a un evento ricreativo per studenti nel 2015. Da allora avevano iniziato a sentirsi in orari extra scolastici e quell’estate la docente fu invitata dalla famiglia del ragazzo ad andare in Africa con loro. ed è stato proprio durante quella vacanza che il rapporto è degenerato. «La vittima ha detto che in Africa la sua relazione con la professoressa è diventata sempre più personale – ha detto un detective – È stato lì che i due hanno avuto il primo rapporto sessuale».
La relazione è durata mesi e il ragazzo ha detto di aver fatto sesso con la prof almeno 10 volte. Il rapporto si è incrinato quando lo studente è venuto a conoscenza di un “rivale” che aveva anche lui una relazione con Halei: l’insegnante, infatti, nel frattempo aveva iniziato a scambiarsi messaggi in chat con un altro alunno 17enne e da lì a poco i due erano finiti a letto. La prof è stata smascherata quando quelle chat sono state scoperte da un altro studente che si è rivolto al preside della scuola, il quale, a sua volta, ha avvertito la famiglia di uno dei ragazzi coinvolti: il giovane, a quel punto, ha accettato di testimoniare contro Haeli che, dopo essere stata licenziata, nell’ottobre 2015 è finita in manette. In Texas è consentito fare sesso con minori anche di 17 anni, ma la legge vieta che gli insegnanti possano avere rapporti sessuali con gli studenti. Per questo il procuratore ha chiesto 10 anni di libertà vigilata per Haeli, che non solo potrebbe evitare il carcere, ma potrebbe anche non essere iscritta nel registro dei molestatori sessuali. Adesso la parola spetta al giudice che a marzo si pronuncerà sul suo destino.