Hollywood trema, ex babystar denuncia le molestie subite: “La verità nel mio docufilm”

Hollywood trema. Dopo le molestie sessuali contro attrici e aspiranti attrici denunciate nelle ultime settimane, si annuncia un altro scandalo-bomba: l’attore e cantante Corey Feldman – conosciuto per le sue interpretazioni in ‘Goonies’ e i ‘Gremlins’ – è pronto a girare un docu-film sulla pedofilia a Hollywood.

collage-2017-10-26_26192652E a raccontare la sua esperienza di vittima in prima persona come bimbo-star negli Ottanta. Caduto in un giro di pedofilia che – secondo lui – farebbe capo ad un particolare Studios. Ma dall’annuncio del progetto pochi giorni fa, Feldman sostiene oggi in un video, di aver ricevuto minacce e di aver addirittura temuto di venire ucciso da «due camion mentre attraversava una strada sulle strisce pedonali».
Da tempo Feldman ha pubblicamente ripetuto di essere stato assalito da pedofili negli studios di Los Angeles insieme all’altro attore-bambino Corey Haim:«Potete chiedere a chiunque nel nostro gruppo di piccoli attori – ha denunciato Feldman – ci passavano in giro e ridevano di noi». Uomini di Hollywood di una certa età organizzavano parties ed invitavano ragazzini aspiranti attori tra i 10 ed i 16 anni. Ora, proprio di fronte al coraggio di tante donne di denunciare le molestie, Feldman ha deciso di ‘girare un documentario onesto,senza censure e senza i soldi degli Studios’. Ed ha lanciato una raccolta fondi su Indiegogo. «Voglio portare alla luce cosa succede nel mondo dell’intrattenimento incluse perversioni e pedofilia. Potrei nominare su due piedi almeno sei persone coinvolte, una di queste è ancora molto potente e tutto si conduce ad un particolare, importante Studios’.

La moglie fugge, lui stupra la figlia per 22 anni. “Nati otto bambini, lei era una schiava”

Ventidue anni di stupri, violenze continue, umiliazioni e minacce di morte. Antonia era piombata in quell’inferno quando aveva solo 15 anni. La madre era appena fuggita da casa lasciando marito e tre figli, e lei, che già era stata violentata dal padre quando aveva nove anni, a quel punto rimase in balìa del genitore diventandone la schiava sessuale e partorendo otto bambini, tutti figli dell’orco che l’aveva generata.

743459-Violenza_donneSolamente a 37 anni, nel gennaio 2016, Antonia trovò la forza di denunciare l’incubo nel quale aveva vissuto fino a quel momento, svelando quello che per 22 anni era accaduto nella casa fatiscente in cui abitava, nella provincia di Santiago del Estero, nell’Argentina settentrionale. L’occasione si presentò quando il medico dal quale aveva portato il figlio più piccolo le chiese chi fosse il padre e lei rivelò la scioccante verità, scoperchiando il vaso di Pandora che portò, dopo un mese e mezzo di ricerche, all’arresto dell’uomo, un 56enne noto come “Vernacho”, che era andato a nascondersi come un vigliacco in casa di alcuni parenti a Loreto, a oltre 40 km. da casa. Parenti che, dopo la denuncia, hanno ripetutamente minacciato Antonia per farle ritirare le accuse.
Ora, dopo le accuse, l’esame del Dna ha fugato qualunque dubbio sull’autenticità delle dichiarazioni di Antonia: quegli otto bambini sono tutti figli dell’orco. Il processo è stato avviato è proseguirà la settimana prossima. Antonia, che è completamente analfabeta, vuole che il padre, dopo averle rovinato la vita, marcisca in galera per il resto dei suoi giorni. «Da quando mamma ci ha lasciati – aveva raccontato all’epoca dell’arresto – sono diventata la moglie di mio padre, che già mi violentava da quando avevo nove anni. Mi picchiava in continuazione con un bastone appena mi vedeva parlare con qualche vicino di casa oppure quando voleva abusare di me. E molte volte mi stuprava davanti ai miei figli. Mi minacciava costantemente e io avevo sempre paura di essere uccisa: mi diceva che mi avrebbe ammazzata se avessi raccontato a qualcuno quello che succedeva in casa. Anche ora ho paura per la mia vita e per quella dei miei figli, perché sto ricevendo minacce dai fratelli di mio padre che vorrebbero obbligarmi a ritirare la denuncia contro di lui: a loro non importa nulla di quello che è successo in questi anni, vogliono solo che ritiri la denuncia. Ma io voglio che lui marcisca in galera. Voglio che sia fatta giustizia».
La vicenda di Antonia richiama alla mente quella di Elizabeth Fritzl, la ragazza tenuta prigioniera per 24 anni, fino al 2008, dal padre Josef nel seminterrato della grande casa di famiglia ad Amstetten, in Austria. Una storia, anche quella, di terrore e stupri che portarono alla nascita di sette figli e a un aborto: il padre fu condannato all’ergastolo. Ma casi orrendi come questi non sono unici. Nel 2013, negli Usa, Ariel Castro si uccise in carcere dopo essere stato condannato a una pena di mille anni per aver tenuto prigioniere per un decennio tre donne nella sua casa di Cleveland: le aggrediva e violentava in continuazione ed ebbe un bambino da una delle vittime. E nel febbraio 2014 la polizia della Repubblica Dominicana arrestò un uomo accusato di aver rapito un’adolescente e di aver concepito con lei otto figli durante i 12 anni in cui l’aveva tenuta prigioniera.

Filippa difende Daniele: “Nessuna crisi”

Al Grande Fratello Vip è bastata una nomination per gettare Daniele Bossari nell’occhio del ciclone. Prima il diverbio con Ignazio Moser, poi le minacce da parte di Jeremias Rodriguez. E addirittura Filippa Lagerback, da casa, si è sentita in dovere di intervenire segnalando le minacce subite dal compagno.

C_2_box_43345_upiFoto1FD’indole riservata, Filippa Lagerback stavolta è un fiume in piena: la partecipazione di Daniele Bossari al GF Vip ha sbloccato la sua discrezione.
Sui social network Filippa posta quotidianamente scatti privati di loro due insieme: la distanza mette alla prova e la nostalgia si fa sentire. L’attacco subito da Daniele l’ha ferita profondamente e lei giustamente ne ha preso le difese in rete, ma già durante la Milano Fashion Week la trasmissione che vede il suo compagno tra i protagonisti è stata il suo argomento preferito.
Alla sfilata di Ermanno Scervino, elegantissima con un tubino di pizzo bianco abbinato a stivali e borsa neri, Filippa Lagerback ci ha confessato: “Hanno scritto di tutto: che siamo in crisi, che sono gelosa… Non c’è nessuna crisi. Siamo una coppia solidissima! Non ho mai detto che non andrò al Grande Fratello Vip: chi lo sa! Daniele? Lo guardo tutte le sere insieme a mia figlia: più io che lei, a dire il vero! Mi sembra stia bene nella Casa. Certo gli mancherà di sicuro la musica e la meditazione”.
Filippa Lagerback e Daniele Bossari stanno insieme dal 2001 e hanno una figlia adolescente. Hanno sempre tenuto la vita privata lontano dai riflettori, per questo probabilmente si è parlato di crisi, ma la loro coppia è stabile più che mai. Lo ha confermato lei a Lookdavip, lo dimostra lui quotidianamente al GF Vip, mostrandosi protettivo nei confronti della figlia e sensibile alle tematiche familiari.
“Il dualismo Rai/Mediaset? Per noi è stato sempre così! Almeno sappiamo i gossip di entrambi i mondi” ha scherzato lei. La valigia per il GF Vip? “L’abbiamo fatta insieme. Ci abbiamo impiegato un giorno intero. Prima di partire la scelta dei vestiti sembra importantissima… Lui ha voluto capi minimal, camicie con collo alla coreana, tshirt e pantaloni basic, uno stile un po’ orientale. Hai visto il poncho Falconeri? Quello lo usa spesso!”.

“Insulti a sfondo sessuale”: l’attrice di Game of Thrones blocca una nazione intera su Instagram

Stanca di «minacce e messaggi aggressivi di natura sessuale». Così l’attrice tedesca di origini turche Sibel Kekilli, interprete in passato anche della serie tv Game of Thrones (interpretava il ruolo di Shae, la prostituta amante del “folletto” Tyrion Lannister interpretato dal bravissimo Peter Dinklage), ha spiegato il blocco del suo account Instagram agli utenti turchi.

99068-sibel-kekilli-diziyi--b--rak--yor-turkhaber-gazetesiL’attrice, che già in passato aveva denunciato di aver ricevuto minacce sui social network, è molto conosciuta in Turchia e il caso sta suscitando polemiche sul web. Negli anni scorsi, Kekilli – con un passato nel mondo del porno – era già stata duramente attaccata in Turchia per il ruolo da protagonista nel film ‘La sposa turca’ di Fatih Akin, vincitore dell’Orso d’Oro al festival di Berlino.

Asia Nuccetelli choc: “Sono mesi che ricevo minacce di morte…”

ROMA – Asia Nuccetelli, dopo la partecipazione al Grande Fratello Vip, è diventata una vera e propria web star. Seguitissima sui social, la figlia di Antonella Mosetti, spesso è stata ospite anche in tv. Ma con la popolarità, arrivano le critiche, che in alcuni casi sfociano in qualcosa di più grave…

Asia-Nuccetelli“Sono mesi che ricevo minacce di morte…”. È lo sfogo choc che Asia affida a un lungo post su Instagram. E continua: “Oggi voglio parlarvi di una cosa molto importante. Sono mesi e mesi che ricevo stalking, minacce di morte (provenienti solo e unicamente da persone di sesso femminile) e tanto altro ancora. È vero che esporsi significa accettare le critiche e altro, ma queste non sono critiche questa è rabbia repressa, invidia e odio. Sentimenti che nella mia vita mai ho provato, guardando sempre e solo il mio giardino e fregandomene dei giardini altrui. Pagine che si chiudo dietro a un nome finto per denigrare o insultare tutte le belle donne esposte o me in questo caso, pagine che racimolano i loro like per lo più provenienti da frustrate in cerca di una consolazione per il loro basso livello di autostima”.
Infine, la figlia di Antonella Mosetti si rivolge direttamente a coloro che la minacciano: “Io mi sento mille volte meglio di ognuna di queste donnicciole da bar… Se io domani mattina mi sveglio e voglio farmi un cavallo in mezzo alla fronte, voi muti dovete stare. Ti do fastidio? Non seguirmi, bloccami. Ma le minacce di morte tornano indietro con gli interessi, sia quelle mie che alle persone a me care. Lo stalking che mi state facendo vi ritorna indietro con tanta grazia. Aspettatevi il conto, chi sbaglia paga”.

La “top gun” afgana chiede asilo agli Usa: “Rischio la vita”. Kabul nega, ma è giallo

La prima top gun afghana chiede asilo negli Stati Uniti dopo le ripetute minacce ricevute. Ma l’Afghanistan si oppone e intima agli Usa di respingere la sua domanda perché la donna, accusa, dice il falso. Il capitano Niloofar Rahmani è salita agli onori delle cronache nel 2013, quando diventò la prima donna pilota dell’aeronautica afgana. Un traguardo al quale ha dedicato la sua vita. «Ho sempre voluto essere un pilota.

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Era il sogno di mio padre», disse Rahmani, spiegando che riuscire nell’impresa significava anche dimostrare al mondo che «in Afghanistan le donne possono fare le stesse cose degli uomini».
Rahmani è stata portata come esempio negli Stati Uniti dell’avanzamento della condizione femminile in Afghanistan: nel 2015 il Dipartimento di Stato l’ha onorata con il premio ‘Woman of Courage’, e la First Lady Michelle Obama ne ha tessuto le lodi. L’iniziale successo in carriera, però, si è scontrato subito con le critiche crescenti delle forze armate afgane. Da qui le minacce a Rahmani e alla sua famiglia, costretta a trasferirsi più volte negli ultimi anni. Una situazione divenuta intollerabile per il capitano, tanto da spingerla a chiedere asilo negli Stati Uniti. «Se torna in Afghanistan, sente di essere in pericolo di vita», ha affermato il suo legale, Kimberly Motley, sottolineando che Rahmani nell’ultimo anno si è esercitata in base militari americane nel sud degli Stati Uniti. Definendola un «raggio di luce per le donne, gli immigrati e i musulmani nel mondo», Motley ha spiegato alla Cnn i timori della ragazza dopo l’ostracismo mostrato dalle forze armate del suo Paese e le critiche ricevute da esponenti del governo afgano. Ma la sua richiesta d’asilo infiamma la polemica. Il portavoce del ministro delle Difesa afghano, generale Mohammad Radmanish, ritiene che la ragazza stia «mentendo sulle minacce solo per ottenere l’asilo. Chiediamo agli amici americani e al governo di respingere la sua richiesta di asilo e di rimandarla a casa: la verità è che la sua vita non è a rischio». Le critiche arrivano anche dai suoi colleghi afgani. «Dice di essere stata molestata sul posto di lavoro ma non è vero perché tutti i piloti e lo staff sono istruiti e con un’elevata formazione», ha assicurato il colonnello Ayan Khan, pilota di elicotteri dell’aeronautica. «Come possono molestare una delle loro colleghe?»

Charlie Sheen, intercettazione choc: “Pago anche 20 mila dollari per uccidere la mia ex”

Intercettazione shock. Charlie Sheen, ex star della fortunata serie tv Due Uomini e Mezzo, è accusato di avere tentato di assoldare un killer per uccidere l’ex fidanzata Scottine Ross. L’attore, già alla ribalta delle cronache per aver ammesso in diretta tv – lo scorso 17 novembre – di aver contratto il virus dell’HIV circa quattro anni fa, è stato intercettato al telefono con il presunto sicario.

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«Questa stronza deve essere sepolta – sarebbe il contenuto dell’audio incriminato – Sono disposto a pagare anche ventimila dollari pur di uccidere la Ross».
Per questa intercettazione, stando a quanto riportato da Variety, il Dipartimento di Polizia di Los Angeles ha aperto un’inchiesta penale contro la star, anche se il portavoce delle forze dell’ordine losangeline non ha ancora confermato la natura esatta delle indagini e i nomi delle persone coinvolte. Dopo la rottura tra Sheen e la Ross, avvenuta nel 2014, la donna aveva già accusato l’ex compagno di aver abusato di lei sia mentalmente sia fisicamente, oltre ad averle nascosto il fatto di essere affetto da tempo del virus dell’HIV. Non è finita qui, perchè in un altro file audio la star ammetterebbe di aver mentito a un’altra partner sessuale circa la sua sieropositività. «Perchè non mi hai detto che eri infetto?», chiederebbe una donna non identificata nel nastro in questione. «Perchè non sono affari tuoi», la risposta di Sheen.
Non è la prima volta che l’attore si ritrova nei guai con la giustizia. Già nel 2009 Charlie Sheen era stato arrestato con l’accusa di abusi domestici dopo le minacce di morte rivolte all’allora moglie Brooke Mueller, con la quale avrebbe poi divorziato ufficialmente il 2 maggio 2011.