“Respira ancora”. Choc alla veglia funebre, giovane estratto vivo dalla bara

Un giovane peruviano, Watson Franklin Mandujano Doroteo, di 24 anni era stato dato per morto mentre era solo sotto l’effetto di sedativi. Durante la veglia funebre, che i familiari avevano organizzato per dargli l’estremo saluto, alcuni dei presenti si sono resi conto che il giovane respirava ancora e lo hanno estratto dal feretro.

3327104_1644_estebanSecondo le testimonianze fornite dalla famiglia alle emittenti locali, il giovane era stato ricoverato nell’ospedale della città di Aguaytía con febbre e brividi di freddo, dopo che gli era stato devitalizzato un dente in una clinica della zona.
In seguito ad alcune complicazioni era stato trasferito all’ospedale di Contingencia di Tingo María dove i medici, per evitargli le convulsioni, gli avevano somministrato sei dosi di un forte sedativo che lo avevano reso incosciente per oltre 24 ore. Il giorno seccessivo, però, un medico lo ha dichiarato morto e il giovane, ancora sotto sedativo, è stato trasferito all’obitorio.
Secondo il giornale Diario Correo, che ha intervistato la sorella del giovane, il medico che aveva dichiarato la morte del ragazzo non ha tenuto minimamente in considerazione la parola dei familiari che sostenevano che il corpo del ragazzo fosse ancora caldo. Non è stata neanche disposta l’autopsia per determinare con certezza le cause della supposta morte del ragazzo. Ora sul fatto è stata aperta un’inchiesta e i familiari chiedono i danni per quanto accaduto.

Asia Argento: “Weinstein un orco in mezzo alle gambe. Ma le donne italiane sanno solo criticare”

«Cercare di ricostruire quello che è successo vent’anni fa è stato difficilissimo, credetemi. Mi sono messa in gioco in prima persona e ho fatto in modo che anche altre donne potessero parlare». A parlare è Asia Argento che, dopo la pubblicazione dell’inchiesta del New Yorker in cui ha denunciato di essere stata violentata da Harvey Weinstein, uno dei più potenti produttori di Hollywood, torna a raccontare la sua storia in una intervista alla Stampa.

asia-argento-scarlet-diva-946734«La cosa più sconvolgente sono le accuse delle donne italiane, la criminalizzazione delle vittime delle violenze», spiega l’attrice, che a chi le chiede perché abbia deciso di rivelare questa storia a distanza di tanti anni, spiega: «Non sono l’unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora. ‘Perché non avete parlato prima?’, ci chiedono. Perché Harvey Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti».
«Io mi sono opposta dieci, cento, mille volte a Harvey Weinstein. Mi ha mangiata. Un orco in mezzo alle gambe è un trauma. Io ero una ragazzina. Questa è una cosa che ricordo ancora oggi. Una visione che mi perseguita. Non c’è bisogno di legare le donne, come dice qualcuno, perché ci sia violenza», si sfoga la Argento, che poi aggiunge: «La violenza che io ho subito risale al 1997. In Italia, solo un anno prima lo stupro era diventato crimine contro la persona e non solo contro la morale. Pensi se avessi parlato allora. Come avrei potuto? E poi sì, era per la mia carriera! Un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni. Non volevo niente da Weinstein, ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».

Miranda Kerr, regalo in gioielli da 8 milioni di dollari. Ma li restituisce: ecco perché

Miranda Kerr ha riconsegnato alla giustizia americana un “bottino” di gioielli del valore di 8,1 milioni di dollari: le erano stati regalati da un uomo d’affari malesiano, Jho Low, vicino alla famiglia del Primo ministro Najib Razak. Ma non è tutto oro quello che luccica. O meglio: quello che luccica non è tutto puro.

2531453_Schermata_06-2457933_alle_18_47_55Gli accessori di grande valore, infatti, erano legati ad una vicenda di corruzione che ha investito 1Malaysia Development Berhad (1MDB), un fondo pubblico creato nel 2009 per modernizzare il Paese di cui il Primo ministro malese è presidente. Pare che il complotto internazionale sia stato architettato per riciclare miliardi di dollari sottratti da 1MDB. «Dall’inizio delle indagini, Miranda Kerr ha collaborato pienamente e si è impegnata a restituire al governo i gioielli offerti. Continuerà a seguire l’inchiesta finché le sarà possibile», ha detto un portavoce della polizia di Los Angeles all’agenzia di stampa Afp. La modella australiana è una delle celebrities coinvolta nello scandalo 1MDB. A metà giugno, anche Leonardo DiCaprio aveva restituito molti regali ricevuti proprio da Low tra cui un Oscar assegnato a Marlon Brando, una tela di Picasso e un collage di Basquiat. Né la modella né l’attore sono coinvolti in procedimenti avviati dal Dipartimento di Giustizia.

“Le Iene Show”, Ilary Blasi e Teo Mammucari chiudono la stagione

Per “Le Iene Show” mercoledì 31 maggio in prima serata su Italia 1 si chiude una stagione ricca di successi. Ultimo appuntamento dunque con Ilary Blasi e Teo Mammucari e tanti servizi e inchieste. Stasera si parlerà dello scandalo del sangue infetto, di una 14enne bloccata in Tunisia da tre anni a causa del padre mentre l’Uomo Gatto, uno dei concorrenti di “Sarabanda” più amati, è il protagonista dello scherzo di Alessandro Onnis e Stefano Corti.

C_2_articolo_3074353_upiImageppInchiesta di Roberta Rei sullo scandalo del sangue infetto scoppiato negli Anni 70, 80 e 90, quando alcune case farmaceutiche hanno immesso sul mercato flaconi di plasma ed emoderivati contagiati con i virus dell’HIV e dell’HCV (Epatite C). In quegli anni il plasma e gli emoderivati utilizzati negli ospedali provenivano prevalentemente dagli Stati Uniti. Il sangue veniva preso da donatori mercenari a rischio, come tossicodipendenti. Successivamente veniva liofilizzato ed esportato in tutto il mondo, Italia inclusa. I controlli, però, non sarebbero stati fatti, così centinaia di migliaia di persone, ignare del pericolo ed entrate in ospedale per curarsi e fare trasfusioni, ne sono uscite infettate da epatite o HIV. Roberta Rei intervista i parenti di alcuni malati deceduti e alcune persone contagiate e le battaglie legali intraprese per essere risarcite. I malati ricevono un indennizzo di 700 euro al mese. Per quanto riguarda i danni biologici e morali, sono tantissimi i casi in cui i giudici hanno condannato il Ministero della Salute a risarcire, per gli omessi controlli, le persone infette. In molti, però, raccontano alla Iena di come, tra prescrizioni, appelli e ricorsi del Ministero della Salute, non avrebbero ancora ricevuto il risarcimento dovuto. Per avere spiegazioni in merito, l’inviata si reca, quindi, dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Marco Maisano racconta la storia di una quattordicenne, cittadina italiana e figlia di genitori di origini tunisine, bloccata in Tunisia da ormai tre anni a causa del padre. Ai microfoni della Iena, la sorella maggiore ricorda di come l’uomo, denunciato dalla madre per maltrattamenti, avrebbe portato lei e sua sorella contro la loro volontà da Messina, dove vivevano, a Tunisi. Compiuti i 18 anni, la più grande è, però, riuscita, dopo poco tempo, a ottenere i documenti necessari per tornare in Italia. La più piccola, invece, ancora minorenne, tuttora non riesce lasciare la Tunisia perché, nonostante la madre abbia vinto la causa per l’affidamento, necessita del permesso di entrambi i genitori. Sebbene la giovane abbia più volte espresso al padre la volontà di tornare a casa a Messina, quest’ultimo continua, infatti, a negarle il consenso. L’inviato, dopo essere partito per Tunisi insieme alla sorella maggiore per incontrare l’uomo, si reca presso l’ambasciata italiana del luogo per provare a sbloccare definitivamente la situazione.
L’Uomo Gatto, uno dei concorrenti di “Sarabanda” più amati dal pubblico, è il protagonista di uno scherzo realizzato da Alessandro Onnis e Stefano Corti. Le due Iene gli propongono di partecipare a dei casting per diventare il co-conduttore di una fantomatica versione albanese del quiz musicale. Cosa succederà durante il lunghissimo viaggio in macchina per arrivare in Albania? E cosa accadrà una volta arrivati a destinazione?

Blue Whale, il messaggio con il numero di telefono: cosa fare se lo ricevete

Il fenomeno della Blue Whale ha colpito molto l’opinione pubblica italiana, diventando prima motivo di dibattito a partire dall’inchiesta realizzata dalle Iene e andata in onda su Italia1, poi spaventosa realtà con l’arrivo dei primi casi in Italia.

suicidi-blue-whale“Sono arrivato alla prova numero 10”. Dodicenne vittima del “Blue Whale” Il “gioco del suicidio”, che sarebbe all’origine della morte di molti giovanissimi, ha spinto anche la Polizia a sensibilizzare sull’argomento anche attraverso i social network: questo l’ultimo messaggio pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale per smentire una bufala che aveva cominciato a circolare sul web e vede coinvolta l’ignara sede di un supermercato, che ovviamente nulla ha a che vedere con il “gioco maledetto”.
Blue Whale, la polizia salva una 14enne: “Facevo il gioco del suicidio”
“Il messaggio in immagine è stato viralizzato sui social pur essendo privo di qualsiasi fondamento” – si legge nel post della Polizia. “CREATO DA QUALCHE BURLONE PUBBLICIZZANDO UNA UTENZA DI UN ESERCIZIO COMMERCIALE*. Collaboriamo tutti ad un’informazione di sensibilizzazione e prevenzione consapevole e mirata”.

La blue whale arriva nel Napoletano: la Procura di Torre Annunziata apre un’inchiesta

Anche in Campania arriva il primo caso di «blue whale», la balenottera blu che istiga al suicidio i teenager. Uno studente sedicenne di Torre Annunziata è stato salvato mentre avviava l’assurdo e violento «gioco» diffuso dal web. L’allarme è scattato due giorni fa, quando è arrivata una segnalazione direttamente alla Procura. Il giovane, residente nel centro storico oplontino e che frequenta un istituto superiore in città, era rimasto suggestionato dal servizio firmato dalle Iene in tv e aveva deciso di avviare il gioco della morte.

russian-girlUna serie di 50 prove in 50 giorni, fatte di gesti di autolesionismo, selfie in situazioni pericolose, sfide mortali, visione di film horror per sottrarre ore al sonno, suggestioni negative e, infine, l’insano gesto: lanciarsi nel vuoto dal palazzo più alto della città in cui si vive. Le vittime tutti teenager si affidano a una sorta di «tutor» che li adesca online, poi si parte dalla sveglia alle 4 del mattino, passando per i pericolosi tatuaggi con un temperino e si chiude con la morte del partecipante. Ideato nel 2015 in Russia, il folle gioco è tornato tristemente di «moda» nelle ultime settimane, con alcuni casi che si sono verificati prima all’estero e poi sul territorio italiano, infine il servizio andato in onda in tv che ha scatenato una serie di nuove pericolose emulazioni in varie parti d’Italia. E uno di questi casi è stato segnalato e riscontrato a Torre Annunziata. Il ragazzino, che vive una forte situazione di disagio sociale è affidato ai nonni dopo la separazione dei genitori ha confidato ad alcuni amici di essere rimasto particolarmente colpito da quanto raccontato in tv, tanto da aver avviato i contatti con per iniziare il suo tragico percorso nel «blue whale». Se all’inizio poteva sembrare uno scherzo di cattivo gusto, le varie ricerche fatte online avevano convinto lo studente di Torre Annunziata a cominciare. L’avrebbe fatto proprio ieri, con la prima prova. A salvarlo, però, sono stati alcuni amici e i nonni. Le sue confidenze, incessanti e preoccupantemente ossessive, hanno spinto alcuni compagni di classe a fare una segnalazione e ad avvisare i nonni del ragazzo, che è stato praticamente salvato prima di entrare nella spirale della balenottera blu. Sul caso, però, erano scattate immediatamente le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Un atto dovuto e urgente, avviato dal sostituto procuratore Emilio Prisco del pool di magistrati guidato dal procuratore Sandro Pennasilico e dall’aggiunto Pierpaolo Filippelli. Il ragazzo è stato ascoltato ed ha confermato il suo forte interesse e le sue intenzioni. Nelle prossime ore, saranno ascoltati anche gli amici che hanno inoltrato la segnalazione e gli stessi tutori del 16enne, per capire se dietro il suo omportamento si possano celare altre problematiche. Nel frattempo, però, le indagini proseguono. C’è da capire chi a parte il servizio televisivo possa aver dato informazioni allo studente di Torre Annunziata. Sono in corso accertamenti informatici sui contatti avuti dal ragazzo negli ultimi giorni. Le tracce lasciate sul web saranno decisive per l’inchiesta, poiché gli inquirenti hanno intenzione di capire se il primo caso in Campania possa essere l’ultimo oppure se ci sia qualcuno in zona ad aver iniziato il gioco della morte. L’idea è quella di bloccare subito l’eventuale «tutor» che si nasconde dietro l’assurdo meccanismo.

Barcellona, incidente stradale con la sua Ferrari per Neymar

Neymar Jr. ha subito questa domenica mattina un leggero incidente stradale, per lui solo qualche graffio ed è stato in grado di viaggiare con il resto della squadra per San Sebastian.

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A darne la notizia è stata TV3: la Ferrari 458 Spider guidata dal brasiliano ha avuto un incidente fuori dall’autostrada all’altezza di Sant Feliu, nel Baix Llobregat, mentre si dirigeva alla Ciutat Esportiva de Sant Joan Despi. Sempre secondo le informazioni di TV3 Neymar, che ha perso il controllo della vettura, ha subito alcuni graffi. La tanta acqua caduta nella notte a Barcellona potrebbe essere la causa per la quale il giocatore ha perso il controllo della vettura ed è andata nella direzione contraria.
Un periodo davvero no per Neymar, per il quale solo pochi giorni fa la procura spagnola ha chiesto una condanna a due anni di reclusione e una multa di circa 10 milioni nell’ambito di un’inchiesta per corruzione.

Scandalo pedofilia nel calcio inglese, coinvolta anche l’ex star del City: “Tanti casi insabbiati”

Il calcio inglese è scosso da un gravissimo caso di pedofilia serale: lo scandalo si sta via via allargando e potrebbe coinvolgere anche diversi personaggi illustri, tra vittime e aguzzini.

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Sarebbero centinaia, infatti, i casi di pedofilia che per decenni sarebbero stati ignorati o addirittura insabbiati. Una prima denuncia raccolta dal Guardian, di Andy Woodward, ex giocatore di una squadra minore, è stata seguita da diverse altre.  L’ultima di Paul Stewart, 52 anni, già nazionale inglese e presenze con le maglie di Blackpool, Tottenham, Manchester City, Liverpool e Sunderland: anche lui vittima da ragazzino di un maniaco negli spogliatoi, come ha raccontato al Mirror e alla Bbc.
Il sospetto, sostiene Stewart raccontando la sua terribile esperienza, è che le vittime di pedofilia siano negli anni «centinaia» di calciatori in erba, fra grandi club e footbal di periferia. Una linea telefonica appena istituita ha ricevuto 50 chiamate in poche ore. E i media inglesi chiedono una commissione d’inchiesta.

Geraldine, la bellunese che ha incastrato Corona: “Ma si fa amare”

La bellunese che ha incastrato Fabrizio Corona continua a far parlare di sé. Ospite martedì sera nello studio di Matrix e protagonista ieri del salotto televisivo Mattino Cinque di Federica Panicucci, Geraldine Darù è il personaggio del momento. Verace e senza peli sulla lingua la ragazza, nativa di Mel, è stata ascoltata dai magistrati nell’ambito dell’inchiesta che ha riportato l’ex re dei paparazzi dietro le sbarre.

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Tatuatissima, uno dei tatuaggi sul ginocchio è la data di nascita dell’ex amico Fabrizio, disinvolta e sicura di sé la Darù ha raccontato davanti alle telecamere il suo rapporto di amore – odio con Corona, di cui è stata la fidata collaboratrice fino a settembre. «Fabrizio davanti ai soldi non è in sé – ha dichiarato -, ama guadagnare, ma ha un problema con il denaro, va curato. Io ricevevo regolarmente il mio compenso mensile, ma le provvigioni invece le rimandava».
Nel suo colloquio con i magistrati la giovane ha parlato del suo lavoro nella società Atena di Corona e di quanto accadeva negli uffici. Tuttavia per Corona non ha speso parole dure. «È una bellissima persona – ha dichiarato- la cattiveria e la delinquenza sono altra cosa. Fabrizio ha un carisma strepitoso e si fa amare in un minuto. Lui ama lavorare, io sono una stakanovista perciò nella collaborazione con lui ho unito lavoro e amicizia». Quindi il ricordo slitta ai fatti delle ultime settimane. «Il 24 settembre ho ricevuto una telefonata dalla questura –ha proseguito – mi sono presentata il 27. A fronte del primo interrogatorio sono stata contattata da Francesca (Persi, altra collaboratrice di Corona), ma Corona non mi ha mai più cercata». Ieri, a smentire le voci di chi la voleva preoccupata e addirittura spaventata, la Darù ha pubblicato un post nella sua pagina facebook annunciando di stare bene e di essere serena. «Non devo vergognarmi – ha scritto – Ho rispettato i valori che da sempre la mia famiglia mi ha insegnato».

Corona interrogato in carcere: “Mai un euro illecito, volevo pagare le tasse”

«Quel denaro è frutto del mio lavoro, in tutta la mia vita non ho mai preso nemmeno un euro di provenienza illecita». Fabrizio Corona si difende e nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip racconta la sua verità: quanti soldi possiede, da dove vengono, perchè una parte era occultata nel controsoffitto del salotto della sua socia Fracesco Persi e un’altra è stata depositata presso una banca austriaca.

Italian paparazzo in LisbonSI’ ALLA ROGATORIA
Dopo tre giorni di isolamento in una cella di San Vittore, riferisce il suo avvocato Ivano Chiesa, il fotografo “sta meglio, è meno abbattuto e molto rattivo quando si tratta di difendere il suo lavoro”. Come la sua collaboratrice Francesco Persi risponde alle domande del gip Paolo Guidi, a cominciare dall’entita’ del suo tesoretto. Oltre al milione e 760 mila euro sequestrato venerdi’ scorso, ci sono altri “900 mila euro suddivisi in due conti aperti alla Bank für Tirol und Vorarlberg di Innsbruck”. Si tratta di quel denaro che, in base agli atti dell’inchiesta, la Persi avrebbe portato oltre confine in contanti, nascosti “in buste bianche contenute in un borsone”. Corona, dice l’avvocato, ha ricostruito i flussi di denaro, ha dato il suo consenso alla rogatoria austriaca avviata dai magistrati e ha ribadito che quei soldi “sono il frutto di un lavoro frenetico, incessate, cominciato un anno fa con l’affidamento in prova ai servizi sociali”. Insomma, “è palesemente un’evasione fiscale e il paradosso e’ che e’ tutt’ora nei termini per essere sanata”.

TENTATA ESTORSIONE
Certo le modalità con cui custodiva il denaro appaiono singolari: oltre un milione e mezzo suddiviso in quindici mazzette, accuratamente avvolto nella plastica e murato a casa della Persi, il resto portato in Austria con metodi da spallone. “Problemi di sicurezza”, e’ la spiegazione del paparazzo per quelle somme occultate nel salotto della socia. La scorsa estate infattj Corona ha sporto denuncia per tentata estorsione. Secondo quanto ricostruito dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare, la notte del 16 agosto scorso poco lontano dalla casa milanese del fotografo e’ scoppiato un ordigno che aveva distrutto i vetri del suo appartamento. Agli agenti Corona ha riferito che “nei giorni precedenti aveva incontrato nel vicino corso Como due soggetti di origine calabrese” i quali “gli avevano chiesto di consegnargli la somma di denaro di euro cinquantamila”. Due personaggi sospetti che, ha aggiunto il paparazzo, “si erano anche presentati presso la palestra da lui frequentata pretendendo di nuovo la consegna di tale somma, a suo dire assolutamente non dovuta”. Da qui l’idea di nascondere il denaro nell’insospettabile appartamento (nella zona periferica di Niguarda) della Persi e di spedire altri 900 mila euro cash oltre frontiera. “Ma avevo intenzione di riportare i soldi in Italia. Una volta superato lo scoglio dell’udienza del Tribunale di Sorveglianza, che il 21 settembre doveva decidere sulla conferma del mio affido ai servizi sociali, volevo dare una svolta alla mia vita, mettere i soldi su conti in Italia, pagare le tasse e spenderli”. Insomma, “l’affaire Corona”, sotiene il diretto interessato, si riduce “a un banalissimo caso di evasione fiscale”.

RICORSO DELLA PROCURA
Intanto la Procura di Milano ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di annullare il provvedimento con cui il gip Ambrogio Moccia alla fine di settembre aveva evitato a Fabrizio Corona di ritornare in cella riconoscendo la continuazione tra i reati di estorsione, tentata estorsione e bancarotta, per i quali è stato condannato in via definitiva. L’istanza è stata depositata l’altro ieri, il giorno dopo l’arresto del fotografo per attribuzione fittizia di beni. I pm dell’esecuzione Nunzia Gatto e Nicola Balice hanno ravvisato nel provvedimento del gip una “macroscopica violazione” del codice di procedura penale che “impone al giudice del rinvio l’obbligo di uniformarsi alla sentenza della Cassazione” che aveva già accolto un primo ricorso contro il riconoscimento della continuazione da parte di un altro gip nel 2014, cosa che aveva fatto uscire dal carcere Corona.