Roberta Giarrusso: “Ho avuto paura, mia figlia è un miracolo”

Sono passati due mesi e mezzo dal parto e ora Roberta Giarrusso racconta felice la sua avventura con la piccola Giulia, nata lo scorso 20 luglio. “Ho avuto paura… ho fatto il cesareo d’urgenza. Appena nata stava bene: nessuna conseguenza, solo una grande paura per me e per il papà. Giulia è il nostro miracolo” racconta l’attrice al settimanale Diva e Donna.

C_2_articolo_3098772_upiImagepp“E’ dolce e buonissima; mangia e dorme. E’ nato un angelo” dice emozionata la Giarrusso mentre stringe tra le braccia la sua bambina con accanto il compagno Riccardo Di Pasquale. “Avevo previsto di fare il parto naturale… Durante il tracciato i medici hanno scoperto un abbassamento del battito del cuore della bambina: a ogni contrazione andava sempre più in sofferenza cardiaca, quindi mi hanno fatto il cesareo d’urgenza…” è il racconto della Giarrusso, che dopo il parto non si è ripresa subito.
“La ripresa dal cesareo è stata lenta e io ero arrabbiata perché volevo subito prenderla in braccio, ma non riuscivo neppure ad alzarmi dal letto dal dolore…”. Una volta a casa mamma e figlia si sono conosciute e amate: “Stare con mia figlia mi fa stare bene con me stessa. Me la porto anche in palestra” dice e del compagno va fiera: “Sono sempre più convinta di avere al mio fianco l’uomo giusto”.

“Vi presento la piccola Giulia”, Roberta Giarrusso fa “debuttare” la figlia. “Ho rischiato di perderla”

ROMA – Prima “comparsata” televisiva per la figlia di Roberta Giarrusso e Riccardo Di Pasquale, la piccola Giulia, che ieri ha fatto il suo esordio in studio a Domenica Live, prima dei nuovi nati “vip” ospitati nella nuova stagione della trasmissione.

roberta-giarrusso-pancioneUna promessa mantenuta. La coppia, infatti, era stata “seguita” dalle telecamere di Barbara D’Urso, dalla notizia della gravidanza fino alla nascita. E proprio dalla clinica, Riccardo Di Pasquale aveva assicurato che Giulia sarebbe andata in studio per essere vista dalla “dottoressa Giò”.
Giulia è nata lo scorso 20 luglio. Non semplicissimo il parto che la Giarrusso ha ricordato in studio.
«Ho rischiato l’aborto mentre ero sul set, nel primo mese di gravidanza, quando ancora non avevo detto e non potevo dire, anche per scaramanzia, di essere incinta. Sono stata due mesi a letto con le gambe in alto, avevo paura perfino di muovermi. Poi è andato tutto bene, non mi sono negata nulla per l’intera gravidanza».
Fino al momento del parto.
«Mi hanno detto che il cordone ombelicale era corto, la bimba andava in sofferenza durante le contrazioni, quindi hanno fatto un cesareo. Meno male che esiste il cesareo, anche se avrei voluto fare un parto naturale».
La famigliola felice ora rimanda a un nuovo appuntamento, quello per il matrimonio, “promesso” davanti alle telecamere in studio già qualche mese fa. Un video mostra Di Pasquale alla ricerca della chiesa, insieme alla piccola Giulia, ma «dobbiamo rimandare – dice – perché Giulia non mi aiuta nella scelta».
Nozze rimandate dunque a data da destinarsi, con l’unico indizio già dichiarato in passato dal compagno dell’attrice: «Sarà l’8».

Guendalina Canessa, ritorno di fiamma con Aradori? La coppia “tradita” dalle stories di Instagram

Ritorno di fiamma tra Guendalina Canessa e Pietro Aradori? Così sembra anche se non ci sono ancora conferme da parte dei sue. L’ex concorrente del Grande Fratello aveva ammesso, proprio su Instagram, che la foto con il campione di basket si era conclusa e da alcuni post era facilmente comprensibile la sua sofferenza.

C_2_fotogallery_3012929_0_imageDa qualche giorno però Guendalina ha iniziato a postare sui social foto di lei al mare, a Mykonos, in cui sembra essere in compagnia. Casualità vuole che lo stesso Aradori si trovi sull’isola, cosa che in realtà sembra tutto tranne che una coincidenza. A condire il gossip è stata la stessa Canessa che nelle sue stories su Instagram ha dato molti indizi: aperitivi e cene per due, ma soprattutto un primo piano al tatuaggio di Aradori, che non ha lasciato dubbi sul loro riavvicinamento.
Restano i messaggi criptici sull’amore conditi di cuoricini sempre sul suo profilo. Anche se non è stato ufficializzato nulla le premesse sembrano buone magari con la nuova stagione torneranno anche vecchi amori.

Roma capitale del fetish: boom di fruste e guinzagli, maschere e collari

Roma regina della trasgressione e del fetish. Secondo un’inchiesta dell’Adnkronos aumentano quelli che scelgono un sabato sera non convenzionale, come Luca, un ragazzo sulla trentina incontrato in una sala piena di ragazzi vestiti per lo più di nero.
Molti indossano maschere e collare, qualche ragazza gira al guinzaglio con il partner fasciata in un abito di latex, o con indosso solo un tanga e calze a rete. Al lato della pista un tappeto di uomini sdraiati a terra sono immobili e si fanno calpestare da tre ragazze issate su tacchi a spillo affilati. “Io non sono fatto per il dolore fisico – spiega Luca – non sono masochista ma mi piace l’ambiente fetish, quello che mi trasmette e come mi fa sentire”.

C_NDPGIWsAIv1l6Al centro della sala un ragazzo si fa frustare da una donna sui 50anni, mentre accanto a lui un’altra è in piedi sulla trampling swing, una sorta di altalena, dove si dondola sopra un uomo che indossa una maschera antigas. Benvenuti al Revolution Party, tra le principali serate a tema fetish della Capitale, che abbraccia anche il mondo del bdsm – acronimo di bondage, disciplina e dominazione, sadismo e masochismo. Dimenticate però le atmosfere da ’50 sfumature di grigio’, o l’idea che si tratti di ambienti elitari perché, come racconta René, uno degli organizzatori della serata, ogni mese eventi come questo riescono a radunare anche 500 persone a notte. “Siamo passati da 250 a 550 persone a serata – spiega l’organizzatore, che assieme alla sua compagna da un anno ha aperto le porte del fetish a centinaia di ragazzi e ragazze – chi viene qui sa di essere libero e prova delle belle emozioni. Anche chi non pratica bdsm partecipa perché condivide la passione per un ambiente molto stimolante, anche intellettualmente, nel quale è facilissimo socializzare”.
Partecipare a queste serate è più semplice di quel che sembra, nonostante in alcuni casi ci sia una selezione da superare. Una volta arrivati all’ingresso, vengono snocciolate le regole e il comportamento da tenere in sala. “Chi non le rispetta viene accompagnato fuori e non entra più” precisa l’organizzatore. “Le nostre non sono feste elitarie, chi viene lo fa anche per il clima che si respira. Qui nel giro di 8 mesi si sono formate 22 coppie” rimarca. Variegato il popolo del fetish che va dal banchiere allo studente universitario, dalla professionista all’operaio. E ancora turisti, italiani e stranieri. Età variabile tra i 18 e 60 anni. Curiosi, bisessuali, omosessuali e etero, sposati e non. “Ma soprattutto – ci tiene a specificare l’organizzatore – ci sono tante donne, che vengono anche solo per sfoggiare abiti goth e ballare”. E proprio alle signore, in quasi tutte le feste a tema bdsm è dedicata la Femdom, un’area alla quale gli uomini possono accedere solo se sottomessi. Qui spiccano i feticisti, che amano accarezzare, annusare, leccare e venerare i piedi. “Gli uomini che entrano sono sottomessi, possono leccare i piedi, massaggiarli e servire le donne ma non si va oltre il ginocchio” ci spiegano.
Chi vuole accedere a queste feste deve rispettare un dress code. Banditi jeans, t-shirt casual o abiti da lavoro. Ad andare per la maggiore sono i look in latex, pelle, pvc, e nude, ma anche maschere, guanti, reti, intimo, corsetti, e abiti presi in prestito dal mondo del medical, militare o burlesque. Il total black può essere un buon compromesso. “Ormai anche il dress code sta diventando un’alternativa fashion, senza pregiudizi – sottolineano – Anche a Roma, che è una città molto più aperta di quanto si pensi”.
Lo sa bene Max Mangiabene, proprietario del fetish shop ‘Veleno’, che organizza ogni mese ‘La rosa e le spine’, una festa a tema bdsm chiamando a raccolta decine di ‘bdsmers’: “Al mondo fetish si avvicinano tante persone, soprattutto dai 18 ai 25 anni – afferma – che cominciano a conoscere questo mondo grazie a feste ed eventi specifici. Non so se siano incuriositi dal feticismo del piede, dell’abito, dal mondo della dominazione o dalla sottomissione, ma c’è molto interesse, molta voglia di conoscere. Prima era un ambiente chiuso, ora c’è un’esplosione. A Roma e tutta Italia finalmente”.
A Roma, in particolare, hanno preso piede tantissime feste, ormai se ne contano 5 o 6 al mese, spiega Max. “Guarda che quello che facciamo qui lo fanno anche a Londra, Amsterdam e Berlino, ovunque in Europa” ci spiega invece Alex, un ragazzo francese che racconta di partecipare ogni mese a queste serate. Eppure per molti questo ambiente è ancora un tabù: “Per gli altri siamo sempre dei malati, degli stupidi – commenta Max – in realtà siamo delle persone normalissime alle quali piace divertirsi, ballare e fare quello che fanno tutti”.
La regola principale quando si pratica bdsm, ci spiegano, è essere sempre consenzienti, e rispettare i tre principi della sigla SSC, ossia sicuro sano e consensuale, come sottolinea Davide La Greca, noto nell’ambiente come Maestro BD, e vera istituzione per quanto riguarda il bondage: “Sano e sicuro è un’utopia, è quello a cui dovremmo aspirare. Il bondage sicuro al cento per cento non può mai esserlo, perché nessuna pratica umana lo è. Ma nel momento in cui si fa bondage bisogna stare attenti a non creare danno, fare tutto tenendo conto dei rischi che si possono correre ed evitare i peggiori o essere pronti a intervenire”.
Per molti si tratta di una vera e propria filosofia di vita. Per altri è solo un’alternativa trasgressiva a quello che in ambiente è conosciuto come vanilla sex, ossia il sesso ‘tradizionale’. Il termine psichiatrico, specifica Davide, è parafilia. “Ossia un modo alternativo di vivere una sensazione positiva, un affetto – chiosa – Chi prova piacere non attraverso l’atto sessuale diretto ma tutta una serie di parafilie. Il bdsm ha messo insieme queste pratiche che è fondamentalmente lo scambio di potere. In una coppia si decide che uno prender il potere sull’altro e l’altro glielo cede consensualmente, in modo libero. Questo scambio di potere crea emozioni”.
Ma quand’è che le pratiche del bdsm diventano patologiche? Secondo Fabrizio Quattrini, docente di clinica delle parafilie e della devianza dell’Università de L’Aquila, si parla di patologia “solo nel momento in cui chi mette in atto una pratica bdsm la vive come elemento disfunzionale alla propria sessualità”. La patologia, spiega Quattrini, “scatta solo nel momento in cui la persona soffre o fa soffrire e quindi vive nella sofferenza quel piacere erotico e sessuale. Nel bdsm ci possono essere pratiche sadiche e masochistiche. Se la persona le vive con consensualità, rispetto, educazione e armonia non c’è l’aspetto patologico”.
Chi partecipa a una festa bdsm sa bene ed è consapevole di quello che sta facendo: “Lì dentro non vedrò mai una persona che ha paura – sottolinea Quattrini – Posso invece percepire paura o ansia nella persona che è incuriosita, fa una ricerca su internet e magari in un primo momento non comprende”.
“E’ una situazione mista e variegata anche rispetto al genere – spiega il sessuologo – ci sono uomini e donne, il dominante e il dominato, non solo master e slave. Esistono anche le mistress e gli slave. Eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali e transgender sono da sempre inseriti in questa unità con apertura e rispetto che da altre parti non si vede”. Il popolo del bdsm, insomma, è molto più nutrito di quanto si immagini. “Si pensa che sia un discorso di nicchia ma non è esattamente così – afferma Quattrini – Il dato che io ho e che risale al 2014 parla di 4 milioni di italiani che praticano regolarmente bdsm”.

Kristen Stewart si racconta e confessa: “L’amore mi ha devastata”

“Sono stata devastata”: sono le parole di Kristen Stewart che su ‘Grazia’ confessa di aver sofferto per amore, nonostante la giovane età. L’attrice di ‘Twilight’, nota per la sua bisessualità, è convinta che questo dolore sia necessario per sentirsi vivi.

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“Per amore – spiega – ho sofferto. Sono stata devastata. All’inizio stai male, ma poi capisci che ogni singolo minuto passato a soffrire ti renderà più forte e consapevole. Per questo non sarei disposta a scambiare quel dolore con niente: meglio star male che essere completamente insensibili. E poi dobbiamo ricordarci sempre che siamo noi i responsabili della nostra felicità e che siamo fatti per innamorarci. Caspita, da come parlo, forse dovrei scrivere uno di quei libri di auto-aiuto per cuori infranti”. Kristen ha le idee chiare sul rapporto con i sentimenti e la sofferenza, e prosegue: “Dobbiamo ricordarci sempre che siamo noi i responsabili della nostra felicità e che siamo fatti per innamorarci”.  L’attrice ha parlato anche dei suoi progetti e di un lavoro tutto suo: “Un film, un film mio. Nell’ultimo anno ho lavorato su cinque set diversi e adesso ho l’occasione di realizzare in tre settimane un cortometraggio che ho scritto. Si chiamerà ‘Come Swim’, ma ne voglio parlare solo quando sarà finito. Il protagonista sarà un mio amico di nome Josh: non è un attore, ma è fenomenale. Vedrete”.