Wanda Nara a processo, ha diffuso sui social il cellulare dellʼex Maxi Lopez

Una bella gatta da pelare per Wanda Nara. La moglie e manager dell’interista Mauro Icardi è finita a processo dopo che la bella e prorompente argentina ha postato sui social la mail e il cellulare dell’ex marito Maxi Lopez, ai tempi in cui il matrimonio finì in modo tormentato. Il calciatore dell’Udinese l’accusa di avergli procurato un danno visto che erano in corso le delicate trattative di calciomercato.

0028464080Secondo l’accusa la Nara avrebbe postato su Twitter e Facebook i dati personali di Lopez per “recare un danno” al suo ex marito. Per questo la showgirl nata a Buenos Aires, difesa dal legale Marco Ventura, è finita a processo a Milano per trattamento illecito di dati privati a seguito della denuncia del giocatore, rappresentato dall’avvocato Aldo Cribari. Il dibattimento a carico di Wanda Nara, sposata con Icardi che era compagno di squadra di Lopez nella Sampdoria, è iniziato alla seconda sezione penale davanti al giudice Bulgarelli ed è stato rinviato al 22 novembre per l’esame in aula proprio di Maxi Lopez, parte civile.
Nell’imputazione formulata dal pm Galileo Proietto si accusa Wanda Nara di aver condiviso il 22 giugno del 2015 sui social i dati personali, tra cui anche l’indirizzo email, dell’ex marito, per “trarne profitto” procurando “nocumento” a Maxi Lopez anche perché erano in corso in quel periodo “le operazioni di calciomercato”. La condotta di Wanda, infatti, secondo il pm, avrebbe impedito “per via del susseguirsi di chiamate e email da parte di fans, un normale svolgimento delle trattative commerciali e calcistiche dell’atleta”.

«Io, escort nel Casertano mi vendo per vivere, perché non trovo lavoro»

«Ho cercato di trovare un lavoro normale, ci ho provato, ma ero finita alla mensa dei poveri così ho iniziato con gli annunci sul web e ora vivo dignitosamente». Inizia così lo sfogo a Il Mattino di una delle ragazze intercettate nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al sequestro di alcune case a luci rosse in provincia di Caserta.

escort-girlInizia così, con una sorta di confessione, il racconto di Jolanda (il nome è di fantasia) una delle ragazze per le quali Luigi Romano, finito ai domiciliari, pubblicava inserzioni sul sito Bakekaincontri. «Sono sola, non ho una famiglia e andare per case a fare i lavori domestici non mi bastava più neanche per pagare il pigione. Le donne dell’Est si fanno pagare molto poco, batterle in concorrenza è del tutto impossibile, così ho iniziato a prostituirmi. La prima volta è difficile, poi ci fai l’abitudine. Cento euro per un’ora al massimo, anche con un solo cliente al giorno riesco a guadagnare più che se lavorassi per dieci ore a sei euro all’ora, perché questo è il massimo che riuscivo a prendere quando facevo le pulizie».
Jolanda è una bella donna. Oggi ha circa quarantacinque anni e, stando al suo racconto, è dal 2012 che ha deciso di prostituirsi pubblicando annunci on line. «Fitto una casa solo per gli incontri, spesso cambio città, ma una regola non la cambio mai: dove vivo non porto i clienti». La sua è solo una delle storie che fanno da sfondo alla vicenda che ha portato, due giorni fa, all’arresto di Antonietta Zuppa e Luigi Romano e all’obbligo di soggiorno per Vincenzo Guardato.
I tre, secondo l’accusa, fittavano case a prezzi maggiorati a donne e transessuali dedite alla prostituzione. Ma, dall’altro capo del filo dei loro telefoni intercettati, non c’erano solo le escort. Almeno stando a un’altra ragazza che abbiamo contattato. Veronica (anche questo è un nome inventato) è napoletana e risponde al cellulare mentre è al lavoro, sta truccando delle modelle a una sfilata in Lombardia. «Non so di cosa stiamo parlando – risponde – sono una visagista, una massaggiatrice, non escludo di aver telefonato a qualcuno per fittare un appartamento a Caserta, ma non posso sapere cosa facevano le persone che ho contattato per trovare casa».
Sostiene di non prostituirsi, Veronica, dice di non conoscere i giri in cui era coinvolta, secondo la procura, «Ornella», ovvero Antonietta Zuppa. «Fittava case a delle squillo? Io non lo sono». Veronica viene intercettata dai carabinieri il 2 febbraio del 2017 mentre parla con Ornella. La conversazione dura circa dieci minuti. «Ti ho chiamata per sapere se c’è qualche disponibilità per zona sud, ho bisogno di lavorare… sto proprio che i soldi se ne sono andati tutti quanti… mi devo organizzare… tre giorni me li devo fare, pure se mi prendo una settimana posso fare un po’ di mattina e un po’ di pomeriggio…». Ma Ornella, in quel periodo, ha tutto occupato. «Adesso non c’è niente, ma ora chiedo a Isabella a Caserta di farti spazio in casa, ti metti nel salone… con l’asta con la tenda… tra divano e lettino». Un subaffitto che, per l’accusa, deve servire a due prostitute contemporaneamente. «Ti pare che una si prostituisca dietro una tenda in una casa con altre persone?», sbotta chiudendo la conversazione.
Le escort, o presunte tali, non sono accusate ovviamente di nulla, così come i loro clienti. Eppure la storia delle case a luci rosse ha creato non poco scompiglio a Caserta e nell’area a nord di Napoli. Durante le indagini, fuori le case finite del mirino, sono state monitorate auto costosissime. Macchine di professionisti affermati, di uomini di mezz’età soli, ma anche di padri di famiglia in cerca di un’ora di svago. «Questi ultimi – commenta Jolanda – sono i miei clienti tipo. La maggior parte di loro ha moglie e figli e soldi da spendere».

Usa, fa sesso con l’alunno minorenne del marito che avevano ospitato in casa: condannata a tre anni di carcere

Sapeva benissimo che non avrebbe dovuto farlo, ma non riusciva a resistere: quel ragazzo di 16 anni che suo marito aveva portato a vivere in casa con loro era una tentazione troppo forte.

3263290_Schermata_2017-09-26_alle_13_59_46Talmente forte da farle rompere ogni freno inibitorio e spingerla a sedurlo e ad allacciare con lui una torrida relazione sessuale andata avanti per quasi un anno. Solo quando è venuta alla luce una sua foto nuda che lei stessa aveva inviato al telefonino del ragazzo, la 27enne Kelsey McCarter ha capito la portata della sua trasgressione: una volta smascherata è finita infatti sotto processo per abusi sessuali su un minorenne, con accuse che prevedevano fino a 38 anni di carcere. E solo ora, per salvarsi, ha deciso di pentirsi e dichiararsi colpevole dicendosi «molto dispiaciuta per quello che è successo»: una mossa in extremis che lunedì scorso le ha permesso di cavarsela in tribunale con soli tre anni di reclusione.
La discesa di Kelsey verso il precipizio era cominciata all’inizio del 2015, quando il marito Justin, allenatore della squadra di football della South-Doyle High School di Knoxville, nel Tennessee, si era generosamente offerto di far vivere in casa sua un suo allievo 16enne, che aveva problemi comportamentali, e suo fratello per far loro da mentore. A febbraio la situazione era già precipitata: la donna e il ragazzo avevano cominciato a fare sesso in continuazione ogni volta che potevano, in casa come in macchina durante gli spostamenti. La storia andò avanti fino alla fine di dicembre, quando venne alla luce la foto nuda di Kelsey sul cellulare del ragazzo: nella scuola circolavano da tempo varie voci sul rapporto tra i due e la vicenda finì per coinvolgere il preside e un assistente della scuola che, accusati di essere a conoscenza della questione e di non aver parlato, furono collocati in congedo amministrativo e poi reintegrati con una nota di biasimo. Lo stesso Justin, rendendosi conto che lo scandalo scatenato dalla moglie, finita nel frattempo sotto inchiesta, aveva creato una situazione per lui insostenibile, a febbraio 2016 presentò le dimissioni, mentre i ragazzi tornarono a vivere con la loro madre e cambiarono scuola.
Scandali e tradimenti, comunque, non hanno impedito all’allenatore di restare accanto alla moglie e supportarla in tribunale, finendo anche per accusare il ragazzo di aver ricattato Kelsey a causa della foto nuda: un’accusa che lo studente ha sempre rigettato. «È una donna che ha commesso un errore – ha detto Doug Trant, avvocato dei McCarter – ma ora andrà oltre e riuscirà a recuperare: è giovane e, come si è visto, la sua famiglia e suo marito sono ancora qui a sostenerla».

Victoria Silvstedt: “Ho vissuto con Melania Trump un anno a Parigi”

ROMA – «Sono stata per un anno compagna di stanza di Melania Trump. Io avevo 18 anni, lei 22. Io ho iniziato la carriera di modella a Parigi. Vivevamo in un appartamento orribile. Era una donna molto semplice, con idee molto chiare, un giorno ha detto che voleva fare qualcosa di più grande, più grande di Sophia Loren».

vic78aVictoria Silvstedt festeggia il suo compleanno a Domenica Live.
«Ho compiuto quarant’anni e qualcosa – dice – dopo i quaranta non si dice più».
«Gli uomini hanno fatto follie per te», sottolinea Barbara D’Urso.
«Più le donne», puntualizza la Silvstedt.
Si passa poi a parlare di cinema e “incidenti”.
«Stavo girando una scena con Christian De Sica, avevo il cellulare in mano. Nello script c’era scritto che avrei dovuto lanciare il telefonino dall’altra parte e invece l’ho colpito sull’occhio».
Non manca la vita di tutti i giorni.
«Soffro di claustrofobia. Non posso prendere un piccolo ascensore. A New York non prendo l’ascensore, è piccolo, faccio 25 piani a piedi con i tacchi».
A far commuovere la Silvstedt è il videomessaggio della nipote.
«Ogni volte che vedo le bambine ormai piango – confessa – ho detto a mia sorella: perché non ne fai un’altra così per me?».

Milionaria scomparsa, ritrovata dopo 6 mesi. Il mistero: “Faceva la senzatetto a Milano”

Un vero e proprio mistero, pieno di dubbi e con pochissime certezze, ha avvolto gli ultimi sei mesi di vita di una milionaria inglese scomparsa da casa e ritrovata a Milano, dove da qualche tempo viveva da clochard e dormiva in strada, su una grata adiacente ad un hotel di piazza Cesare Beccaria.

milionaria-scomparsa-ritrovata-milano-clochard_18121229A raccontare la storia di Ariane, cittadina britannica nata in Iran e supermanager in un’azienda di produzioni cinematrografiche, è il Corriere della Sera, che cerca di ricostruire un intricato percorso che parte dalla scomparsa della donna, 51 anni. Era il marzo di quest’anno quando Ariane sparì dal suo ultimo domicilio conosciuto, un residence di corso d’Italia, a Milano. Non è chiaro cosa sia avvenuto dopo né perché la famiglia si sia mossa tardi nel denunciare la scomparsa a Scotland Yard, che non si è attivata per il caso dal momento che i fatti erano avvenuti all’estero. Per questo motivo, in seguito, la famiglia di Ariane, ottimi studi, quattro lingue parlate e uno stipendio notevole, si è rivolta ad un’agenzia italiana di investigazioni private.
Non era la prima volta che Ariane veniva in Italia: qui ha amici e conoscenti provenienti dalla Milano ‘bene’. Incaricato del caso un ex poliziotto di origini albanesi, impegnato a Milano nelle volanti negli anni della lotta alla mafia e considerato esperto e carismatico da tutti i suoi colleghi: l’ex agente si è mosso partendo solo da una foto, ma ha dovuto impiegare diverso tempo per trovare la pista giusta. Chiedendo in giro, ha avuto le prime indicazioni da alcuni clochard, che riferivano di aver visto una donna da poco arrivata in città, che viveva da senzatetto e somigliava molto ad Ariane.
Dopo lunghe e infruttuose ricerche, qualcosa si è mosso quando un parrucchiere ha raccontato di aver avuto Ariane come cliente: «Era sporca e raccoglieva i capelli in una coda». A questo punto, battendo ogni angolo della città frequentato dai clochard, l’investigatore è riuscito a scovarla, sabato scorso, mentre dormiva in piazza Beccaria. Ieri a Milano è giunta la sorella, che l’ha riabbracciata commossa. Ma tanti, troppi misteri avvolgono gli ultimi sei mesi di Ariane. Che ha dichiarato: «Non so spiegare… Forse camminavo, sono stata aggredita e derubata, e caduta a terra ho picchiato la testa… Dopo non avevo più la borsa con soldi, cellulare, documenti. Sono innamorata di Milano… Residenti, passanti e volontari offrivano un aiuto ma non volevo… Regalavano cibo e rifiutavo… Frugavo nei cestini dell’immondizia, cercavo da mangiare, stavo fuori da ristoranti e hotel per rimediare qualcosa».

Sesso con la sorella, la lettera: “Stiamo insieme, ma è sbagliato”

Nell’ultima lettera indirizzata a “Deidre” della popolare rubrica del tabloid britannico “Sun” un ragazzo di 21 anni racconta di avere una relazione con la sorellastra.

sexo-y-pareja-2021266w620Complicata la situazione familiare: il giovane dice che il padre ha abbandonato sua madre quando aveva ancora un anno e che non lo ha mai conosciuto. Qualche anno dopo la madre ha avuto una bambina da un altro uomo per poi cambiare così tanti fidanzati da disgustarlo e provocare il suo allontanamento.
Un giorno è stato richiamato dalla madre per proteggere la sorella 16enne dalle molestie di uno dei suoi uomini. La complicità tra i due da allora è cresciuta. “Una sera ci siamo ubriacati, si rideva, si scherzava e ad un certo punto mia sorella ha cominciato a piangere dicendomi che odiava la sua vita. Io le ho dato una carezza per rassicurarla e lei mi ha baciato”.
Così hanno fatto sesso e iniziato una relazione stabile senza preoccupazioni fino a quando un amico non gli ha fatto notare che questa storia era sbagliata guardando una foto della ragazza nuda sul suo cellulare.
Sono passati 6 mesi da quella notte; la ragazza vuole lasciare la città e costruire una famiglia. Il ragazzo ha dei dubbi.

Questa foto sgranata compie 20 anni ma è già nella storia: ecco perché

Questa foto, decisamente sgranata, ha una risoluzione di 320×240 pixel, una dimensione pari ad appena 27 kb ed è in formato GIF. Non serve un esperto di tecnologia per capire che si tratta di un’immagine decisamente datata, e in effetti è stata scattata 20 anni fa. Dietro una semplice immagine di una neonata si nasconde però un vero e proprio spartiacque nella storia della tecnologia.

First_camera_phone_picture_19120107Si tratta, infatti, della prima foto digitale inviata attraverso un telefono cellulare. A scattarla è stato, l’11 giugno 1997, Philippe Kahn, imprenditore e informatico francese, in occasione della nascita della figlia Sophie. Da tempo l’uomo e sua moglie Sonia stavano studiando la possibilità di inviare immagini digitali attraverso dispositivi mobili come i telefoni cellulari, ma quel giorno il lieto evento indusse Kahn a ideare un sistema piuttosto ingegnoso per inviare a parenti e amici la foto della neonata. La foto di Sophie era stata scattata con una fotocamera digitale Casio QV-10: Kahn riuscì a collegare la fotocamera con il suo telefono cellulare, un Motorola StarTac, attraverso il sistema audio della sua automobile. Philippe e Sonia Khan erano riusciti a intravedere le potenzialità di un sistema capace di inviare foto digitali anche attraverso dispositivi mobili e, attraverso la loro compagnia LightSurf, inventarono Picture-Mail. Fu solo nel 2000, però, che il sistema richiamò l’attenzione di alcuni colossi dell’hi-tech giapponesi, come Sharp e J-Phone. Ad ogni modo, i primi cellulari con fotocamera sarebbero arrivati poco dopo, ma proprio sulla base dell’idea innovativa di Philippe Kahn. Nonostante l’uomo non abbia brevettato l’invenzione rivoluzionaria, resta il primo ad aver combinato un dispositivo di telefonia mobile con una fotocamera digitale. E dopo aver fondato altre compagnie come Fullpower Technologies e Starfish Software, ora non se la passa male…

“Il mio filmino hot messo in rete”. La video-denuncia spopola sul web

Conosciutissima, corteggiata ed ammirata nelle serate in discoteca com’è naturale per una ragazza immagine qual e è. Idem per le sue foto nei social che ricevono decine e decine di mi piace. Ma quel video intimo, che sarebbe stato girato con il fidanzato (oggi ex) trevigiano, quello non avrebbe dovuto vederlo nessuno.

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Invece, stando a quanto raccontato dalla stessa protagonista, sarebbe passato di cellulare in cellulare via WhatsApp. Così racconta Elisabetta Sterni, trentenne bresciana che lavora da tempo nella discoteca Story di Santa Giustina in Colle (Padova). Elisabetta ha spiegato le sue ragioni in un video di nemmeno due minuti, diffuso attraverso il suo profilo facebook. Ha contattato dei legali e la prossima settimana la vicenda dovrebbe interessare anche la magistratura essendo intenzione della ragazza presentare una denuncia.
Il suo videomessaggio è una sorta di io non ci sto ricordando la triste vicenda della ragazza napoletana trentunenne, Tiziana Cantone, che si è tolta la vita in seguito al peso psicologico causato da alcuni suoi video intimi diffusi dai telefonini a numerosi siti. «Se ho fatto riflettere una sola persona, ne è valsa la pena – sono le parole di Elisabetta Sterni nel video – Chi ha diffuso il filmato sarà punito, ma voglio far riflettere tutti coloro che hanno condiviso anche per una sola volta quelle immagini. Vergognatevi».

Filma la prof sotto la gonna e condivide il video in chat: studente nei guai

Uno studente delle superiori avrebbe rubato un’immagine intima alla sua professoressa, filmandola sotto la gonna. Non contento, la condivide con i compagni in chat: la voce si sparge e oggi la procura sta indagando per interferenze illecite nella vita privata. Con uno smartphone era riuscito a filmare le gambe e l’intimo della professoressa, senza che questa si accorgesse di nulla, orientando il cellulare sotto la gonna della donna.

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Protagonista un ragazzo di un istituto superiore di Pordenone. Qualche giorno dopo, quando le immagini hanno cominciato a circolare sui cellulari degli studenti, la professoressa si è accorta di questo e ha denunciato tutto. Lo scrive Skuola.net.
Come racconta il “Messaggero Veneto” l’autore di questa ‘bravata’ è finito sotto inchiesta. Infatti sono già partite le indagini della Procura di Pordenone. La magistratura indaga per interferenze illecite nella vita privata, un reato che prevede una pena che varia dai sei mesi ai quattro anni di reclusione. L’immagine della professoressa non è finita sul web, ma “solo” sui cellulari dei compagni di classe: tuttavia a carico degli amici che hanno visto l’immagine della docente non è emerso alcun elemento.

Ballerina incinta uccisa durante una festa: aveva respinto il killer

Un filmato choc diffuso in rete mostra la morte di una ballerina incinta di due mesi durante i festeggiamenti di un matrimonio in India. La vittima è una ragazza di 25 anni, Kulvinder Kaur.  La ragazza stava ballando sul palco nel sud del Punjab e aveva rifiutato l’invito di un ospite ubriaco. L’uomo per tutta risposta le ha sparato con un fucile da caccia.

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La lunga canna dell’arma emerge improvvisamente tra la folla e parte un colpo che colpisce la ragazza alla testa. Il video è stato ripreso con un cellulare. Il marito della vittima ha raccontato alle forze dell’ordine che il killer era stato respinto e ha reagito assassinandola.Il caso ha alimentato il dibattito sulla detenzione delle armi in India. In alcune zone del Paese è consuetudine sparare ai matrimoni per buon auspicio.