Brucia il cadavere della ex, si scatta foto vicino la bara e finisce sui social: “Tormentato dal suo fantasma…”

“Ero tormentato dal suo fantasma, così mi sono rivolto a una maga e mi ha consigliato di bruciare il suo cadavere”. È la storia choc che vede protagonista un ragazzo di 30 anni, Yuriy Golovin, che ha preso per buono il consiglio della fantomatica maga, si è recato al cimitero, ha bruciato il cadavere della ex e si è fatto fotografare accanto alla bara.

collage_27102320Proprio l’immagine lo ha incastrato. La polizia è risalita a lui attraverso i social network e lo ha arrestato. La ragazza, Olga Gileva, aveva solamente 17 anni quando lui la lasciò. E per quel motivo cinque anni fa si tolse la vita impiccandosi. Da quel giorno sono nati i tormenti nella mente del giovane al punto di credere di essere perseguitato dal fantasma di Olga. Ora Golovin rischia 5 anni di carcere.

Twin Peaks, la vera storia del delitto mai risolto che ha ispirato la serie tv

Un delitto mai risolto e troppo facilmente dimenticato, fino a quando Mark Frost, negli anni ’80, non decise di collaborare a un nuovo progetto insieme a David Lynch. A volte basta il successo di una serie tv per far ricordare a un intero popolo un crimine senza ragioni né colpevoli e gettato troppo in fretta nell’oblio, forse anche per imbarazzo. Forse non tutti sanno che la saga di Twin Peaks, recentemente tornata dopo 25 anni con una nuova stagione, è ispirata ad un omicidio realmente accaduto più di un secolo fa. A spiegare la vicenda, con un’attenta ricostruzione, è il Washington Post. Era il 7 luglio 1908 quando la ventenne Hazel Irene Drew, bionda e con occhi azzurri, stava passeggiando e raccogliendo more lungo la Taborton Road, nei pressi di Sand Lake, nello stato di New York. Gli ultimi a vederla viva furono Frank Smith, un giovane contadino con cui si frequentava e Rudolph Gundrum, un venditore ambulante di carbone col vizio del bere.

22920_967_544_31122754La zona, oggi come allora, era immersa nella natura incontaminata, tra vere e proprie foreste e torrenti molto ambiti da cacciatori, pescatori e campeggiatori.
Il corpo di Hazel Irene Drew fu rinvenuto sulle rive di uno stagno, quattro giorni dopo. Il corpo era così gonfio e rovinato dall’acqua che la ragazza fu riconosciuta solo grazie ai vestiti. A ucciderla era stato un colpo alla testa, effettuato con un oggetto contundente sconosciuto. L’omicidio era evidente ma di non facile soluzione, considerando la tecnologia disponibile all’epoca per la scienza forense. Le indagini si concentrarono sulle possibili relazioni passionali avute da Hazel, anche se i familiari e gli amici, almeno inizialmente, negarono queste ipotesi. La loro tesi fu smentita dal ritrovamento di lettere che Hazel scambiava con uomini anche molto più grandi di lei, in cui confessava desideri e proponeva incontri clandestini. Poco dopo fu scoperto anche che la mattina dell’omicidio Hazel si era licenziata dal lavoro senza dare una precisa ragione al suo capo. In quei giorni frenetici, ogni giorno comparivano nuovi sospettati. Frank Smith fu il principale di questi, perché si era invaghito della ragazza e perché in un interrogatorio si era contraddetto, ma non l’unico. William Taylor, lo zio di Smith, era un dentista sposato ma aveva corteggiato Hazel e finì nel mirino degli inquirenti così come un macchinista di treni e un milionario di Albany, Henry Kramroth, proprietario di una struttura alberghiera e un locale dove, si diceva, accadevano strani raduni con orge segrete. Ai fan di Twin Peaks tutto questo risulterà probabilmente molto familiare. Alcuni residenti avevano anche affermato di aver sentito delle urla provenire dalla struttura di proprietà di Kramroth la notte dell’omicidio. Ad ogni modo, non furono solo impedimenti tecnici ma anche un volontario lassismo a pregiudicare in maniera decisiva le indagini: all’epoca, l’omicidio di una donna, specialmente di classe sociale bassa come era Hazel, era considerato quasi irrilevante e specialmente nei piccoli centri regnava l’omertà. Questo portò in breve tempo a chiudere le indagini per mancanza di prove e a coprire una brutta storia per non gettare veleno all’interno di una comunità.
Torniamo a Mark Frost, co-autore di Twin Peaks. La sua nonna materna, Betty Calhoun, che viveva a Taborton, gli aveva raccontato durante le vacanze estive dell’infanzia diverse storie della tradizione locale. Tra queste, anche quella dell’omicidio misterioso di Hazel, condita da nuovi elementi come spiriti e fantasmi; una sorta di monito per i bambini della zona affinché non si avventurassero a giocare nel bosco di notte. Forse anche grazie alla fantasia di nonna Betty, Mark Frost divenne poi uno scrittore, sceneggiatore e autore televisivo di successo. Fu però grazie a Twin Peaks che Frost ottenne, insieme a David Lynch, una fama planetaria. Tutto nacque durante un incontro in una caffetteria di Los Angeles tra Frost e Lynch: i due si scambiarono racconti, compreso quello di Hazel. Gli elementi descritti, come il delitto mai risolto e gli intrecci tra i sospettati, provenienti da ogni estrazione sociale e culturale, piacquero molto a Lynch. Non è difficile, d’altronde, rivedere in Frank Smith il personaggio di Bobby Briggs o in Harry Kramroth quello di Benjamin Horne. Sand Lake, come Twin Peaks, si trova in una zona incontaminata e trae la propria ricchezza dalle risorse naturali, grazie alla presenza di industrie del legno. Le vaste foreste sono costituite da olmi, querce e aceri e si sviluppano in mezzo alle montagne in un luogo dove il clima generalmente è molto grigio. Crescere in quel paesino, per Mark Frost, fu fonte di grande ispirazione. Tra le tante storie che la nonna gli raccontava non mancavano storie esoteriche e soprannaturali. Un medico, ad esempio, curava animali malati ma pretendeva di farlo da solo, e si vociferava che lo facesse con la magia nera. Un’altra leggenda parla di donne che corrono seminude sulla montagna che domina Taborton. Una storia decisamente vera, invece, è quella che accadde poco dopo l’omicidio di Hazel: due uomini del posto, ubriachi, scambiarono un vitello disperato dopo essere rimasto intrappolato nel fango per il fantasma della ragazza. L’assassino di Laura Palmer fu rivelato a metà della seconda stagione di Twin Peaks; quello di Hazel Drew, invece, non è mai stato risolto. La scienza forense era ancora agli albori e la società non vedeva di buon occhio le vittime femminili. Non aiutò molto neanche il comportamento della zia di Hazel, Minnie Taylor, che fu l’ultima parente a vederla viva. La donna si rifiutava di collaborare con la polizia e invitava i conoscenti della nipote a fare altrettanto. Solo l’ennesimo dei tantissimi elementi sospetti e misteri che circondano il delitto di Sand Lake.

Torturano la figlioletta neonata e cenano al ristorante: “Cieca e paralizzata per colpa di un fantasma”

Hanno torturato la figlia di sole cinque settimane al punto da renderla cieca e paralizzata. Poi sono andati a cenare al ristorante. Per questo Rocky Uzzell e Katherine Prigmore sono stati condannati all’ergastolo dopo la pronuncia della sentenza di un giudice che ha definito il loro caso il peggiore che avesse mai dovuto affrontare nella vita.

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I fatti risalgono al 2014 quando la bambina è stata trovata sola in casa in fin di vita mentre i genitori erano andati a cena fuori. Per cercare di discolparsi dalle accuse dei giudici hanno tirato in ballo anche un fantasma. Rocky Uzzell, 29 anni, ha picchiato violentemente la bambina provocandole “lesioni catastrofiche” tali che i medici sono convinti che non sopravvivrà a lungo. Uzzell ha dichiarato di essere stato posseduto da un “alter ego–fantasma” che in alcune occasioni “prendeva il suo corpo da quando era un bambino” e che nell’ultimo periodo lo avrebbe spinto a “liberarsi” di Isobelle. Uzzell ha colpito, schiacciato e strangolato la figlia.
Il Procuratore Victoria Rose ha parlato dell’esistenza di un video in cui si vedono gli abusi ed è possibile ascoltare delle risate in sottofondo, probabilmente della Prigmore.

“Il fantasma di una bambina mi ossessiona”: nella foto della mamma una presenza misteriosa

Hannah Butler, 24enne britannica, è ossessionata dal fantasma di una bambina orfana che voleva essere sua amica. Tre anni fa fotografò una strana presenza in mezzo agli alberi. Dall’immagine emerge la figura di una bambina con lunghi capelli scuri e con indosso un abito bianco. La foto è stata scattata nei boschi a East Riding, nello Yorkshire, nel 2013.

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Da allora Hannah ha cambiato casa e si è sempre sentita in colpa per aver respinto i tentativi dello spettro di fare amicizia con lei. Leggende locali raccontano che la bambina aspetti il suo papà di ritorno dal mare.
“Ho pensato inizialmente che fosse frutto della mia immaginazione, ma le foto mi hanno confermato la sua esistenza”, racconta Hannah, che ha una figlia di pochi mesi. “Si è mostrata a me per una ragione, ma io sono scappata”, aggiunge nelle dichiarazioni riportate dal Mirror.

Ha il corpo ricoperto da bolle, 16enne isolato dai coetanei: “Nessuno vuole stare con me”

Ha il cuore ricoperto di bolle e nessuno vuole stare con lui. Mithun Chauhan è un ragazzo di 16 anni di Navada, India, che è costretto a vivere in un quasi totale isolamento perché nessuno dei coetanei vuole giocare con lui a causa del suo aspetto fisico. L’adolescente è ricoperto da neurofibromi, grandi bolle che non risparmiano nessuna parte del corpo e che gli offuscano la vista e gli impediscono di aprire bene la bocca.

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Mithun è stato ritirato da scuola dopo le continue prese in giro che era costretto a subire da parte dei bulli. Il giovane, come riporta il Daily Mail, era chiamato “ragazzo fantasma”, così i genitori hanno deciso di allontanarlo dall’istituto. «Perché gli dei mi hanno condannato a una vita come questa?», si chiede il 16enne in un’intervista, «I miei genitori mi hanno proibito di girare da solo di notte, poiché terrorizzerei chi si troverebbe a guardarmi in faccia. Per lo più trascorro il mio tempo da solo. Non ho amici».  La malattia da cui è affetto Mithun è una malattia genetica per la quale non esiste un cura, ma si può intervenire chirurgicamente per limitare le deformazioni che le bolle comportano sul corpo. L’operazione ha un costo elevato che la famiglia non può permettersi, ma dopo che la storia è stata diffusa dai media locali alcuni chirurghi si sono offerti di aiutare l’adolescente.

“Un video prova l’esistenza del Monaco Nero”: è il fantasma più ricercato e temuto

Gran Bretagna nel panico dopo la diffusione di un video che dimostrerebbe l’esistenza del più temuto e ricercato tra i fantasmi. Il filmato è stato girato nella casa in cui fu ucciso il leggendario ‘Black Monk’, il Monaco Nero di Pontefract.

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Un cacciatore di spettri ha ripreso un passeggino che improvvisamente cade da sola dalle scale, probabilmente spinto da una presenza misteriosa. In quello stesso edificio quattrocento anni fa fu impiccato un monaco colpevole di aver ucciso una ragazzina.
L’opinione pubblica è venuta a conoscenza del Monaco Nero di Pontefract nel 1966 quando Jean e Joe Pritc traslocarono al n. 30 di East Drive con i loro due figli Philip, 15, e Diane, 12. Fenomeni paranormali e inspiegabili accadevano davanti agli occhi di tutti i membri della famiglia e la bambina sembrava essere presa di mira. Dai rubinetti usciva una misteriosa schiuma verde, gli oggetti levitavano, le fotografie venivano tagliate e le persone schiaffeggiate.

Strana presenza nel video del nuovo cane: “È il fantasma della mia cagnolina morta”

Kimberley Pearce, una donna del Nord Carolina, ha adottato un nuovo cane dopo la scomparsa della sua cagnolina, soppressa perché troppo anziana e malata per vivere. Mentre filmava il suo nuovo cane ha notato una strana presenza ed è convinta che si tratti del fantasma della sua vecchia amica. Il video ha fatto il giro del web.

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Nel filmato si vede il cucciolo appena arrivato interessato a qualcosa in fondo del corridoio. Dove il cane stava annusando c’era qualcosa di strano. “Stavo guardando il video con un amico – dice la Kimberley – e l’ho vista apparire. Ho subito capito che era lei. Era la mia cagnolina. Ho avuto uno choc. Sono corsa fuori e ho iniziato a piangere- Poi ho iniziato a sorridere. Era tornata per darmi un segnale… Potete vedere una figura bianca e coramello, i colori della mia cagnolina. Il video è stato realizzato all’ora di pranzo. Nessuna auto è passata in quel momento che possa aver creato un riflesso. Neanche un uccello che abbia prodotto un’ombra. Nulla. Siamo ben lontani dalle campagne. Prima non credevo nei fantasmi. Ora ci credo”.

“Non so cosa sia… ma è spaventoso”, un fantasma nel selfie di Jessica Alba?

Paura su Instagram. “I have no idea what that is… freaky!”. Dopo essersi scattata un selfie, Jessica Alba ha notato qualcosa di strano nell’immagine e, pubblicandola su Instagram, lo ha scritto: “Non ho idea di cosa sia… spaventoso”.

20160114_jessica-alba-fantasma-instaOra la foto sta facendo scatenare i fan con i commenti più diversi: da chi sottolinea che, già prima della notizia della morte di Alan Rickman, vedeva là il riflesso del professor Piton-Snape a chi riconosce in quella sagoma il volto di John Lennon. Ma la domanda che molti si fanno è più di ogni altra: “E’ davvero un fantasma?”.