Va al bar e dice alla titolare: “Non sono l’amante di tuo marito”. Ma tra le due finisce in rissa

Alle 13 di martedì i carabinieri della locale tenenza sono intervenuti in un noto bar per fermare una violenta rissa tra due donne, la titolare di 38 anni e la presunta amante di suo marito di 31. Quest’ultima alle 12.30 si era recata nel bar per mettere le cose in chiaro con la titolare, per spiegare che sono false le chiacchiere di una storia d’amore tra lei e il marito.

3506631_1403_lite_donne_vicenzaLa discussione è però degenerata e le due donne dalla parole sono passate alle urla e alle mani con graffi e tirate di capelli. In un crescendo violento la 31enne ha infranto una bottiglia in testa alla 38enne. Sono gli occhi degli sbalorditi clienti che hanno telefonato al 112. I militari del sottotenente Federico Seracini hanno diviso le due litiganti, successivamente trasportate dai sanitari del Suem all’ospedale di Vicenza per le medicazioni del caso. Nessuna delle due donne ha presentato denuncia.

Ruby Ter, chiesto il processo per Berlusconi: è indagato per corruzione insieme ad una ex Miss

Una richiesta di rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi è stata depositata dalla Procura di Torino. Il procedimento è uno dei filoni della cosiddetta inchiesta ‘Ruby ter’ ed è stato originato dalla decisione presa il 29 aprile 2016 da un gup di Milano di ‘spacchettare’ il processo principale e di trasferire gli atti a sette diverse procure per competenza territoriale.

Combo Berlusconi-BonasiaBerlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari insieme a Roberta Bonasia, 32 anni, di Nichelino, ex infermiera e concorrente a Miss Italia 2010, poi diventata modella.
Secondo le indagini, svolte originariamente dalla procura di Milano, l’ex premier destinò somme di denaro alla Bonasia, che poi avrebbe reso testimonianze non veritiere nei procedimenti sulle cene di Arcore. Per la donna si è così aggiunta un’ipotesi d’accusa di false dichiarazioni.

Operai picchiati a sangue e sottopagati, sotto accusa il marchio di scarpe di Ivanka Trump

Dopo l’abbigliamento anche le scarpe firmate Ivanka Trump e Made in China finiscono nel mirino per violazione di diritti umani.

2531529_1840_ivankaokSecondo un’inchiesta dell’Associated Press, alla Ganzhou Huajian International Shoe City Co, che appunto produce il marchio della First Daughter, gli operai sarebbero stati picchiati a sangue, colpiti in testa con i tacchi delle scarpe, costretti a lavorare per lunghe ore e pagati un dollaro all’ora. Secondo il China Labor Watch, la fabbrica è tra le peggiori in Cina per violazione dei diritti degli operai i quali sarebbero persino costretti a firmare false buste paga con salari gonfiati sotto minaccia di un licenziamento. Abigail Klem, presidente del marchio Ivanka Trump ha detto che da marzo l’azienda ha sospeso la produzione nella fabbrica in Cina, ma sempre secondo il China Labor Watch, la programmazione di aprile mostrava che quasi mille paia di scarpe dovevano essere consegnate per maggio.

Valeria Marini e il prestito a Gigi D’Alessio: “Non risponde al telefono e dice cose false”

Lo adoro, voglio bene a lui e alla sua famiglia. Non è una cosa che gestisco io, se la stanno vedendo i legali, ma io sono pronta a venirgli incontro. I problemi possono essere sempre risolti se c’è la volontà di farlo.

d'alessio marini-2E da parte mia questa volontà c’è”. Valeria Marini parla del suo rapporto con Gigi D’Alessio, che ultimamente ha subito qualche incrinatura per via di un affare andato male con l’ex marito della showgirl, Giovanni Cottone e di un prestito non restituito: “So che Gigi ha fatto interviste in cui ha detto cose che non sono né belle né vere – ha fatto sapere in un’intervista a “In Famiglia” –  Io però conservo alcuni suoi messaggi in cui mi ringraziava. Sono una persona buona e generosa, sempre pronta ad aiutare chi mi è caro. L’amicizia, però, va rispettata e non può essere unilaterale. Ho provato per tanto tempo a chiamarlo, a trovare una via d’uscita, a tendergli di nuovo la mia mano, ma lui non mi rispondeva”.
L’allontanamento è stato involontario: “Gigi è una persona che è stata coinvolta assieme a me in una serie di problemi. In passato gli ho fatto una cortesia personale: l’ho fatto perché io non mi tiro mai indietro quando posso aiutare qualcuno. Per problemi legati ad altre persone, però, ci siamo ritrovati in una bega legale che io, credetemi, non avrei mai voluto. L’amicizia per me non ha prezzo. Non so cosa è successo, fatto sta che i nostri legali non si sono messi d’accordo. Sono questioni che non gestisco direttamente io. Il mio mondo è il palcoscenico”.

Ricatti con false foto hard: la senatrice Pezzopane chiede un milione

Per spillare qualche soldo non hanno esitato a ritoccare con Photoshop e altri programmi informatici foto e video hard con le quali ricattare la senatrice Pd Stefania Pezzopane e l’ex governatore Gianni Chiodi. Denari visti solo con il binocolo che ora rischiano di dover tirare fuori dalle loro tasche: un milione di euro è la richiesta di risarcimento per la messa in scena ai danni della senatrice Stefania Pezzopane.

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Avevano pensato a tutto: dalla possibile realizzazione di un film “hard” alle manipolazioni di fotografie come capitò all’ex governatore con tanto di “bacio rubato” fuori dal palazzo della Regione a una candidata alle passate elezioni regionali.

IL PIANO – Abili con l’informatica avevano architettato un articolato e trasversale piano per estorcere denaro alla senatrice aquilana e all’ex governatore. Una vicenda nella quale gli ideatori delle “bufale” hanno tentato di prendere le distanze, di discolparsi, ma ora sotto processo, rischiano di dover risarcire la senatrice che ha chiesto, attraverso la costituzione ieri in aula di parte civile (Chiodi ha rinunciato) la somma di 600 mila euro per i danni morali, altri 50 mila per quello patrimoniale; ulteriori 350 mila per quello biologico. Un maxi risarcimento nei riguardi dei soli Gianfranco Marrocchi, 60 anni di Pescara, ma residente a Lucoli, editore di Tv Più e Marco Minnucci di 29 anni di Fermo e residente a Porto San Giorgio, gli ideatori della pubblicazione sul quotidiano “Libero” di una foto ritoccata della Pezzopane insieme al fidanzato Simone Coccia Colaiuda in vasca idromassaggio con un ex narcotrafficante oltre a far pubblicare sui siti di gossip e sui social dettagli piccanti e foto compromettenti (e false) sulla coppia, chiedendo il Marrocchi alla senatrice un finanziamento per un progetto sul sociale in cambio dello stop alla diffusione. Per spillare qualche soldo non hanno esitato a ritoccare con Photoshop e altri programmi informatici foto e video hard con le quali ricattare la senatrice Pd Stefania Pezzopane e l’ex governatore Gianni Chiodi. Denari visti solo con il binocolo che ora rischiano di dover tirare fuori dalle loro tasche: un milione di euro è la richiesta di risarcimento per la messa in scena ai danni della senatrice Stefania Pezzopane. Avevano pensato a tutto: dalla possibile realizzazione di un film “hard” alle manipolazioni di fotografie come capitò all’ex governatore con tanto di “bacio rubato” fuori dal palazzo della Regione a una candidata alle passate elezioni regionali. Nell’atto di costituzione di parte civile l’avvocato Piermichele De Matteis, legale di fiducia della senatrice, evidenzia a supporto del danno all’immagine «il ruolo politico della Pezzopane, il rilievo internazionale della stessa per la vicenda del terremoto. Una immagine pubblica fortemente pregiudicata in un delicatissimo momento politico». Una vicenda che ha creato «un indubbio e negativo effetto psicologico aggravato dall’essere madre di una ragazza appena 17enne». Sotto processo anche il regista Giovanni Volpe, 59 anni di Battipaglia (Salerno); Raimondo Onesta, 40 di Pratola, assistito dall’avvocato Angela Maria Marinangeli. Secondo l’accusa avrebbero approfittato dello scandalo Rimborsopoli (in cui si scoprì una notte in albergo di Chiodi con la consigliera alle Pari opportunità, Letizia Marinelli) per ricattare l’ex governatore sostenendo di avere altre immagini e la disponibilità economica per realizzare un film a luci rosse sulla sua scappatella. E mentre Onesta trattava con l’allora presidente chiedendo 35mila euro, Marrocchi e Volpe chiedevano interviste alla Marinelli e pubblicizzavano già il film che sarebbe dovuto uscire a maggio 2014, a ridosso delle Regionali. Il processo è stato aggiornato al 3 maggio.