Arrestato il figlio di Jean-Claude Van Damme: ha 21 anni, ecco cosa ha combinato

Aggredisce il coinquilino e finisce in manette. Protagonista della violenta vicenda è Nicholas Van Varenberg, 21 anni, figlio del noto attore e campione di arti marziali Jean-Claude Van Damme.

jean-vandamme-figlio_13152309Il giovane è stato denunciato lo scorso 10 settembre dopo che i vicini hanno chiamato la polizia a causa di rumori molesti e schiamazzi nel cuore della notte. Gli agenti, entrando nell’appartamento di Tempe, negli Usa, un cui viveva il 21enne insieme a un altro ragazzo, hanno notato tracce di sangue e poi il coinquilino che accusava Van Varemberg di averlo picchiato.
Nicholas, secondo quanto riporta la stampa locale, è stato trovato in possesso di stupefacenti ed è stato arrestato con l’accusa di aggressione. Ora si trova in carcere, in attesa del processo, e sembra che fino ad adesso nessuno della famiglia abbia pagato la cauzione.

Tara perde oltre 60 kg in 18 mesi, ora è irriconoscibile. Ecco come ha fatto

«Prima ero dipendente dal cibo, ora la mia unica dipendenza è quella per l’attività fisica. Ogni progresso graduale mi ha dato la forza per cambiare aspetto e stile di vita». Tara Kavanagh, 35enne mamma di Rapid City, nel South Dakota, fino a un anno e mezzo fa pesava oltre 135 kg, ma c’è stato un evento che l’ha portata a prendere coscienza di dover fare qualcosa per cambiare la propria situazione e oggi, dopo aver perso più di 60 kg, è del tutto irriconoscibile.

mamma-obesa-perde-peso-irriconoscibile_21110455La donna, infatti, non faceva altro che stare in casa e mangiare cibo poco sano, soprattutto prodotti di fast food. La morte di un amico, che come lei era affetto da obesità, ha fatto scattare qualcosa in Tara: «Ho capito che la vita è breve e va vissuta come merita, non potevo continuare così e rischiare di morire. Così ho iniziato a scoprire il cibo salutare e ho iniziato a fare attività fisica con un tapis roulant all’interno della mia casa».
Il processo di trasformazione, tuttavia, è stato lento e graduale, e per nulla facile: «All’inizio camminavo lentamente, ma quando ho visto i primi, piccoli progressi, ho iniziato ad allenarmi sempre più duramente, abbandonando il cibo spazzatura. Combattere l’obesità non è stato facile: in quest’ultimo anno ho letteralmente distrutto tre diversi macchinari ma sono fiera di quello che ho fatto e spero di essere un esempio per molti».
«Sono sempre stata sovrappeso, al liceo arrivai ad accettare la cosa come se fosse normale, anche perché nella mia famiglia quasi tutti erano al limite dell’obesità» – spiega ancora la donna, riportata dal Mirror – «Ora, però, ho capito che non voglio abbandonare la strada verso la salute e la felicità. Mi sembra incredibile poter fare, adesso, tante cose che prima non avrei potuto permettermi: dallo sci nautico all’aerobica, passando per l’escursionismo con la mia famiglia. Non voglio certo fermarmi qui, ho capito quanto sia davvero importante la salute e il benessere fisico».

Omicidio Varani, Marco Prato suicida in carcere: il killer ha infilato la testa in un sacchetto

Il pr romano Marco Prato, autore dell’omicidio di Luca Varani dello scorso 4 marzo, si è tolto la vita. È accaduto ieri verso l’una di notte, nel carcere di Velletri dov’era detenuto in attesa di essere processato con il rito ordinario per il brutale omicidio compiuto assieme all’amico e complice Manuel Foffo (quest’ultimo già condannato in abbreviato a 30 anni). Omicidio Varani, Marco Prato accusa Foffo: “Ha fatto tutto lui, io succube. Voleva sbarazzarsi del corpo” Forse schiacciato dai sensi di colpa e per l’aver recentemente scoperto una grave malattia, Prato ha deciso di farla finita.

WCENTER 0CROBEBJTZ - - chill - chill chill -

Così si è recato in bagno, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica e ha inalato il gas contenuto nella bombola che è in dotazione ai detenuti per cucinare. Di fianco al cadavere un biglietto d’addio con cui il pr romano ha spiegato le ragioni del gesto. “Su di me sono state dette tante menzogne”, si legge nel foglietto in cui il ragazzo denuncia quello che ha vissuto come un vero e proprio “assedio mediatico”.
Il magistrato di turno ha disposto l’autopsia sul cadavere del giovane. L’udienza del processo a carico di Prato era prevista per domani. Omicidio per il quale il trentenne pr si era sempre professato innocente e succube dell’amico. Il legale della famiglia Varani, l’avvocato Alessandro Cassiani, ha dichiarato: “è una tragedia nella tragedia e mi riferisco al povero Luca e ai suoi genitori. Non penso che il giovane pr si sia tolto la vita per rimorso e pentimento. Da quel punto di vista nè lui nè Manuel Foffo si sono comportati bene con i genitori di Luca. Credo piuttosto che alla base del suicidio ci siano piu’ fattori: fermo restando che il carcere era l’unica strada che lui e Foffo hanno meritato per la gravità del fatto loro attribuito, ritengo che abbiano pesato su Prato la lunga detenzione, l’estenuante attesa del processo che ha dovuto subire due rinvii per lo sciopero degli avvocati quando si sarebbe potuto chiudere in fretta optando per il rito abbreviato, come ha fatto l’altro imputato, e soprattutto il fatto che in udienza avrebbe deposto, su citazione della procura di Roma, lo stesso Foffo, che avrebbe scaricato sull’ex amico ogni responsabilità”. Omicidio Varani, i biglietti di Prato lasciati in hotel per i genitori: “C’è qualcosa di torbido dentro me” Sulla vicenda è intervento anche Michele Andreano, ex difensore di Manuel Foffo, incarico revocato appena tre mesi fa, che ha dichiarato: “è una notizia tragica ma io per mesi ho mandato fax e prodotto istanze con cui avevo segnalato il rischio a cui poteva andare incontro anche Manuel Foffo. Questa vicenda riapre la questione del controllo che alcuni detenuti devono necessariamente avere all’interno delle carceri. Attualmente Foffo è detenuto a Rebibbia in una struttura sorvegliata. Per Prato non so qualche fosse il regime a cui era sottoposto ma i controlli sono assolutamente necessari”. Il giovane aveva scelto di farsi processare con il rito ordinario, mentre il complice Foffo era già stato condannato a trenta anni di carcere con l’abbreviato. Il processo nei confronti di Prato è iniziato ad aprile scorso. In carcere Prato aveva scoperto di essere sieropositivo. Continuava a professarsi innocente dicendosi succube di Foffo. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per istigazione al suicidio. I magistrati intendono, inoltre, verificare se il regime di detenzione a cui era sottoposto il pr romano, che in passato aveva già manifestato tendenze suicide, fosse quello adeguato al caso.

“Vergogna, voglio giustizia!”: Corona furioso in aula, il giudice lo caccia. Poi le scuse

«Vergogna, voglio giustizia». Sono solo alcune delle parole urlate in aula da Fabrizio Corona all’ inizio dell’udienza del processo che lo vede imputato per quei 2,6 milioni di euro trovati in parte in un controsoffitto in parte in Austria e nel quale oggi è prevista la requisitoria del pm Alessandra Dolci.

Corona-800x445Dopo le grida dell’ex ‘re dei paparazzi’, nervoso a causa di una produzione di atti da parte dell’accusa, il presidente del collegio Guido Salvini ha deciso di interrompere momentaneamente l’udienza e di disporre che l’ex agente fotografico venisse portato fuori dall’aula. Il pm, tra l’altro, dopo alcune osservazioni dei difensori di Corona, aveva deciso di rinunciare alla produzione dei nuovi atti perché, ha spiegato, «io voglio concludere oggi» con la requisitoria e la richiesta di pena. Il giudice Salvini, prima di interrompere l’udienza, aveva detto: «Corona questa è un’ udienza importante per lei, stia tranquillo». L’imputato, invece, da tempo ormai lamenta errori da parte della polizia e della Procura nell’inchiesta.
Già in molte udienze Corona aveva spesso alzato la voce, ma i giudici erano sempre riusciti a tenerlo a freno e non era mai arrivato al punto di gridare, come ha fatto oggi, contro il pm e contro gli investigatori. Ad un certo punto, tra l’altro, si è anche divincolato per un attimo dagli agenti di polizia penitenziaria che cercavano di farlo smettere di urlare e di muoversi. Il pm avrebbe voluto produrre degli atti relativi a celle telefoniche, ma poi ha rinunciato date le osservazioni delle difese e il nervosismo di Corona, «perché io oggi voglio concludere». Già nelle scorse udienze l’ex ‘fotografo dei vip’ se l’era presa spesso con alcuni investigatori della polizia – che hanno redatto anche la relazione che il pm voleva produrre – perché, a suo dire, avrebbero indagato soltanto su di lui, cercando anche contatti con la criminalità organizzata, ma non sulla bomba carta che esplose sotto casa sua lo scorso agosto.
RIAMMESSO IN AULA È stato riammesso in aula Fabrizio Corona, dopo che era stato allontanato a causa di urla e altre «intemperanze», e ora potrà ascoltare la requisitoria del pm Alessandra Dolci che inizierà a breve e terminerà con le richieste di pena dopo circa un’ora di intervento. Al presidente del collegio Guido Salvini, che ha chiesto alla difesa se l’imputato «volesse assistere ora tranquillamente e rispettosamente alla discussione» del pm, il legale Ivano Chiesa ha risposto: «Sì, lui si scusa, si è scusato, ha perso la pazienza, purtroppo è il suo carattere e gli è già costato caro». Il giudice ha ricordato ai difensori che se si renderà necessario un altro allontanamento, «l’espulsione a quel punto sarà definitiva». Oggi, oltre al pm, parlerà anche uno dei due legali di Corona, l’avvocato Luca Sirotti, mentre Chiesa interverrà l’8 giugno, così come il legale di Francesca Persi (collaboratrice dell’ex agente fotografico e imputata), l’avvocato Cristina Morrone. La sentenza, invece, è prevista per il 12 giugno.

Belen scortata da quattro carabinieri al processo Corona: esposto Codacons alla Corte dei Conti

Nel corso del processo a Fabrizio Corona per i 2,6 milioni in contanti ritrovati in parte nel controsoffitto, ieri è stata chiamata a testimoniare anche Belen Rodriguez. Tra le tante immagini che la hanno immortalata dentro e fuori dal Tribunale, spicca l’immagine di Belen scortata da quattro carabinieri.

Belen scortata da quattro carabinieri esposto Codacons alla Corte dei Conti_12115522

Il Codacons annuncia che presenterà esposto alla Corte dei Conti in merito all’accaduto, nonché richiesta di chiarimenti al Ministero della Difesa sull’utilizzo del personale di giustizia. “Chiediamo spiegazioni in merito a quanto accaduto – spiega il Codacons – Non abbiamo nulla contro Belen o contro la sua presenza in Tribunale, desideriamo solo avere delucidazione da chi di dovere, in merito al cospicuo utilizzo del personale di giustizia solamente per accompagnare Belen fuori dal Tribunale. Dopo i noti fatti di cronaca accaduti anche all’interno del Tribunale di Milano, riteniamo necessario che il personale di giustizia si occupi di garantire la sicurezza di tutti gli avvocati, magistrati e tutti i cittadini che per un motivo o per l’altro si trovano all’interno del Tribunale. Presenteremo esposto alla Corte dei Conti e desideriamo chiarimenti dal Ministero della Difesa in merito.”

“Corona è stato incastrato, voleva cambiare vita”

“Fabrizio voleva risollevarsi completamente e stava risolvendo i suoi problemi per poi ripartire”. Questa la tesi di Silvia Provvedi, la fidanzata di Fabrizio Corona, intervistata da Mattino 5 in occasione del processo dell’ex re dei paparazzi.

silvia-provvedi-le-donatella

“Poi ci hanno messo una bomba carta sotto casa ma Fabrizio da aggredito è diventato condannato. Spero che i giudici facciano chiarezza”, continua la Provvedi.
Luigi Favoloso, fidanzato della modella Nina Moric, ex moglie dell’ex agente fotografico, è accusato dallo stesso Corona di aver messo una bomba carta sotto casa sua lo scorso agosto. Un episodio che ha fatto scattare le indagini che hanno portato di nuovo in carcere l’ex ‘fotografo dei vip’ per quei 2,6 milioni di euro in contanti trovati in un controsoffitto e in parte anche in Austria. Lo scorso 11 aprile, Corona in aula, a proposito dell’attentato subito, aveva detto: «Penso che sia stato il fidanzato della mia ex moglie». Il «movente», stando alla sua versione, «era quello di ottenere la custodia di mio figlio e toglierla a me».

Gigi D’Alessio verso il processo: evasione fiscale da 6 milioni

Un’evasione fiscale milionaria porta il cantante Gigi D’Alessio a un passo dal banco degli imputati. Il pm Saverio Francesco Musolino ha infatti firmato una richiesta di rinvio a giudizio a carico dell’artista che, insieme ad altre quattro persone, rischia ora di finire a processo. Per la procura, D’Alessio e soci non avrebbero dichiarato i redditi di una società del cantante, la “GGD Productions srl”, occultando o distruggendo le scritture contabili relative all’anno 2010. Il fatturato “nascosto” sarebbe pari a più di 6 milioni. L’evasione contestata dagli inquirenti, invece, ammonterebbe a 997mila e 581 euro per quanto riguarda l’Ires e 770mila e 613 euro in relazione all’Iva.

foto_571145_550x340

Nel capo d’imputazione notificato nei giorni scorsi al musicista, si legge che, in concorso con altre quattro persone, il cantante «al fine di consentire alla società “GGD Productions srl” di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto» avrebbe «alienato con atto notarile del 21 aprile 2010» le quote dell’azienda a un prestanome che, con un atto successivo, «alienava simulatamente tali partecipazioni a una società di diritto americano con sede in Delawere, cui apparentementemente veniva consegnata la documentazione contabile e amministrativa». Per il pm Musolino e per i finanzieri del Nucleo tutela entrate, in questo modo, le «scritture» sarebbero state «distrutte o comunque occultate». Il tutto per non consentire la ricostruzione del volume d’affari della società. L’azienda avrebbe così evitato di denunciare redditi per più di 6 milioni, presentando un’infedele dichiarazione fiscale.
Uno dei soci del cantante è anche accusato di simulazione di reato. In una denuncia presentata ai carabinieri il 17 marzo 2014, infatti, ha dichiarato che i documenti contabili della società erano all’interno di una macchina che gli era appena stata rubata. Per la procura, si tratterebbe di una menzogna. Ora, la decisione passa nelle mani del gup.

Delitto di Garlasco, nuove analisi: “Il dna sotto le unghie di Chiara non è di Alberto Stasi”

La famiglia di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, chiederà la riapertura del processo sulla base dei risultati di una nuova perizia, secondo la quale le tracce di dna rinvenute sotto le unghie della ragazza non sono di Stasi. Lo riporta oggi il Corriere della Sera, precisando che la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, ha fornito al giornale i risultati di nuove analisi condotte dalla difesa.

news_img1_79647_garlasco

In base alle nuove analisi, condotte da un genetista su incarico dello studio legale Giarda che si è affidato ad una società di investigazioni di Milano, quel dna dovrebbe essere di un giovane che conosceva Chiara Poggi. Alberto Stasi è detenuto nel carcere di Bollate da un anno. Oggi ha 38 anni, all’epoca dei fatti aveva 24 anni. Il 12 dicembre del 2015 la Cassazione ha confermato nei suoi confronti la condanna a 16 anni per omicidio, mettendo la parola fine a una vicenda processuale durata 14 anni, nel corso della quale Stasi è stato anche due volte assolto. Ora il caso potrebbe riaprirsi. La mamma di Stasi presenterà un esposto per chiedere la revisione del processo sulla base di una prova che considera risolutiva per l’ innocenza del figlio. Le nuove indagini difensive sono partite dall’esito dalla perizia del tribunale relativa al dna trovato in piccoli frammenti sotto le unghie di Chiara che in un primo momento gli investigatori non erano riusciti ad analizzare nella sua completezza. È stata successivamente la Corte d’Appello di Milano nel processo-bis a disporre una nuova perizia, eseguita dal professore Francesco De Stefano, e a identificare dna maschile in quelle tracce. Forse addirittura appartenenti a due persone. Campioni confrontati nel settembre 2014 con quello di Stasi e risultati compatibili solo per 5 marcatori contro la necessità di almeno nove corrispondenze. Ora, i consulenti hanno individuato il profilo del giovane diverso da Stasi grazie a un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua. I legali si sono rivolti al perito che ha estratto i campioni di Dna, analizzati rigorosamente in forma anonima dal genetista (che mai aveva avuto incarichi nella vicenda) e confrontati con la perizia di De Stefano e i risultati di Stasi. I campioni sono quelli del quinto dito della mano destra e del pollice della mano sinistra di Chiara, giudicati ‘sovrapponibili tra lorò. Dal confronto emerge «una perfetta compatibilità genetica (profili identici) tra il profilo del cromosoma Y estrapolato dal professor De Stefano sul quinto dito della mano destra e sul primo dito della sinistra, con il profilo genetico aploide del cromosoma Y ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta d’ acqua». Tuttavia «il cromosoma Y identifica tutti i soggetti maschi appartenenti al medesimo nucleo familiare (padre, fratelli, zii, nipoti) ed esso non è utilizzabile per identificare un singolo soggetto ma, piuttosto, una famiglia». La famiglia, conclude il Corriere della Sera, dove vive una persona che deve dar conto delle ragioni del contatto diretto con Chiara, assassinata la mattina del 13 agosto 2007.

Sesso con minori, il conduttore tv Corrado Fumagalli condannato a 2 anni

La sentenza. Condanna a due anni con pena sospesa al termine del processo con rito abbreviato per il presentatore televisivo Corrado Fumagalli, accusato di prostituzione minorile.

58a60fd0-d3b6-11e5-ad4b-f58d2f08a6c7

Condannati a due anni anche il parroco bergamasco Don Diego Rota, Sergio Madureri e Francesco Bellone.
I quattro erano stati coinvolti in un’inchiesta sul sesso a pagamento con minori che in cambio di rapporti ottenevano pranzi, cene, ricariche telefoniche e regali. Le richieste del sostituto procuratore Ambrogio Cassani erano state più alte rispetto alle condanne del gip.

Bianca Balti, scatti hot in rete senza permesso: l’ex rischia il carcere

In passato abbiamo assistito a numerosi casi di hackeraggio informatico, dove molte bellissime donne del mondo dello spettacolo hanno subìto una vera e propria violazione della privacy, dovendo fare i conti con la diffusione delle proprie immagini hot sul web. Ultimo fra tutti il caso della giornalista di Sky Sport, Diletta Leotta.

bianca

Ma nel caso di Bianca Balti, la super modella lodigiana, il ‘nemico’ era proprio dentro casa: la Balti, infatti, ha denunciato il fotografo, nonchè ex marito, Christian Lucidi. L’accusa è quella di aver pubblicato sul social network Tumblr alcuni suoi scatti bollenti senza autorizzazione.
La vicenda risale al 2013 e, nonostante in passato i due avessero trovato un accordo, Christian Lucidi sarà accusato comunque di trattamento illecito dei dati sensibili e rischia una pena da 6 mesi a 2 anni: “Lei non voleva che le sue foto fossero utilizzate da Lucidi dopo che si fossero lasciati – ha ammesso Pierfranco Peano, l’avvocato della Baldi a La Repubblica -. Adesso la situazione si è ricomposta e fra l’altro abbiamo ritirato la costituzione di parte civile dal processo dopo che i due si sono accordati civilmente”.
A difendere Lucidi, invece, ci penserà l’avvocato David Santodonato: “Per certo il mio assistito ha scattato le fotografie, al momento del loro matrimonio, con il consenso della signora Balti, essendo lui un fotografo e lei una modella. L’utilizzo delle immagini è stato sempre non solo autorizzato, ma addirittura concordato con la signora Balti. L’utilizzo che altri hanno potuto fare successivamente delle fotografie è indipendente dallo stesso Lucidi. Essendo quella di internet una rete libera”.