Elizabeth Hurley, il nipote 21enne pugnalato a Londra: «Momento terribile, cerchiamo testimoni»

Elizabeth Hurley è volata a Londra dopo che il nipote Miles, il figlio della sorella maggiore, è stato pugnalato più volte. L’attacco è avvenuto la sera dell’8 marzo: alle 20.52 una chiamata è arrivata ai telefoni di Scotland Yard per un’emergenza su Ascalon Street, a sud di Londra. «Due uomini di 21 anni – ha riferito il portavoce della polizia – sono stati accoltellati in strada. Entrambi sono stati portati in ospedale, ma non sono in pericolo di morte».

184221871-a49df9f2-2dc2-4b38-9614-61f5213b632cL’amico di Miles ha già lasciato l’ospedale, mentre, secondo quanto riporta The Sun che ha contattato una fonte vicina alla famiglia Hurley, per il nipote dell’attrice «in un primo momento si è temuto il peggio, ma pare che il coltello non abbia toccato organi vitali».

Dai primi accertamenti i due amici sarebbero stati attaccati da un banda che, dopo averli pugnalati, è fuggita a bordo di una macchina. Al momento non sono trapelati ulteriori dettagli e non si conoscono le ragioni dell’aggressione.
L’attrice, che si trovava negli Usa per promuovere lo spettacolo The Royals, è tornata a Londra per stare al fianco di Miles. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma ha pubblicato un post su Twitter per ringraziare i soccorritori e spronare i testimoni a farsi avanti: «Il mio nipote di 21 anni è stato pugnalato ripetutamente in un brutale attacco a Londra giovedì sera. La polizia e i medici dell’ospedale sono fantastici. Grazie per tutti i vostri messaggi. È un momento terribile per lui e per la nostra famiglia. La polizia fa appello ai testimoni».

Miles, che ha sfilato per Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana, poche ore prima dell’attacco aveva postato sui social una foto insieme a sua zia per celebrare la Giornata internazionale della donna. «Amore e apprezzamento per tutte le donne forti, felici e indipendenti che mi circondano», aveva postato, ricambiando l’amore di Elizabeth che, fin dalle prime sfilate, si era mostrata orgogliosa di Miles. «Ecco il mio bel nipote», aveva postato l’attrice postando una foto del ragazzo sulle passerelle.
Negli ultimi due mesi sono stati 16 gli attacchi con armi da taglio mortali avvenuti nella Capitale britannica, molti dei quali sono ritenuti collegati a bande. L’anno scorso, in totale, a Londra sono state pugnalate a morte 80 persone.

Treno deragliato, le drammatiche telefonate al 112: “Fermate tutto, fermate il mondo”

Sono voci concitate quelle che ha fatto sentire il Tg3, con grida che si sentono in sottofondo. Sono le 6,57 del 25 gennaio quando al 112, il numero unico di emergenza, arriva la prima telefonata con richiesta di aiuto dai passeggeri del treno 10452 da Cremona a Milano che è appena deragliato vicino a Pioltello, nel milanese.

3552666_1304_treno_deragliato_audio_choc_telefonate_112«Fermate tutto, fermate il mondo, perché se arriva giù un treno a manetta qua ci distrugge. Fermate, fermate i treni in arrivo!» è uno degli appelli dei passeggeri. Gli operatori cercano di capire se ci sono feriti e quanti sono i morti. E la notizia di una persona deceduta (saranno in tutto tre), arriva appena dopo le 7. «Purtroppo c’è una persona che probabilmente è morta».
A un passeggero che chiama alle 7.06 dicendo che «sono tre carrozze e una addirittura è accartocciata su un palo tutta schiacciata» un’operatrice spiega che «stanno arrivando tutti i mezzi di soccorso in codice rosso. Sono già partiti da qualche minuto».
Forse qualche disguido per capire la posizione e un altro operatore spiega a chi telefona alle 7.15 che «il problema è che adesso li abbiamo mandati in un posto e adesso sembra che è sbagliato quindi li stiamo mandando da una altra parte». Alle 7.23 è un suo collega ad assicurare che «le ambulanze sono già ferme sia a Pioltello che a Segrate e stanno cercando di raggiungervi i soccorritori». Alla fine il bilancio dell’incidente sarà di tre donne morte e 46 feriti.

La nuora di Trump ricoverata: “Polvere bianca su una lettera per il marito”. Giallo negli Usa

Scatta l’allarme per una busta contenente polvere bianca consegnata all’indirizzo di Donald Trump Jr, il primogenito del presidente Donald Trump, a Manhattan. È stata la moglie di Donald Jr, Vanessa, a ricevere ed aprire la busta e a chiamare immediatamente il numero di emergenza 911 dopo aver accusato dei disturbi. Vanessa è stata ricoverata con altre due persone, una misura precauzionale si sottolinea, mentre la divisione Intelligence del dipartimento di Polizia di New York e il Secret Service, incaricato di proteggere presidente e famiglia, stanno indagando sull’accaduto.

3544286_2007_21.9905718La busta era indirizzata a Donald Jr ed è giunta in mattinata presso l’appartamento della coppia a Midtown. Dopo averla aperta, Vanessa Trump ha cominciato a tossire e ad avvertire conati di vomito. Successivamente la Polizia di New York ha affermato di aver analizzato la misteriosa polvere bianca riscontrando che non si tratta di una sostanza pericolosa. Mentre sulle condizioni della nuora del presidente ha fatto sapere che al momento non risultano danni fisici per la donna quarantenne.

Con l’intervento dei servizi di emergenza è comunque stata avviata una operazione di decontaminazione dell’appartamento, dove la coppia vive con o loro cinque figli. E che è anche sottoposto alla sorveglianza del Secret Service: in settembre infatti Donald Jr aveva rinunciato alla protezione prevista per i familiari del presidente, ma una settimana più tardi questa era stata reintrodotta per l’intera famiglia. Donald Jr e Vanessa sono sposati dal novembre 2005.

Prima del matrimonio Vanessa Trump ha lavorato come modella a New York oltre ad apparire in alcuni spot pubblicitari per la tv e in qualche film. Ha partecipato anche al concorso di Miss Usa e per un certo periodo ha gestito un’azienda produttrice di borsette. L’allerta per la possibile circolazione di polvere bianca dannosa recapitata per posta aveva raggiunto il suo picco negli Stati Uniti nel periodo post-11 settembre, dopo che buste con antrace erano state consegnate a membri del Congresso e giornalisti e avevano anche provocato la morte di cinque persone. Seguirono una serie di falsi allarmi. Nel marzo 2016 inoltre detective e agenti dell’Fbi erano stati attivati dopo che una lettera con minacce e contenente polvere bianca, poi risultata innocua, era stata recapitata presso l’appartamento a Manhattan di Eric Trump, un altro dei figli di Donald Trump. Inoltre, in due occasioni nello stesso anno, buste contenenti polvere bianca erano state recapitate alla Trump Tower, quartier generale della campagna per la elezione di Donald Trump.

Ratajkowski posa senza veli contro Trump: e lo scatto fa impazzire i fan

Emily Ratajkowski, modella, posta un nuovo scatto in topless su Instagram e si scaglia contro l’amministrazione Trump: «Il mio corpo, la mia scelta», dice.

IMG_20171008_205241_08205919.jpg.pagespeed.ce._HOj5_567XLo fa per la decisione presa dal nuovo presidente americano in merito al controllo delle nascite: i datori di lavoro potranno decidere di non fornire la copertura assicurativa alle donne necessaria per avere libero accesso ai contraccettivi di emergenza, se mossi da «motivi religiosi» o «morali».
Era stato Obama a voler eliminare invece i costi a carico delle donne. «Il diritto di una donna al controllo delle nascite non deve essere basato sul reddito. Il controllo delle nascite fa parte dell’assistenza sanitaria, che è un diritto», scrive la modella 26enne.

“Non sono un trofeo”: Cara Delevingne posa nuda in difesa degli animali

Cara Delevingne torna sotto i riflettori, nonostante avesse annunciato al mondo di volersi ritirare dal mondo della moda. Lo fa grazie ad Hedi Slimane, che qualche mese fa l’aveva voluta per l’ultima campagna pubblicitaria di Saint Laurent, e si spoglia per una campagna in difesa degli animali.

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Vestita solo di immagini di animali in via d’estinzione, impressi sulla pelle come fossero tatuaggi, la modella e attrice inglese presta il volto (e il corpo) alla campagna pubblicitaria di ‘I’m not a Trophy’, l’organizzazione che lotta contro il bracconaggio e l’esposizione dei trofei di caccia di specie in via d’estinzione come zebre, leoni, elefanti e gorilla. Promossa e realizzata dal fotografo francese Arno Elias, la campagna fa luce sulla situazione di emergenza nella quale versano questi animali. “Cara è la personificazione ideale di ‘I’m not a Trophy’ – afferma il Elias – E’ una donna che vive secondo le proprie regole. Il suo entusiasmo e la sua vivacità hanno contribuito ampliamente a mettere in evidenza la nostra organizzazione che protegge la fauna selvaggia”. Anche lo slogan della campagna, del resto, parla chiaro, snocciolando dati allarmanti: “Negli ultimi quarant’anni la terra – si legge sul sito – ha perso la metà della sua fauna selvaggia. Nel 1940 i leoni erano 450.000, nel 2010 se ne contavano appena 20.000″.
“Sono davvero orgogliosa di essere ambasciatrice di ‘I’m not a Trophy’ – ha scritto Delevingne su Instagram – per creare una maggiore consapevolezza negli atti vandalici della caccia e del bracconaggio.