In tribunale col velo, la 25enne praticante: “Sconvolta ma contenta. È una battaglia giuridica”

«Quando il giudice mi ha detto no ero davvero sconvolta, ma sono contenta di quello che ho fatto». Così Asmae Belkafir, la praticante marocchina di 25 anni, torna sull’episodio di ieri al Tar di Bologna, dove un giudice le ha detto che non poteva stare in aula col velo islamico. Lei si è rifiutata di toglierselo ed è uscita. La ragazza ne ha parlato con l’ANSA al tribunale ordinario di Bologna, dove è arrivata per un’udienza di diritto del lavoro. Si è detta «molto colpita» dai tanti messaggi di solidarietà ricevuti.

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«Ci sono rimasta molto male, ho partecipato a tante udienze e una cosa del genere non mi era mai successa. Il cartello e la norma affissa sulla porta del giudice da ieri è su tutti i social network e sotto ci sono tanti commenti che dicono che il giudice ha ragione, ma non è così», aggiunge la ragazza. «Le norme – ha aggiunto – vanno lette, conosciute e interpretate. Uno prima si informa, legge, studia e poi si discute».
Si tratta, ha detto in tribunale a Bologna «di una battaglia giuridica». Bisogna «capire bene cosa deve fare una donna musulmana che porta il velo e vuole fare l’avvocato e il giudice». Si aspettava delle scuse? «No, non ne vedo il motivo», ha risposto all’ANSA la ragazza che oggi indossa un velo hijab rosa, mentre ieri ne aveva uno azzurro.

Romina Power: “Dov’è Ylenia?”. Il grido di dolore 24 anni dopo la scomparsa della figlia

Il grido di dolore di Romina Power invade il web. Due post pubblicati su Instagram e su Twitter mostrano tutta la sofferenza di una mamma che a 24 anni di distanza dalla scomparsa della figlia Ylenia Carrisi continua a chiedere giustizia. “Dov’è Ylenia”, scrive, “E dove sono le centinaia di ragazze che scompaiono a New Orleans? Perché niente è stato fatto per fermare questo?”.

1515678768_5a576c3037c97Rabbia che non vuole essere rassegnazione per colei che insieme ad Al Bano raggiunse un successo mondiale che ancora riecheggia tra le radio odierne. Una coppia d’oro che fu al centro del gossip e dello showbusiness di allora e che non si è smarrito nemmeno ai giorni nostri.
Ma tutto questo non ha e non può aver cancellato il dramma della perdita di una figlia senza aver ricevuto alcuna risposta sul suo destino, ad eccezione della dichiarazione di morte presunta del tribunale di Brindisi nel 2014. È stata uccisa? È stata rapita? Un mistero che compie 24 anni e che resta irrisolto.

Tiziana Cantone, “per il suicidio nessun colpevole”: il Tribunale archivia l’inchiesta

Nessuno ha istigato Tiziana Cantone al suicidio. La 31enne di Mugnano si è uccisa seguendo la sua specifica volontà. Questa, in sintesi, la motivazione del gip che ha archiviato in maniera definitiva l’indagine sull’istazione al suicidio della bella Tiziana che si è tolta la vita nel settembre del 2016 dopo la diffusione sul web, senza il suo consenso, di video hot che la ritraevano. Una storia difficile, quella di Tiziana, fatta di «condivisioni» in rete di un filmato che lei non aveva autorizzato a diffondere.

11ad_219464773-1Dopo la sentenza che la condannava alle spese per una causa civile intentata contro i colossi del web da Tiziana nel settembre di un anno fa – Facebook, Google e Youtube – la ragazza si legò un foulard al collo lasciandosi morire, vittima di una nuova forma di «violenza» che corre in rete.
Nel fascicolo aperto dalla procura di Napoli Nord ad Aversa non c’era nessun iscritto, anche se circa 20 amici, parenti e due ex fidanzati erano stati ascoltati in qualità di persone informate dei fatti. Fra questi, anche l’ex ragazzo Sergio Di Palo, indagato in un altro procedimento a Napoli. Inchiesta piena di ostacoli. Alla fine, il pm Rossana Esposito ha deciso di chiedere l’archiviazione. Oggi, il gip ha depositato il provvedimento di archiviazione. Gli avvocati difensori avevano presentato ricorso alla richiesta del pubblico ministero.

Fausto Brizzi, il regista al parco con la figlia dopo la bufera sulle presunte molestie

Fausto Brizzi al parco che gioca con la figlia Penelope Nina, cappellino e occhiali da sole e l’orecchio teso al telefono: sono le prime immagini del regista, pubblictwe domani sul numero di Chi, dopo la bufera sollevata dall’inchiesta delle “Iene”, in cui quindici aspiranti attrici raccontano di essere state molestate dal regista.

3380725_brizzifigliaIl settimanale diretto da Alfonso Signorini ha sentito sia l’autore del servizio delle “Iene”, Dino Giarrusso, che l’avvocato di Brizzi, Antonio Marino. «Con l’ultimo servizio sul caso Brizzi per noi la vicenda si chiude. Se ne aprirà necessariamente un’altra in tribunale. O il regista ci querela per diffamazione, e allora spiegheremo le nostre ragioni al giudice, oppure saranno le ragazze a denunciarlo», spiega Giarrusso; e l’avvocato di Brizzi risponde: «Le Iene “chiudono” la questione allegando altre 4/5 testimonianze che descrivono lo stesso cliché. Siamo in attesa di capire quale delle sedi prediligeranno, se civile o penale, per chiamarci a rispondere. Noi, per ora, non quereliamo, sono cose che verranno a tempo debito, non c’è fretta».
«La ex Miss Italia Clarissa Marchese (ha raccontato: “Mi ha chiesto se ero disposta a spogliarmi (…) non era violenza, non mi ha fatto nulla, però mi sono sentita infastidita”, ndr) ha meglio chiarito quello che è accaduto a casa di Brizzi, cioè nulla. Si è ritenuta infastidita, ma, rispetto alle premesse, cambia la prospettiva, ora vediamo cosa diranno le altre». Dura la replica di Giarrusso delle “Iene”: «La ex Miss Italia ha ribadito esattamente quello che aveva detto a noi, è comico leggere che avrebbe ritrattato, semmai ha confermato. E per una che ha avuto solo la richiesta di spogliarsi, come Clarissa, tante altre hanno raccontato cose orribili: perché si finge di dimenticare? Noi siamo pronti a rispondere alla querela di Brizzi, che però non arriva, chissà come mai. Credo, invece, che saranno le ragazze a denunciare: hanno la possibilità di farlo anche quelle che hanno vissuto quest’incubo più di sei mesi fa, ce lo ha confermato l’avvocato Giulia Bongiorno. È assurdo leggere cose come “queste ragazze si vogliono vendicare perché non hanno avuto la parte” perché non concorrevano a una parte: sono state chiamate per fare esercizi di recitazione e raccontano d’essersi ritrovate a casa di un regista che si spogliava e proponeva massaggi, si masturbava davanti a loro. Mi addolora anche chi dice di stare dalla parte delle donne, ma oggi tace o difende la controparte. “Se non ora, quando mai?”».

Di giorno fa la poliziotta e di notte video hard: ora rischia il posto

Di giorno è una poliziotta del distretto del New Jersey, mentre di notte indossa tacchi a spillo e simula giochi sadomaso. Si chiama Kristen Hyman ed è un’agente sexy che “arrotonda” lo stipendio su set a luci rosse.

4175EEB500000578-4608946-In_videos_she_is_seen_kicking-a-59_1497589794727Ora però, a causa di calci e frustate, dovrà lottare in Tribunale per tenersi il suo posto in polizia. La donna, che ha percepito anche dei compensi per i video hard, è stata sospesa dall’incarico il 26 maggio, dopo il giuramento e il 27 giugno si presenterà all’audizione disciplinare. Lei sottolinea di non essere mai stata nuda davanti alla telecamera, ma i suoi superiori richiamano alla necessità di avere uno stile di vita integro.

“Corona, soldi in nero per le serate in disco”: sequestrati 1,7 milioni

La sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano ha sequestrato 1,7 milioni di euro a Fabrizio Corona. Il sequestro, da quanto si è saputo, riguarderebbe presunti soldi ‘in nero’ dell’ex fotografo dei vip. Nel provvedimento si farebbe riferimento anche alla «pericolosità sociale» di Corona.

Fabrizio-Corona-news-fermato-da-Le-Iene-per-metodi-di-pagamento-sospetti-il-video Da quanto si è appreso, i presunti soldi ‘in nero’ trovati nella disponibilità di Corona si riferiscono a pagamenti in contanti ricevuti quest’anno dall’ex agente fotografico, che è in affidamento in prova ai servizi sociali, da parte di discoteche e altri locali notturni. Compensi a favore dell’ex fotografo dei vip, attraverso una sua società, la Atena, agenzia che si occupa di eventi e promozioni, su cui, però, non sarebbe stata pagata l’Iva per le prestazioni. Il sequestro, dunque, riguarderebbe 1,7 milioni di euro in contanti. È stato chiesto dalla Procura e disposto dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese ed è stata fissata un’udienza per il prossimo 21 gennaio.

Sara Tommasi violentata, parla lo psichiatra: “Aveva sintomi gravi, lo vedevano tutti”

È ripreso dinanzi ai giudici del tribunale di Salerno (presidente Palumbo, a latere D’Avino e Giocoli) il processo per il presunto stupro per induzione durante le riprese di un film hard ai danni della showgirl Sara Tommasi: sul banco degli imputati l’ex manager dell’attrice Federico De Vincenzo, gli attori Pino Igli Papale e Fausto Zulli ed il regista Alessandro Occhiobello in arte Max Bellocchio.

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Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati il neuropsichiatra Michele Sforza che tra il 2011 ed il 2012 visitò per quattro volte la donna. Ai giudici il testimone ha dichiarato che le sintomatologie evidenziate in quel periodo dalla Tommasi erano percepibili da chiunque. La show girl manifestava i sintomi della psicosi, del delirio e presentava allucinazioni visive ed uditive. Poi è stata la volta di Stefano Ierardi che nel 2013 era legato sentimentalmente a Sara Tommasi. Ierardi ha parlato del rapporto burrascoso, dettato forse dalla sua gelosia, avuto con l’imputato Federico De Vincenzo. Inoltre, il collegio giudicante ha acquisito le dichiarazioni fornite da altri due medici, i dottori Davide Marenghi e Antonio Martinotti (quest’ultimo non era presente in aula).  L’udienza è stata aggiornata al prossimo 25 novembre quando in aula sarà ascoltato Giuseppe Matera produttore del film hard «Confessioni Private», girato in un agriturismo di Buccino, nel salernitano. Matera, che chiese ed ottenne il rito abbreviato, fu condannato il 22 maggio del 2014 dal Gup del Tribunale di Salerno ad una pena di 2 anni e 10 mesi di reclusione per concorso in violenza sessuale per induzione.

Luisa Corna: “Sesso con Umberto Bossi? Vi racconto come è andata”

Una vicenda che per anni ha perseguitato Luisa Corna e che l’ha accostata ad una vicenda dolorosa. Alcuni avevano dichiarato che a causare l’ictus che nel 2004 colpì l’ex leader della Lega Nord, Umberto Bossi, fosse stata proprio Luisa Corna, dopo una notte di sesso tra i due.

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Ma lei non ci sta, e ha portato la vicenda in Aula: “Il Tribunale ha stabilito che nulla prova che il fatto sia mai accaduto – ha spiegato la Corna in un’intervista a Vanity Fair – E’ sempre stata solo una grossa bufala, ma ha segnato la mia vita. Un pettegolezzo nato in un blog anonimo. Per anni non ho potuto attaccare nessuno, mi faceva rabbia che nessuno si fosse preso la responsabilità di quella voce. Poi qualche anno dopo è uscito un libro, “Umberto Magno”, che la riprendeva, millantava prove e dettagli. Sono andata in giudizio contro l’autore e ho vinto. Ma nessuno l’ha mai detto, è più comodo continuare a insinuare”.