Prostitute al centro massaggi scoperte grazie a una moglie: “Mio marito ci spende tutta la pensione”

La moglie di un pensionato ha chiesto aiuto ai carabinieri di San Donato Milanese lamentando che il marito 65enne stava dissipando gran parte della sua pensione in un centro massaggi cinese, in cui la donna sospettava non avvenissero solo massaggi terapeutici.

1200386_50819_20131008_massaggi_cinesi_5551Grazie a questa e ad altre segnalazioni i militari hanno individuato un centro massaggi orientali vicino alla strada Paullese in cui gli investigatori ritengono avvenisse anche attività di prostituzione: una cinese di 39 anni residente a Milano, titolare dell’impresa, è stata arrestata in flagranza di reato per sfruttamento mentre incassava 100 euro da un cliente, un’altra cinese, di 43 anni e residente a Milano, già nota alle forze dell’ordine, è stata denunciata a piede libero per lo stesso reato, in quanto proprietaria del negozio. Identificati durante il controlli anche 4 clienti e altrettante ragazze cinesi.

Ruby Ter, Berlusconi a giudizio: “Pagò il pianista di Arcore per dire il falso”

SIENA – L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio a Siena con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Il Gup del tribunale di Siena Roberta Malavasi ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura nell’ambito dell’inchiesta Ruby ter giunta a Siena da Milano per competenza territoriale. A Siena, infatti, si sarebbe compiuto il reato secondo cui Berlusconi avrebbe pagato Danilo Mariani, pianista delle feste di Arcore, per indurlo a falsa testimonianza sul caso “olgettine”.

photo_verybig_144295 (1)Il procedimento a Siena che vede Silvio Berlusconi rinviato a giudizio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari è fissato per il primo febbraio. Nell’udienza di oggi il Gup Roberta Malavasi ha respinto le eccezioni preliminari presentate dalla difesa dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi del foro di Roma, Federico Cecconi di Milano e Enrico De Martino di Siena, sull’incompetenza territoriale e sull’inutilizzabilità di alcune intercettazioni telefoniche. A giudizio con l’accusa di falsa testimonianza anche il pianista di Arcore Danilo Mariani, senese, difeso dagli avvocati Salvatore Pino del foro di Milano e Fanni Zoi di Siena. Secondo l’accusa i bonifici mensili da 3mila euro effettuati da Berlusconi a Mariani come ‘rimborsi spesà sarebbero invece dei pagamenti per indurre il pianista di Arcore a falsa testimonianza sul caso olgettine. Berlusconi era assente oggi in aula.

Selvaggia Lucarelli condannata: “Ha diffamato Barbara D’Urso su Twitter e Instagram”

Condannata. Selvaggia Lucarelli è «colpevole del reato di diffamazione aggravata ai danni di Barbara D’Urso, per un post pubblicato nel 2014 su alcuni social network (twitter e Instagram) in cui la blogger – commentando un’intervista resa dalla d’Urso a Daria Bignardi – aveva affermato: ‘l’applauso del pubblico delle Invasioni alla d’Urso ricordava più o meno quello alla bara di Priebkè». Lo ha stabilito ieri il tribunale di Milano, sezione X penale, in composizione monocratica, nella persona del giudice dott. La Rocca.

selvaggia-lucarelli-barbara-durso-769213Lo fa sapere in una nota il legale della D’Urso. «Il tweet, ultimo di una serie di commenti al vetriolo e sovente di pessimo gusto – afferma il legale della conduttrice di Canale 5, Salvatore Pino – aveva indotto Barbara d’Urso a sporgere una querela che, dopo le indagini svolte dal pm dott. Gobbis, aveva portato la Lucarelli a giudizio. Nel corso del processo l’imputata si è sempre rifiutata di porgere le proprie scuse alla persona offesa. Barbara d’Urso aveva evidenziato come il commento della Lucarelli fosse gratuitamente offensivo, basato su fatti falsi e manifestamente incontinente, travalicando i limiti della libera manifestazione del pensiero per ledere direttamente l’altrui reputazione».
«Al termine del processo, il tribunale, accogliendo le richieste della parte civile, ha riconosciuto l’esistenza della contestata diffamazione aggravata ed ha pertanto condannato Selvaggia Lucarelli alla pena di 700,00 euro di multa, oltre al risarcimento del danno e alla rifusione delle spese legali sostenute dalla persona offesa. Il giudice – rileva ancora il legale di Barbara D’Urso – ha dunque colto la falsità del fatto posto alla base dell’affermazione offensiva (»l’applauso di cui trattasi era obiettivamente caloroso«) e la conseguente gratuità e strumentalità dell’attacco della Lucarelli». Le motivazioni saranno pubblicate tra 30 giorni. Barbara d’Urso, conclude la nota, «devolverà il risarcimento ad una delle battaglie sociali che le stanno più a cuore, quella contro la violenza sulle donne».

Ritrova la madre dopo anni e decidono di sposarsi, 26enne condannata a 10 anni

Si sposano nonostante siano madre e figlia, la figlia viene condannata per incesto. Patricia Ann Spann, 44 anni, ha sposato lo scorso anno Misty Velvet Dawn Spann, che ha 26 anni ed è sua figlia. Le due hanno ammesso di essersi innamorate e hanno voluto suggellare la loro unione, ma la legge ha punito la 26enne e ora è stata condannata a scontare 10 anni di carcere.

462BE63700000578-0-image-a-68_1510248003489_10125303In Oklahoma, infatti, l’incesto è considerato un reato. La verità è venuta a galla solo dopo diversi mesi, quando la polizia ha portato avanti delle indagini a seguito di alcune segnalazioni. Sembra che la madre avesse perso la custodia dei suoi tre figli quando erano ancora piccoli e che i bimbi fossero stati affidati ai nonni. Misty e Patricia si sono rincontrate 3 anni fa e tra loro sarebbe nato un amore che andava ben oltre quello che dovrebbe esserci tra madre e figlia.
La donna, come riporta il Daily Mail, ha cercato più volte di spiegare che la loro non era un’unione illegale, visto che sul certificato di nascita della 26enne non compariva il suo nome, ma cercando con più attenzione la polizia ha scoperto che in realtà le cose erano andate diversamente, appunto. Misty è stata arrestata e condannata a 10 anni di carcere, per sua madre Patricia la sentenza è attesa il prossimo gennaio.

La polizia li scopre a fare sesso in auto ma loro non si fermano, coppia arrestata

Fanno sesso in macchina e vengono sorpresi dalla polizia, ma allontanano gli agenti chiedendo di poter finire. Una coppia è stata arrestata in Wisconsin a causa della sua condotta poco adatta e per aver commesso un reato offendendo il pubblico pudore.

sesso-auto_05173121Bailey Puttkemery, 21 anni e Emily Scott, 20 anni, sono stati sorpresi dalla polizia a fare sesso nella loro auto dopo che un vicino ha chiamato gli agenti a causa dei rumori molesti provenienti dalla vettura. Dopo aver individuato il veicolo i poliziotti hanno intimato alla coppia di fermarsi, come riporta anche il Daily Mail, ma i due, completamente nudi hanno fatto un cenno per allontanarli continuando indisturbati.
Quando l’agente si è avvicinato ha notato che i due stavano ancora facendo sesso ed è intervenuto facendoli scendere dalla vettura: «Sei un uomo, dovresti capire», ha spiegato l’uomo nella vettura. L’agente in tutta risposta ha arrestato la coppia per oltraggio al pudore e a pubblico ufficiale.

Professoressa di matematica fa sesso con tre alunni, arrestata per abusi su minore

Fa sesso con tre dei suoi alunni e finisce in carcere. La 25enne Erin McAuliffe, insegnante di matematica presso la scuola Rocky Mount Preparatory, nella Carolina del Nord, è finita in manette dopo le testimonianze raccolte dalla polizia di studenti e colleghi.

2495421_1638_sesso_insegnanteLa donna è accusata di aver fatto sesso con tre alunni minorenni e quindi accusata di molestie sessuali. Secondo quanto riporta il Sun, ad insospettire gli insegnanti, sono stati i suoi metodi di insegnamento che sarebbero stati piuttosto discutibili. Pare che la donna facesse spontaneamente dei corsi di recupero per la materia e in quelle occasioni avrebbe adescato le sue vittime.
La scuola ha immediatamente sospeso dall’incarico la McAuliffe e denunciato i sospetti alle autorità che dopo un mese di indagini l’hanno ritenuta colpevole del reato. Ora è in carcere in attesa del processo.

Corona, le dure parole del Riesame: “Ha una inusuale inclinazione a delinquere”

Fabrizio Corona ha una «inusuale inclinazione a delinquere» e «le modalità di esecuzione e organizzazione» del reato di intestazione fittizia di beni che avrebbe commesso denotano «una sicura capacità delinquenziale, oltre che l’inserimento in un contesto organizzato e ben collaudato».

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Lo scrive il Tribunale del Riesame di Milano nelle motivazioni, da poco depositate, del provvedimento con cui, il 27 ottobre scorso, ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’ex agente fotografico.  L’ex ‘re dei paparazzi’, infatti, è tornato in cella lo scorso 10 ottobre mentre era in affidamento in prova ai servizi sociali, per le accuse di intestazione fittizia di beni, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e violazione delle norme patrimoniali relative alle misure di prevenzione. L’inchiesta è quella che vede al centro i circa 2,6 milioni di euro in contanti trovati in parte in un controsoffitto (oltre 1,7 milioni) e in parte in cassette di sicurezza in Austria (oltre 800 mila euro).  Secondo il Riesame, come si legge nelle motivazioni, c’è il «pericolo concreto e attualissimo» che l’ex ‘fotografo dei vip’ possa commettere «analoghe condotte criminose». Pericolo desumibile anche «dai precedenti penali specifici, susseguitisi senza soluzione di continuità dal 2003 a margine dei brevi periodi di carcerazione sofferta» e che portano a «escludere l’occasionalità della condotta». Corona, infatti, scrivono ancora i giudici, se posto agli arresti domiciliari, «ben potrebbe commettere reati della stessa specie», anche considerata «la sua assoluta indifferenza verso il rispetto delle regole e i benevoli trattamenti sanzionatori e di esecuzione della pena concessagli».   Secondo il Tribunale del Riesame, poi, sussiste per l’ex ‘fotografo dei vip’ anche il «pericolo di inquinamento probatorio». Corona, infatti, scrivono i giudici nelle motivazioni dell’ordinanza con cui hanno respinto il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Ivano Chiesa, ha provato insistentemente a «rintracciare» Geraldine Darù (sua ex collaboratrice e testimone-chiave dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto della Dda milanese Ilda Boccassini e dal pm Paolo Storari), con il «pressante intento non solo di carpire informazioni ma di deviarne il corso in termini a sé favorevoli».  Domani, tra l’altro, si terrà l’udienza preliminare davanti al gup di Milano Laura Marchiondelli che dovrà decidere se mandare a processo o meno Corona e la sua collaboratrice Francesca Persi, imputata in quanto presunta prestanome dell’ex ‘re dei paparazzì. Per la Persi, su richiesta del suo legale, l’avvocato Cristina Morrone, il Tribunale del Riesame, il 27 ottobre scorso, ha attenuato la misura cautelare disponendo gli arresti domiciliari.

Tiziana Cantone, ascoltati i 4 uomini a cui inviò i video hard e querelò

Perché accusò persone che, come poi emergerà dalle indagine, erano del tutto estranee ai fatti? Forse Tiziana Cantone, la trentenne napoletana morta suicida dopo la diffusione dei video hard, è stata indotta a presentare la querela da qualcuno interessato a coprire i veri responsabili della pubblicazione in internet di quei video, pubblicazione che la spingerà a togliersi la vita? Sono questi gli interrogativi ai quali gli inquirenti della procura di Napoli stanno cercando di dare una risposta con la decisione di convocare, in qualità di testimoni, i quattro giovani che furono querelati per diffamazione da Tiziana Cantone.

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La donna lì indicò inizialmente come responsabili della diffusione dei video hard. E a loro li aveva sicuramente inviati via whatsapp ma non furono certo loro o diffonderli in Rete. Questo accertarono gli inquirenti – il pm Alessandro Milita e il procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli – soprattutto sulla base di quanto dichiarato successivamente dalla stessa Tiziana che, ascoltata dai pm in un secondo momento, modificò le dichiarazioni e di fatto scagionando i quattro destinatari dei suoi video. Nei loro confronti il pubblico ministero ha chiesto di recente l’archiviazione, per l’ipotesi di reato di diffamazione, sulla quale dovrà pronunciarsi tra non molto il giudice per le indagini preliminari.  Appena archiviato questo fascicolo, i magistrati hanno avviato una nuova indagine, questa volta per il reato di calunnia. Se qualcuno ha spinto la giovane ad accusare delle persone pur nella consapevolezza che non avevano avuto alcun ruolo nella diffusione in rete dei filmati hard, lo ha fatto – è la nuova prospettiva accusatoria della procura – per tenere fuori dall’inchiesta il vero responsabile. Gli inquirenti sono, tra l’altro, convinti che Tiziana non fosse la sola in possesso dei video (6 in tutto), registrati probabilmente in tempi diversi. Due o forse tre dei giovani che ricevettero da Tiziana i file via whatsapp sono già stati ascoltati nei giorni scorsi dal pm Milita, mentre il quarto sarà interrogato tra non molto, appena farà ritorno dall’estero. Vengono tutti sentiti come testimoni assistiti, ovvero con la presenza di un difensore essendo indagati in un procedimento connesso, quello appunto per diffamazione per il quale è stata chiesta (ma non ancora ottenuta) l’archiviazione. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Tiziana dopo aver trasmesso i video ai quattro, quando si accorse che le immagini cominciavano a circolare su diversi siti, aveva tentato inutilmente di farli rimuovere rivolgendosi prima alla polizia postale e promuovendo poi una causa davanti al Tribunale civile. In seguito si recò in Procura a Napoli per sporgere una querela nei confronti dei quattro conosciuti in chat.

Processo alle Iene, le richieste del pm: multa di 600 euro per D’Alessio

Il pm ha chiesto quattro mesi di reclusione per l’inviato delle Iene Filippo Roma al termine della requisitoria nel processo per presunta diffamazione ai danni della casa editrice Cairo.
L’accusa riguarda alcune puntate del programma durante le quali sarebbe stata messa in dubbio la veridicità di articoli pubblicati su ‘Nuovo’ e ‘Diva e Donna’, due periodici del gruppo editoriale che si è costituito parte civile.

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Richiesta di pene minori per gli altri imputati: si va dagli 800 euro chiesti per Davide Parenti, autore e regista del programma trasmesso su Italia 1, ai 600 euro chiesti per il cantante Gigi D’Alessio, per la moglie Anna Tatangelo e per la soubrette Eleonoire Casalegno. Per l’ex direttore di Italia 1 Luca Tiraboschi e per Vanessa Incontrada l’accusa ha chiesto invece l’assoluzione, rispettivamente perchè il fatto non sussiste e perché il fatto non costituisce reato. Durante l’udienza odierna è intervenuto anche il difensore di Antonella Silvestri, giornalista del settimanale ‘Nuovo’ e parte civile nel processo, che ha chiesto al giudice un risarcimento danni senza tuttavia quantificarlo.
Il processo per diffamazione a carico del giornalista Filippo Roma, del regista Davide Parenti e degli altri imputati del mondo dello spettacolo nasce da una denuncia dell’editore Cairo per una puntata mandata in onda dal programma ‘Le Iene’ nella quale si sosteneva la presunta falsità di alcune interviste pubblicate sui suoi settimanali ‘Nuovo’ e ‘Diva e Donna’. Al centro dei servizi delle ‘Iene’ alcune interviste di Filippo Roma a Eleonoire Casalegno, Gigi D’Alessio, Anna Tatangelo e Vanessa Incontrada nelle quali gli intervistati avevano negato di aver mai rilasciato dichiarazioni su temi privati e personali ai giornalisti delle riviste di Cairo. L’accusa, durante la requisitoria di oggi, ha affermato che «le interviste risultano provate dalle registrazioni» di quei colloqui prodotte dai giornalisti, mentre durante il programma Roma «aveva negato la loro esistenza». La puntata de ‘Le Iene’, ha detto il pm, «è stata fatta a scopo denigratorio». Il magistrato ha anche sottolineato che vi è stata «volontarietà nel comportamento del giornalista Filippo Roma». «Non ho mai rilasciato interviste a quel settimanale», aveva spiegato nelle precedenti udienze Elenoire Casalegno, rispondendo in aula alle domande del pm e altrettanto aveva fatto Vanessa Incontrada, negando di aver «mai rilasciato interviste mirate a ‘Nuovo’» e di non ricordare «di aver incontrato la giornalista che ha firmato l’articolo». Anche l’intervista di Anna Tatangelo, però, secondo il pm, è risultata provata a dibattimento. Anche la soubrette Belen Rodriguez era stata chiamata a testimoniare nel processo e aveva spiegato che i due settimanali «spesso hanno pubblicato mie interviste che non ho mai rilasciato, tutte bufale che ci mettono a disagio». In passato, ha proseguito la showgirl, «ho sporto querela a diversi giornali, ma è finito tutto in niente, adesso non lo faccio più perché sono stanca di spendere soldi per niente».

Pubblica questa foto su Instagram, il portiere della nazionale finisce nei guai

Una semplice foto pubblicata su Instagram ha messo nei guai il portiere della prima squadra di calcio del campionato dell’Iran. Sosha Makani, 29 anni, appare in una foto sul social network mentre abbraccia due donne senza velo.

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Secondo la legge del suo Paese, ha commesso un reato, violando la legge sui diritti informatici. All’articolo 17 si legge: “qualsiasi persona che pubblica le foto o video di altri privati o familiari tramite Internet senza il loro permesso, danneggiandoli o discreditandoli” viene sanzionata con una pena che va dai 91 giorni ai due anni di prigione (convertibile in una multa tra i 155 ei 1230 euro).