“Instagram mi ha salvato la vita”: la storia di una 20enne guarita dall’anoressia

È viva per miracolo Emelle Lewis, una studentessa di psicologia di Huddersfield, Gran Bretagna, così ossessionata dal suo peso corporeo da finire nell’incubo dell’anoressia e arrivare a 31 kg.

23561568_1940380606215712_2651191262175827213_nEmelle aveva solo 15 anni ha iniziato a dimagrire perché si sentiva “grassa e brutta”. Ha eliminato drasticamente le calorie e ha frequentato ossessivamente la palestra. Ha rischiato di morire per poi cercare una rinascita grazie alle storie di ragazze come lei su Instagram. Sul loro esempio ha provato a raccontarsi e a cercare di guarire.
“Tutto è iniziato al liceo – ha raccontato Emelle al Daily Mail – Mi sentivo troppo grassa. Le mie amiche erano fidanzate. Io, invece, non riuscivo a trovare un ragazzo”. Da quel momento è caduta nella trappola: si nutriva di gallette di riso, insalata e cereali. Si rifiutava di farsi curare e pensava che il resto del mondo le volesse rovinare la vita.
Era così magra che doveva indossare i suoi vestiti da bambina, ma era convinta di dover bruciare costantemente le calorie e di non poter stare mai seduta: “Quando ero malata, non pensavo di essere io il problema. Credevo di poter condurre una vita normalissima, nonostante la mia magrezza”. Poi è arrivata la svolta: “Mi ricordo che, un giorno, ero coricata e pensavo che sarei morta da un momento all’altro. Mi sono detta: ‘Non ti sei ancora realizzata. È veramente questa la fine che vuoi fare?’ No, non era quella… È stato molto difficile, ma da quel momento qualcosa nella mia testa è cambiato”.
Ora Emelle sta meglio e ha deciso di raccontare la sua storia per sensibilizzare l’opinione pubblica e persuadere altre ragazze come lei: “Adesso sto bene con me stessa. Mi piace il mio corpo. Anche se per un po’ di tempo ho dovuto ignorare la mia mente. Sono una persona più forte di prima e vedo il mondo con occhi diversi. La vita è troppo breve, non sprecatela”.

Giappone, uccide i figli neonati e li seppelisce nel cemento: dopo 20 anni la terribile verità

Mayumi Saito, una 53enne di Neyagawa, in Giappone, viveva da 25 anni ossessionata da un rimorso che non la abbandonava mai e che rischiava di farla impazzire. Lunedì mattina, quando ha sentito che la sua mente stava per cedere sotto il peso di quel tormento sotterraneo di cui non aveva mai parlato a nessuno e che la consumava giorno dopo giorno, è andata a costituirsi alla polizia e si è finalmente liberata come un fiume in piena, confessando tutto: tra il 1992 e il 1997 aveva partorito in casa quattro bambini, li aveva uccisi e nascosti in quattro bidoni, riempiti con il cemento e collocati nel suo condominio.

3380924_ap-imageGli agenti sono andati a verificare e hanno appurato che nei bidoni c’erano ancora i resti dei neonati. Il giorno dopo Mayumi è stata arrestata per l’abbandono dei cadaveri: altre accuse verranno formulate man mano che le indagini andranno avanti, com’è consuetudine in Giappone.
La donna, tormentata dai sensi di colpa, ha raccontato di aver soppresso i piccoli perché si sentiva troppo povera per poterli allevare e di aver fatto tutto da sola, non avendo mai rivelato al partner (che sarebbe il padre di tutti e quattro i piccoli) di essere incinta. Per verificare questa circostanza, l’uomo sarà interrogato. Attualmente Mayumi, che si mantiene grazie a un lavoro part-time e ai sussidi sociali, vive con un figlio adolescente, mentre un altro è andato via da casa. «Più di una volta – ha raccontato – ho pensato di uccidermi per il rimorso: non l’ho fatto esclusivamente perché non potevo lasciare solo mio figlio».
Sebbene il Giappone sia la terza economia a livello mondiale, la povertà nel Paese è ancora un grave problema, specialmente tra le donne, che non possono contare su un sistema efficiente di assistenza all’infanzia e di sostegni sanitari.

Prof bombarda gli studenti di foto hot e li minaccia: “Se non fate sesso con me vi boccerò”

Si ritrova davanti all’incubo di dover passare i prossimi 40 anni in carcere la professoressa 40enne che per mesi ha bombardato via Whatsapp diversi suoi studenti minorenni con centinaia di proprie foto sexy corredate da una promessa che aveva tutti i contorni del ricatto: se farete sesso con me non vi boccerò.

3374961_Schermata_2017-11-18_alle_14_43_13Yokasta M., docente in un liceo di Medellin, la seconda città più grande della Colombia, era così ossessionata dall’idea di andare a letto con quei ragazzi che vedeva tutti i giorni in classe da perdere imprudentemente ogni ritegno: prima si è scattata un’infinità di selfie in cui appariva seminuda, in pose al limite del porno, poi li ha inviati sui telefonini dei suoi alunni, infischiandosene del fatto che quelle foto, se divulgate, avrebbero potuto rovinarla. In un primo momento la sua strategia è sembrata “vincente”: sono tanti, infatti, i ragazzi che, tra gennaio e aprile 2016, si sono fatti convincere e hanno accettato la proposta della professoressa che, incurante anche del fatto di essere sposata e di poter essere scoperta dal marito, li ha portati ripetutamente in casa propria dove li ha coinvolti in torride performance di sesso.
Il delirio sessuale di Yokasta è stato spezzato dopo alcuni mesi, quando, come era prevedibile che potesse accadere, il padre di uno dei ragazzi coinvolti ha controllato il cellulare del figlio, ha scoperto le foto e ha denunciato la vicenda alla polizia. Immediatamente licenziata dalla scuola e arrestata dalle forze dell’ordine per estorsione e abusi sessuali su minori, la docente è stata ora condannata a 40 anni. Senza contare che il marito, scioccato dall’aver scoperto la doppia vita della moglie, ha chiesto il divorzio. Dopo l’arresto le immagini e un video YouTube sono stati diffusi sui social da uno studente che li ha postati con il commento: «Questa è la professoressa Yokasta, che aveva detto che ci avrebbe bocciati se non avessimo fatto sesso con lei». La vicenda, inutile dirlo, è diventata virale sul web, soprattutto nel Sud America: tra i tanti commenti ce ne sono molti di persone che, pur biasimando il comportamento di Yokasta, pensano che la condanna a 40 anni sia eccessiva.

“Mia madre mi ha portato all’obesità e ad un passo dalla morte, pesavo 290 kg”

«Mia madre era così ossessionata dall’anoressia da portarmi a un passo dalla morte per via dell’obesità». Questo il racconto di una donna di 48 anni, Debbie Reason, di Warrington, in Inghilterra, riportato da Metro.co.uk.

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La donna racconta di un’infanzia ed un’adolescenza molto difficili: sua mamma, obesa, era ossessionata dal cibo e dalla paura di perdere peso. Per questo motivo la donna spinse la figlia a consumare pasti ipercalorici per tutto il giorno, portandola presto sulla strada dell’obesità. Né Debbie, né suo padre Michael, erano in grado di opporsi, nonostante anche le più semplici attività quotidiane stessero diventando imprese impossibili a causa del fisico. Una volta diventata adulta, Debbie arrivò a pesare oltre 290 kg. Ed è dopo i trent’anni che la donna decise di reagire e prendere una decisione. L’aveva promesso, d’altronde, a suo padre, che prima di morire per un male incurabile le aveva chiesto di sottoporsi a interventi chirurgici e liposuzione, ma facendolo a insaputa della madre.  Gli eventi, poi, precipitarono: la madre di Debbie, ormai provata dall’obesità, fu ricoverata d’urgenza a causa di varie complicazioni. A questo punto, Debbie decise di farsi operare per evitare di fare la fine della mamma, che morì in ospedale e nelle ultime ore le confessò: «Quando avevi trent’anni, i medici si offrirono di operarti, ma io rifiutai. Avevo paura di perderti, mi dispiace». Oggi Debbie, tra diete e operazioni, ha perso oltre 200 kg. Ora sta cercando di raccogliere le 60 mila sterline necessarie per un nuovo intervento che elimini la pelle in eccesso, l’ultimo brutto ricordo di un’obesità imposta e di una morte sfiorata: «Non rimprovero mia madre, ma la sua morte per me è stata la mia salvezza».

Miss Italia: “Ossessionata da una parte del corpo degli uomini”

Alice Sabatini si racconta sulle pagine di Diva e Donna e ammette alcuni simpatici particolari che fanno parte della sua personalità.

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Miss Italia avrebbe una vera e propria ossessione per i piedi degli uomini: “L’uomo non deve avere un dito del piede più lungo dell’alluce – ammette Alice Sabatini a Diva e Donna svela la sua fissazione -. Ho una vera ossessione per i piedi – continua Miss Italia – Ho una repulsione per unghie nere e calli. Sarà che ho avuto due fidanzati calciatori e il mio ex aveva sempre l’alluce distrutto, senza unghia. Che schifo. Mi fa impressione essere toccata, anche sfiorata con piedi brutti. Una volta mi piaceva un ragazzo ma ho guardato in basso e mi è passata la poesia”.