Ilary Blasi come Chiara Ferragni: giallo social per la foto con la pizza

Ilary Blasi mangia con gusto una pizza bianca al prosciutto crudo in una pizzeria di Roma. La foto, pubblicata su Instagram, è stata scattata durante la cena per il compleanno del marito, Francesco Totti, che ha scelto un locale in zona Pisana per festeggiare in famiglia la ricorrenza. Uno scatto innocente, ma che non ha mancato di suscitare commenti perplessi da parte dei followers. Ecco cosa è successo.

4765372_1255_ilary_blasi_pizza_intera

Ilary Blasi addenta uno spicchio di pizza romana, quella bassa e sottile, ma anche un gesto così comune non passa inosservato se a farlo è proprio lei, la moglie di Totti e al momento conduttrice di Eurogames. E infatti i commenti non tardano ad arrivare. In particolare, sono tantissimi i fan che si chiedono come abbia fatto a mangiare uno spicchio se la pizza appare integra. Un episodio che ricorda a molti quanto accaduto qualche tempo fa con Chiara Ferragni: anche l’influencer fu accusata di aver fatto finta di mangiare una pizza in realtà rimasta intera sul piatto.

Nel caso di Ilary, però, è più facile pensare all’ansia di voler commentare a tutti i costi la foto di un personaggio pubblico sforzandosi di trovare il pelo nell’uovo. O a problemi di diottrie. Dalla foto pubblicata su Instagram è evidente che alla pizza manca uno spicchio, proprio quello che sta addentando. Ma non c’è problema, è la stessa Ilary a togliere ogni dubbio ai suoi fan pubblicando una storia in cui evidenzia la fetta mancante. Nessuna pizza che si autorigenera. Peccato.

Omicidio Sarah Scazzi: «Sabrina Misseri è innocente». L’avvocato Franco Coppi confessa il suo tormento: «In carcere da innocente da oltre dieci anni»

«Sabrina Misseri è l’angoscia della mia vita. La notte mi capita ancora di pensare a questa sciagurata e a sua madre». Lo dice in un’intervista al ‘Fogliò l’avvocato Franco Coppi, difensore di Sabrina Misseri e della madre Cosima, entrambe in carcere con una condanna all’ergastolo per l’omicidio di Sarah Scazzi. «Ho la certezza assoluta della loro innocenza – dice Coppi – sarei pronto a giocarmi qualunque cosa. Non essere riuscito a dimostrarlo ha rovinato la mia vita di avvocato.

sarahscazzi_michelemisseri_cosimaserrano_sabrinamisseri_facebook

Noi difensori non possiamo pretendere di vincere tutti i processi, non deteniamo il monopolio della verità e certe vicende si prestano a molteplici letture, d’accordo, ma nel caso di Sabrina Misseri no. Le prove della sua innocenza e della colpevolezza del padre reo confesso erano talmente schiaccianti che non riesco a capacitarmi di questo fallimento, il ricorso per Cassazione mi ha procurato una delusione insanabile. Questa ragazza sta in carcere da dieci anni: per me è un tormento». La Corte di Strasburgo, da voi adita, ha giudicato il caso ammissibile. «Attendiamo di conoscere l’esito, i tempi non sono brevi. Poi non ci resterà che sperare nella revisione del processo».

Marco Carta, lʼarresto in mezzo ai fan che chiedevano selfie | Chi è la fan/amica che era con lui

Ci sono ancora dettagli da scoprire nell’arresto di Marco Carta, avvenuto venerdì sera a Milano. Un arresto, secondo quanto riporta il “Messaggero”, ostacolato involontariamente dai fan che, mentre il cantante veniva fermato dalla polizia municipale, si accalcavano attorno a lui per chiedere selfie e autografi. Insieme a Carta c’era Fabiana Muscas, infermiera 53enne di Cagliari, giunta a Milano proprio venerdì per trovare il suo amico Marco.

C_2_articolo_3212424_upiFoto1F

E’ il “Corriere della Sera” a raccontare chi sia l’accompagnatrice del cantante, individuata come l’esecutrice materiale del furto, tanto che per lei, a differenza di quanto avvenuto per Carta, è stato convalidato l’arresto. Infermiera professionale, è da anni una fan accanita del cantante sardo, con il quale ha sviluppato un’amicizia diretta dopo la vittoria al Festival di Sanremo, nel 2009. Pare che di recente avesse manifestato ai colleghi l’intenzione di andarsene a vivere altrove, tanto che ha partecipato alla selezione per un posto nell’Azienda ospedaliera universitaria Sant’Andrea di Roma.

Con quelli che sono riusciti a parlare con lei, la donna continua a professarsi innocente, ma le sei magliette trovate nella sua borsa la mettono in un posizione complicata. Tanto più che, secondo la ricostruzione del “Messaggero”, quando la polizia ha trovato le magliette e il cacciavite usati per togliere le placchette antitaccheggio, Carta si sarebbe difeso dando la colpa alla donna: “E’ stata lei – avrebbe detto -, è tutto nella sua borsa, io non ho fatto nulla, non ho rubato”. Proprio il fatto di non essere in possesso delle magliette al momento del fermo ha salvato il cantante, che sarà processato il 20 settembre, in virtù di una sentenza della Cassazione del 2016 sulla detenzione della refurtiva.

Amanda Knox torna per la prima volta in Italia: ecco perché

4476197_2154_amanda_knox_20Amanda Knox tornerà in Italia. Il 15 giugno sarà infatti a Modena alla prima edizione del Festival della giustizia penale. Rimetterà quindi piede nel nostro Paese quasi otto anni dopo essere stata assolta dalla Corte d’assise d’appello di Perugia dall’accusa di avere partecipato all’omicidio, compiuto sempre nel capoluogo umbro, di Meredith Kercher e scarcerata dopo avere passato poco meno di quattro anni in cella. Delitto per il quale sarà poi riconosciuta definitivamente innocente dalla Cassazione. «Il processo penale mediatico» il tema dell’incontro del quale sarà protagonista. «Sono stata onorata di avere accettato l’invito a parlare agli italiani in questo evento storico e di tornare in Italia per la prima volta» ha scritto Knox in un tweet. «Abbiamo pensato di invitarla perché riteniamo che sia un’icona del processo mass-mediatico» ha spiegato Guido Sola, presidente della Camera penale di Modena che ha organizzato il festival. «E lei – ha aggiunto – ha accettato il nostro invito». Amanda Knox aveva già più volte ipotizzato di poter tornare in Italia «per chiudere il cerchio».

La giovane è stata infatti al centro di una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni, cominciata la notte del primo novembre del 2007 quando Meredith Kercher venne uccisa con una coltellata al collo in un’abitazione di Perugia presa in affitto con l’americana (entrambe erano in Italia per studiare) e due italiane. Knox e il suo allora fidanzato Raffaele Sollecito, dopo pochi giorni vennero accusati di essere gli autori dell’omicidio per il quale non è mai stato individuato dagli inquirenti un movente preciso. Arrestati il 6 novembre del 2007 vennero entrambi condannati in primo grado nonostante si fossero sempre proclamati innocenti. L’attenzione mediatica si concentrò da subito sulla studentessa di Seattle.

Durante i processi ogni suo atteggiamento, parola o anche l’abbigliamento avevano finito per destare particolare interesse. Il 4 ottobre del 2011 la sentenza di primo grado venne ribaltata dai giudici di appello di Perugia che assolse Knox e Sollecito. Aprendo dopo poco meno di quattro anni le porte del carcere ai due giovani. Knox era quindi tornata il giorno dopo negli Usa con la sua famiglia mentre comunque in Italia la vicenda giudiziaria legata all’omicidio Kercher andava avanti. L’assoluzione di Perugia venne infatti annullata dalla Cassazione con un nuovo processo di secondo grado, a Firenze per questioni procedurali, terminato con una condanna di Knox e Sollecito. Ma il 27 marzo del 2015 la Cassazione mise definitivamente fine al procedimento assolvendo i due «per non avere commesso il fatto». La vicenda è poi finita all’esame della Corte europea per i diritti umani. E secondo i giudici di Strasburgo l’Italia ha violato il diritto alla difesa di Amanda Knox nell’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher

Alemanno condannato a sei anni per corruzione: «Sentenza sbagliata, io innocente». Interdetto dai pubblici uffici

82dd6226-3943-11e9-98ad-f54b39baf731_Alemanno01-kmnG-U11202354671388L0B-1024x576@LaStampa.itL’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l’accusa di corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell’inchiesta Mondo di mezzo. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Roma.

«Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente l’ho detto sempre e lo ribadirò davanti ai giudici di secondo grado». Lo ha detto l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo la lettura della sentenza che lo condanna a sei anni nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo.

Gianni Alemanno è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, per due anni non potrà contrattare con la pubblica amministrazione. È quanto disposto dai giudici della II sezione penale. I magistrati hanno anche deciso l’interdizione legale per tutta la durata della pena. L’ex sindaco di Roma dovrà risarcire sia Ama che Roma Capitale ed è stata fissata una provvisionale di 50mila euro sia per la municipalizzata che per il Campidoglio. Ad Alemanno sono stati anche confiscati 298mila euro.

Rimane incinta di un altro. Per difendersi, accusa ingiustamente il compagno di stalking

4307722_0929_violesAltro che vittima di stalking da parte dell’ex compagno: si era inventata tutto. Ma c’è voluto un processo all’ex, conclusosi con un’ampia assoluzione, per portare alla luce le bugie e le contraddizioni di lei, che ora si ritrova a giudizio per calunnia. Protagonista di questa vicenda è una donna di 40 anni di Chieti. Il pm Giusppe Falasca ha formulato nei suoi confronti l’imputazione di calunnia per aver accusato di atti persecutori, sapendolo innocente, l’uomo di 48 anni, pure di Chieti, con il quale aveva avuto una relazione durata quattro anni, attribuendogli condotte vessatorie e reiterate nel tempo con le quali l’avrebbe minacciata e ingiuriata, pedinandola e importunandola per strada. E addirittura le avrebbe provocato lesioni personali. Ma non era vero niente perchè, oltretutto, la relazione si è interrotta, per volontà della donna, quando lei ha scoperto di essere incinta di un altro. E lui, piuttosto che comportarsi come un amante respinto e che non aveva accettato la separazione, sentendosi tradito chiedeva spiegazioni. Certo è che per l’uomo sono cominciati i problemi di natura giudiziaria dopo che lei lo ha querelato.

Dunque, è iniziato e si è concluso un processo che ha svelato un quadro ben diverso fatto di accuse inattendibili parte della donna, secondo la quale terminata la relazione, l’ex non accettando la decisione, avrebbe iniziato a cercarla, con condotte ossessive, fino a ingiuriarla. In realtà, dicono gli atti del processo, dopo al fine della relazione l’ex compagno ha tra l’altro effettuato una serie di pagamenti importanti a favore della donna, aiutandola economicamente, aiuti accettati e probabilmente richiesti dalla donna, è scritto nella sentenza, quali le spese per la refezione scolastica di uno dei figli di lei, ricariche telefoniche alla donna, a sua madre e al figlio maggiorenne, medicinali, ha pagato addirittura le rate di un finanziamento per comprare l’auto.

Ma la donna ha mentito anche su altro: ha negato di essere mai stato a casa di lui, dicendo che era stato l’ex compagno a recarsi a casa sua, e di aver concordato il trasferimento in una nuova abitazione, procurata dall’uomo, più grande e sufficiente per ospitare anche i due figli di lei. In sostanza, si legge nella sentenza, tra i due c’ stata una relazione prolungata e paramatrimoniale, interrotta solo per cause dipendenti dalla donna ed in particolare per aver avuto relazioni con altri uomini da cui è nato l’ultimo figlio non riconosciuto. Ora è lei a doversi difendere da un’accusa pesante come la calunnia.

Yara, la lettera choc di Bossetti dal carcere: «Sono innocente, lo griderò finché avrò voce»

4043088_1315_yara_bossetti_lettera_tgcomPochi giorni fa Massimo Giuseppe Bossetti è stato condannato in via definitiva all’ergastolo dalla Corte di Cassazione per l’omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa il 26 novembre 2010 e trovata morta in un campo alcune settimane dopo. Oggi Bossetti, in una lettera indirizzata a NewsMediaset, continua a proclamarsi innocente: in alcune righe scritte a mano, il muratore di Mapello si rivolge dalla cella all’inviato Enrico Fedocci, che ha seguito il suo caso dall’inizio.

“SONO INNOCENTE” «Caro Enrico, fai giungere a tutti la voce di un innocente condannato al carcere a vita senza mai potersi difendere, questa non è una cosa da paese civile, io sono innocente e lo griderò finché avrò voce». «Mai smetterò di lottare con i miei avvocati che mi difendono per sincera convinzione e amore di Giustizia – scrive Bossetti, 48 anni – per dimostrare la mia innocenza». Secondo quanto riporta il Tgcom, Bossetti avrebbe scritto anche una lettera ai genitori di Yara Gambirasio, ma i contenuti sono ovviamente top secret.

VUOLE LAVORARE Bossetti dopo la condanna ha chiesto di essere trasferito in un carcere in cui possa lavorare: «Vorrei essere trasferito in un penitenziario dove poter lavorare. Per non impazzire chiedo di poter essere utile, di lavorare. Oggi non ho più nulla, mi resta il pensiero dei miei figli e della mia famiglia», le sue parole. Dopo il verdetto Bossetti avrebbe trascorso la notte insonne e piangendo. Avrebbe inoltre incontrato il cappellano del carcere, e anche la moglie.

Yara Gambirasio, a Pomeriggio 5 la testimonianza choc: «Massimo Bossetti è innocente. Ecco chi è stato…»

yaragambirasio_massimobossetti_pomeriggio5_11180841Omicidio Yara Gambirasio, domani è attesa la sentenza della Cassazione. A 24 ore dalla decisione della suprema corte – che potrebbe confermare l’ergastolo per Massimo Bossetti – Pomeriggio 5 torna a parlare dell’omicidio della tredicenne di Brembate. Barbara D’Urso, in collegamento con Chignolo d’Isola – dove fu ritrovato il corpo senza vita della piccola Yara – intervista Carlo Infanti, autore del libro choc “In nome del popolo italiano”, in cui vengono sollevati dubbi sulle responsabilità di Bossetti.

Delitto Fiumicino, il personal trainer Andrea De Filippis: «Ho ucciso Maria Momilia con un peso da palestra»
Miriana Trevisan rinviata a giudizio per diffamazione

«Ci sono delle persone – avrebbe detto Infanti alla D’Urso – che hanno 21 indizi convergenti e concordanti e Bossetti ne ha uno solo. C’è chi la sera della sparizione di Yara, il 26 febbraio 2011, già lo sapeva prima che la famiglia lo denunciasse alle autorità. Secondo me a compiere l’atto omicidiario è stata una persona vicina al mondo di Yara ed è stata aiutata da altre persone. Io mi baso sugli atti».

Infanti poi avrebbe concluso: «Quel Dna ha diverse carenze. Io spero che la sentenza della Cassazione sia dignitosa al di là di ogni ragionevole dubbio. Probabilmente condanneranno Massimo Bossetti all’ergastolo. Io spero in un rinvio».

Nei primi due gradi di giudizio Massimo Bossetti è stato condonnato all’ergastolo. Domani è il giorno della Cassazione per l’omicidio della piccola Yara.