“Angelina Jolie? Non c’entra niente. Voglio somigliare a…”: la vera storia di Sahar

Qualche ‘ritocchino’ c’è, e si vede, ma si tratta di interventi di rinoplastica molto comuni nel suo paese, che si contende il primato mondiale della chirurgia estetica con il Brasile. La 22enne iraniana Sahar Tabar, che diceva di essersi sottoposta a una cinquantina di interventi per assomigliare ad Angelina Jolie, in realtà non è diventata ciò che fingeva di essere su Instagram.

sahar-tabar-tikroji-ir-po-plastiniu-operaciju-5a2041d1bfde9Nelle sue foto ‘vere’, infatti, la ragazza presenta solo i segni di un intervento chirurgico al naso. Ciò che ha pubblicato sul suo profilo Instagram, che l’ha portata alla fama mondiale, è invece effetto di un gran lavoro combinato di trucco, creatività e abilità nell’utilizzo di Photoshop.
Le foto pubblicate sull’account Instagram, la cui privacy ora è stata ristretta, hanno suscitato da un lato molta preoccupazione per le sorti della ragazza, dall’altro hanno attirato diversi haters che l’hanno insultata e derisa, paragonandola alla ‘sposa cadavere’ di Tim Burton.
Più che di Angelina Jolie, infatti, Sahar è una grande fan del regista visionario e tra i suoi film preferiti ci sono proprio ‘La sposa cadavere’ e ‘Nightmare before Christmas’.
Per ottenere gli occhi chiari nelle sue foto, prima di ritoccarle in digitale, Sahar ha utilizzato lenti a contatto azzurre e bianche. La storia del dimagrimento preoccupante (alcuni media avevano parlato anche di una perdita di peso di 40 kg) è probabilmente la ciliegina sulla torta di una vera e propria bufala: Sahar è sempre stata di corporatura esile e non ha mai fatto diete drastiche. Lo riporta anche MarieClaire.it.

Sgarbi: «I napoletani non hanno voglia di lavorare»

Acclamato dai napoletani che l’hanno portato in processione come fosse la Madonna dell’Arco al grido di “Vittò” dalla Rotonda Diaz fino al palco del Napoli Pizza Village, Vittorio Sgarbi ha fatto il suo ingresso trionfale ieri sera intorno alle 22 come partner dell’evento con la sua mostra “I Tesori Nascosti” fino al 20 luglio nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Vittorio Sgarbi-5Il critico sembra aver messo radici in città al punto che porterà il museo permanente della follia in cui verrà coinvolto anche Maradona. Riconosce il valore delle idee dei partenopei ma non “la voglia di lavorare”, così come non riesce a spiegarsi come una città con così tante ricchezze non riesca a fare cassa. A Napoli si vive una condizione di disagio sociale e assenza di lavoro e i napoletani devono andare oltre la creatività come valore assoluto che da solo non basta, mettendolo a regime e rendendolo produttivo”. Inoltre, Sgarbi è molto attivo sui social ma non ha mai aperto Facebook perché rischierebbe di “smarrirsi”, dice. Per questo, ha una persona che “incanala i pensieri” al suo posto.

Prince, una morte misteriosa come la sua musica

La musica perde il più irrequieto, dotato e orgoglioso dei suoi protagonisti, Roger Nelson, in arte Prince, il guru, il monumento della black music contemporanea, a cui tutti bene o male hanno attinto. Una morte ancora misteriosa, come la sua musica, preceduta una settimana fa da un improvviso ricovero in ospedale dopo un atterraggio di emergenza del suo aereo privato che lo stava riportando a casa da Atlanta, dove aveva tenuto un concerto.

Prince+xxx

Dopo tre ore di controlli, venne dimesso. Un suo portavoce dichiarò che si trattava solo di un’influenza. Stamattina il suo corpo privo di vita è stato trovato nella sua villa di Paisley Park, a Chanhassen nel Minnesota. Finisce così, a soli 57 anni, la vita di un grande talento della musica, un protagonista energico, inventivo, dilagante, inafferabile, miscelatore di un cocktail esplosivo e terribilmente contemporaneo di rock, pop, new wave, elettronica, r’n’b, jazz che ha avuto il più grande riconoscimento popolare con l’album dell’84 Purple rain, a tutt’oggi uno degli album più riusciti di black music. Un successo che lo ha portato a una lotta senza quartiere con le case discografiche per tutelare l’indipendenza della sua creatività. Fino a farlo isolare, negare perfino la propria identità, ad apparire in tv con la scritta Slave, ovvero schiavo, sulla faccia, pagando la sua lotta in termini di successo e economici. Ma certamente non di ispirazione e di talento.