Ritrova la madre dopo anni e decidono di sposarsi, 26enne condannata a 10 anni

Si sposano nonostante siano madre e figlia, la figlia viene condannata per incesto. Patricia Ann Spann, 44 anni, ha sposato lo scorso anno Misty Velvet Dawn Spann, che ha 26 anni ed è sua figlia. Le due hanno ammesso di essersi innamorate e hanno voluto suggellare la loro unione, ma la legge ha punito la 26enne e ora è stata condannata a scontare 10 anni di carcere.

462BE63700000578-0-image-a-68_1510248003489_10125303In Oklahoma, infatti, l’incesto è considerato un reato. La verità è venuta a galla solo dopo diversi mesi, quando la polizia ha portato avanti delle indagini a seguito di alcune segnalazioni. Sembra che la madre avesse perso la custodia dei suoi tre figli quando erano ancora piccoli e che i bimbi fossero stati affidati ai nonni. Misty e Patricia si sono rincontrate 3 anni fa e tra loro sarebbe nato un amore che andava ben oltre quello che dovrebbe esserci tra madre e figlia.
La donna, come riporta il Daily Mail, ha cercato più volte di spiegare che la loro non era un’unione illegale, visto che sul certificato di nascita della 26enne non compariva il suo nome, ma cercando con più attenzione la polizia ha scoperto che in realtà le cose erano andate diversamente, appunto. Misty è stata arrestata e condannata a 10 anni di carcere, per sua madre Patricia la sentenza è attesa il prossimo gennaio.

Quante mamme vip nel pallone!

Mamme belle, innamorate, in carriera e sempre al top sui social. Ecco le mamme vip nel pallone che postano foto e selfie con i loro baby aspiranti calciatori, figli di attaccanti, portieri e difensori.

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Da Melissa Satta con il piccolo Maddox ad Alena Seredova e Ilaria D’Amico con i baby-Buffon, passando per la Quattrociocche con le sue due bimbe e Giorgia Palmas con la sua Sofia. E non solo. La schiera delle mamme “nel pallone” si allunga: giovedì è nata la piccola “pupina” di casa Totti, Isabel, che va a fare compagnia ai fratelli Cristiani (11 anni) e Chanel (8). Gravidanza agli sgoccioli invece per Elena Santarelli, che darà a Giacomo Corradi una sorellina tra pochi giorni. Guarda la gallery e scopri tutte le wags con i loro bimbi…

La vita da spose dell’Isis: “Eravamo libere, siamo diventate distrazioni per i kamikaze”

Raqqa è la capitale del Califfato, la città completamente nelle mani dell’Isis o dall'”organizzazione” come la chiamano i siriani, ma non è sempre stata così. Fino a tre anni fa godeva di una certa libertà: le donne erano indipendenti, indossavano bikini e potevano scegliere il loro compagno.

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Dua, Aws e Asma, che appartenevano a quella generazione, hanno raccontato al ‘New York Times’ come è cambiata la loro vita.
Ora le donne sono obbligate a indossare veli tripli, escono di casa solo se accompagnate da un parente maschio e rischiano decapitazioni e lapidazioni.  La reporter irano-americana Azadeh Moaveni ha incontrato queste tre ventenni siriane scappate in Turchia. La giornalista desiderava raccontare questa generazione di donne, che non erano islamiste intransigenti eppure si sono unite a una milizia. LA STORIA Aws e Dua sono due cugine di 25 e 20 anni, l’una studentessa di Letteratura di famiglia borghese e l’altra più povera con il papà contadino. La terza ventenne, Asma, studiava Economia, andava in spiaggia in bikini, aveva lasciato un fidanzato che voleva farle portare il velo. Nel 2014, pur non aderendo all’ideologia dell’Isis, Dua e Aws hanno sposato due miliziani. In parte perché costrette dai genitori che potevano così godere di maggiore tutela e in parte perché si erano innamorate. Usavano i contraccettivi perché i loro sposi erano destinati a diventare dei kamikaze, e i figli sarebbero stati un ostacolo al martirio. Tutte e tre si sono unite alla Brigata Al Khansaa, l’unità di polizia femminile, creata per far rispettare le norme della sharia. “Venti frustate per il velo troppo aderente, cinque per il trucco, altre cinque per chi non era docile una volta arrestata”. Tra le vittime anche delle loro amiche.  Fu Asma, inoltre, ad accogliere le tre adolescenti britanniche Kadiza, Shamima e Amira. Rimase sconcertata: “Erano giovani, minute, e così felici di essere arrivate, tutte sorrisi e risate”. Non capiva perché avessero scelto autonomamente una vita che lei considerava ormai insostenibile.  “All’inizio – spiega la Moaveni al Corriere – avevo incontrato queste donne siriane per raccogliere notizie sulle occidentali. Ma ho capito subito che erano loro la storia più importante, le loro vite erano state distrutte da Assad. La loro storia non era stata raccontata”. Dua e Aws hanno scelto la fuga dopo essere rimaste vedove perché non volevano risposarsi subito ed essere distrazioni temporanee per aspiranti suicidi.