La ‘vedova nera’ uccideva i suoi amanti col cianuro: condannata a morte, sarà impiccata

È stata condannata a morte per impiccagione Chisako Kakehi, la 70enne ‘vedova nera’ giapponese accusata dell’omicidio di tre uomini, uno dei quali era suo marito, e per aver tentato di ucciderne un quarto. La sentenza è stata emessa dalla Corte distrettuale di Kyoto, secondo la quale la donna ha fatto bere del cianuro «con un’intenzione omicida» alle sue vittime. «Si tratta di casi con premeditazione. Sono stati atroci e malevoli. Non ho altra scelta che imporre la pena suprema», ha stabilito la giudice Ayako Nakagawa, secondo la tv pubblica Nhk.

This May 2014 photo shows Chisako Kakehi. A Japanese court has sentenced the woman to hang in a serial poisoning murder case targeting elderly men, including her husband. Kakehi, 70, was convicted Tuesday, Nov. 7, 2017, of killing her husband and two ex-partners, as well as in attempted murder of a fourth victim between 2007 and 2013. (Kyodo News via AP)

Kakehi, che indossava un apparecchio acustico durante il processo, non ha mostrato emozione alla lettura della sentenza. I suoi avvocati, che hanno già annunciato il ricorso in appello, hanno cercato di sostenere la strada della demenza senile, presentandola come incapace di intendere e volere.
La corte ha però rigettato tale tesi, dal momento che la 70enne sceglieva uomini ricchi, per lo più anziani o malati, dai quali si faceva nominare beneficiaria delle polizze di assicurazione sulla vita, arrivando ad accumulare un patrimonio di circa un miliardo di yen (oltre 8 milioni di dollari). Proprio per questo i media giapponesi l’hanno definita la ‘vedova nera’, in riferimento all’omonimo esemplare di ragno femmina che dopo l’accoppiamento uccide e divora il maschio.

Francesca Barra: “Minacciata di morte perché amo Claudio Santamaria”

“Quando è venuta alla luce la mia storia d’amore con Claudio Santamaria sono stata subissata di minacce. Ho avuto paura che dalle parole si arrivasse ai fatti quando un utente ha iniziato a minacciarmi di morte, parlava di farmi ardere viva e cose simili”. Così Francesca Barra, giornalista e scrittrice, parla per la prima volta al settimanale “Chi”, in edicola da mercoledì 18 ottobre, della situazione nella quale si è venuta a trovare.

santamaria barra-3“Una valanga di fango su di me e sui miei figli. Ero scioccata. Mi sono sentita di colpo violentata nei miei affetti più cari, nei sentimenti. Ho subito parlato con il papà dei bambini, poi con Claudio, e ovviamente con l’avvocato” ha svelato.
“Mi sono mossa, ho reagito: le donne dovrebbero indignarsi e mobilitarsi tutte, perché è assurdo pensare che una che ha un nuovo amore venga considerata una prostituta, invece il maschio un conquistatore. Non è solo quello che si scrive, è anche quello che si pensa a essere grave – continua – C’è chi crede che nel 2017 una donna che si separa sia automaticamente una ‘donnaccia’: è grave, vuol dire che non abbiamo speranza di smantellare questa mentalità assurda. Ma poi, perché si pensa che la ‘colpa’ sia sempre ed esclusivamente della donna? Che ne sanno gli altri di cosa ho passato e di come sono arrivata a questo punto? Della mia vita?».
La giornalista, separata da Marcello Molfino, ha ricevuto insulti e persino minacce di morte via web, ma spalleggiata dal nuovo compagno e anche dall’ex marito ha deciso di battersi contro i bulli del web. “Ho capito che l’amore è coraggio”, spiega Francesca Barra a Chi. “È felicità, tutto ciò che non te la dà non può definirsi amore: devi avere il coraggio di voltare pagina, anche se ti sembra il momento sbagliato. Tante donne mi hanno scritto, dicendomi: ‘Grazie, sei un esempio da seguire, mi hai dato la forza di denunciare o di liberarmi di un rapporto sbagliato’. Vorrei dire che le critiche costruttive sono sempre ben accette. L’offesa e la pretesa di entrare a gamba tesa nella mia vita privata no, e non starò zitta. Non certo per pubblicità, ma perché è importante sensibilizzare tutti”.

“Tette rifatte con risultati mediocri…”, Vittorio Feltri contro Selvaggia Lucarelli

“Non ho paura di diventare vecchio perché lo sono già e mi trovo bene”, inizia così lo sfogo di Vittorio Feltri contro Selvaggia Lucarelli…. “Spero di tirare le cuoia a 90 anni, non capisco il motivo per cui la morte sia un tabù per noi mortali. Che razza di mortali siamo se ignoriamo ingenuamente che nel nostro futuro, più o meno prossimo, c’ è una tomba? Non mento sulla mia età. Perché dovrei farlo?”

3265823_2134_collage_2017_09_27_3_Selvaggia Lucarelli in un articolo sul Fatto ha dichiarato che è “un nonno rincoglionito”, di quelli che raccontano battaglie mai combattute. “Ho avuto la conferma che per offendere un anziano basta rammentargli di esserlo. Una tecnica miserabile. C’è chi si rifà la reputazione e chi si rifà le tette. La Lucarelli non è in grado di rifarsi la prima perché non l’ha mai avuta, le tette se le è già rifatte con risultati mediocri.
Sul suo cervello non mi esprimo, non l’ho scovato”.

“Trump corteggiava Lady Diana, ne era ossessionato

La rivelazione. Donald Trump era ossessionato da Lady D e tentò anche di corteggiarla. A 20 anni dalla scomparsa della principessa Diana Spencer l’Huffington Post torna su quella che sarebbe stata una vera e propria passione del tycoon, anche dopo la morte della donna. In un’intervista radiofonica su ‘Howard Stern Show’ nel 2000 – si ricorda – il magnate rivelò che la principessa del Galles era nella sua top ten delle donne più belle.

3213682_1743_collageE sempre ad Howard Stern, poco prima della tragica morte di Diana nel 1997, Trump disse che sarebbe andato a letto con lei senza pensarci due volte. Dopo la separazione dal principe Carlo Trump – sostiene l’Huffington Post – cercò in tutti i modi di corteggiare Lady D e per diverso tempo inondò il suo appartamento di rose e orchidee al punto che la principessa cominciò a pensare a lui «come ad uno stalker». Trump e Lady Diana si incontrarono diverse volte. «Era una donna di una bellezza straordinaria, da top model – disse il tycoon – aveva l’altezza, la bellezza e la pelle…. tutto. Era anche matta, ma sai – aggiunse sempre ad HowardStern – queste sono cose di poca importanza».

La blue whale arriva nel Napoletano: la Procura di Torre Annunziata apre un’inchiesta

Anche in Campania arriva il primo caso di «blue whale», la balenottera blu che istiga al suicidio i teenager. Uno studente sedicenne di Torre Annunziata è stato salvato mentre avviava l’assurdo e violento «gioco» diffuso dal web. L’allarme è scattato due giorni fa, quando è arrivata una segnalazione direttamente alla Procura. Il giovane, residente nel centro storico oplontino e che frequenta un istituto superiore in città, era rimasto suggestionato dal servizio firmato dalle Iene in tv e aveva deciso di avviare il gioco della morte.

russian-girlUna serie di 50 prove in 50 giorni, fatte di gesti di autolesionismo, selfie in situazioni pericolose, sfide mortali, visione di film horror per sottrarre ore al sonno, suggestioni negative e, infine, l’insano gesto: lanciarsi nel vuoto dal palazzo più alto della città in cui si vive. Le vittime tutti teenager si affidano a una sorta di «tutor» che li adesca online, poi si parte dalla sveglia alle 4 del mattino, passando per i pericolosi tatuaggi con un temperino e si chiude con la morte del partecipante. Ideato nel 2015 in Russia, il folle gioco è tornato tristemente di «moda» nelle ultime settimane, con alcuni casi che si sono verificati prima all’estero e poi sul territorio italiano, infine il servizio andato in onda in tv che ha scatenato una serie di nuove pericolose emulazioni in varie parti d’Italia. E uno di questi casi è stato segnalato e riscontrato a Torre Annunziata. Il ragazzino, che vive una forte situazione di disagio sociale è affidato ai nonni dopo la separazione dei genitori ha confidato ad alcuni amici di essere rimasto particolarmente colpito da quanto raccontato in tv, tanto da aver avviato i contatti con per iniziare il suo tragico percorso nel «blue whale». Se all’inizio poteva sembrare uno scherzo di cattivo gusto, le varie ricerche fatte online avevano convinto lo studente di Torre Annunziata a cominciare. L’avrebbe fatto proprio ieri, con la prima prova. A salvarlo, però, sono stati alcuni amici e i nonni. Le sue confidenze, incessanti e preoccupantemente ossessive, hanno spinto alcuni compagni di classe a fare una segnalazione e ad avvisare i nonni del ragazzo, che è stato praticamente salvato prima di entrare nella spirale della balenottera blu. Sul caso, però, erano scattate immediatamente le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Un atto dovuto e urgente, avviato dal sostituto procuratore Emilio Prisco del pool di magistrati guidato dal procuratore Sandro Pennasilico e dall’aggiunto Pierpaolo Filippelli. Il ragazzo è stato ascoltato ed ha confermato il suo forte interesse e le sue intenzioni. Nelle prossime ore, saranno ascoltati anche gli amici che hanno inoltrato la segnalazione e gli stessi tutori del 16enne, per capire se dietro il suo omportamento si possano celare altre problematiche. Nel frattempo, però, le indagini proseguono. C’è da capire chi a parte il servizio televisivo possa aver dato informazioni allo studente di Torre Annunziata. Sono in corso accertamenti informatici sui contatti avuti dal ragazzo negli ultimi giorni. Le tracce lasciate sul web saranno decisive per l’inchiesta, poiché gli inquirenti hanno intenzione di capire se il primo caso in Campania possa essere l’ultimo oppure se ci sia qualcuno in zona ad aver iniziato il gioco della morte. L’idea è quella di bloccare subito l’eventuale «tutor» che si nasconde dietro l’assurdo meccanismo.

La maledizione del “palazzo della morte” colpisce ancora: Eloise muore accoltellata, 3 mesi fa un altro omicidio

C’è chi parla di maledizione e chi ha ribattezzato l’edificio “il palazzo della morte”. Quelle mura, infatti, sono state il teatro di due efferati omicidi in meno di tre mesi: uno scenario inquietante per gli abitanti del 640 West 153rd Street, di Harlem, e per coloro che cominciano a guardare con sguardo sinistro a quel palazzo che si affaccia sul Trinity Church, uno dei cimiteri di New York.

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Sabato notte la polizia è stata chiamata all’indirizzo dopo che alcuni vicini avevano sentito delle urla spaventose: quando gli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento al quarto piano hanno trovato Eloise Liz, 48 anni, stesa sul pavimento e priva di vita. la donna era stata più volte pugnalata al petto e gli agenti hanno rinvenuto una lunga scia di sangue in strada, probabilmente lasciata dall’assassino che è tuttora a piede libero.
I vicini hanno raccontato che Liz aveva tre figli, Leslie, Salvador e Michael, e la vedevano uscire spesso per portare a passeggio il suo cagnolino. La polizia era intervenuta allo stesso interno altre volte in passato: la più recente nel 2014 per una lite. Liz, inoltre, era una persona conosciuta dalle forze dell’ordine: era stata arrestata sei volte, quattro delle quali per prostituzione. Sotto choc gli abitanti del palazzo che si trovano per la seconda volta in pochi mesi a essere “coinvolti” in un omicidio: all’interno di un appartamento al terzo piano, a dicembre, Isaac Infante, 23 anni, ucciseo la 36enne Felicia Barahona, sua amante e sua ex insegnante, e Miguel, il figlio di 4 anni, che aveva avuto con lei. «Quello che sta succedendo in questo palazzo è spaventoso – ha detto Bernice Sosa che abita nell’edificio – Questo è troppo. Comincio a pensare che ci sia una maledizione».

Mara Carfagna, minacciata di morte su Facebook: “Finirai sotto terra”

Mara Carfagna è stata minacciata di morte su Facebook dopo aver pubblicato un post sul femminicidio. “Ieri Messina oggi Rimini, ieri il fuoco oggi l’acido”, aveva scritto la Carfagna sul proprio account social, commentando i recenti casi di cronaca che hanno avuto come vittime due giovani donne e invitando a “mettere un freno a quella che sta diventando una vera e propria mattanza”. L’appello della portavoce di Forza Italia non è passato inosservato e, oltre ai messaggi di apprezzamento, ha ricevuto anche un commento choc: “Finirai anche tu due metri sotto un terreno”.

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La minaccia non ha però intimorito la Carfagna che, in un secondo post, ha ribadito la sua posizione sul femminicidio: “La mia battaglia contro la barbarie e la violenza che continuano a colpire ancora troppe donne nel nostro Paese non si fermerà mai, perché mai mi rassegnerò all’idea che una donna possa ‘finire sotto terra’”.Tanti i messaggi di solidarietà inviati alla Carfagna da vari esponenti politici. “Solidarietà e vicinanza a @mara_carfagna minacciata di morte dopo post Facebook su #femminicidio. Anche denunciare #violenza genera violenza”, ha scritto su Twitter la presidente della Camera Laura Boldrini, da sempre in prima linea nella lotta contro la violenza sulle donne. “Solidarietà dal gruppo FI Camera alla collega Mara Carfagna, vittima di un episodio grave e inquietante. Rete non sia luogo fuori legge‬”, ha invece commentato il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta.

Sposa il milionario più vecchio di 25 anni, alla sua morte la brutta sorpresa

La nascita della loro relazione, quasi sei anni fa, fece molto scalpore: lui, anziano francese proprietario di beni per diversi milioni di euro ma da sempre dedito alla vita da eremita, lei agente immobiliare parigina con la passione del canto di venticinque anni più giovane. La querelle tra Sandrine Devillard e la famiglia di Marcel Amphoux si è conclusa con una brutta batosta legale per l’aspirante ereditiera. I dettagli sono raccontati dalla stampa locale e inglese.

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La donna, che aveva conosciuto l’anziano, solo e senza figli, mentre cercava di acquistare da lui alcune terre, lo aveva subito sedotto e poco tempo dopo i due convolarono a nozze. Nel 2012, però, Marcel morì in un terribile incidente stradale mentre viaggiava su un’auto guidata da un amico di Sandrine. A questo punto la donna pretese la parte di eredità che l’anziano le aveva promesso nel testamento. Lei, però, non vedrà un centesimo della ricchezza di Marcel.
Nel testamento, infatti, quanto promesso alla donna era stato cancellato poco prima della morte proprio per volere dello stesso Marcel, che decise di voler lasciare tutti i beni ad una cugina e ad alcuni vicini, contadini che vivevano e lavoravano non lontano dalla grotta dove l’anziano viveva in solitudine. La donna non si diede per vinta e decise di agire con una battaglia legale, ma dopo quattro anni un tribunale ha emesso la sentenza: nel testamento il nome non compare, Sandrine non ha diritto a nulla. Già all’epoca del fidanzamento le malelingue si erano sprecate, con la donna che le tentò tutte per convincere i vicini di Marcel delle proprie buone intenzioni. Arrivò addirittura a registrare un singolo, una canzone d’amore nel cui videoclip compare il suo Marcel.

Strage a Istanbul, Rita aveva predetto la sua morte: “Seguirò la mamma”

Rita Chami è una delle vittime dell’attentato di Capodanno a Istanbul. Libanese, è morta nel night club insieme al fidanzato. La sorella racconta le sue ultime drammatiche parole, che suonano adesso come profetiche. “Speriamo che ci divertiremo, la peggiore delle ipotesi è che morirò in uno scoppio e seguirò mamma”, avrebbe detto la Chami prima di partire per la Turchia.

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Alcuni media avevano parlato anche di un post, di cui però ora non ci sono più tracce. Chami aveva perso la madre, malata di crancro, da pochi mesi ed è morta tra le braccia del suo fidanzato Elias Wardini nell’assalto alla discoteca Reina. L’uomo, pur avendo la possibilità di fuggire, sarebbe tornato indietro dalla sua fidanzata facendole scudo con il suo corpo.

“Mia madre mi ha portato all’obesità e ad un passo dalla morte, pesavo 290 kg”

«Mia madre era così ossessionata dall’anoressia da portarmi a un passo dalla morte per via dell’obesità». Questo il racconto di una donna di 48 anni, Debbie Reason, di Warrington, in Inghilterra, riportato da Metro.co.uk.

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La donna racconta di un’infanzia ed un’adolescenza molto difficili: sua mamma, obesa, era ossessionata dal cibo e dalla paura di perdere peso. Per questo motivo la donna spinse la figlia a consumare pasti ipercalorici per tutto il giorno, portandola presto sulla strada dell’obesità. Né Debbie, né suo padre Michael, erano in grado di opporsi, nonostante anche le più semplici attività quotidiane stessero diventando imprese impossibili a causa del fisico. Una volta diventata adulta, Debbie arrivò a pesare oltre 290 kg. Ed è dopo i trent’anni che la donna decise di reagire e prendere una decisione. L’aveva promesso, d’altronde, a suo padre, che prima di morire per un male incurabile le aveva chiesto di sottoporsi a interventi chirurgici e liposuzione, ma facendolo a insaputa della madre.  Gli eventi, poi, precipitarono: la madre di Debbie, ormai provata dall’obesità, fu ricoverata d’urgenza a causa di varie complicazioni. A questo punto, Debbie decise di farsi operare per evitare di fare la fine della mamma, che morì in ospedale e nelle ultime ore le confessò: «Quando avevi trent’anni, i medici si offrirono di operarti, ma io rifiutai. Avevo paura di perderti, mi dispiace». Oggi Debbie, tra diete e operazioni, ha perso oltre 200 kg. Ora sta cercando di raccogliere le 60 mila sterline necessarie per un nuovo intervento che elimini la pelle in eccesso, l’ultimo brutto ricordo di un’obesità imposta e di una morte sfiorata: «Non rimprovero mia madre, ma la sua morte per me è stata la mia salvezza».