Le scuse di Brad Pitt a Jennifer Aniston: “Non sono stato il marito che meritavi”

«Non sono stato il marito che meritavi». Sono le parole che Brad Pitt avrebbe pronunciato durante una telefonata con l’ex moglie Jennifer Aniston. No, non è un caso di intercettazioni, ma quando si tratta di celebrities d’oltreoceano, spunta sempre una fonte anonima che si prende la briga di raccontare fatti privati ai tabloid che non ci pensano due volte a pubblicarli in prima pagina.

landscape-1488390199-brad-and-jen-textingD’altronde, se lui risponde al nome di Brad Pitt e lei di Jennifer Aniston, è davvero difficile che certi particolari possano rimanere così segreti.
Una storia d’amore nata e finita sotto i riflettori la loro. E non solo l’amore. Pure il tradimento è avvenuto in mondo visione quando l’attore si è invaghito perdutamente di Angelina Jolie durante le riprese di “Mr e Mrs Smith”. Da allora alla Aniston è stata affibbiata l’etichetta della “scaricata”. Eppure, il tempo le ha dato ragione dal momento che è felice accanto al marito Justin Theroux mentre Pitt si ritrova con le carte di una separazione tra le mani e non pochi problemi di dipendenza da affrontare.
Secondo la fonte della rivista americana In Touch è stata «la conversazione più intima che Brad e Jen abbiano avuto negli ultimi anni. Lui era determinato a scusarsi per tutto quello che è successo ed è esattamente quello che ha fatto. Ha chiesto perdono per essere stato un marito assente. Il dolore e il rancore di anni sono venuti a galla insieme alle lacrime».

Urla il nome dell’ex marito durante una notte d’amore: il nuovo fidanzato la uccide

Aveva chiamato piangendo la polizia per dire che la sua ragazza si era sentita male, non riusciva a respirare, aveva vomitato ed era morta. E quando gli agenti arrivarono in casa sua lo trovarono disperato e in lacrime sul corpo della donna che amava. La realtà, però, non era quella che lui aveva cercato di delineare: Maria Nemeth, 31enne della Florida, era stata uccisa e sbudellata dal suo fidanzato, il 26enne Fidel Lopez, che aveva anche infierito sul cadavere.

2601468_Schermata_2017-08-04_alle_14_16_23Era il settembre 2015: Fidel e Maria, che avevano passato una serata in casa a base di alcol e sesso, stavano facendo l’amore quando lei ha urlato per due volte il nome dell’ex marito. «È stato questo che mi ha fatto diventare pazzo» avrebbe confessato molto tempo dopo Fidel. Folle di gelosia e ubriaco, il ragazzo l’ha uccisa e ha abusato sessualmente del cadavere. Quando ha realizzato quello che aveva fatto, era troppo tardi: Maria era morta. Da lì la telefonata alla polizia e il tentativo di far passare quell’omicidio come una disgrazia, negando ostinatamente qualsiasi accusa.
A quasi due anni dalla tragedia, però, è arrrivata la confessione piena: a luglio Fidel ha ammesso di aver ucciso la propria fidanzata e ora è stato condannato all’ergastolo. «Sono stato un mostro – ha detto Fidel, che si è scusato con la famiglia di Maria – Oggi sono felice di dover affrontare questa condanna perché so che devo pagare per quello che ho fatto ed è giusto così: pago con la mia vita per quello che ho portato via. Alla famiglia di Maria chiedo perdono».
«Se dovessi riassumere la vita di Maria, avrei difficoltà a farlo in poche righe – ha detto il padre della ragazza – Voglio solo dire a tutti che mia figlia continuerà a essere un modello di perseveranza e di amore per l’umanità».

Diana, William ricorda l’ultima telefonata: “Fu troppo breve”. E quella volta che si ritrovò 3 top model a casa

Una telefonata breve, come quella che può esserci tra due adolescenti e una madre in vacanza. Loro volevano giocare con i cugini, non perdere tempo in chiacchiere, lei era in Francia. Ma sarà proprio la brevità della telefonata, quel 31 agosto del 1997, a perseguitare i principi William ed Harry: la loro mamma, la principessa Diana, morì quella stessa notte in un incidente nel tunnel dell’Alma a Parigi. William aveva 15 anni, Harry soltanto 12. Sono proprio i due fratelli a raccontare quel giorno in un documentario di ITV: “Diana, nostra mamma: la sua vita e la sua eredità”, che sarà trasmesso domani, a vent’anni dalla scomparsa della principessa. «Harry ed io avevamo una fretta dannata di salutarla… Se avessi saputo cosa sarebbe successo non sarei stato così indifferente», racconta William.

rs_1024x759-160831103746-1024.diana-harry-william.cm.83116Che aggiunge: «Ma quella telefonata mi si è conficcata in testa, anche in maniera pesante». Harry afferma che quella breve chiacchierata è qualcosa che rimpiangerà per il resto della sua vita. «Ricordando oggi quella telefonata, è veramente difficile. Dovrò affrontarlo per il resto dei miei giorni, non sapendo che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei parlato con mia madre. Come sarebbe stata diversa la conversazione se avessi avuto anche la minima idea che la sua vita sarebbe stata presa quella notte». Nel documentario, i due fratelli raccontano anche di una madre “divertente”. Diana li ha sempre incoraggiati a essere “monelli” e li “viziava” con i dolci. «Era una ragazzina lei stessa» che comprendeva «la vera vita fuori dalla pareti del Palazzo». Oltre al racconto della loro infanzia con Diana, il documentario mostrerà anche foto mai pubblicate della principessa con i due figli.
Tornare a casa e trovarsi davanti a Cindy Crawford, Naomi Campbell e Christy Turlington. È la sorpresa che la principessa Diana fece trovare ad un incredulo William, allora 13enne, che aveva in camera i poster di tutte e tre. «Le ho trovate sulle scale di ritorno da scuola», racconta il principe nel documentario di ITV, ‘ Diana, nostra mamma: la sua vita e la sua eredità’, che sarà trasmesso domani, a vent’anni dalla scomparsa della principessa. «Sono diventato rosso in volto e non sapevo cosa dire. Credo di aver balbettato qualcosa e di essere inciampato per le scale mentre salivo. È davvero un bel ricordo che vivrà con me per sempre», ha ricordato William.

“Ho un tromba-collega bellissimo ma tra poco mi sposo…”. Telefonata choc alla radio

ROMA – “Ho un tromba-collega bellissimo ma nel 2018 mi sposo”. Inizia così la telefonata di una radioascoltatrice anonima in diretta su Radio Dee Jay.

amore-nato-in-ufficioFinora era stato sdoganato il termine “tromba-amico”, ora ecco anche la definizione per i “colleghi hot”, tra i quali scatta la passione e può nascere anche l’amore. Ma c’è un piccolo particolare a ostacolare la nascita della nuova storia: la donna in questione è fidanzata e dovrebbe sposarsi tra un anno. Il bel collega però la farebbe titubare: “Nuovo amore o strada vecchia ma sicura?”. Ai posteri l’ardua sentenza…

Chef uccide e cucina la moglie, poi chiama l’elettricista: la telefonata

Ha ucciso la moglie, poi l’ha tagliata a pezzi e in parte cucinata facendone un brodo, in parte conservata in frigorifero. È la macabra storia di Marcus Volke, 28enne australiano responsabile della morte della transgender indonesiana Mayang Prasetyo, che aveva sposato un anno prima. L’uomo, dopo l’omicidio avvenuto nel 2014, si è tolto la vita, ma nel corso delle indagini è emerso l’audio di una telefonata che è stata fondamentale per determinare la sua colpevolezza.

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Con fredda lucidità, il giorno dell’omicidio Volke ha telefonato a un servizio di elettricista 24 ore per chiedere la risoluzione di un problema. L’uomo ha spiegato che mentre stava cucinando del brodo sul suo fornello elettrico la gorssa pentola si è rovesciata riversando il suo contenuto su fornelli e forno, e provocando un corto circuito.
La telefonata è stata accolta da Brad Coyne, che ha raggiunto l’appartamento di Tenerife, quartiere di Brisbane, in Australia. Il padrone di casa si è scusato per l’odore ma si è giustificato dicendo che stava cucinando brodo di maiale. L’elettricista ha notato alcune cose che l’hanno insospettito in casa, come bottiglie di candeggina, sacchi della spazzatura e guanti di gomma. Una volta fuori Coyne ha avvisato il portiere, che ha poi chiamato la polizia.
All’arrivo degli agenti, Volke ha chiesto loro di attendere prima di entrare affinché lui avesse il tempo di legare i cani: in realtà l’omicida si è tagliato la gola per poi scappare a nascondersi in un cassonetto dei rifiuti in strada, dove è morto dissanguato. Una volta in casa, la polizia ha trovato resti umani nell’armadio del bagno, vicino alla lavatrice, e i piedi di Mayang che fuoriuscivano da una pentola.