Asia Argento, chi la sostiene, chi lʼaccusa: “Il dito medio per gli italiani… siete dei mostri”

“Questo dito medio è per quegli italiani – ripeto: italiani, che accusano di essermi cercata la violenza subita da ragazza perché non sono scappata e perché non ho denunciato prima (…) Vergognatevi, tutti. Siete dei mostri”. Non si placa la polemica social in seguito alle denunce della figlia di Dario Argento e lei su Instagram risponde così a tutti coloro che l’hanno accusata di “non aver parlato subito” e addirittura di mentire come fa l’ex capo di Miramax Italiana Fabrizio Lombardo.

C_2_articolo_3100522_upiFoto1F“È colpa di persone come voi se le donne hanno paura di raccontare la verità. Dal resto del mondo ricevo solo parole di solidarietà e conforto, nel mio paese vengo chiamata troia. Vergognatevi, tutti. Siete dei mostri”, continua l’attrice-regista. Tra chi le è “contro”, oltre a Vladimir Luxuria anche il senatore Vincenzo D’Anna, che la definisce “ipocrita” e poi ci sono le dichiarazioni di Fabrizio Lombardo, che fu referente Miramax in Italia tra il 1999 e il 2004, il quale si dichiara “sorpreso” e “amareggiato”, dopo essere stato tirato in ballo nel caso del predatore seriale Harvey Weinstein da Asia Argento, vittima dei suoi ricatti sessuali. Lui smentisce e si riserva di agire contro l’attrice e contro i media che riprendono o pubblicano “dichiarazioni e notizie false e soprattutto non verificate”.

In un tweet Asia intanto rivela: “Raccontai tutto ad una amica giornalista, anche lei non riuscì ad aiutarmi. Lo provano dei fax che inviai nel ’97”.

PRO ASIA
Il coro di coloro che appoggiano l’attrice senza remore è numerosissimo. Da Francesca Archibugi‏, che scrive: Non sono tanto patriottica ma la vergogna per l’Italia che si scaglia contro @AsiaArgento mi fa sprofondare #Weinstein” alle scrittrici Michela Murgia: “Grazie Asia Argento per aver raccontato: il problema non sei tu, ma questo Paese” e Terasa Ciabatti: “Le nostre figlie siano forti come lei”. E poi anche Barbara Bouchet, che dice: “Si può sempre dire di no, ma mi rendo conto che per molte di queste ragazze è difficile entrare nel mondo dello spettacolo: sono giovani, sono sole, e magari cedono. A me è capitato 50 anni fa, avevo 22 anni e un uomo potentissimo – un avvocato degli studios – mi fece le sue avance, io rifiutai e lui mi minacciò, dicendo che mi avrebbe distrutto. Per la paura lasciai gli Stati Uniti: per fortuna avevo ricevuto una proposta dall’Italia e quella fu la mia fortuna”.
CONTRO: Fabrizio Lombardo
“La notizia che avrei accompagnato Asia Argento presso la suite del Sig. Weinstein in un noto albergo mi sorprende e mi amareggia in quanto non vera ed evidentemente frutto di un ricordo lontano e distorto. Ricordo perfettamente – dice, attraverso il suo legale, Lombardo che fu referente Miramax in Italia tra il 1999 e il 2004 – che la sig.ra Asia Argento mi fu presentata proprio dal Sig. Weinstein a Cannes, che già la conosceva.
Non sono al corrente della vita personale del sig. Weinstein e della Sig.ra Asia Argento i cui rapporti nel corso delle rarissime occasioni in cui li ho visti insieme, negli anni successivi, mi sono sempre apparsi sereni e cordiali”.

“Chi sono stato? Sicuramente non l’uomo che portava le ragazze ad Harvey Weinstein, né quello che organizzava feste ad hoc. Non ho mai fatto niente del genere”, spiega in un’intervista a Vanity Fair e aggiunge, menzionando le accuse di Asia Argento: “Non è vero che ho portato Asia Argento all’Hotel Du Cap a una finta festa alla quale in realtà era presente solo Harvey, smentisco categoricamente. Durante il Festival du Cannes, all’Hotel Du Cap, venivano organizzate regolarmente feste frequentate da centinaia di persone e nei confronti della signora Argento mi riservo ogni azione a tutela della mia onorabilità”. In quanto agi sms “vagamente minacciosi” ad Asia: “Sono partiti per sbaglio, dal mio telefonino. Avrebbero dovuto essere spediti in una chat in cui scambio video divertenti con alcuni amici”.

“Sono il pornodivo Trentalance”, ricatti hard a Justine Mattera: condannato un 27enne

Per essersi spacciato per il pornostar Franco Trentalance e per il ciclista veneto Filippo Pozzato, in modo da riuscire a chattare con la showgirl Justine Mattera e con la scrittrice di romanzi erotici Irene Cao, un 27enne messinese è stato condannato a un anno e otto mesi di carcere.

justine-mattera-instagram-5È quanto ha stabilito oggi il giudice monocratico dell’ottava sezione penale di Milano Luisa Balzarotti, che con la sentenza ha superato la richiesta di pena di un anno avanzata dalla Procura nel processo che vedeva accusato il giovane di sostituzione di persona e violenza privata.
Il giudice ha anche stabilito una provvisionale di diecimila euro per Mattera, difesa dagli avvocati Anton Emilio Krogh e da Gabriele Maria Vitiello (il risarcimento complessivo verrà stabilito in sede civile), e di circa 18 mila euro in totale per la scrittrice, per il ciclista e per il pornodivo, anche loro parti civili. L’imputato, tra l’altro, avrebbe minacciato «di rendere pubblici i contenuti delle conversazioni» con la showgirl per costringerla «a proseguire le comunicazioni».

Violante Placido: “Io vittima dei bulli, nessuno voleva essermi amico”

“Pur nella condizione privilegiata di figlia di attori ed emigrante di lusso, mi sentivo diversa: ero la straniera stralunata, che si vestiva strana, parlava strano e nessuno voleva essermi amico”, confessa Violante Placido in un’intervista rilasciata a Candida Morvillo per l Corriere della Sera.

Violante-Placido_Esquire_UK_Dec2010_Septimiu-rem_427L’attrice racconta di essere stata vittima dei bulli quando si è trasferita negli Stati Uniti e ha frequentato una scuola a Los Angeles. “Le altre ragazzine – continua – già si depilavano, alcune portavano lenti a contatto colorate. Io ero intimidita, impaurita, e troppo orgogliosa per fare il primo passo”.
“Mi facevano piccoli ricatti, sottili violenze psicologiche, non fisiche. Il rappresentante di classe aveva il compito di fare l’appello e mi faceva mettere in punizione per ritardi minimi. Oppure qualcuno m’invitava al cinema, ma a patto che lo facessi copiare in spagnolo, in cui ero la prima della classe. Mi offrivano amicizia sotto forma di ricatto. E se invece, in classe, davo aiuto a quelli più emarginati di tutti, facevano la spia”.
Violante ha un figlio di tre anni che sta educando a vivere il rapporto con gli altri in maniera sana: “Per ora, Vasco è solare, giocherellone e ha un suo senso di giustizia innato: una volta, un amichetto ha strappato un gioco a una bambina e lui è intervenuto, ha detto ‘ridaglielo, è suo’. Cerco innanzitutto di essere io per prima rispettosa nei suoi confronti. Non puoi chiedere a un bimbo di essere giusto se il senso di giustizia glielo insegni con la coercizione. E se gli trasmetti autostima, sarà difficile che senta il bisogno di prevaricare qualcuno”.

Agenzie sotto accusa, la denuncia delle modelle: “Ricatti, abusi sessuali e altre torture”

Lo star system che regola la vita delle modelle è un inferno. Alcune di loro hanno denunciato abusi sessuali, pressione per sottoporsi a interventi di chirurgia estetica e disturbi alimentari.Otto delle più blasonate agenzie di modelle di tutto il mondo stanno per finire davanti ai giudici per un caso che rischia di svelare il lato più oscuro dell’industria della moda. Sono molte le modelle, come riporta il ‘Mail Online’, che hanno fatto causa a una serie di agenzie internazionali come la Wilhelmina Models, Wilhelmina Models International Elite, Click, MC2 Model and Talent Miami, MC2, Next e Major Model Management, raccontando di come abbiano vissuto in vero e proprio inferno nel mondo patinato del fashion system.

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Alla base della loro denuncia sembra esserci la presunta elusione delle leggi che regolano il lavoro di modella: migliaia di dollari dedotti dal loro stipendio come false ‘spese’, addebiti esorbitanti per gli appartamenti presi in affitto, pagamenti ritardati o mancati e alto ancora. Da parte loro, le agenzie hanno ribadito che le affermazioni delle modelle sono prive di fondamento e che le loro denunce sono da ritenersi false: tra le modelle e le agenzie viene sempre sottoscritto un accordo equo. A far finire l’industria del modeling nell’occhio del ciclone è stato il caso di Louisa Raske, modella 35enne, che iniziò la sua carriera quando era ancora al secondo anno di liceo. La ragazza aveva notato che il suo viso era finito su una scatola di tinta per capelli, senza che i diritti di utilizzo dell’immagine le fossero stati corrisposti. “Ero assieme a un mio amico avvocato – afferma la ragazza – Abbiamo chiesto alla mia agenzia perché non avessi ricevuto il pagamento e loro mi hanno detto che non erano riusciti a trovarmi. Era impossibile!”. A denunciare questo sistema è anche Rachel Blais: “A New York vivevamo in un appartamento dell’East Village che aveva due camere da letto. Si trovava in un bel palazzo, ma noi eravamo in 11 e abitavamo in un seminterrato”. La modella racconta inoltre che nonostante lavorasse in modo regolare, riusciva a guadagnare appena 75 dollari a settimana. “Avevo un personal trainer – spiega – il che significava un’ulteriore spesa perché dicevano che ero ‘troppo grassa’. Così a 19 anni la mia agenzia mi chiese di fare una liposuzione. Ecco come ti indebitano: prima ti chiedono di fare un intervento, lo pagano loro, poi però devi restituirgli l’intera somma. Quando ho rifiutato mi hanno dato una lista di fotografi con i quali sarei dovuta andare a letto”. Anche Carolyn Fear, oggi 46enne, ha raccontato che aveva solo 19 anni quando firmò per l’agenzia Ford e si trasferì a New York. “Quando presi lo stipendio mi accorsi che mancavano 1.500 dollari – racconta – Così chiesi spiegazioni e la fondatrice dell’agenzia Eileen Ford mi disse ‘Non ti ho vista sulla copertina di ‘Vogue’. Ero terrorizzata, pensavo che mi avrebbero licenziata”. Solo più tardi Carolyn scoprì che quei soldi erano stati spesi per includerla nel book dell’agenzia. A unirsi al coro anche Lorelei Shellist, oggi 57enne che vive a Los Angeles e fa la designer. Con la sua testimonianza vuole dare coraggio alle ragazze che subiscono abusi nell’industria della moda: “Lo faccio perché voglio aiutare le modelle principianti – commenta – non per soldi”. L’ex modella ha ricordato di quando posava e viveva in un appartamento fuori Parigi di proprietà di John Casablancas, il fondatore dell’agenzia Elite. “Nell’appartamento eravamo cinque modelle e ricordo che un giorno si presentò con una ragazza svedese di 15 anni. Si chiusero in camera da letto e ne uscirono un’ora dopo. Quella ragazza lavorò moltissimo da quel momento”.

Ricatti con false foto hard: la senatrice Pezzopane chiede un milione

Per spillare qualche soldo non hanno esitato a ritoccare con Photoshop e altri programmi informatici foto e video hard con le quali ricattare la senatrice Pd Stefania Pezzopane e l’ex governatore Gianni Chiodi. Denari visti solo con il binocolo che ora rischiano di dover tirare fuori dalle loro tasche: un milione di euro è la richiesta di risarcimento per la messa in scena ai danni della senatrice Stefania Pezzopane.

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Avevano pensato a tutto: dalla possibile realizzazione di un film “hard” alle manipolazioni di fotografie come capitò all’ex governatore con tanto di “bacio rubato” fuori dal palazzo della Regione a una candidata alle passate elezioni regionali.

IL PIANO – Abili con l’informatica avevano architettato un articolato e trasversale piano per estorcere denaro alla senatrice aquilana e all’ex governatore. Una vicenda nella quale gli ideatori delle “bufale” hanno tentato di prendere le distanze, di discolparsi, ma ora sotto processo, rischiano di dover risarcire la senatrice che ha chiesto, attraverso la costituzione ieri in aula di parte civile (Chiodi ha rinunciato) la somma di 600 mila euro per i danni morali, altri 50 mila per quello patrimoniale; ulteriori 350 mila per quello biologico. Un maxi risarcimento nei riguardi dei soli Gianfranco Marrocchi, 60 anni di Pescara, ma residente a Lucoli, editore di Tv Più e Marco Minnucci di 29 anni di Fermo e residente a Porto San Giorgio, gli ideatori della pubblicazione sul quotidiano “Libero” di una foto ritoccata della Pezzopane insieme al fidanzato Simone Coccia Colaiuda in vasca idromassaggio con un ex narcotrafficante oltre a far pubblicare sui siti di gossip e sui social dettagli piccanti e foto compromettenti (e false) sulla coppia, chiedendo il Marrocchi alla senatrice un finanziamento per un progetto sul sociale in cambio dello stop alla diffusione. Per spillare qualche soldo non hanno esitato a ritoccare con Photoshop e altri programmi informatici foto e video hard con le quali ricattare la senatrice Pd Stefania Pezzopane e l’ex governatore Gianni Chiodi. Denari visti solo con il binocolo che ora rischiano di dover tirare fuori dalle loro tasche: un milione di euro è la richiesta di risarcimento per la messa in scena ai danni della senatrice Stefania Pezzopane. Avevano pensato a tutto: dalla possibile realizzazione di un film “hard” alle manipolazioni di fotografie come capitò all’ex governatore con tanto di “bacio rubato” fuori dal palazzo della Regione a una candidata alle passate elezioni regionali. Nell’atto di costituzione di parte civile l’avvocato Piermichele De Matteis, legale di fiducia della senatrice, evidenzia a supporto del danno all’immagine «il ruolo politico della Pezzopane, il rilievo internazionale della stessa per la vicenda del terremoto. Una immagine pubblica fortemente pregiudicata in un delicatissimo momento politico». Una vicenda che ha creato «un indubbio e negativo effetto psicologico aggravato dall’essere madre di una ragazza appena 17enne». Sotto processo anche il regista Giovanni Volpe, 59 anni di Battipaglia (Salerno); Raimondo Onesta, 40 di Pratola, assistito dall’avvocato Angela Maria Marinangeli. Secondo l’accusa avrebbero approfittato dello scandalo Rimborsopoli (in cui si scoprì una notte in albergo di Chiodi con la consigliera alle Pari opportunità, Letizia Marinelli) per ricattare l’ex governatore sostenendo di avere altre immagini e la disponibilità economica per realizzare un film a luci rosse sulla sua scappatella. E mentre Onesta trattava con l’allora presidente chiedendo 35mila euro, Marrocchi e Volpe chiedevano interviste alla Marinelli e pubblicizzavano già il film che sarebbe dovuto uscire a maggio 2014, a ridosso delle Regionali. Il processo è stato aggiornato al 3 maggio.