“Sono il pornodivo Trentalance”, ricatti hard a Justine Mattera: condannato un 27enne

Per essersi spacciato per il pornostar Franco Trentalance e per il ciclista veneto Filippo Pozzato, in modo da riuscire a chattare con la showgirl Justine Mattera e con la scrittrice di romanzi erotici Irene Cao, un 27enne messinese è stato condannato a un anno e otto mesi di carcere.

justine-mattera-instagram-5È quanto ha stabilito oggi il giudice monocratico dell’ottava sezione penale di Milano Luisa Balzarotti, che con la sentenza ha superato la richiesta di pena di un anno avanzata dalla Procura nel processo che vedeva accusato il giovane di sostituzione di persona e violenza privata.
Il giudice ha anche stabilito una provvisionale di diecimila euro per Mattera, difesa dagli avvocati Anton Emilio Krogh e da Gabriele Maria Vitiello (il risarcimento complessivo verrà stabilito in sede civile), e di circa 18 mila euro in totale per la scrittrice, per il ciclista e per il pornodivo, anche loro parti civili. L’imputato, tra l’altro, avrebbe minacciato «di rendere pubblici i contenuti delle conversazioni» con la showgirl per costringerla «a proseguire le comunicazioni».

Urla il nome dell’ex marito durante una notte d’amore: il nuovo fidanzato la uccide

Aveva chiamato piangendo la polizia per dire che la sua ragazza si era sentita male, non riusciva a respirare, aveva vomitato ed era morta. E quando gli agenti arrivarono in casa sua lo trovarono disperato e in lacrime sul corpo della donna che amava. La realtà, però, non era quella che lui aveva cercato di delineare: Maria Nemeth, 31enne della Florida, era stata uccisa e sbudellata dal suo fidanzato, il 26enne Fidel Lopez, che aveva anche infierito sul cadavere.

2601468_Schermata_2017-08-04_alle_14_16_23Era il settembre 2015: Fidel e Maria, che avevano passato una serata in casa a base di alcol e sesso, stavano facendo l’amore quando lei ha urlato per due volte il nome dell’ex marito. «È stato questo che mi ha fatto diventare pazzo» avrebbe confessato molto tempo dopo Fidel. Folle di gelosia e ubriaco, il ragazzo l’ha uccisa e ha abusato sessualmente del cadavere. Quando ha realizzato quello che aveva fatto, era troppo tardi: Maria era morta. Da lì la telefonata alla polizia e il tentativo di far passare quell’omicidio come una disgrazia, negando ostinatamente qualsiasi accusa.
A quasi due anni dalla tragedia, però, è arrrivata la confessione piena: a luglio Fidel ha ammesso di aver ucciso la propria fidanzata e ora è stato condannato all’ergastolo. «Sono stato un mostro – ha detto Fidel, che si è scusato con la famiglia di Maria – Oggi sono felice di dover affrontare questa condanna perché so che devo pagare per quello che ho fatto ed è giusto così: pago con la mia vita per quello che ho portato via. Alla famiglia di Maria chiedo perdono».
«Se dovessi riassumere la vita di Maria, avrei difficoltà a farlo in poche righe – ha detto il padre della ragazza – Voglio solo dire a tutti che mia figlia continuerà a essere un modello di perseveranza e di amore per l’umanità».

“Corona è stato incastrato, voleva cambiare vita”

“Fabrizio voleva risollevarsi completamente e stava risolvendo i suoi problemi per poi ripartire”. Questa la tesi di Silvia Provvedi, la fidanzata di Fabrizio Corona, intervistata da Mattino 5 in occasione del processo dell’ex re dei paparazzi.

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“Poi ci hanno messo una bomba carta sotto casa ma Fabrizio da aggredito è diventato condannato. Spero che i giudici facciano chiarezza”, continua la Provvedi.
Luigi Favoloso, fidanzato della modella Nina Moric, ex moglie dell’ex agente fotografico, è accusato dallo stesso Corona di aver messo una bomba carta sotto casa sua lo scorso agosto. Un episodio che ha fatto scattare le indagini che hanno portato di nuovo in carcere l’ex ‘fotografo dei vip’ per quei 2,6 milioni di euro in contanti trovati in un controsoffitto e in parte anche in Austria. Lo scorso 11 aprile, Corona in aula, a proposito dell’attentato subito, aveva detto: «Penso che sia stato il fidanzato della mia ex moglie». Il «movente», stando alla sua versione, «era quello di ottenere la custodia di mio figlio e toglierla a me».

Delitto di Garlasco, nuove analisi: “Il dna sotto le unghie di Chiara non è di Alberto Stasi”

La famiglia di Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, chiederà la riapertura del processo sulla base dei risultati di una nuova perizia, secondo la quale le tracce di dna rinvenute sotto le unghie della ragazza non sono di Stasi. Lo riporta oggi il Corriere della Sera, precisando che la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, ha fornito al giornale i risultati di nuove analisi condotte dalla difesa.

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In base alle nuove analisi, condotte da un genetista su incarico dello studio legale Giarda che si è affidato ad una società di investigazioni di Milano, quel dna dovrebbe essere di un giovane che conosceva Chiara Poggi. Alberto Stasi è detenuto nel carcere di Bollate da un anno. Oggi ha 38 anni, all’epoca dei fatti aveva 24 anni. Il 12 dicembre del 2015 la Cassazione ha confermato nei suoi confronti la condanna a 16 anni per omicidio, mettendo la parola fine a una vicenda processuale durata 14 anni, nel corso della quale Stasi è stato anche due volte assolto. Ora il caso potrebbe riaprirsi. La mamma di Stasi presenterà un esposto per chiedere la revisione del processo sulla base di una prova che considera risolutiva per l’ innocenza del figlio. Le nuove indagini difensive sono partite dall’esito dalla perizia del tribunale relativa al dna trovato in piccoli frammenti sotto le unghie di Chiara che in un primo momento gli investigatori non erano riusciti ad analizzare nella sua completezza. È stata successivamente la Corte d’Appello di Milano nel processo-bis a disporre una nuova perizia, eseguita dal professore Francesco De Stefano, e a identificare dna maschile in quelle tracce. Forse addirittura appartenenti a due persone. Campioni confrontati nel settembre 2014 con quello di Stasi e risultati compatibili solo per 5 marcatori contro la necessità di almeno nove corrispondenze. Ora, i consulenti hanno individuato il profilo del giovane diverso da Stasi grazie a un cucchiaino e una bottiglietta d’acqua. I legali si sono rivolti al perito che ha estratto i campioni di Dna, analizzati rigorosamente in forma anonima dal genetista (che mai aveva avuto incarichi nella vicenda) e confrontati con la perizia di De Stefano e i risultati di Stasi. I campioni sono quelli del quinto dito della mano destra e del pollice della mano sinistra di Chiara, giudicati ‘sovrapponibili tra lorò. Dal confronto emerge «una perfetta compatibilità genetica (profili identici) tra il profilo del cromosoma Y estrapolato dal professor De Stefano sul quinto dito della mano destra e sul primo dito della sinistra, con il profilo genetico aploide del cromosoma Y ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta d’ acqua». Tuttavia «il cromosoma Y identifica tutti i soggetti maschi appartenenti al medesimo nucleo familiare (padre, fratelli, zii, nipoti) ed esso non è utilizzabile per identificare un singolo soggetto ma, piuttosto, una famiglia». La famiglia, conclude il Corriere della Sera, dove vive una persona che deve dar conto delle ragioni del contatto diretto con Chiara, assassinata la mattina del 13 agosto 2007.

Uccide il pedofilo di sua figlia, condannato a 40 anni di carcere

Uccide il pedofilo che ha abusato di sua figlia e viene condannato a 40 anni di carcere. La sentenza, che ha suscitato molte polemiche, arriva soltanto adesso dopo i fatti accaduti nel 2014. Jay Maynor, 43 anni, ha ammesso di aver sparato per uccidere Raymond Earl Brooks, 59 anni, dopo aver scoperto che aveva abusato sessualmente della figlia quando aveva solo 4 anni.

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Il pedofilo avrebbe abusato della piccola Julia, oggi 24enne e madre di tre figli, quando aveva solo 4 anni, per 5 anni. La piccola considerava Brooks come un nonno, l’uomo aveva adottato la madre della bambina e i due avevano da sempre avuto rapporti molto stretti, ma nessuno avrebbe pensato che il nonno adottivo potesse essere un pedofilo. Il 59enne, in sede di processo, ammise le sue colpe e fu condannato a una pena detentiva di 27 mesi.  Per Jay Maynor, però, come riporta anche il Daily Mail, la pena era troppo irrisoria e ha deciso di farsi giustizia da solo uccidendo, sparandogli, lo stupratore della sua bambina. La furia di Maynor fu tale che poco prima provò ad uccidere un altro uomo che somigliava all’aguzzino della figlia, che però fortunatamente rimase illeso. L’uomo è stato quindi accusato di omicidio del pedofilo e del tentato omicidio del presunto tale, così da essere condannato a 40 anni totali con l’accusa di omicidio volontario e tentato omicidio.  La figlia Julia ha difeso il padre: «Il mio è un padre meraviglioso, il migliore. Purtroppo per quanto mi riguarda ogni giorno rivivo quei momenti, la mattina fatico ad alzarmi dal letto. Ho provato una terapia ma non ha funzionato», ammettendo che per lei andare avanti dopo quanto è accaduto nella sua infanzia è difficile e che suo papà ha solo cercato di proteggerla.

Trasportano un frigorifero con lo scooter, il video fa il giro del web. Ma scatta la denuncia

Trasportano il frigorifero con un motorino. Una scena al limite del reale quella girata tra le strade di Napoli che è stata condivisa in rete diventando virale in breve tempo. Nel video si vedono due persone su un motorino mentre trasportano un ingombrante frigorifero trainato su un carrello.

frigo-trasportato-con-scooterIl filmato, pubblicato su Facebook: «è considerato divertente in rete», riportano il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli e Gianni Simioli a Repubblica, «A nostro avviso invece i due protagonisti del video sono degli sconsiderati, potevano provocare incidenti serissimi. Questi comportamenti vanno condannati e sanzionati duramente».
La possibilità che ci potesse essere un incidente grave, in effetti, era molto alta e i due consiglieri hanno duramente condannato: «Questa sottocultura deve scomparire perché provoca solo danni ed emulazioni pericolose».

Paura per Rita Ora, la cantante ricoverata in ospedale: ecco cosa le è successo

Il peggio è passato, e adesso Rita Ora ci tiene a ringraziare tutti coloro che l’hanno aiutata e sostenute durante alcune ore decisamente difficili.  La cantante, infatti, è stata ricoverata in ospedale per un esaurimento nervoso causato dallo stress.

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Appena ripresasi, però, ci ha tenuto a rassicurare i follower sulle proprie condizioni di salute: «Ora sto bene, grazie a tutti. Oggi è stata un po’ dura…».La 25enne di origini albanesi aveva appena finito di girare un lungo shooting fotografico per la nuova campagna di Tezenis. A provocare il crollo di Rita Ora, però, probabilmente è stato un altro avvenimento. Proprio ieri, infatti, dopo una lunga camera di consiglio un 25enne è stato condannato per un furto nell’appartamento di Rita, dove la cantante dormiva con la sorella. I rumori avevano svegliato le due, e Rita Ora aveva chiamato il 911 terrorizzata: «Non so che cosa fare, ha un coltello e sta salendo al piano superiore, dove ci sono le camere da letto».

Sesso a tre con minorenni a pagamento: il Pr Claudio Nucci condannato a 15 anni

Condanna a 15 anni di reclusione, oltre a 30 mila euro di multa, per Claudio Nucci, il pr romano di 56 anni arrestato nello scorso febbraio con l’accusa di aver fatto sesso con tre ragazzi minorenni in cambio di soldi. La sentenza, emessa a conclusione del procedimento tenutosi con il rito abbreviato, è del gup Giacomo Ebner, il quale ha anche disposto il risarcimento in separata sede per le parti lese. Il pm Eugenio Albamonte aveva chiesta la condanna a 18 anni di reclusione.

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Prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico i reati contestati a Nucci, oggi presente in aula, dal pm Albamonte. L’imputato doveva rispondere di aver adescato i tre giovani, residenti tra Ponte Milvio e Roma Nord, ed aver fatto, e filmato, atti sessuali con loro. L’uomo, frequentatore e animatore della movida di Roma Nord aveva tra i suoi quattromila contatti Fb anche Marco Prato, arrestato per l’omicidio di Luca Varani, nel quartiere Collatino. Nei confronti di Nucci proseguono gli accertamenti per verificare se altri minorenni siano stati coinvolti nel suo giro di attività sessuali.  Dall’esame degli sms emerse che Nucci chiedeva ai giovanissimi di inviargli anche loro foto e video in cui erano ritratti in atteggiamenti sessuali. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip rileva come “le attività tecniche di intercettazione – si legge nel provvedimento – hanno consentito di accertare che l’indagato ha avuto contatti recentissimi con minori nonché con numerosi altri ragazzi di sesso maschile non identificati, ma presumibilmente minorenni in relazione ai quali il pm riferisce essere necessarie ulteriori attività d’indagine”. Ciò, si evidenzia nell’ordinanza, rende necessaria la misura cautelare in carcere relativamente alla capacità di reiterare i reati contestati, ovvero prostituzione minorile aggravata e pornografia minorile.

Fabrizio Corona torna a parlare dopo 3 anni: “In galera mi è successo di tutto”

Corona torna a parlare. “Oggi credo nuovamente nella giustizia e nelle persone che ricoprono ruoli importanti nella magistratura italiana”. Dopo oltre tre anni dal suo arresto, Fabrizio Corona rilascia la sua prima intervista al settimanale ‘Chi’ in edicola domani. Condannato a 14 anni e due mesi per reati come estorsione, bancarotta, corruzione, è uscito dal carcere di Opera il 18 giugno del 2015. Il re dei paparazzi è stato poi affidato per quattro mesi alla comunità di don Mazzi.Il suo racconto parte dall’arresto, dopo la fuga in Portogallo: “Non volevo che la mia vita finisse in galera.

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Ho cercato una soluzione. Volevo salvarmi”, confessa a ‘Chi’. “Nessuno può capire che cos’è il carcere se non lo ha vissuto pienamente e duramente. Non era una semplice custodia cautelare la mia. Era una condanna definitiva. In totale quattordici anni e due mesi”, ricorda Corona. “Da quando sono uscito dal carcere – rivela durante l’intervista – non ho mai raccontato la mia vita tra le sbarre. Provo vergogna, mi fa male, il ricordo lacera la mente e il cuore. Lo fa sanguinare. Di notte però capita spesso di svegliarmi all’improvviso e di non credere che sia finita. Posso solo dirle che in galera mi è successo di tutto. L’inimmaginabile. Non è stata una semplice detenzione”. Eppure Corona svela di aver tenuto duro. “Non ho mai pensato di togliermi la sacra vita che in quelle condizioni diventa ancora più sacra”. Corona parla poi del figlio Carlos, avuto dall’ex moglie Nina Moric. “L’ho lasciato bambino, l’ho trovato un ometto. Mi ha stretto forte. E mi ha dato la forza di andare avanti. Aveva capito tutto. Per la prima volta mi sono sentito io figlio, lui padre. Per la prima volta non ero più solo al mondo”.  Della sua ex, Belen Rodriguez, Corona dice: “Ho visto le sue nozze a ‘Verissimo’ e le ho lette su ‘Chi’. L’ho vista diventare moglie, mamma e ho visto l’evolversi la sua carriera. Negli alti e nei bassi. Ho seguito il tutto con molta indifferenza. Io e Belen oggi siamo due persone completamente diverse da quelle che si erano amate follemente”.  Infine parla del padre Vittorio, scomparso nel 2007 dopo una lunga malattia. “Ho sognato mio padre Vittorio quasi tutte le notti. Era con me. Mi proteggeva. Era come se fosse lì. Mi ha salvato, sostenuto, dato una forza inspiegabile. Lui c’era. Andarlo a trovare al cimitero? No. Mai. Per pudore, per vergogna, per averlo deluso”.

“Sesso a tre con i calciatori dello United”: Fosu-Mensah, Martial e il triangolo con la modella

Gli scandali a luci rosse che coinvolgono i calciatori della Premier League ormai sono all’ordine del giorno. Tralasciando i casi più eclatanti, come quello di Adam Johnson, che ha violato la legge facendo sesso con una 15enne ed è stato condannato a sei anni di carcere, non è la prima volta che dei calciatori militanti nel massimo campionato inglese si rendono protagonisti di incredibili vicende hard. L’ultimo caso, in ordine cronologico, riguarda due calciatori del Manchester United: Anthony Martial e Timothy Fosu-Mensah.

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Il primo è stato il fiore all’occhiello della campagna acquisti della scorsa estate dei Red Devils, che per lui hanno pagato 50 milioni di euro (più 30 di bonus) al Monaco, mentre il secondo proviene dall’Academy, dove era giunto dalle giovanili dell’Ajax. Dei due colpisce soprattutto la giovanissima età: l’attaccante francese ha 20 anni, mentre il centrocampista olandese ne ha compiuti da poco 18. Ad incastrarli è la confessione di una modella, la 23enne Eglantine Aguilar, al Sun, riportata anche da Metro.co.uk.  «Fosu-Mensah iniziò a contattarmi su Instagram, dopo aver messo una serie di like alle mie foto. Da lì ci siamo scambiati i contatti di Snapchat ed il numero di telefono, e lui ha iniziato a fare una serie di richieste esplicite» – racconta la ragazza – «Mi diceva: ‘Tra pochi giorni è il mio compleanno, che ne diresti di farmi un regalo? Te la senti di farlo con due ragazzi neri?’». Il 18enne olandese, a quanto pare, si riferiva a Anthony Martial, che con il compagno di squadra contattò la modella con una videochiamata alla vigilia del match tra Manchester United e Aston Villa del 16 aprile scorso.  La ragazza ricorda così quella sera: «Parlai un po’ in francese con Martial, che insisteva affinché ci vedessimo insieme ad una mia amica. Martial sa come sedurre una donna, sa essere affascinante e mai troppo volgare. A differenza di Fosu-Mensah, che si crede un uomo solo perché gioca in prima squadra ma è ancora un ragazzino». Resta da capire se il rapporto tra i due calciatori e la modella sia diventato anche reale e non semplicemente virtuale.