Sexy foto dalla fidanzatina 13enne: «Se mi ami inviamele». E gli scatti fanno il giro della scuola

Dopo il caso di Milano, altri tredicenni protagonisti di sexting. «Se mi ami, mandami le foto». Davanti a quella richiesta lei ha acconsentito. I due frequentano una scuola media di un comune in provincia di Genova. Le foto che mostrano la ragazzina seminuda sono finite sui cellulari dei compagni di classe dei due fidanzatini e il dirigente scolastico ha fatto denuncia alla polizia postale. Anche qui, come nel filmato dell’episodio avvenuto a Milano, la ragazza si spoglia e invia le immagini. Le foto, che sarebbero dovute rimanere cosa privata fra i due, via whatsapp sono diventate virali. Di smartphone in smartphone, sono andate ben oltre il privato.

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Le foto intime, dice il dirigente scolastico, non sono state scattate nel contesto scolastico. Ma, attraverso le chat di classe e compagni, si sono diffuse viralmente. «Parliamo di minori al di sotto dei 14 anni – dice il preside – Io ho avuto la segnalazione e, come ogni volta che accade qualcosa che sconfina in un’ ipotesi di reato, è stata allertata la Polizia Postale. La riflessione è amara. Vedo due vittime: sia chi ha patito questa cosa, sia chi l’ha fatta, perché vuol dire che non ha mai avuto regole di base. Noi genitori siamo i primi a doverci fare delle domande: diamo una Ferrari e un’autostrada a chi non ha nemmeno la patente. Abdicando, troppo spesso, al ruolo di controllo».

La storia è raccontata dal Secolo XIX. «Il caso sta scuotendo la città», dice il sindaco. «Non entro nel merito della vicenda. Quello che dico, però, è che io spesso ai ragazzi nelle classi parlo proprio di social e smartphone, cerco di farli riflettere su questi strumenti che sono fantastici se usati correttamente ma pericolosissimi, se non si usa la testa».

Trans viene rifiutato dal ragazzo che gli piace, diventa donna e tra i due scoppia l’amore

Lui la rifiuta da uomo, lei diventa una donna e sboccia l’amore. La storia di Erin e Jared, Del Kentucky(Usa), rispettivamente 22 e 28 anni, è una storia inizialmente tormentata ma che si è conclusa con un lieto fine. Certo, si tratta di un amore decisamente fuori dagli standard.

sec_6888958Jared in passato aveva rifiutato le avances di Aaron. I due si sono persi di vista e nel frattempo per Aaron sono cambiate molte cose, tante, al punto da diventare una donna. Quando è “rinato” come Erin è stato lo stesso Jared a cercarla, non sapendo chi fosse, ma restando colpito dalla sua bellezza. «Ero ancora un ragazzo quando ho mandato a Jared un messaggio su Facebook perché mi piaceva, ma lui non era interessato e dopo un po’ ho lasciato perdere», spiega Erin al Daily Mail e poi racconta che nei successivi due anni si è sottoposta a cure ormonali e interventi per diventare donna fino a quando Jared non ha notato una sua foto su Instagram.
«Gli ho mandato subito il mio numero e dopo cinque minuti mi ha risposto. Abbiamo iniziato a parlare e il giorno dopo siamo usciti insieme. Dopo una settimana eravamo fidanzati», continua la ragazza. Il percorso di Erin, come spesso accade in questi casi, non è stato facile ma non è ancora ultimato. La 22enne deve ancora cambiare genere ma a tal riguardo Jared ha detto che per lui non è fondamentale: «Lei vuole essere più femminile, ma per me è già bellissima. L’amore che provo per lei va al di là di un’operazione». Erin prima di Jared aveva frequentato altri uomini ma ha ammesso che quando scoprivano la verità si allontanavano perché si vergognavano di lei, con lui è stato tutto diverso.
La loro però non è una storia facile, sui social sono spesso vittime di hater e minacce, soprattutto Jared viene insultato per aver scelto Erin come fidanzata, ma lui replica fermamente: «All’inizio ero depresso, ma poi ho parlato con Erin e abbiamo deciso semplicemente di ignorare gli hater. Per fortura riceviamo anche tanti messaggi incoraggianti che ci danno la forza di andare avanti».

Aldo Naro, le foto choc dell’autopsia su Fb. Il papà: “Morto per un calcio? Impossibile, trovate i colpevoli”

Il giovane Aldo Naro fu ucciso il giorno di San Valentino del 2015, nella discoteca Goa di Palermo: era un medico, appena laureato, e la sua morte sconvolse tutta la Sicilia. Oggi i suoi familiari, a oltre tre anni dalla tragedia (ecco cosa accadde), nel contestare la conclusione delle indagini – che hanno portato alla condanna a 10 anni di Andrea Balsano, che all’epoca dei fatti aveva 17 anni e faceva il buttafuori (in nero) nel locale – hanno postato su Facebook le foto dell’autopsia, con un elenco di traumi documentati dalle immagini.3645313_1301_aldo_naro_foto_choc_autopsiaPer i familiari è assurdo che Aldo sia morto per un solo calcio, sferrato dal Balsano: le condizioni del suo cadavere sarebbero infatti incompatibili con la ricostruzione dell’inchiesta. «Davvero – si chiedono – un solo calcio sferrato da un unico soggetto ad una persona che si trova a terra può provocare tutte le lesioni descritte? Se così non fosse, chi ha provocato tutte le altre?».
«E pertanto, chi sono gli altri assassini di Aldo? Perché questo fondamentale aspetto della vicenda non è stato approfondito? – continua il post – Peraltro, mancano, perché non fatte nel corso dell’autopsia, le foto del ventre, dei genitali e della parte frontale e interna delle cosce della vittima. Inspiegabilmente, non è stato effettuato alcun esame radiologico, e nessuna Tac a parte quella del cranio».
IL PAPÀ: ABBIAMO DECISO DI DIRE BASTA «Secondo lei quello è un ragazzo ucciso da un calcio di un 17enne? Adesso abbiamo deciso di dire basta. Aldo ha una mamma e una sorella. E io che sono uomo delle istituzioni non posso ignorare la loro voglia di verità e giustizia. Abbiamo appena iniziato a mostrare all’opinione pubblica tutte le incongruenze emerse nelle indagini. Non possiamo più stare zitti». Così Rosario Naro, colonnello dei carabinieri e padre del ragazzo ucciso tre anni fa, spiega la scelta di pubblicare le foto dell’autopsia del figlio. «Noi famiglie di vittime di efferati delitti troppo spesso dalle indagini non abbiamo giustizia – aggiunge il padre di Aldo Naro -. Per questo abbiamo deciso di pubblicare le foto dell’autopsia. Una cosa grave, lo comprendo. Abbiamo voluto coinvolgere l’opinione pubblica su quanto è successo a mio figlio». «Noi familiari non possiamo accettare la conclusione delle indagini che ha portato alla condanna di un solo 17enne unico responsabile che ha ucciso mio figlio con un calcio. È evidente come dimostrano le foto che Aldo è stato ucciso non solo da una persona. Abbiamo appena iniziato e mostreremo tutte le incongruenze o le discrasie tra le indagini e quanto mostrano quelle foto».

COSA ACCADDE QUELLA SERA? Nella pagina Facebook Giustizia per Aldo Naro, campeggia la presentazione di Aldo, con una sua foto e la ricostruzione da parte della famiglia dell’omicidio che gli tolse la vita in quel lontano 2015. «2 anni e 6 mesi fa andai a ballare con amici, la mia ragazza e colleghi di università.. quasi a fine serata 15 persone mi hanno aggredito, pestato a morte, sotto gli occhi di tutti. Nessuno fece niente. Dentro di me, quando queste persone mi calciavano, mi davano pugni, mi spezzavano le ossa e il naso io pensavo “perché nessuno fa niente?? L’unione fa la forza, aiutatemi!” Ma tutti rimasero fermi».
«Nessuno ha fatto niente – continua il post, risalente al settembre 2017 – Se non dire bugie su bugie Perché nessuno ha il coraggio di dire “ho avuto paura, perché erano in 15 e pensavo che potessero uccidere anche me” E più facile dire una bugia In questo giorno chiedo a tutti voi di recarvi in chiesa, o anche semplicemente di dire una preghiera per me è tutti quelli come me che sono morti sotto gli occhi di tutti, e che sperano un giorno di avere giustizia, di sapere la vera verità!».

Michelle Hunziker risponde alle accuse di Selvaggia Lucarelli: l’intervista a Le Iene

Michelle Hunziker risponde alle accuse di Selvaggia Lucarelli a Le Iene. La conduttrice dopo Sanremo va a Le Iene per svelare che Doppia Difesa… Ecco cosa racconta a Le Iene e la risposta di Selvaggia Lucarelli.

1516975802745.jpg--selvaggia_lucarelli_contro_michelle_hunziker_a_proposito_delle_donazioni_a_doppia_difesaSelvaggia Lucarelli attacca, Michelle Hunziker risponde. Intervistata nel corso dell’ultima puntata de Le Iene andata in onda domenica 11 febbraio, la conduttrice, reduce dal successo di Festival di Sanremo, ha replicato alle dure accuse lanciate nelle scorse settimane contro Doppia Difesa.
La Lucarelli aveva scritto un articolo su Il Fatto Quotidiano in cui avanzava dubbi sull’associazione a difesa delle donne vittime di violenza fondata dalla Hunziker insieme all’avvocato Giulia Bongiorno.

In particolare la graffiante Selvaggia aveva parlato di mancata trasparenza dei bilanci e di centralini che squillavano a vuoto.
“Non abbiamo fatto vedere i bilanci perché non ci ha dato il tempo – racconta la Hunziker – Ci ha chiamato e dopo quindici minuti è stata richiamata dicendole che avrebbe potuto parlare con le socie fondatrice per avere tutti i dati di cui aveva bisogno. Lei il giorno dopo ha scritto che non aveva avuto i bilanci. Ma poi – ha precisato Michelle – i bilanci sono pubblici”.

Non si è fatta attendere la replica della Lucarelli, che con un post su Twitter ha insistito: “Michelle, blablabla. Mostra il bilancio 2017. Non l’ESTRATTO però. Il bilancio. E magari i tabulati telefonici delle chiamate in entrata e uscita di Doppia Difesa. Ah, al momento Non mi sono arrivate querele. Neppure diffide.”

Inoltre, a chi le ha fatto notare che “il bilancio si approva entro il 30 aprile 2018. È normale se le hanno fornito un estratto. Se gli azionisti non lo hanno ancora approvato perché dovrebbero darlo a lei?”, Selvaggia ha risposto ribadendo che il bilancio mostrato dall’associazione è del 2016, allegando un articolo del The Social Post, che aveva approfondito la questione.

La storia, a quanto pare, è destinata a continuare. Michelle si occuperà pure di Doppia Difesa ma quello sferrato da Selvaggia Lucarelli ha tutta l’aria di un doppio attacco…

Asia Argento contro Giulia Bongiorno: “Ha difeso un mafioso e non vuole tutelare le donne”

Giulia Bongiorno è finita in queste ore al centro di polemiche anche all’interno della Lega per la sua candidatura nel partito di Salvini. Anche Asia Argento si scaglia contro di lei sui social. “L’avvocato Bongiorno aveva difeso il mafioso #Andreotti (“Assolto! Assolto!

asia_argento_giulia_bongiorno_difeso_mafioso_andreotti non_vuole_tutelare_le_donne 20 gennaio 2018_20204648Assolto!”) ma si è rifiutata di tutelare alcune vittime di violenza sessuale nell’industria cinematografica… #DoppiaDifesa? Dissociazione totale”: scrive su Twitter l’attrice.
A chi, via Twitter, ha chiesto all’attrice di “spiegarci meglio o segnalarci qualcuno con cui approfondire”, Asia Argento ha risposto: “Sarebbe bello conoscere l’opinione delle altre attrici italiane, visto che fino ad oggi sono state mute riguardo la rivoluzione #metoo”.

Golden Globe: il “nuovo lutto” è sexy e scollato

Passeranno alla storia come i Golden Globe in nero: il colore del lutto in segno di solidarietà verso le vittime delle molestie sessuali a Hollywood. Ma nell’America perbenista ma esibizionista anche le certezze possono essere messe in discussione, per esempio il lutto.
Nessuno ha pensato che fosse una contraddizione svilire il colore del dolore per un evento mondano. Non solo: il “nuovo lutto” hollywoodiano è sexy e scollato. Le star sul red carpet che hanno indossato orgogliose il total black non hanno minimamente pensato che fosse necessario un certo decoro.

C_2_box_51855_upiFoto1FIn un tripudio di esibizionismo, dettagli osè e provocanti trasparenze non si sono fatte attendere. A cominciare da Kate Hudson che ha spiazzato tutti con un Valentino dalla scollatura più che profonda e gonna velata. Ma se il nude look Dsquared2 della 21enne Hailey Baldwin può essere tacciato come retaggio di gioventù, le vere coraggiose panterone di questi Golden Globe 2018 sono state le 50enni.

Mariah Carey bombastica e proprompente nel suo abito a sirena firmato Dolce & Gabbana. Halle Berry e Catherine Zeta Jones hanno scelto pizzo e trasparenze di Zuhair Murad. Ma la più provocante è stata sicuramente Sharon Stone: la gabbia vedo-non-vedo del suo vestito Vitor Zerbinato ha lasciato il segno.
Il messaggio è forte e chiaro: il corpo è mio, lo gestisco ed esibisco come meglio credo.

Sesso in cambio di lavoro: così le badanti venivano ricattate dagli anziani

Una decina di aspiranti badanti, quasi tutte romene, nel corso del 2017 hanno lanciato un Sos all’associazione Progetto Donna Oggi per chiedere aiuto e sostegno per denunciare le offerte hot e i ricatti del loro datore di lavoro che chiedeva sesso in cambio di lavoro. Sotto accusa diversi anziani e uomini di mezza età del padovano.

20130916_c7_prete-2Gli uomini minacciavano con il licenziamento le giovani romene. E se non arrivavano a ricatti espliciti erano comunque vittime di molestie, avances, palpeggiamenti e anche veri e propri approcci sessuali.
In altri casi, tuttavia, gli anziani sono diventati vittime insieme alle proprie famiglie con maltrattamenti, furti nelle abitazioni e matrimoni con badanti molto più giovani.

Pamela Anderson sul caso Weinstein: “Si sa cosa succede nelle stanze dʼhotel”

Mentre Asia Argento continua la sua lotta contro le molestie nel mondo del cinema e non solo, prendendosela anche con i giornalisti, oltreoceano Pamela Anderson ha detto la sua sul caso Wainstein senza timore delle reazioni negative. “Sai a cosa vai incontro se entri da sola in una stanza d’hotel” ha dichiarato l’ex bagnina ospite al Today Show “E’ cosa risaputa ad Hollywood che certe persone vanno evitate in privato”.

pamela_anderson--490x640“Si tratta di buon senso. Non andare da sola in una stanza d’albergo e se qualcuno ti apre in accappatoio vattene. Capisco però che Hollywood sia molto attraente e le persone vogliano essere famose”, ha continuato. “Quando sono arrivata a Hollywood ho avuto un sacco di offerte per audizioni private e altre proposte che non avevano assolutamente senso”, ha raccontato. “Mi hanno offerto un appartamento e una Porche per essere la ragazza numero 1 di qualcuno. Io ingenuamente mi sono detta ‘Beh, allora sarò la numero 2′. Non voglio farlo in questo modo”.
Dopo l’intervista la Anderson è stata sommersa dalla critiche, così su “Tmz” ha chiarito la sua posizione: “Non ho incolpato le vittime. Weinstein è un maiale prepotente, ma ci sono un sacco di modi per difendersi. Le donne devono essere consapevoli di certi problemi e sapere come affrontarli. E’ ipocrita ignorare questo… non voglio essere costretta a scusarmi (per quello che ho detto)”.

Belen contro il ministro Orlando: «Il mio video hot è ancora online, denunciare non è servito a niente»

Belen ribatte al ministro della Giustizia Orlando, invitato al Maurizio Costanzo Show per parlare di crimini informatici e fake news.

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Il ministro ha raccontato come la legge contro chi diffonde immagini private sul web sia stata inasprita. E ha invitato tutti a denunciare se vittime della rete.
A quel punto interviene piccata Belen: «Io sono stata vittima di un uomo perfido che ha reso pubblico un mio video. Mi sono rivolta alla polizia postale ed è ancora su Internet. E’ successo 6 anni fa ed è ancora lì. Ho denunciato e non è servito a nulla».

Weinstein, modella italiana: “Mi pagò per stare zitta, ma ora mi pento”

Ambra Battilana Gutierrez è nata a Torino da padre italiano e madre filippina, ha 25 anni, fa la modella. Ha lavorato a Londra, a Parigi e poi a New York. Ma due anni fa dice di essere fuggita dalla Grande Mela a causa di Weinstein: aveva denunciato alla polizia le molestie. Lui le aveva offerto un milione di dollari per il silenzio. Dopo un primo momento di esitazione, lei ha accettato e ha deciso di andare via dagli Stati Uniti. Ora però la ragazza è pentita ed è pronta a denunciare nuovamente il produttore. “Spero si apra presto il processo, voglio che Weinstein finisca in tribunale”, ha detto la modella a La Stampa.

453CD13800000578-0-image-a-24_1507746156836E’ il 2015 quando l’allora 22enne Ambra viene notata dal produttore hollywoodiano a un party a New York. Lui chiede di incontrarla in privato. “Andai nel suo ufficio con il mio book sotto braccio”, ha raccontato la ragazza. In quel primo incontro Weinstein le avrebbe toccato il seno e avrebbe cercato di metterle la mano sotto la gonna. Lei però dice di essere fuggita e di essere andata subito dalla polizia. Le forze dell’ordine le avrebbero chiesto di tornare da lui con un microfono per raccogliere le prove, ma una volta in albergo lei non avrebbe avuto il coraggio di entrare nella sua stanza, era “terrorizzata”.
Ambra riesce ugualmente quel giorno a rubare a Weinstein una dichiarazione importante: “E’ normale, lo faccio sempre”, avrebbe detto lui dopo aver ammesso di averle messo le mani addosso. Ma per il procuratore non era sufficiente per procedere con un’incriminazione.
La modella racconta che, dopo la denuncia, i giornali hanno cominciato a descriverla come una “prostituta” e “una professionista del ricatto”. “Ho raccontato la verità… ma la mia immagine ne è uscita distrutta”. E’ lo stesso avvocato di Ambra a consigliarle di firmare l’accordo di riservatezza da un milione di dollari con il produttore hollywoodiano. “All’inizio rifiutai, erano soldi sporchi. Ma ero sola. Ho avuto paura. E ho firmato”, ha ammesso la modella. In cambio del milione Ambra ha dovuto consegnare smartphone e le password di tutti i suoi account. Weinstein voleva avere la certezza che non ci fosse più traccia di quell’audio.
Dopo aver firmato l’accordo, Ambra decide di lasciare New York. “Nessuno mi chiamava più per lavorare. Ero depressa. Mio fratello mi portò nelle Filippine, dove sono rimasta un anno e mezzo”. La ragazza però col tempo è riuscita a guarire “grazie all’amore di amici e familiari”. Adesso Ambra si dice pronta a denunciare di nuovo il produttore. E nonostante le difficoltà degli ultimi anni, lei è pentita soltanto di non essere andata fino in fondo nel 2015 perché “situazioni del genere capitano a tutte le donne. Le denunce sono riuscite a far aprire gli occhi alle persone. Credo che sostenendo le vittime e rimanendo uniti la situazione cambierà”.
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