D’Addario e Montereale: «Ti sfregio, fai una brutta fine». Finisce in tribunale la lite tra le fiamme di B.

«Ti devo sfregiare, ti devo distruggere, ti faccio fare una brutta fine» e, dopo averla minacciata, l’avrebbe colpita con calci, pugni e graffi sul viso. Patrizia D’Addario, la escort più famosa delle feste di Silvio Berlusconi, sarà processata dinanzi al giudice di pace di Bari per minacce e lesioni personali nei confronti di Barbara Montereale, un’altra delle ragazze di quelle serate ad Arcore e Palazzo Grazioli.

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Finisce così in Tribunale il litigio fra le due donne, risalente al 12 maggio 2014, nel pieno del processo «escort» che in primo grado si è concluso con quattro condanne fino a 7 anni e 10 mesi di reclusione nei confronti dell’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e altri tre imputati accusati di reclutamento e favoreggiamento della prostituzione. Il processo è attualmente sospeso in secondo grado in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità della legge Merlin.
Nel maggio 2014 erano in corso le udienze dinanzi ai giudici baresi del processo di primo grado nelle quali sfilarono decine di ragazze portate a quelle feste. Una sera, dopo un incontro casuale a casa di amici comuni, Barbara Montereale e Patrizia D’Addario litigarono in strada, finendo entrambe in ospedale. L’ostilità tra le due arrivò al punto che quando il giudice dovette citarle come testimoni nel processo «escort», nel dicembre successivo, le convocò in orari diversi perché non si incontrassero.
«Dal 2009 subivo le incessanti mortificazioni da parte della signora D’Addario che in più occasioni mi ha denigrata e offesa» raccontava Montereale, la quale accusava la ex amica di averle rovinato la vita, coinvolgendola nel processo. «La mia vita era stata distrutta dalle sue vicende. Lei mi aveva rovinato la vita e lo sapeva benissimo che non sono mai stata pagata per prestazioni sessuali e che il presidente Berlusconi mi aveva fatto un regalo (diecimila euro dopo una notte passata in sua compagnia, ndr)».
Stando alla denuncia, D’Addario l’avrebbe prima insultata dicendole «sei una p… hai preso diecimila euro grazie a me, ti devo sfregiare», poi l’ avrebbe presa per i capelli, strattonata, fatta cadere, colpita con calci e pugni e anche tentato di strangolarla dinanzi alla figlia di pochi anni, fermata solo dall’intervento di alcune persone. Montereale si fece medicare in ospedale, dove i sanitari le riscontrarono traumi a testa, spalla e addome. Anche Patrizia D’Addario finì in ospedale quella sera, denunciando di essere stata a sua volta aggredita da Barbara Montereale, la quale però è stata prosciolta nei mesi scorsi per remissione tacita della querela in quanto D’Addario non si è presentata all’udienza. A raccontare quella serata sarà la stessa Montereale, citata come testimone all’udienza del prossimo 20 giugno, nel processo in cui è parte offesa.

Al Bano tra Romina Power e Loredana Lecciso: “Sono tutte e due donne della mia vita”

Leggo.it segue gli aggiornamenti di Pomeriggio Cinque. Continua il gossip in casa Carrisi. Al Bano ha recentemente dichiarato che resterà sempre legato alle sue due donne dicendo che una gli ha dato 5 figli e l’altra due.

al-bano-romina-power-e-loredana_1472195La vicenda familiare tra Al Bano e Loredana Lecciso però non sembra essere distesa, nonostante la donna sia tornata a casa a Cellino, dopo una fuga a Parma. Inizialmente Al Bano ha dichiarato di essere grato a Loredana per tutto quello che gli aveva dato, ma di essere convinto di non volerla sposare. La loro crisi sarebbe nata dalle attenzioni, considerate eccessive da parte di Loredana, di Romina nei confronti di Al Bano e dalle sue esternazioni amorose definite fuori luogo.
Le due sono addirittura finite in tribunale e, nonostante il clima si faccia sempre più teso, Al bano contina a non prendere una posizione e a poche settimane dalla partenza del suo tour con Romina si è lasciato andare a questa confessione. Tutto è partito da un tweet, pubblicato da un falso profilo della Lecciso e che Romina Power ha pubblicato sui propri canali social scatenando la rabbia dei suoi followers contro Loredana. Il tweet in questione si riferiva alla presunta gravidanza di Cristel Carrisi e diceva: «Sì è vero, è incinta di un maschietto. Nascerà ad aprile. Ditelo ai giornalisti, fate girare la foto e la notizia. Io non vi ho detto nulla». Quel messaggio, però, la Lecciso non l’ha mai scritto al punto che, insieme al suo legale, si è rivolta alla polizia postale per scoprire l’identità della persona che si è spacciata per lei.

Loredana Lecciso minaccia di querelare Romina Power: ecco il post della bufera

E’ scontro aperto tra Loredana Lecciso e Romina Power per un post pubblicato e poi cancellato dalla compagna di Al Bano Carrisi. Tra le due volano parole grosse sulla presunta gravidanza di Cristel Carrisi e la faccenda potrebbe concludersi malissimo. Le due oramai si sfidano senza esclusione di colpi e non è escluso un approdo in tribunale. Ecco cosa è successo…

guerra-tra-Loredana-Lecciso-e-Romina-Power-01-@-instagramÈ sempre più guerra tra Loredana Lecciso e Romina Power. Lo scontro tra l’ex moglie e l’attuale compagna di Al Bano Carrisi sta raggiungendo vette sempre più alte, scatenandosi su livelli che hanno quasi dell’inverosimile. Stavolta di mezzo c’è un post che ha scatenato la bufera. Ma cosa sarà mai successo?
Sul web era da qualche giorno trapelata la notizia di una possibile gravidanza di Cristel Carrisi, figlia di Al Bano e Romina. Una news che non era stata confermata, ma che sembrava data per vera da Loredana Lecciso.
In un post Facebook firmato col suo nome è comparsa la didascalia: “Sì, è vero. E’ incinta di un maschietto, nascerà ad aprile. Ditelo ai giornalisti, fare girare la foto e la notizia. Io non vi ho detto nulla”.

Rendendo pubblica l’indiscrezione della dolce attesa di Cristel, Loredana ha però causato l’ira di qualcuno. Riprendendo il post della Lecciso, infatti, la Power ha scritto su Instagram un velenoso “Post interessante…”

Sicuramente le avrà dato fastidio il fatto che a dare la notizia della gravidanza fosse la compagna di Al Bano, prima ancora dei genitori della futura mamma. Il post è però subito scomparso, anche se la Lecciso ha fatto in tempo a notarlo. E a decidere di agire legalmente contro Romina.
“In data odierna – si legge nel comunicato dei suoi legali – sul profilo della sig.ra Romina Power è apparso un post a contenuto altamente e gravemente diffamatorio e lesivo della persona e dell’immagine della sig.ra Loredana Lecciso. Tale post, verosimilmente ascrivibile ad ignoti, si è esplicato nella divulgazione di notizie false non provenienti dalla sig.ra Lecciso, con l’aggravante dell’indebita appropriazione della sua identità. La sig.ra Loredana Lecciso, turbata e legittimamente infastidita dall’accaduto, rende noto che per il tramite dei propri avvocati porrà in essere ogni azione idonea alla tutela dei propri interessi, a tal fine riservandosi di adire tutte le vie legali, sia in sede civile che in sede penale”.

Insomma, è grande gelo tra le due, che potrebbe concludersi anche con una citazione in tribunale. Come andrà a finire? Loredana avrà realmente scritto quelle frasi? O avrà invece ragione Romina Power?

Corona esce dal carcere, andrà in comunità: “Potrà dormire a casa sua”, ma non sarà libero

Si avvicina la fine dell’incubo per Fabrizio Corona? L’ex “re dei paparazzi” uscirà dal carcere per tornare in una comunità terapeutica, secondo quanto ha deciso il tribunale di sorveglianza di Milano, che gli ha concesso l’affidamento in una comunità a Limbiate, nel milanese. Il giudice della Sorveglianza di Milano, Simone Luerti, accogliendo un’istanza del legale dell’ex agente fotografico, l’avvocato Antonella Calcaterra, ha concesso l’affidamento provvisorio e terapeutico in una comunità.

Fabrizio Corona all'arrivo a Palazzo di Giustizia per un'udenza del processo a carico suo e di Francesca Persi per il caso dei 2,6 milioni di euro in contanti ritrovati in parte in Austria, e in parte nel controsoffitto della sua collaboratrice Francesca Persi, 16 maggio 2017. Ansa/Daniel Dal Zennaro

I suoi legali hanno sempre messo in luce, infatti, il suo stato di ex tossicodipendente da cocaina. La stessa richiesta, che in quel caso però riguardava una comunità nel Bresciano, era stata respinta lo scorso 13 settembre da un altro giudice della Sorveglianza, Beatrice Crosti.

Ora il provvedimento emesso, che permette a Corona di uscire già oggi da San Vittore, dovrà essere, però, confermato in un’udienza davanti a un collegio della Sorveglianza a fine marzo. Il giudice Crosti aveva deciso mesi fa che l’ex ‘re dei paparazzi’ doveva rimanere in carcere, dato che, scriveva, ci sono «concreti elementi» che testimoniano la sua «attuale pericolosità sociale».
DEVE SCONTARE ANCORA 4 ANNI Corona era tornato in carcere nell’ottobre del 2016 per l’ormai nota vicenda dei contanti per circa 1,7 milioni di euro trovati in un controsoffitto: con la sentenza di condanna ad un solo anno e con la quale, però, era caduta l’accusa principale di intestazione fittizia di beni, era stata anche revocata l’ordinanza cautelare. Dopo l’arresto, ad ogni modo, la Sorveglianza aveva revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali che era stato concesso, dopo anni di carcere, all’ex ‘fotografo dei vip’ nel giugno 2015.

Corona era prima andato nella comunità di Don Antonio Mazzi e poi era tornato a casa sua con la concessione dell’affidamento «sul territorio», fino al nuovo arresto. Ora continuerà il suo percorso in affidamento terapeutico in un’altra comunità. Il suo «fine pena», come risultava dall’ultimo provvedimento della Sorveglianza di settembre, è previsto per il 15 febbraio 2022 e, quindi, a fronte di un cumulo di pene per le varie condanne di 8 anni e 8 mesi, deve espiare ancora circa 4 anni.
PUÒ DORMIRE A CASA SUA MA USCIRE SOLO PER ANDARE IN COMUNITÀ Fabrizio Corona potrà dormire nella sua abitazione di via De Cristoforis, zona della movida milanese, dalla quale però potrà uscire soltanto per recarsi nella comunità per seguire il percorso terapeutico e psicologico, ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Milano. La casa dell’ex re dei paparazzi è stata sequestrata nei mesi scorsi dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano ma, da quanto si è saputo, ora l’amministrazione giudiziaria ha deciso di affittarla e l’avrebbe affittata la fidanzata dell’ex agente fotografico, Silvia Provvedi, del duo musicale Le Donatella.

Ambra Battilana, da Berlusconi e Weinstein al ritorno alle sfilate. Rocco Barocco: “L’hanno presa di mira”

Da Berlusconi a Weinstein passando per le sfilate. Poche settimane fa era in un’aula di tribunale a Milano per testimoniare al processo Ruby Ter, oggi Ambra Battilana è tornata in passerella per Rocco Barocco.

IN_Ambra_Battilana_Gutierrez«Finalmente una cosa positiva – sospira la 24enne modella che ha denunciato di aver subito molestie dal produttore cinematografico Harvey Weinstein – sono contenta di tornare a fare il mio mestiere».
«Quando Rocco Barocco mi ha chiesto di sfilare ero molto eccitata perché finalmente ho avuto l’occasione di tornare al mio lavoro dopo un lungo stop», dice Ambra. «Prima non venivo creduta, ora è tutto normalizzato grazie al movimento Me Too di cui sono molto felice di far parte».

«Sono orgogliosa di poter dare forza e coraggio ad altre ragazze e di dire loro che puoi realizzare i tuoi sogni senza compromessi, perché c’è anche gente con degli ideali forti, che rispetta le donne». Da parte sua Rocco Barocco, che l’ha voluta in passerella, spiega che «Ambra è una bella ragazza, troppo presa di mira, mi sembrava giusto darle la possibilità di farla apparire diversa da come è stata dipinta».

In tribunale col velo, la 25enne praticante: “Sconvolta ma contenta. È una battaglia giuridica”

«Quando il giudice mi ha detto no ero davvero sconvolta, ma sono contenta di quello che ho fatto». Così Asmae Belkafir, la praticante marocchina di 25 anni, torna sull’episodio di ieri al Tar di Bologna, dove un giudice le ha detto che non poteva stare in aula col velo islamico. Lei si è rifiutata di toglierselo ed è uscita. La ragazza ne ha parlato con l’ANSA al tribunale ordinario di Bologna, dove è arrivata per un’udienza di diritto del lavoro. Si è detta «molto colpita» dai tanti messaggi di solidarietà ricevuti.

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«Ci sono rimasta molto male, ho partecipato a tante udienze e una cosa del genere non mi era mai successa. Il cartello e la norma affissa sulla porta del giudice da ieri è su tutti i social network e sotto ci sono tanti commenti che dicono che il giudice ha ragione, ma non è così», aggiunge la ragazza. «Le norme – ha aggiunto – vanno lette, conosciute e interpretate. Uno prima si informa, legge, studia e poi si discute».
Si tratta, ha detto in tribunale a Bologna «di una battaglia giuridica». Bisogna «capire bene cosa deve fare una donna musulmana che porta il velo e vuole fare l’avvocato e il giudice». Si aspettava delle scuse? «No, non ne vedo il motivo», ha risposto all’ANSA la ragazza che oggi indossa un velo hijab rosa, mentre ieri ne aveva uno azzurro.

Romina Power: “Dov’è Ylenia?”. Il grido di dolore 24 anni dopo la scomparsa della figlia

Il grido di dolore di Romina Power invade il web. Due post pubblicati su Instagram e su Twitter mostrano tutta la sofferenza di una mamma che a 24 anni di distanza dalla scomparsa della figlia Ylenia Carrisi continua a chiedere giustizia. “Dov’è Ylenia”, scrive, “E dove sono le centinaia di ragazze che scompaiono a New Orleans? Perché niente è stato fatto per fermare questo?”.

1515678768_5a576c3037c97Rabbia che non vuole essere rassegnazione per colei che insieme ad Al Bano raggiunse un successo mondiale che ancora riecheggia tra le radio odierne. Una coppia d’oro che fu al centro del gossip e dello showbusiness di allora e che non si è smarrito nemmeno ai giorni nostri.
Ma tutto questo non ha e non può aver cancellato il dramma della perdita di una figlia senza aver ricevuto alcuna risposta sul suo destino, ad eccezione della dichiarazione di morte presunta del tribunale di Brindisi nel 2014. È stata uccisa? È stata rapita? Un mistero che compie 24 anni e che resta irrisolto.

Tiziana Cantone, “per il suicidio nessun colpevole”: il Tribunale archivia l’inchiesta

Nessuno ha istigato Tiziana Cantone al suicidio. La 31enne di Mugnano si è uccisa seguendo la sua specifica volontà. Questa, in sintesi, la motivazione del gip che ha archiviato in maniera definitiva l’indagine sull’istazione al suicidio della bella Tiziana che si è tolta la vita nel settembre del 2016 dopo la diffusione sul web, senza il suo consenso, di video hot che la ritraevano. Una storia difficile, quella di Tiziana, fatta di «condivisioni» in rete di un filmato che lei non aveva autorizzato a diffondere.

11ad_219464773-1Dopo la sentenza che la condannava alle spese per una causa civile intentata contro i colossi del web da Tiziana nel settembre di un anno fa – Facebook, Google e Youtube – la ragazza si legò un foulard al collo lasciandosi morire, vittima di una nuova forma di «violenza» che corre in rete.
Nel fascicolo aperto dalla procura di Napoli Nord ad Aversa non c’era nessun iscritto, anche se circa 20 amici, parenti e due ex fidanzati erano stati ascoltati in qualità di persone informate dei fatti. Fra questi, anche l’ex ragazzo Sergio Di Palo, indagato in un altro procedimento a Napoli. Inchiesta piena di ostacoli. Alla fine, il pm Rossana Esposito ha deciso di chiedere l’archiviazione. Oggi, il gip ha depositato il provvedimento di archiviazione. Gli avvocati difensori avevano presentato ricorso alla richiesta del pubblico ministero.

Fausto Brizzi, il regista al parco con la figlia dopo la bufera sulle presunte molestie

Fausto Brizzi al parco che gioca con la figlia Penelope Nina, cappellino e occhiali da sole e l’orecchio teso al telefono: sono le prime immagini del regista, pubblictwe domani sul numero di Chi, dopo la bufera sollevata dall’inchiesta delle “Iene”, in cui quindici aspiranti attrici raccontano di essere state molestate dal regista.

3380725_brizzifigliaIl settimanale diretto da Alfonso Signorini ha sentito sia l’autore del servizio delle “Iene”, Dino Giarrusso, che l’avvocato di Brizzi, Antonio Marino. «Con l’ultimo servizio sul caso Brizzi per noi la vicenda si chiude. Se ne aprirà necessariamente un’altra in tribunale. O il regista ci querela per diffamazione, e allora spiegheremo le nostre ragioni al giudice, oppure saranno le ragazze a denunciarlo», spiega Giarrusso; e l’avvocato di Brizzi risponde: «Le Iene “chiudono” la questione allegando altre 4/5 testimonianze che descrivono lo stesso cliché. Siamo in attesa di capire quale delle sedi prediligeranno, se civile o penale, per chiamarci a rispondere. Noi, per ora, non quereliamo, sono cose che verranno a tempo debito, non c’è fretta».
«La ex Miss Italia Clarissa Marchese (ha raccontato: “Mi ha chiesto se ero disposta a spogliarmi (…) non era violenza, non mi ha fatto nulla, però mi sono sentita infastidita”, ndr) ha meglio chiarito quello che è accaduto a casa di Brizzi, cioè nulla. Si è ritenuta infastidita, ma, rispetto alle premesse, cambia la prospettiva, ora vediamo cosa diranno le altre». Dura la replica di Giarrusso delle “Iene”: «La ex Miss Italia ha ribadito esattamente quello che aveva detto a noi, è comico leggere che avrebbe ritrattato, semmai ha confermato. E per una che ha avuto solo la richiesta di spogliarsi, come Clarissa, tante altre hanno raccontato cose orribili: perché si finge di dimenticare? Noi siamo pronti a rispondere alla querela di Brizzi, che però non arriva, chissà come mai. Credo, invece, che saranno le ragazze a denunciare: hanno la possibilità di farlo anche quelle che hanno vissuto quest’incubo più di sei mesi fa, ce lo ha confermato l’avvocato Giulia Bongiorno. È assurdo leggere cose come “queste ragazze si vogliono vendicare perché non hanno avuto la parte” perché non concorrevano a una parte: sono state chiamate per fare esercizi di recitazione e raccontano d’essersi ritrovate a casa di un regista che si spogliava e proponeva massaggi, si masturbava davanti a loro. Mi addolora anche chi dice di stare dalla parte delle donne, ma oggi tace o difende la controparte. “Se non ora, quando mai?”».

Di giorno fa la poliziotta e di notte video hard: ora rischia il posto

Di giorno è una poliziotta del distretto del New Jersey, mentre di notte indossa tacchi a spillo e simula giochi sadomaso. Si chiama Kristen Hyman ed è un’agente sexy che “arrotonda” lo stipendio su set a luci rosse.

4175EEB500000578-4608946-In_videos_she_is_seen_kicking-a-59_1497589794727Ora però, a causa di calci e frustate, dovrà lottare in Tribunale per tenersi il suo posto in polizia. La donna, che ha percepito anche dei compensi per i video hard, è stata sospesa dall’incarico il 26 maggio, dopo il giuramento e il 27 giugno si presenterà all’audizione disciplinare. Lei sottolinea di non essere mai stata nuda davanti alla telecamera, ma i suoi superiori richiamano alla necessità di avere uno stile di vita integro.