Wanda Nara mostra la sua passione per la lettura sui social, e non solo…

Cosa c’è di più rilassante di leggere un buon libro in spiaggia? Indubbiamente lo pensa anche Wanda Nara che su Instagram ha mostrato ai suoi fan la sua passione per la lettura, ma non solo…

2560282_1455_wanda_nara_instaLa bella argentina sta passando le sue vacanze sola soletta a Ibiza mentre suo marito Mauro Icardi è impegnato a Riscone di Brunico in ritiro con l’Inter. Tra tanto sole e mare, Wanda – come si evince dalla foto mozzafiato pubblicata sul suo profilo Instagram – si concede la compagnia di un buon libro.

Gb, rivelate le registrazioni in cui Lady D parla del suo matrimonio: «Lo sentii giurare amore eterno a Camilla»

Per vent’anni quelle registrazioni sono rimaste segrete. Solo adesso le cassette con la verità di Lady D sul suo matrimonio con il principe Charles fanno capolino ed esplodono come una bomba su Buckingham Palace.
Era il 1991 quando Diana, devastata dalla frustrazione, iniziò a registrare alcune cassette in cui raccontava il suo punto di vista sulla crisi matrimoniale con il marito e della relazione con Camilla Parker Bowles. Allora in pochi sapevano, ma lei iniziò quel racconto decidendo di consegnarlo nella mani di Andrew Morton, autore del libro “Diana: la sua vera storia”.

lady-diana1A un’unica condizione: che la sua collaborazione non venisse rivelata. Adesso, a vent’anni dalla sua morte, il libro sta per essere ripubblicato con le trascrizioni in cui, come sottolinea il Daily Mail, la principessa del Galles racconta la sua battaglia con la bulimia, il primo incontro con Charles, i tentativi di suicidio, lo sgomento nello scoprire che in quel matrimonio non erano in due, ma in tre. «Sentii che diceva a Camilla: “Ti amerò per sempre, qualunque cosa accada».
L’incontro con Carlo. Il racconto ha inizio dal giorno in cui conobbe il 29enne Charles nella sua casa di Althorp a Northamptonshire, nel novembre 1977, quando aveva appena 16 anni. In quel momento il principe frequentava sua sorella Sarah, 22. «Il primo impatto è stato: “Dio, che uomo triste.” Era venuto con il suo labrador». Poi il racconto si snoda passando per il trentesimo compleanno a Buckingham Palace del principe «Fino a quel momento lo avevo visto per circa due anni insieme a Sarah. Quando ha compiuto 30 anni mi è stato chiesto di andare. “Perché Diana deve venire?” chiese mia sorella. Io risposi che non lo sapevo, ma mi sarebbe piaciuto». Poi l’incontro a casa di amici di famiglia del principe Filippo, le prime chiacchierate, i suoi giorni a Balmoral (dove in quel periodo soggiornava anche Charles) e il ricordo: «Mr e Mrs Parker Bowles erano presenti a ogni mia visita».
La casa a Londra. Quando Diana compì 18 anni, i genitori le acquistarono un appartamento di tre camere da letto nel sud di Kensington che condivideva con tre ragazze, Virginia Pitman, Carolyn Bartholomew e Ann Bolton. Sulla porta della sua camera da letto erano scritte le parole “Chief Chick” (capo pollastrella). «Era bello vivere in un appartamento con le ragazze. Mi è piaciuto molto, era fantastico. Ho riso tanto». Poi il suo ricordo del lavoro come maestra in una scuola materna e come tata. «I miei datori di lavoro erano spesso severi».
La casa fuori città. «Charles mi ha detto che voleva una casa in Cornovaglia, ma è solo a 11 miglia da quella di Camilla. Ha scelto la casa e io sono andata solo dopo che l’aveva acquistata. Aveva dipinto tutte le pareti bianche. Voleva che andassi, anche se non eravamo fidanzati. Io pensavo che fosse sconveniente».
La proposta di matrimonio. Il 3 febbraio 1981 il principe Carlo, allora 32enne, si propose a Diana, all’epoca 19enne, nel Castello di Windsor. Il loro fidanzamento fu annunciato tre settimane più tardi, il 24 febbraio. Lo stesso giorno, in un’intervista alla BBC, Charles, quando gli venne chiesto se fossero innamorati, rispose: «Qualsiasi cosa significhi amore». Diana ricorda: «Mi disse: “Mi sposerai?”. Ho riso e ricordo di aver pensato che era uno scherzo. Poi dissi: “Sì, va bene”. Poco dopo con aria seria e grave mi disse: “Ti rendi conto che un giorno sarai la regina?”. Una voce dentro di me mi disse: “Non sarai regina, ma avrai un ruolo duro”. Risposi: “Io ti amo, ti amo tanto”. E lui disse: “Qualsiasi cosa significhi amore”. Pensavo che mi amasse, che lo avesse detto. Era grandioso. Poi corse da sua madre e la chiamò al telefono per dirglielo. Nella mia immaturità, che era enorme, pensavo che lui fosse molto innamorato di me.
L’annuncio alla famiglia e il rapporto con la stampa. Tornata a casa dalle sue coinquiline Diana raccontò della proposta di matrimonio. «Solo da quel momento mi fu concesso di chiamarlo Charles. Fino al fidanzamento dovevo chiamarlo Sir. Tornai a casa e raccontai tutto alle ragazze. Abbiamo gridato di felicità e siamo uscite tenedoci strette il nostro segreto. L’indomani chiamai la mia famiglia: papà e mamma erano entusiasti. Dopo sono partita per l’Australia per tre settimane con mia madre. È stato un disastro: lui non mi ha mai chiamata e ogni volta che provavo a contattarlo io, era sempre fuori. Mi dicevo: “È molto occupato”. Tornata dall’Australia bussano alla porta e mi viene consegnato un mazzo di fiori. Sapevo che non venivano da Charles, non c’era un bigliettino. Era qualcuno molto diligente dal suo ufficio». Da lì a poco cominciò il suo rapporto tormentato con la stampa: «Seguivano ogni mia mossa, era insopportabile. Capivo che era il loro lavoro, ma vivevo con gli obiettivi addosso tutto il tempo. Affittarono pure un appartamento di fronte al mio, davanti alla mia camera da letto. Non era giusto per le ragazze. Una volta mi sono dovuta calare con un lenzuolo dalla finestra della cucina per uscire con Charles. Tuttavia sono stata sempre educata, costantemente civile. Non ero mai scortese. Non ho mai gridato. Ma dentro le quattro mura piangevo perché non ho mai avuto il supporto da parte di Charles e dall’ufficio stampa del Palazzo. Charles ogni volta che mi chiamava diceva: “Povera Camilla Parker Bowles. L’ho chiamata al telefono stanotte e dice che c’è molta stampa a Bolehyde”. Gli chiesi quanti fossero e mi rispose almeno quattro. Mio Dio, lì fuori ce n’erano 34! Ma non gli dissi nulla. Non mi sono mai lamentata perché credevo che non fossi nella posizione di farlo. Grazie a Dio il fidanzamento fu ufficializzato e io andai a Clarence House. Nessuno mi accolse. Era come stare in un hotel. Ricordo che venivo svegliata di mattina da una signora anziana molto dolce. Ricordo l’ultima volta che lasciai il mio appartamento. Un poliziotto mi disse: «Voglio solo che tu sappia che questa è la tua ultima notte di libertà nel resto della tua vita, perciò usala al massimo. Era come se una spada mi si fosse conficcata nel cuore».
Il pranzo con Camilla. «L’ho conosciuta molto presto. Ero una ragazza molto giovane, ma ero una minaccia. Quando sono arrivata a Clarence House, c’era una lettera sul mio letto da parte di Camilla, datata due giorni prima, in cui scriveva: «Ho letto le eccitanti notizie sul fidanzamento. Facciamo un pranzo quando il principe del Galles va in Australia e in Nuova Zelanda. Sta fuori tre settimane. Mi piacerebbe vedere l’anello. Tanto amore, Camilla». Ho pensato “Wow!” e ho organizzato il pranzo durante il quale mi chiese se andavo a caccia a cavallo. “Tu non andrai a caccia quando andrai a vivere a Highgrove, vero?”. Dissi: “No”. Rispose: “Volevo solo sapere”. Pensavo solo fosse interessata. Ero ancora troppo immatura per capire tutti i messaggi che arrivavano».
La relazione con Camilla e l’isolamento a Buckingham Palace. Dopo pochi giorni, Diana si trasferì da Clarence House a Buckingham Palace. «Non c’era energia e mi sentivo sola. Non riuscivo a credere quanto tutto fosse freddo». Da lì a poco la scoperta della relazione di Charles con Camilla.
«Le bugie e l’inganno! La prima cosa che mi ha colpito è che il mio futuro marito mandava fiori a Camilla Parker Bowles quando stava male: “A Gladys da Fred” si leggeva sul bigliettino. Non affrontai il problema, gli chiesi solo di essere onesto con me. Ero l’unica a progettare il matrimonio, perché lui era in tour in Australia e in Nuova Zelanda. Un giorno ero nel suo studio a parlare con lui, quando il telefono squillò. Era Camilla. Sono uscita dalla stanza e li ho lasciati a parlare.
Una volta lo sentii parlare al telefono nel suo bagno. Diceva: “Qualunque cosa succeda, ti amerò sempre”. Gli ho detto dopo che avevo ascoltato e abbiamo litigato. Qualcuno dal suo ufficio mi disse che aveva fatto un braccialetto per lei: una catena d’oro con un disco smaltato in blu con le iniziali “G e F” intrecciate. Entrai un giorno nell’ufficio e chiesi al personale cosa fosse quel pacco. Mi fu sconsigliato di aprirlo, ma io lo feci lo stesso. Mi dissero che lo avrebbe dato a lei quella stessa notte. Rabbia, rabbia, rabbia! Perché non può essere onesto con me? Aveva trovato la vergine, l’agnello sacrificale, e in qualche modo era ossessionato da me. Il suo umore era altalenante. Era lunedì, il mercoledì ci saremmo sposati. Lui era andato da lei. Pranzai con le mie sorelle che erano lì e dissi loro che non potevo sposarlo, che non potevo farlo. Loro mi risposero: “Duch (il suo soprannome d’infanzia), il tuo viso è stampato sulle tovagliette da tè, è troppo tardi per tirarti fuori”».
La bulimia. «La bulimia è iniziata la settimana dopo che ci siamo fidanzati. Una volta mio marito mise la mano sul mio girovita e mi disse: Oh, un po’ di ciccia qui, no?”. E questo mi ha scatenato qualcosa dentro. In più c’era la cosa di Camilla. Ero disperata. La prima volta che mi è stata misurata per il mio abito da sposa, la vita misurava 74 centimetri. Il giorno in cui mi sono sposata era 58. Mi sono ridotta a niente da febbraio a luglio».
Il primo evento pubblico e i commenti di Charles. Nel marzo del 1981 Diana ha accompagnato il Principe Carlo per il loro primo impegno pubblico insieme alla Goldsmith’s Hall. Quella sera indossava un abito da sera in taffetà nero senza spalline disegnato da Elizabeth e David Emanuel, che poi avrebbero confezionato il suo abito da sposa. «Ricordo bene il mio primo impegno. Ero così eccitata. Avevo il mio abito di Emanuel e pensavo fosse perfetto per la mia età. Ricordo di essere entrata nello studio di marito che, appena mi vide, disse: “Non verrai con quel vestito, vero?”. Io risposi di sì. E lui continuò: “È nero! Solo le persone in lutto indossano il nero!». E io dissi: «Sì, ma non sono ancora parte della tua famiglia”. Il nero, a 19 anni, per me, era il colore più cool che ci fosse. Avevo un vero abito per adulti. Quella notte ho imparato una lezione. Ricordo di aver incontrato la principessa Grace, era meravigliosa, ma aveva l’aria travagliata. Quella sera notò com’ero spaventata e mi portò via dalle altre signore per parlare un po’ con me. Le raccontai del mio isolamento, delle paure per il futuro. Lei rispose scherzando: “Non preoccuparti, potrà solo peggiorare”. Fu una serata orrenda. Non sapevo in quale mano tenere la borsa, se dovevo uscire prima io dalla porta. Ero terrorizzata. Mi mancavano le mie ragazze, volevo tornare lì, sedermi e ridere, scambiarci i vestiti e parlare di cose stupide. Volevo semplicemente tornare nel porto sicuro».

“Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria”. M5S e Salvini: “Si dimetta”. Lei: “È fango”

Maria Elena Boschi chiese a Unicredit di comprare Banca Etruria, scrive l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli nel suo libro ‘Poteri Forti’ di cui è stata diffusa l’anticipazione.
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria.

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La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere”, scrive Ferruccio De Bortoli.
L’ATTACCO DEL M5S “Boschi vada a casa o faremo di tutto per mandarcela noi. E valuteremo anche possibili azioni sul fronte giudiziario”. Così il M5s sul blog di Beppe Grillo dove attacca: «il governo ‘Renzilonì non è adeguato a mandare avanti il Paese in un momento così difficile, anche in considerazione del peso enorme che la sottosegretaria, a colpi di circolari accentratrici, continua ad avere nell’esecutivo attuale».
“Nel 2015 Maria Elena Boschi chiamò l’amministratore delegato di Unicredit Ghizzoni chiedendogli di comprare Banca Etruria, la banca dove suo padre era vice-presidente. Lo vedete adesso il conflitto di interessi? La Boschi dovrebbe dimettersi all’istante dopo aver chiesto scusa agli italiani. Diceva che non si era mai interessata alla banca di famiglia ma è solo una bugiarda. Se non si dimetterà la costringeremo ancora una volta a venire in aula con una mozione di sfiducia. Il M5S non molla”. È quanto scrive su Facebook il deputato M5s Alessandro Di Battista.
L’ATTACCO DELLA LEGA “Subito le dimissioni della ministra Boschi. Nell’affare banche c’è dentro fino al collo… La Lega non dimentica: che fine ha fatto la nostra richiesta di una commissione d’inchiesta su Bancopoli? Sepolta in un cassetto?”. Così il segretario della Lega, Matteo Salvini.
BOSCHI: “MAI CHIESTO A GHIZZONI ACQUISTO BANCA ETRURIA” La storia di Banca Etruria viene ciclicamente chiamata in ballo per alimentare polemiche. Vediamo di essere chiari: non ho mai chiesto all’ex AD di Unicredit, Ghizzoni, né ad altri, di acquistare Banca Etruria. Ho incontrato Ghizzoni come tante altre personalità del mondo economico e del lavoro ma non ho mai avanzato una richiesta di questo genere«. Così la sottosegretaria Maria Elena Boschi, su fb, aggiungenfo di aver affidato »la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore«.
«Sfido chiunque – afferma la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio – e ovunque a dimostrare il contrario. E siccome sono stupita per questa ennesima campagna di fango, stavolta ho affidato la pratica ai legali per tutelare il mio nome e il mio onore. Chi è in difficoltà per le falsità di Palermo o per i rifiuti di Roma non può pensare che basti attaccare su Arezzo per risolvere i propri problemi».

Monica Bellucci sexy a 52 anni: “Lʼetà non è più un ostacolo”

Non si ferma mai Monica Bellucci. E’ madrina del 70esimo Festival di Cannes, la vedremo presto in Twin Peaks, nelle sale con il 60esimo film e in libreria con un libro. A 52 anni l’attrice mostra tutta la sua carica sexy su Vanity Fair che le dedica la copertina. La storia con Vincent Cassel è archiviata, fa intendere di essere di nuovo felice e sul tempo che passa confessa: “L’età ormai non è un ostacolo: ci vediamo belle anche a 40, 50, 60 e 70 anni”.

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“Sono protagonista dell’inizio di una vita nuova – spiega – ‘Sono la ragazza che sono stata e che non sono più’. Vado incontro al tempo che passa, non mi ci scontro. A vent’anni, se mi immaginavo nel futuro, pensavo già alla morte. Oggi, sento che ogni età è semplicemente un altro modo di continuare a vivere con me stessa. Credo che non sia una sensazione solo mia, ma una conquista delle donne della mia generazione. Abbiamo molto più rispetto di noi stesse, ci vediamo belle e realizzate anche a 40, 50, 60 e 70 anni”.
Sulla nuova storia d’amore non vuole pronunciarsi: “Non ne parlo e non credo che lo dirò in futuro. Oggi più che mai, con due figlie che crescono, sento il bisogno di proteggerle”. E su Vincent e la presunta storia parallela con una 19enne durante il loro matrimonio è categorica: “Il passato è passato. Per me è una vicenda chiusa, voglio vivere il presente ed essere felice”.

Altro che maledizione del 27: “Questi artisti sono stati uccisi dalla CIA”

Gli autorevoli esponenti del ‘Club 27’, ma anche altri artisti tragicamente scomparsi a età diverse. Lo scrittore John Potash lancia accuse molto pesanti alla CIA nel suo ultimo libro, ‘Drugs as Weapons Against Us’ (‘Le droghe usate come armi contro di noi’). E sostiene che non si tratti di tragiche scomparse dovute a depressione o a una vita di eccessi.

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Potash era andato giù duro già alcuni anni fa, quando pubblicò un libro in cui sosteneva che le uccisioni di alcuni rapper, tra cui Tupac Shakur, non fossero dovute a scontri tra le fazioni della West e della East Coast, ma bensì ad un disegno perfettamente orchestrato dall’FBI, con lo scopo di reprimere il consenso dell’opinione pubblica nei confronti delle istanze rivendicate dagli afroamericani (e di cui i rapper erano i migliori ‘megafoni’ davanti al pubblico).
Ora, però, nuove ombre vengono gettate sulle morti di altri personaggi celebri: da John Lennon a Amy Winehouse, passando per Jimi Hendrix. Il caso più eclatante, tra quelli citati da Potash, riguarda però Kurt Cobain. Ufficialmente, il leader dei Nirvana è morto suicida a causa della depressione che lo aveva portato a cadere di nuovo nelle droghe pesanti. Una versione che sarebbe smentita dall’autore, che nel libro spiega: «Si era disintossicato, in quel periodo era pulito ed era pronto a fare da testimonial contro la dipendenza da eroina. All’inizio degli anni ’90, però, era la stessa CIA a pubblicizzare quella droga, così come fece trent’anni prima con gli acidi». Per Potash non si tratta di un suicidio: «Fu ucciso, e l’omicidio fu orchestrato alla perfezione della CIA. Era un personaggio scomodo, in quanto ex tossicodipendente pronto a influenzare i giovani e perché aveva una visione del mondo considerata troppo di sinistra per l’establishment americano». Accuse indubbiamente pesanti, ma tutte da verificare.

Lindsey Vonn nuda: “Ci ho messo 31 anni per non sentirmi a disagio senza veli”

Lindsey Vonn senza veli per lanciare il suo novo libro “Strong is the new beautiful” oggi in uscita.

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La sciatrice americana dal palmares ineguagliato (un oro alle olimpiadi, due ori iridati, quattro Coppe del Mondo e sedici di specialità, ovvero 76 vittorie in Coppa del mondo) ha scelto comunque una posa plastica e coerente con la sua storia: su Instagram ha postato la sua immagine nella posizione a uovo dei discesisti.
E ha scritto: “Ci ho messo 31 anni (ne compirà 32 il 18 ottobre) per essere finalmente a mio agio con il mio corpo e adesso non vedo l’ora di condividere con voi questa sensazione”. Il libro è un manuale per raggiungere e conservare un buon stato di forma e di equilibrio.

Fabrizio Corona si dà al cinema e cerca attori per il suo film di Natale

Fabrizio Corona continua a sorprendere.
Dopo la linea di abbigliamento e la promozione del nuovo libro “La Strada Cattina”, Corona si dà al cinema.
Sulla sua pagina Facebook ha pubblicato un annuncio di lavoro in piena regola in cui cerca attori per il suo prossimo film di Natale.Tantissime le candidature dei fan ma al momento tutti i dettagli sono top secret.

Fabrizio Corona si è costituito a LisbonaQuello che invece sappiamo è che Corona reciterà nella commedia “JOBS ACT! Italian Business”  insieme a volti noti del grande schermo come Umberto Smaila, Maurizio Mattioli e Valeria Marini. In via di definizione la partecipazione straordinaria dell’ex pugile Mike Tyson. Una pellicola sul mondo del lavoro e sulla corsa a diventare imprenditori di sé stessi ai giorni d’oggi, che si pone l’obiettivo di trattare argomenti e temi sociali scottanti e d’attualità, in modo comico e il più possibile leggero.

Il dramma di Bella Hadid, come la mamma: “Volevo piangere, ma non c’era nulla da fare”

Bella Hadid è una modella bellissima, ma soffre di una malattia che lei stessa definisce la patologia “invisibile”. Bella è affetta dalla sindrome di Lyme, un male che è stato diagnosticato anche alla mamma, Yolanda Foster, nel 2012 e provoca spossatezza.

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Sul suo profilo Instagram la modella, che è stata morsa da una zecca, ha scritto una lettera alla mamma lodandone il coraggio perché ha messo in atto una vera e propria battaglia di sensibilizzazione per aiutare tutte le persone che soffrono di questa malattia e ha scritto un libro sulla sua vita dal titolo ‘Believe me’.
“Sono così orgogliosa di mia mamma oggi e sempre. Questo libro segna un momento davvero importante per te. Ti ho vista, a letto, lottare negli ultimi 5 anni della nostra vita, e dicevo: ‘Come può una cosa del genere capitare a un angelo come te?’. Volevo piangere ma non c’era nulla che avrei potuto fare per aiutarti”.

Luisa Corna: “Sesso con Umberto Bossi? Vi racconto come è andata”

Una vicenda che per anni ha perseguitato Luisa Corna e che l’ha accostata ad una vicenda dolorosa. Alcuni avevano dichiarato che a causare l’ictus che nel 2004 colpì l’ex leader della Lega Nord, Umberto Bossi, fosse stata proprio Luisa Corna, dopo una notte di sesso tra i due.

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Ma lei non ci sta, e ha portato la vicenda in Aula: “Il Tribunale ha stabilito che nulla prova che il fatto sia mai accaduto – ha spiegato la Corna in un’intervista a Vanity Fair – E’ sempre stata solo una grossa bufala, ma ha segnato la mia vita. Un pettegolezzo nato in un blog anonimo. Per anni non ho potuto attaccare nessuno, mi faceva rabbia che nessuno si fosse preso la responsabilità di quella voce. Poi qualche anno dopo è uscito un libro, “Umberto Magno”, che la riprendeva, millantava prove e dettagli. Sono andata in giudizio contro l’autore e ho vinto. Ma nessuno l’ha mai detto, è più comodo continuare a insinuare”.

Paolini show in mutande: “Mi iscrivo alla Lega. Salvini è un vero animale politico”

Gabriele Paolini, l’ex ‘disturbatore’ diventato personaggio controverso al centro di polemiche e provocazioni, ha annunciato stamani, con un piccolo show a Milano, di aver chiesto l’iscrizione alla Lega Nord.

Paolini

«Ho mandato 48 ore fa l’iscrizione via email – ha detto -. Non so se mi accetteranno ma io credo che Salvini sia l’unico vero animale politico in circolazione.Certo, talvolta esagera, ma anche io…».  Paolini, che in via Fara si è spogliato fino a restare in mutande, ha promosso con un megafono il suo libro L’ho amato, aveva 17 anni (Lupieditore) frutto della sua protesta per le accuse ricevute in merito alla sua presunta relazione con un giovane. Recentemente Paolini, omosessuale dichiarato, aveva anche annunciato di voler «diventare donna» entro il 2016.