Anziana trovata in una pozza di sangue, indagato… un gatto per tentato omicidio

Una donna di 82 anni è stata trovata priva di sensi e in una pozza di sangue dalla figlia, a causa di vistose ferite al volto. Nell’abitazione della donna, però, non sono stati trovati segni di effrazione e ora la polizia sta indagando su un gatto per tentato omicidio.
Sì, avete capito bene: come riporta il Japan Times, gli inquirenti che indagano sul tentato omicidio dell’anziana Mayuko Matsumoto, starebbero concentrando le loro attenzioni su un gatto randagio.

3364592_2022_gatto_tentato_omicidioNei pressi dell’abitazione dell’82enne, che vive a Mifune, nella Prefettura di Kumamoto, si trova infatti una colonia felina di randagi e sotto gli artigli di uno di questi sono state rinvenute tracce di sangue e pelle umana. Le ferite, d’altronde, sembrano molto simili a quelle inferte dai graffi di un gatto.
Anche se non sono giunte conferme ufficiali da parte degli inquirenti, i media giapponesi riferiscono che le tracce rinvenute sotto le zampe del gatto sarebbero sottoposte ad analisi in laboratorio proprio in questi giorni.

La ‘vedova nera’ uccideva i suoi amanti col cianuro: condannata a morte, sarà impiccata

È stata condannata a morte per impiccagione Chisako Kakehi, la 70enne ‘vedova nera’ giapponese accusata dell’omicidio di tre uomini, uno dei quali era suo marito, e per aver tentato di ucciderne un quarto. La sentenza è stata emessa dalla Corte distrettuale di Kyoto, secondo la quale la donna ha fatto bere del cianuro «con un’intenzione omicida» alle sue vittime. «Si tratta di casi con premeditazione. Sono stati atroci e malevoli. Non ho altra scelta che imporre la pena suprema», ha stabilito la giudice Ayako Nakagawa, secondo la tv pubblica Nhk.

This May 2014 photo shows Chisako Kakehi. A Japanese court has sentenced the woman to hang in a serial poisoning murder case targeting elderly men, including her husband. Kakehi, 70, was convicted Tuesday, Nov. 7, 2017, of killing her husband and two ex-partners, as well as in attempted murder of a fourth victim between 2007 and 2013. (Kyodo News via AP)

Kakehi, che indossava un apparecchio acustico durante il processo, non ha mostrato emozione alla lettura della sentenza. I suoi avvocati, che hanno già annunciato il ricorso in appello, hanno cercato di sostenere la strada della demenza senile, presentandola come incapace di intendere e volere.
La corte ha però rigettato tale tesi, dal momento che la 70enne sceglieva uomini ricchi, per lo più anziani o malati, dai quali si faceva nominare beneficiaria delle polizze di assicurazione sulla vita, arrivando ad accumulare un patrimonio di circa un miliardo di yen (oltre 8 milioni di dollari). Proprio per questo i media giapponesi l’hanno definita la ‘vedova nera’, in riferimento all’omonimo esemplare di ragno femmina che dopo l’accoppiamento uccide e divora il maschio.

Omicidio Varani, Marco Prato suicida in carcere: il killer ha infilato la testa in un sacchetto

Il pr romano Marco Prato, autore dell’omicidio di Luca Varani dello scorso 4 marzo, si è tolto la vita. È accaduto ieri verso l’una di notte, nel carcere di Velletri dov’era detenuto in attesa di essere processato con il rito ordinario per il brutale omicidio compiuto assieme all’amico e complice Manuel Foffo (quest’ultimo già condannato in abbreviato a 30 anni). Omicidio Varani, Marco Prato accusa Foffo: “Ha fatto tutto lui, io succube. Voleva sbarazzarsi del corpo” Forse schiacciato dai sensi di colpa e per l’aver recentemente scoperto una grave malattia, Prato ha deciso di farla finita.

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Così si è recato in bagno, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica e ha inalato il gas contenuto nella bombola che è in dotazione ai detenuti per cucinare. Di fianco al cadavere un biglietto d’addio con cui il pr romano ha spiegato le ragioni del gesto. “Su di me sono state dette tante menzogne”, si legge nel foglietto in cui il ragazzo denuncia quello che ha vissuto come un vero e proprio “assedio mediatico”.
Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia sul cadavere del giovane. L’udienza del processo a carico di Prato era prevista per domani. Omicidio per il quale il trentenne pr si era sempre professato innocente e succube dell’amico. Il legale della famiglia Varani, l’avvocato Alessandro Cassiani, ha dichiarato: “è una tragedia nella tragedia e mi riferisco al povero Luca e ai suoi genitori. Non penso che il giovane pr si sia tolto la vita per rimorso e pentimento. Da quel punto di vista nè lui nè Manuel Foffo si sono comportati bene con i genitori di Luca. Credo piuttosto che alla base del suicidio ci siano piu’ fattori: fermo restando che il carcere era l’unica strada che lui e Foffo hanno meritato per la gravità del fatto loro attribuito, ritengo che abbiano pesato su Prato la lunga detenzione, l’estenuante attesa del processo che ha dovuto subire due rinvii per lo sciopero degli avvocati quando si sarebbe potuto chiudere in fretta optando per il rito abbreviato, come ha fatto l’altro imputato, e soprattutto il fatto che in udienza avrebbe deposto, su citazione della procura di Roma, lo stesso Foffo, che avrebbe scaricato sull’ex amico ogni responsabilità”. Omicidio Varani, i biglietti di Prato lasciati in hotel per i genitori: “C’è qualcosa di torbido dentro me” Sulla vicenda è intervento anche Michele Andreano, ex difensore di Manuel Foffo, incarico revocato appena tre mesi fa, che ha dichiarato: “è una notizia tragica ma io per mesi ho mandato fax e prodotto istanze con cui avevo segnalato il rischio a cui poteva andare incontro anche Manuel Foffo. Questa vicenda riapre la questione del controllo che alcuni detenuti devono necessariamente avere all’interno delle carceri. Attualmente Foffo è detenuto a Rebibbia in una struttura sorvegliata. Per Prato non so qualche fosse il regime a cui era sottoposto ma i controlli sono assolutamente necessari”. Il giovane aveva scelto di farsi processare con il rito ordinario, mentre il complice Foffo era già stato condannato a trenta anni di carcere con l’abbreviato. Il processo nei confronti di Prato è iniziato ad aprile scorso. In carcere Prato aveva scoperto di essere sieropositivo. Continuava a professarsi innocente dicendosi succube di Foffo. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per istigazione al suicidio. I magistrati intendono, inoltre, verificare se il regime di detenzione a cui era sottoposto il pr romano, che in passato aveva già manifestato tendenze suicide, fosse quello adeguato al caso.

La maledizione del “palazzo della morte” colpisce ancora: Eloise muore accoltellata, 3 mesi fa un altro omicidio

C’è chi parla di maledizione e chi ha ribattezzato l’edificio “il palazzo della morte”. Quelle mura, infatti, sono state il teatro di due efferati omicidi in meno di tre mesi: uno scenario inquietante per gli abitanti del 640 West 153rd Street, di Harlem, e per coloro che cominciano a guardare con sguardo sinistro a quel palazzo che si affaccia sul Trinity Church, uno dei cimiteri di New York.

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Sabato notte la polizia è stata chiamata all’indirizzo dopo che alcuni vicini avevano sentito delle urla spaventose: quando gli agenti hanno fatto irruzione nell’appartamento al quarto piano hanno trovato Eloise Liz, 48 anni, stesa sul pavimento e priva di vita. la donna era stata più volte pugnalata al petto e gli agenti hanno rinvenuto una lunga scia di sangue in strada, probabilmente lasciata dall’assassino che è tuttora a piede libero.
I vicini hanno raccontato che Liz aveva tre figli, Leslie, Salvador e Michael, e la vedevano uscire spesso per portare a passeggio il suo cagnolino. La polizia era intervenuta allo stesso interno altre volte in passato: la più recente nel 2014 per una lite. Liz, inoltre, era una persona conosciuta dalle forze dell’ordine: era stata arrestata sei volte, quattro delle quali per prostituzione. Sotto choc gli abitanti del palazzo che si trovano per la seconda volta in pochi mesi a essere “coinvolti” in un omicidio: all’interno di un appartamento al terzo piano, a dicembre, Isaac Infante, 23 anni, ucciseo la 36enne Felicia Barahona, sua amante e sua ex insegnante, e Miguel, il figlio di 4 anni, che aveva avuto con lei. «Quello che sta succedendo in questo palazzo è spaventoso – ha detto Bernice Sosa che abita nell’edificio – Questo è troppo. Comincio a pensare che ci sia una maledizione».

Altro che maledizione del 27: “Questi artisti sono stati uccisi dalla CIA”

Gli autorevoli esponenti del ‘Club 27’, ma anche altri artisti tragicamente scomparsi a età diverse. Lo scrittore John Potash lancia accuse molto pesanti alla CIA nel suo ultimo libro, ‘Drugs as Weapons Against Us’ (‘Le droghe usate come armi contro di noi’). E sostiene che non si tratti di tragiche scomparse dovute a depressione o a una vita di eccessi.

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Potash era andato giù duro già alcuni anni fa, quando pubblicò un libro in cui sosteneva che le uccisioni di alcuni rapper, tra cui Tupac Shakur, non fossero dovute a scontri tra le fazioni della West e della East Coast, ma bensì ad un disegno perfettamente orchestrato dall’FBI, con lo scopo di reprimere il consenso dell’opinione pubblica nei confronti delle istanze rivendicate dagli afroamericani (e di cui i rapper erano i migliori ‘megafoni’ davanti al pubblico).
Ora, però, nuove ombre vengono gettate sulle morti di altri personaggi celebri: da John Lennon a Amy Winehouse, passando per Jimi Hendrix. Il caso più eclatante, tra quelli citati da Potash, riguarda però Kurt Cobain. Ufficialmente, il leader dei Nirvana è morto suicida a causa della depressione che lo aveva portato a cadere di nuovo nelle droghe pesanti. Una versione che sarebbe smentita dall’autore, che nel libro spiega: «Si era disintossicato, in quel periodo era pulito ed era pronto a fare da testimonial contro la dipendenza da eroina. All’inizio degli anni ’90, però, era la stessa CIA a pubblicizzare quella droga, così come fece trent’anni prima con gli acidi». Per Potash non si tratta di un suicidio: «Fu ucciso, e l’omicidio fu orchestrato alla perfezione della CIA. Era un personaggio scomodo, in quanto ex tossicodipendente pronto a influenzare i giovani e perché aveva una visione del mondo considerata troppo di sinistra per l’establishment americano». Accuse indubbiamente pesanti, ma tutte da verificare.

Sesso a tre con minorenni a pagamento: il Pr Claudio Nucci condannato a 15 anni

Condanna a 15 anni di reclusione, oltre a 30 mila euro di multa, per Claudio Nucci, il pr romano di 56 anni arrestato nello scorso febbraio con l’accusa di aver fatto sesso con tre ragazzi minorenni in cambio di soldi. La sentenza, emessa a conclusione del procedimento tenutosi con il rito abbreviato, è del gup Giacomo Ebner, il quale ha anche disposto il risarcimento in separata sede per le parti lese. Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesta la condanna a 18 anni di reclusione.

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Prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico i reati contestati a Nucci, oggi presente in aula, dal pm Albamonte. L’imputato doveva rispondere di aver adescato i tre giovani, residenti tra Ponte Milvio e Roma Nord, ed aver fatto, e filmato, atti sessuali con loro. L’uomo, frequentatore e animatore della movida di Roma Nord aveva tra i suoi quattromila contatti Fb anche Marco Prato, arrestato per l’omicidio di Luca Varani, nel quartiere Collatino. Nei confronti di Nucci proseguono gli accertamenti per verificare se altri minorenni siano stati coinvolti nel suo giro di attività sessuali.  Dall’esame degli sms emerse che Nucci chiedeva ai giovanissimi di inviargli anche loro foto e video in cui erano ritratti in atteggiamenti sessuali. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip rileva come “le attività tecniche di intercettazione – si legge nel provvedimento – hanno consentito di accertare che l’indagato ha avuto contatti recentissimi con minori nonché con numerosi altri ragazzi di sesso maschile non identificati, ma presumibilmente minorenni in relazione ai quali il pm riferisce essere necessarie ulteriori attività d’indagine”. Ciò, si evidenzia nell’ordinanza, rende necessaria la misura cautelare in carcere relativamente alla capacità di reiterare i reati contestati, ovvero prostituzione minorile aggravata e pornografia minorile.

Bossetti, scambio di lettere ‘hard’ con una detenuta

Nuovi guai per Bossetti. Il pm Letizia Ruggeri ha chiesto alla Corte che siano acquisite nel processo alcune lettere che si sono scritti nel corso di questi mesi una detenuta nel carcere di Bergamo, tale Gina, e Massimo Bossetti, imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio.

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Le lettere, a quanto si è appreso, avrebbero risvolti talvolta ‘hard’ e conterrebbero riferimenti ad argomenti sessuale simili a quelli cercati nei due computer trovati in casa del muratore dopo il suo fermo, il 16 giugno scorso. Sull’acquisizione delle lettere i giudici decideranno il prossimo 22 aprile.

Brenda, la sexy fuggitiva ricercata dall’FBI: “Aiutateci a trovarla”, poi la notizia

Si chiama Brenda Delgado, è messicana ed è considerata la fuggitiva più sexy al mondo. È ricercata dall’Fbi per omicidio e l’organizzazione federale americana ha lanciato una richiesta di aiuto sul web tramite il loro profilo twitter.

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È tra i 10 fuggiaschi più ricercata negli Usa. La ricompensa per la cattura della donna è di 100mila dollari. L’accusa è quella di aver organizzato l’omicidio della nuova fidanzata suo ex compagno, Kenda Hatcher, uccisa da un killer professionista. I motivi sono riconducibili alla gelosia. L’uomo infatti stava per sposare la sua nuova fiamma. Il killer è stato catturato, Brenda invece si è data alla fuga. Questo fino al nuovo annuncio arrivato sempre su Twitter: “Brenda Delgado è stata arrestata in Messico…”.

Strangolato in scena: è morto Raphael, il 27enne attore lombardo

La procedura di accertamento di morte cerebrale per l’attore Raphael Schumacher iniziata alle 14.15, si è conclusa alle 20.15. Il 27enne era rimasto strangolato in scena durante uno spettacolo domenica scorsa. Lo ha reso noto poco fa l’Azienda ospedaliero universitaria pisana con l’ultimo bollettino medico.

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«Sia la famiglia che la procura della repubblica – ha aggiunto l’Aoup – hanno autorizzato la donazione degli organi ma la loro effettiva prelevabilità sarà oggetto di valutazione clinica che andrà avanti nel corso della notte». Con la morte del giovane cambierà anche il capo d’imputazione sul fascicolo contro ignoti che la procura ha aperto nei giorni scorsi: da lesioni gravissime colpose a omicidio colposo. L’ipotesi privilegiata dagli inquirenti è che si sia trattato di un tragico incidente in scena: Schumacher, 27 anni, originario della provincia di Como, aveva scelto di rappresentare un monologo sul disagio esistenziale di un adolescente che si concludeva con la simulazione di un’impiccagione.

Uccide i genitori a coltellate nel Milanese Una famiglia consumata da alcol e violenze

Duplice omicidio avvenuto nella notte in una casa di Sesto San Giovanni, comune nell’hinterland di Milano. Un giovane di 26 anni, Davide Mugnos, ha ucciso a coltellate i propri genitori. Il ragazzo, che sembra sia stato colto da un raptus, è stato arrestato.

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Quando i carabinieri lo hanno fermato era ancora nell’appartamento, in evidente stato confusionale. Durante l’interrogatorio ha confessato.Il fatto è avvenuto alle 3:45, quando i vicini di casa hanno sentito le urla provenire dall’appartamento e hanno chiamato la polizia. I due coniugi uccisi si chiamavano Giuseppe Mugnos, di 62 anni, e Francesca Re, di 60 anni.
“Era molto aggressivo”. Così una vicina di casa parla del giovane che ha ucciso a coltellate il padre e la madre. “Con me è sempre stato gentile, forse perché io non l’ho mai preso di petto. Era un po’ aggressivo, ma io lo lasciavo stare e così non ho mai avuto problemi. Sua madre era una persona deliziosa”, ha raccontato un’altra vicina.
Famiglia consumata da alcol e violenza – E’ drammatico il contesto in cui è maturato il duplice omicidio. Il padre alcolista e violento con la madre, prima, e poi malato di cirrosi e immobilizzato a letto. Il figlio diventato a sua volta dipendente da alcol e cannabis e poi caduto nel baratro della depressione.
Il 26enne, disoccupato, per anni in cura al Cps, era rientrato da poco da una casa di cura di Frosinone. Sua madre voleva che tornasse in comunità perché era diventato troppo aggressivo.
La dinamica – Intorno alle 2.30 del mattino, Davide si trovava in cucina con sua madre, con la quale stava litigando ferocemente. A un certo punto ha preso un coltello da cucina e l’ha ferita. La donna ha cercato in tutti i modi di difendersi e la lotta sarebbe durata a lungo, fin quando la 60enne non è caduta a terra priva di vita.
In camera da letto Giuseppe Mugnos ha sentito tutto ma non ha potuto fare nulla se non aspettare che il figlio entrasse e uccidesse anche lui. Negli anni l’alcolismo lo aveva portato alla cirrosi, con conseguente perdita di entrambe le gambe e cecità diffusa.
Quando i poliziotti sono arrivati, Davide era mezzo nudo in casa, ancora sporco di sangue nonostante si fosse fatto una doccia. Non ha opposto resistenza e poi, davanti al Pm di Monza Michele Troiani, ha ammesso le sue responsabilità.