La figlia 12enne tenta il suicidio a causa dei bulli, la foto postata dalla madre fa il giro del mondo

La figlia di 12 anni viene tormentata dai bulli e tenta il suicidio. La foto condivisa da una mamma commuove il web, dopo che la donna ha mostrato sua figlia sulla barella di un ospedale spiegando che il motivo per cui si trova lì è un tentativo di suicidio dovuto all’esasperante azione dei bulli nella sua scuola.

suicidio-bulli_04163544«Il bullismo deve fermarsi», scrive la donna che viene dall’Australia Occidentale, come riporta anche il Daily Mail. «La scorsa settimana abbiamo passato 5 ore in ospedale, con un supporto di medici e psichiatri, dopo che nostra figlia ha tentato il suicidio». La ragazza era vittima ormai da circa 7 mesi dei bulli, ragazzi che la prendevano di mira sui social e la umiliavano pubblicamente. La mamma era venuta a conoscenza di queste angherie ha provato a difendere la figlia, ma i ragazzi hanno offeso anche lei. Anche quando si è rivolta ai loro genitori non ha ottenuto alcun risultato, anzi, le stesse madri e padri hanno offeso a loro volta la donna.
Esasperata la donna si è rivolta alle autorità che non sono state in grado di aiutarla, fino a quando non ha sorpreso la figlia mentre tentava di farla finita, così è corsa in ospedale e ha raccontato la sua storia sui social chiedendo aiuto con un disperato appello contro il bullismo. Ora la figlia sta meglio, ma purtroppo la sua battaglia non è finita, così come non lo è quella di molte famiglie che vivono lo stesso dramma.

Non taglia i capelli da 15 anni, poi decide di rasarsi a zero: “Ecco perché l’ho fatto”

Non tagliava i capelli da 15 anni e li aveva veramente lunghi, poi decide di rasarli a zero per una buona causa. Terri-Louise Anderson, 29 anni di Newcastle, ha partecipato alla campagna di “Brave the Shave” di Macmillan e ha deciso di donare la sua foltissima chioma a Little Princess Trust, un’associazione che si occupa di creare parrucche per bambine che hanno perso i capelli durante la chemioterapia.

capelli_04171334Come riporta il Sun, con i suoi capelli, Terri ha ricavato 4 mila sterline. «All’inizio, quando ho scoperto di questa associazione ho pensato che fosse impossibile per me», ha confessato la 29enne, «però continuavo a ragionarci e alla fine mi sono convinta che era la cosa più giusta da fare. Ho capito che l’aspetto fisico non è tutto e che invece quei capelli avevano molto più significato per una bimba malata».
La ragazza si è dedicata a questa causa dopo aver perso la nonna per un cancro lo scorso Natale: «Mi sono sentita come se dovessi fare qualcosa, come se anche io dovessi dare un mio aiuto», ha spiegato. Oggi Terri si sta abituando al suo nuovo aspetto, ma si piace ed è felice per quello che ha fatto.

Victoria Beckham fa causa a una pizzeria che lʼha definita anoressica

“Grassi” guai per una pizzeria di Battle Hill a nord-est dell’Inghilterra che dopo aver utilizzato per tre anni sul retro del suo furgoncino una caricatura di Victoria Beckham che indossa una fascia con la scritta “Anorexic fashion icon” per pubblicizzare una pizza sottile appena 2 millimetri, si è visto far causa proprio dall’ex Spice Girl. Per la serie… la crosta della pizza è più sottile della magrissima stilista.

victoria_beckham_hot_wallpapers_ (6)Non si scherza con i disturbi alimentari e non si scherza con la magrezza della signora Beckham. Lezione che ha imparato a sue spese un pizzaiolo inglese che per reclamizzare la sua pizza finissima (più sottile, a suo dire, della elise stilista) ha utilizzato una caricatura “pelle e ossa” della ex Spice Girl con tanto di fascia con la scritta “Anorexic fashion icon”. A fianco dell’immagine campeggia lo slogan “La nostra nuova pizza Victoria Beckham è spessa solo 2 millimetri” da cui partono due frecce, una che punta verso la Beckham con il commento “Questa non è sottile”, e l’altra verso una pizza fumante: “Questa è sottile”.
Una trovata pubblicitaria che la moglie di David non ha gradito e per la quale ha deciso di fare causa. Un portavoce della stilista ha infatti dichiarato: “È davvero inappropriato utilizzare una malattia come questa così, ed è diffamatorio essere così insensibili con la reputazione di una persona. Questa vicenda è ormai tristemente un caso legale”.
Sono servite a poco le scuse del manager del ristorante sottolineando che l’azienda non aveva intenzione di prendere alla leggera una malattia tanto grave.

Charlize Theron: “La mia giovinezza è stata turbolenta a causa delle droghe”

Charlize Theron ha confessato di aver avuto un passato “turbolento” a causa delle droghe. L’attrice, ora dedita a una vita tranquilla, ha spiegato che intorno ai vent’anni, appena si svegliava, fumava “subito marijuana. Ad un certo punto non sono più riuscita a farlo: un giorno mi sono seduta sul divano e non riuscivo più a muovermi”. La 41enne ha poi aggiunto: “Ho provato la cocaina e anche l’ecstasy. Non molta, ma l’ho presa”.

Charlize-Theron_o_su_horizontal_fixedAl programma radiofonico dell’americano Howard Stern, Theron ha spiegato di non aver più alcun rapporto con la droga: “Non posso più fumare erba perché divento immediatamente poco interessante, mi spengo e non voglio più parlare, non ho più nulla da dire”. Solo “all’età di trent’anni ho capito che ne avevo avuto abbastanza: quando ne avevo venti, invece, pensavo che qualora avessi avuto dei figli mi sarei persa molte cose della vita. Ora, alla sera, vado a dormire alle nove meno un quarto e mi sveglio alle sei e mezza”, ha concluso.
Theron e i suoi ruoli “movimentati”L’attrice, che vive insieme ai figli Jackson e August, prende dunque le distanze dalla sua giovinezza movimentata, ma non rinuncia sul set a ruoli tutt’altro che semplici. Per “Tully” – film in uscita nel 2018 in cui ha interpretato una madre (Marlo) con tre figli – la 41enne è “caduta in una forte depressione” perché dopo aver aumentato il proprio peso per recitare in quel ruolo, ha fatto molta fatica a dimagrire. “Ho temuto veramente per la mia salute. La mancanza di zuccheri mi ha fatto veramente star male. Ricordo di aver chiamato il dottore e di avergli detto che stavo morendo”, ha detto a Variety.

La zia suora muore negli Usa a 111 anni e lascia un tesoro al nipote italiano

Lo zio d’America esiste, almeno per un fermano di 48 anni che si è trovato erede di due vecchi buoni del tesoro per un valore stimato di 34 mila euro. E ritrovarseli grazie a una eredità del tutto inaspettata di una prozia suora, morta negli Usa lo scorso febbraio, alla veneranda età di 111 anni, è qualcosa che non ha lasciato indifferente Giovanni Ripoli che ha intentato causa alla Banca d’Italia per vedersi riconosciuto il diritto a incassare la somma derivante da due buoni del tesoro acquistati dalla cara estinta nel lontano 1947.

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La storia inizia lo scorso febbraio quando suor Maria Cecilia, all’anagrafe Antonia Maria Amore, originaria di Pietracatella in provincia di Campobasso, muore negli Usa a 111 anni. Giovanni Ripoli, pronipote, è l’unico erede e a seguito della morte della prozia, ovviamente nubile e senza figli, ha ereditato, tra le altre cose, una casa in Molise dove lo scorso settembre, riordinando alcuni effetti di famiglia, ha ritrovato, tra le tante cose, due certificati di debito pubblico dello Stato italiano appartenuti alla prozia suora. Uno di 5 mila lire e uno di mille lire. L’uomo si è recato alla Banca d’Italia per il rimborso ma gli è stato detto che il titolo era andato in prescrizione dopo 30 anni dalla sua emissione.
Così ha deciso di agire legalmente. I legali che lo assistono hanno fatto stimare il titol ,e si è raggiunta una cifra, dalla data di emissione alla data del 30 settembre 2016 di 34.250,00 euro. Per quanto concerne la prescrizione, il titolo per i legali di Ripoli non è affatto prescritto. Infatti al termine naturale di trenta anni stabilito per il rimborso, vanno aggiunti i dieci anni di prescrizione ordinaria. I dieci anni, inoltre – secondo Ripoli e i suoi legali – non decorrono dal giorno successivo alla scadenza del trentesimo anno ma da quando il titolare è in grado di far valere il proprio diritto. In questo caso i dieci anni decorrono da settembre 2016, periodo del ritrovamento del certificato di credito pubblico. Sarà il tribunale con un’azione giudiziaria civile di accertamento del credito, patrocinata dagli avvocati De Angelis e Morelli, a pronunciarsi sul diritto di Giovanni Ripoli ad ottenere la restituzione con gli interessi e la rivalutazione della somma.

I pompieri francesi si spogliano: nudi per una buona causa

Dopo il successo dello scorso anno Fred Goudon riprende la sua macchina fotografica per immortalare i pompieri francesi. Belli, super sexy e davvero buoni. Il ricavato del calendario, verrà  devoluto a “Pompiers Sans Frontières”  organizzazione non governativa francese, che fornisce assistenza alle popolazioni in difficoltà.

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Questa ONLUS, fondata nel 1991, è specializzata nella gestione delle catastrofi , favorisce in modo particolare la ricostruzione di quelle zone che vengono distrutte da eventi naturali e non.
Il Calendario può essere acquistato direttamente sulla pagina del sito dell’organizzazione al costo di 19,95 euro.

Kate Middleton, l’abito da sposa è stato copiato: stilista inglese fa causa ad Alexander McQueen

Alexander McQueen avrebbe “copiato” il vestito da sposa indossato da Kate Middleton alle nozze reali con William d’Inghilterra. L’accusa è di Christine Kendall, designer britannica di abiti da sposa, che ha annunciato la causa contro la famosa casa di moda sostenendo che lo splendido vestito di pizzo della Duchessa era stato copiato da alcuni suoi disegni. L’abito, creato dalla stilista del brand Sarah Burton, sarebbe, secondo Kendall, troppo simile ai suoi sketch del 2011, l’anno del Royal Wedding. Già nel 2013 la stilista in un video su Youtube aveva spiegato che: «Senza i miei disegni l’abito da sposa reale non sarebbe stato quello che era».

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La Casa reale, intanto, ha smentito di aver mai visto i disegni di Kendall, e un portavoce di Alexander McQueen ha fatto sapere che la casa di moda è «Sconcertata dal procedimento legale in atto. Sarah Burton non ha mai visto nessuno degli sketch della signora Kendall, che si è messa in contatto con noi 13 mesi dopo il matrimonio. La causa è ridicola». Il vestito reale, osannato e imitato da tantissime spose, è stato realizzato in gran segreto alla Scuola reale di ricamo ad Hampton Court Palace: talmente prezioso e delicato che chi ci ha lavorato indossava guanti e si lavava le mani ogni mezz’ora per mantere il pizzo in condizioni ideali.