Ha un lato B di un metro e mezzo: “Più famosa di Kim Kardashian”

Courtney è laureata in economia e fino a non troppo tempo fa lavorava come impiegata in un’azienda, ma quando ha capito che grazie ai social (e ad un lato B che non passa inosservato) poteva cambiare totalmente vita, ha intrapreso la carriera della “cam model”: usa Instagram per mostrare il suo corpo e pubblicizzare non solo le serate in cui si esibisce come ballerina, ma anche un servizio in abbonamento per poter accedere a contenuti riservati al costo di $ 11,99 al mese.

courtney_06153250Una carriera che può sembrare semplice, ma che ha richiesto anche un notevole investimento: Courtney Barnes ha speso oltre 60mila euro in interventi per ottenere il sedere dei suoi sogni, sottoponendosi anche a operazioni illegali che hanno messo a serio rischio la sua salute pur di raggiungere un bacino che supera i 150 centimetri di circonferenza: ben 40 in più della sua musa ispiratrice, Kim Kardashian.
A Miami Courtney è molto apprezzata e anche su Instagram ha oltre 495mila follower, ma la ragazza ha un obiettivo ancor più ambizioso: superare la sua eroina. “Riuscirò ad avere più successo di Kim, ne sono convinta”, ha dichiarato la ragazza durante un’intervista. Di certo l’autostima non le manca.

Mia Cellini perde 75 chili, l’ex GF: “Ecco come ho fatto”

“Sono tutti interventi necessari dopo aver perso così tanto peso. Me li ha passati l’Asl. Io ero obesa già dall’asilo, è genetica, siamo tutti un po’ cicciotelli in famiglia”.

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A parlare l’ex gieffina e Youtuber Mia Cellini che ha perso oltre 75 chili, arrivandone a pesare 60 e spiega i motivi per cui ha dovuto subire alcuni interventi chirurgici come l’addomino plastica, la riduzione del seno e l’eliminazione della pelle in eccesso.
Perdere tanto peso per lei non è stato facile: “Per perdere tanti chili ti deve scattare un clic nella testa. Solo così ce la puoi fare. Io avevo una forte motivazione: la perdita di mio padre nel 2010 e la necessità di voler stare meglio, in salute. Ci ho impiegato un anno e mezzo. Non bisogna essere a tutti i costi magre per essere seducenti. Io adesso mi sento bene così e se riprendo due o tre chili per me non è un problema”.

Pubblica tre selfie su Facebook, il marito le scioglie la faccia con la benzina: “Lo perdono”

Terribilmente ustionata dal marito al volto e al corpo con la benzina, tutto per aver pubblicato su Facebook tre selfie innocenti. La vittima della folle gelosia dell’uomo sposato poco più di un anno fa è una mamma 26enne, la thailandese Nednapha Nuankhu. Nello scorso dicembre la giovane ha pagato a caro prezzo l’aver voluto pubblicare qualche foto sui social: suo marito, il 28enne Chatchawarn Tarrin, si è trasformato in una furia.

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Nonostante la donna abbia provato a sfuggire all’attacco sferrato mentre era intenta a cucinare, il marito l’ha prima cosparsa di benzina e poi appiccato il fuoco. “Quando il fuoco bruciava mi sentivo come se sapessi che l’inferno è reale. È stato il peggior dolore e terrore che qualcuno possa mai immaginar”, ha detto la 26enne che è stata sottoposta d’urgenza a tre interventi e successivamente a numerosi altri.
La signora Nuankhul, che ora è stata dimessa dall’ospedale, ha detto: “Mi ha segnato all’esterno e nel mio cuore. Ma devo perdonare mio marito perché abbiamo un figlio insieme. Mio marito sopporterà il suo peccato e sarà punito dal karma, ma ora è in prigione e nostro figlio ha bisogno di un padre”. L’amica d’infanzia Sudarat Khunarup ha pubblicato le foto della donna ustionata su Facebook per raccogliere fondi necessari alla sua assistenza medica, per le bende e per i successivi trapianti di pelle.

“Mia madre mi ha portato all’obesità e ad un passo dalla morte, pesavo 290 kg”

«Mia madre era così ossessionata dall’anoressia da portarmi a un passo dalla morte per via dell’obesità». Questo il racconto di una donna di 48 anni, Debbie Reason, di Warrington, in Inghilterra, riportato da Metro.co.uk.

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La donna racconta di un’infanzia ed un’adolescenza molto difficili: sua mamma, obesa, era ossessionata dal cibo e dalla paura di perdere peso. Per questo motivo la donna spinse la figlia a consumare pasti ipercalorici per tutto il giorno, portandola presto sulla strada dell’obesità. Né Debbie, né suo padre Michael, erano in grado di opporsi, nonostante anche le più semplici attività quotidiane stessero diventando imprese impossibili a causa del fisico. Una volta diventata adulta, Debbie arrivò a pesare oltre 290 kg. Ed è dopo i trent’anni che la donna decise di reagire e prendere una decisione. L’aveva promesso, d’altronde, a suo padre, che prima di morire per un male incurabile le aveva chiesto di sottoporsi a interventi chirurgici e liposuzione, ma facendolo a insaputa della madre.  Gli eventi, poi, precipitarono: la madre di Debbie, ormai provata dall’obesità, fu ricoverata d’urgenza a causa di varie complicazioni. A questo punto, Debbie decise di farsi operare per evitare di fare la fine della mamma, che morì in ospedale e nelle ultime ore le confessò: «Quando avevi trent’anni, i medici si offrirono di operarti, ma io rifiutai. Avevo paura di perderti, mi dispiace». Oggi Debbie, tra diete e operazioni, ha perso oltre 200 kg. Ora sta cercando di raccogliere le 60 mila sterline necessarie per un nuovo intervento che elimini la pelle in eccesso, l’ultimo brutto ricordo di un’obesità imposta e di una morte sfiorata: «Non rimprovero mia madre, ma la sua morte per me è stata la mia salvezza».

La figlia della Sandy di Grease ossessionata dalla chirurgia: “Voglio essere una Barbie”

Il corpo è una vera ossessione per Chloe Lattanzi, cantante ma soprattutto nota per essere figlia della ben più celebre Olivia Newton John, la Sandy di ‘Grease’. La mamma è molto preoccupata per lei non solo perché ha un passato da tossicodipendente, ma anche perché continua a sottoporsi a interventi di chirurgia plastica per assomigliare a una Barbie.

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La 30enne è figlia dell’ex marito di Olivia Matt Lattanzi, attore australiano popolare, ed amica di Lindsay Lohan. Come l’attrice ha abusato di alcol e droghe. Da “bisturi addicted” si è ritoccata seno, giro vita e naso. Una trasformazione che le è costata 350 mila dollari e che è ben evidente dai tantissimi scatti social che la ragazza condivide su Instagram. Dal divorzio dei suoi genitori nel 1995, la ragazza, figlia unica, ha sempre dovuto fare i conti con l’eredità pesante della madre. Il musical con John Travolta ha cambiato la vita della Jones per sempre e reso insicura la figlia probabilmente.

Agenzie sotto accusa, la denuncia delle modelle: “Ricatti, abusi sessuali e altre torture”

Lo star system che regola la vita delle modelle è un inferno. Alcune di loro hanno denunciato abusi sessuali, pressione per sottoporsi a interventi di chirurgia estetica e disturbi alimentari.Otto delle più blasonate agenzie di modelle di tutto il mondo stanno per finire davanti ai giudici per un caso che rischia di svelare il lato più oscuro dell’industria della moda. Sono molte le modelle, come riporta il ‘Mail Online’, che hanno fatto causa a una serie di agenzie internazionali come la Wilhelmina Models, Wilhelmina Models International Elite, Click, MC2 Model and Talent Miami, MC2, Next e Major Model Management, raccontando di come abbiano vissuto in vero e proprio inferno nel mondo patinato del fashion system.

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Alla base della loro denuncia sembra esserci la presunta elusione delle leggi che regolano il lavoro di modella: migliaia di dollari dedotti dal loro stipendio come false ‘spese’, addebiti esorbitanti per gli appartamenti presi in affitto, pagamenti ritardati o mancati e alto ancora. Da parte loro, le agenzie hanno ribadito che le affermazioni delle modelle sono prive di fondamento e che le loro denunce sono da ritenersi false: tra le modelle e le agenzie viene sempre sottoscritto un accordo equo. A far finire l’industria del modeling nell’occhio del ciclone è stato il caso di Louisa Raske, modella 35enne, che iniziò la sua carriera quando era ancora al secondo anno di liceo. La ragazza aveva notato che il suo viso era finito su una scatola di tinta per capelli, senza che i diritti di utilizzo dell’immagine le fossero stati corrisposti. “Ero assieme a un mio amico avvocato – afferma la ragazza – Abbiamo chiesto alla mia agenzia perché non avessi ricevuto il pagamento e loro mi hanno detto che non erano riusciti a trovarmi. Era impossibile!”. A denunciare questo sistema è anche Rachel Blais: “A New York vivevamo in un appartamento dell’East Village che aveva due camere da letto. Si trovava in un bel palazzo, ma noi eravamo in 11 e abitavamo in un seminterrato”. La modella racconta inoltre che nonostante lavorasse in modo regolare, riusciva a guadagnare appena 75 dollari a settimana. “Avevo un personal trainer – spiega – il che significava un’ulteriore spesa perché dicevano che ero ‘troppo grassa’. Così a 19 anni la mia agenzia mi chiese di fare una liposuzione. Ecco come ti indebitano: prima ti chiedono di fare un intervento, lo pagano loro, poi però devi restituirgli l’intera somma. Quando ho rifiutato mi hanno dato una lista di fotografi con i quali sarei dovuta andare a letto”. Anche Carolyn Fear, oggi 46enne, ha raccontato che aveva solo 19 anni quando firmò per l’agenzia Ford e si trasferì a New York. “Quando presi lo stipendio mi accorsi che mancavano 1.500 dollari – racconta – Così chiesi spiegazioni e la fondatrice dell’agenzia Eileen Ford mi disse ‘Non ti ho vista sulla copertina di ‘Vogue’. Ero terrorizzata, pensavo che mi avrebbero licenziata”. Solo più tardi Carolyn scoprì che quei soldi erano stati spesi per includerla nel book dell’agenzia. A unirsi al coro anche Lorelei Shellist, oggi 57enne che vive a Los Angeles e fa la designer. Con la sua testimonianza vuole dare coraggio alle ragazze che subiscono abusi nell’industria della moda: “Lo faccio perché voglio aiutare le modelle principianti – commenta – non per soldi”. L’ex modella ha ricordato di quando posava e viveva in un appartamento fuori Parigi di proprietà di John Casablancas, il fondatore dell’agenzia Elite. “Nell’appartamento eravamo cinque modelle e ricordo che un giorno si presentò con una ragazza svedese di 15 anni. Si chiusero in camera da letto e ne uscirono un’ora dopo. Quella ragazza lavorò moltissimo da quel momento”.