Monica Bellucci nel ciclone del Fisco francese: «Conti in Svizzera e una società offshore alle Isole Vergini»

Monica Bellucci nella morsa del Fisco in Francia. Secondo quanto scrive la Tribune de Geneve l’attrice italiana sarebbe stata accusata di non aver dichiarato due conti e una cassetta di sicurezza in Svizzera e di essere la titola di una società offshore alle Isole Vergini. Sulla vicenda il Ministero delle Finanze francese ha chiesto una rogatoria alla Svizzera, come ha reso noto il Tribunale Federale elvetico.

Monica-Bellucci-l-age-ne-lui-fait-pas-peur«La questione di una responsabilità penale di Monica Bellucci non può essere scartata», scrive il quotidiano Tribune de Genève riportando le parole pronunciate dal fisco francese. La Bellucci sarebbe sotto inchiesta perché, secondo i francesi, tra il 2011 e il 2013, ai tempi del matrimonio con Vincent Cassel, dichiarò una residenza in Gran Bretagna mentre in realtà abitava a Parigi.

L’avvocato dell’attrice italiana, Marc Vaslin, difende la sua cliente: «Non ha nascosto nulla al fisco francese, non essendo residente in Francia, nel periodo oggetto d’indagine». La Svizzera però non ha intenzione di fermarsi e darà seguito alle richieste di informazioni.

Molestie nel mondo della moda: spunta anche Demarchelier, il fotografo ufficiale di Lady Diana

Un’inchiesta del Boston Globe scuote il mondo della moda dopo le accuse da parte di oltre 50 modelle che parlano di molestie e aggressioni puntando il dito contro oltre 25 fotografi, agenti, stylist e altre figure influenti.

3556690_1825_demarchelier_molestie_moda_fotografo_lady_dianaTra questi spunta il nome del fotografo Patrick Demarchelier, oggi 74enne, che è stato anche il fotografo personale della principessa Diana. Ma anche tra gli altri i fotografi Seth Sabal, Greg Kadel e Andre Passos e lo stilista Karl Templer.

Tiziana Cantone, “per il suicidio nessun colpevole”: il Tribunale archivia l’inchiesta

Nessuno ha istigato Tiziana Cantone al suicidio. La 31enne di Mugnano si è uccisa seguendo la sua specifica volontà. Questa, in sintesi, la motivazione del gip che ha archiviato in maniera definitiva l’indagine sull’istazione al suicidio della bella Tiziana che si è tolta la vita nel settembre del 2016 dopo la diffusione sul web, senza il suo consenso, di video hot che la ritraevano. Una storia difficile, quella di Tiziana, fatta di «condivisioni» in rete di un filmato che lei non aveva autorizzato a diffondere.

11ad_219464773-1Dopo la sentenza che la condannava alle spese per una causa civile intentata contro i colossi del web da Tiziana nel settembre di un anno fa – Facebook, Google e Youtube – la ragazza si legò un foulard al collo lasciandosi morire, vittima di una nuova forma di «violenza» che corre in rete.
Nel fascicolo aperto dalla procura di Napoli Nord ad Aversa non c’era nessun iscritto, anche se circa 20 amici, parenti e due ex fidanzati erano stati ascoltati in qualità di persone informate dei fatti. Fra questi, anche l’ex ragazzo Sergio Di Palo, indagato in un altro procedimento a Napoli. Inchiesta piena di ostacoli. Alla fine, il pm Rossana Esposito ha deciso di chiedere l’archiviazione. Oggi, il gip ha depositato il provvedimento di archiviazione. Gli avvocati difensori avevano presentato ricorso alla richiesta del pubblico ministero.

Ruby Ter, chiesto il processo per Berlusconi: è indagato per corruzione insieme ad una ex Miss

Una richiesta di rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi è stata depositata dalla Procura di Torino. Il procedimento è uno dei filoni della cosiddetta inchiesta ‘Ruby ter’ ed è stato originato dalla decisione presa il 29 aprile 2016 da un gup di Milano di ‘spacchettare’ il processo principale e di trasferire gli atti a sette diverse procure per competenza territoriale.

Combo Berlusconi-BonasiaBerlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari insieme a Roberta Bonasia, 32 anni, di Nichelino, ex infermiera e concorrente a Miss Italia 2010, poi diventata modella.
Secondo le indagini, svolte originariamente dalla procura di Milano, l’ex premier destinò somme di denaro alla Bonasia, che poi avrebbe reso testimonianze non veritiere nei procedimenti sulle cene di Arcore. Per la donna si è così aggiunta un’ipotesi d’accusa di false dichiarazioni.

Fausto Brizzi, il regista al parco con la figlia dopo la bufera sulle presunte molestie

Fausto Brizzi al parco che gioca con la figlia Penelope Nina, cappellino e occhiali da sole e l’orecchio teso al telefono: sono le prime immagini del regista, pubblictwe domani sul numero di Chi, dopo la bufera sollevata dall’inchiesta delle “Iene”, in cui quindici aspiranti attrici raccontano di essere state molestate dal regista.

3380725_brizzifigliaIl settimanale diretto da Alfonso Signorini ha sentito sia l’autore del servizio delle “Iene”, Dino Giarrusso, che l’avvocato di Brizzi, Antonio Marino. «Con l’ultimo servizio sul caso Brizzi per noi la vicenda si chiude. Se ne aprirà necessariamente un’altra in tribunale. O il regista ci querela per diffamazione, e allora spiegheremo le nostre ragioni al giudice, oppure saranno le ragazze a denunciarlo», spiega Giarrusso; e l’avvocato di Brizzi risponde: «Le Iene “chiudono” la questione allegando altre 4/5 testimonianze che descrivono lo stesso cliché. Siamo in attesa di capire quale delle sedi prediligeranno, se civile o penale, per chiamarci a rispondere. Noi, per ora, non quereliamo, sono cose che verranno a tempo debito, non c’è fretta».
«La ex Miss Italia Clarissa Marchese (ha raccontato: “Mi ha chiesto se ero disposta a spogliarmi (…) non era violenza, non mi ha fatto nulla, però mi sono sentita infastidita”, ndr) ha meglio chiarito quello che è accaduto a casa di Brizzi, cioè nulla. Si è ritenuta infastidita, ma, rispetto alle premesse, cambia la prospettiva, ora vediamo cosa diranno le altre». Dura la replica di Giarrusso delle “Iene”: «La ex Miss Italia ha ribadito esattamente quello che aveva detto a noi, è comico leggere che avrebbe ritrattato, semmai ha confermato. E per una che ha avuto solo la richiesta di spogliarsi, come Clarissa, tante altre hanno raccontato cose orribili: perché si finge di dimenticare? Noi siamo pronti a rispondere alla querela di Brizzi, che però non arriva, chissà come mai. Credo, invece, che saranno le ragazze a denunciare: hanno la possibilità di farlo anche quelle che hanno vissuto quest’incubo più di sei mesi fa, ce lo ha confermato l’avvocato Giulia Bongiorno. È assurdo leggere cose come “queste ragazze si vogliono vendicare perché non hanno avuto la parte” perché non concorrevano a una parte: sono state chiamate per fare esercizi di recitazione e raccontano d’essersi ritrovate a casa di un regista che si spogliava e proponeva massaggi, si masturbava davanti a loro. Mi addolora anche chi dice di stare dalla parte delle donne, ma oggi tace o difende la controparte. “Se non ora, quando mai?”».

“Respira ancora”. Choc alla veglia funebre, giovane estratto vivo dalla bara

Un giovane peruviano, Watson Franklin Mandujano Doroteo, di 24 anni era stato dato per morto mentre era solo sotto l’effetto di sedativi. Durante la veglia funebre, che i familiari avevano organizzato per dargli l’estremo saluto, alcuni dei presenti si sono resi conto che il giovane respirava ancora e lo hanno estratto dal feretro.

3327104_1644_estebanSecondo le testimonianze fornite dalla famiglia alle emittenti locali, il giovane era stato ricoverato nell’ospedale della città di Aguaytía con febbre e brividi di freddo, dopo che gli era stato devitalizzato un dente in una clinica della zona.
In seguito ad alcune complicazioni era stato trasferito all’ospedale di Contingencia di Tingo María dove i medici, per evitargli le convulsioni, gli avevano somministrato sei dosi di un forte sedativo che lo avevano reso incosciente per oltre 24 ore. Il giorno seccessivo, però, un medico lo ha dichiarato morto e il giovane, ancora sotto sedativo, è stato trasferito all’obitorio.
Secondo il giornale Diario Correo, che ha intervistato la sorella del giovane, il medico che aveva dichiarato la morte del ragazzo non ha tenuto minimamente in considerazione la parola dei familiari che sostenevano che il corpo del ragazzo fosse ancora caldo. Non è stata neanche disposta l’autopsia per determinare con certezza le cause della supposta morte del ragazzo. Ora sul fatto è stata aperta un’inchiesta e i familiari chiedono i danni per quanto accaduto.

Asia Argento: “Weinstein un orco in mezzo alle gambe. Ma le donne italiane sanno solo criticare”

«Cercare di ricostruire quello che è successo vent’anni fa è stato difficilissimo, credetemi. Mi sono messa in gioco in prima persona e ho fatto in modo che anche altre donne potessero parlare». A parlare è Asia Argento che, dopo la pubblicazione dell’inchiesta del New Yorker in cui ha denunciato di essere stata violentata da Harvey Weinstein, uno dei più potenti produttori di Hollywood, torna a raccontare la sua storia in una intervista alla Stampa.

asia-argento-scarlet-diva-946734«La cosa più sconvolgente sono le accuse delle donne italiane, la criminalizzazione delle vittime delle violenze», spiega l’attrice, che a chi le chiede perché abbia deciso di rivelare questa storia a distanza di tanti anni, spiega: «Non sono l’unica che ha deciso di parlare adesso. Hanno parlato tutte ora. ‘Perché non avete parlato prima?’, ci chiedono. Perché Harvey Weinstein era il terzo uomo più potente di Hollywood. Ora è diventato il duecentesimo e il suo potere e la sua influenza si sono sensibilmente ridotti».
«Io mi sono opposta dieci, cento, mille volte a Harvey Weinstein. Mi ha mangiata. Un orco in mezzo alle gambe è un trauma. Io ero una ragazzina. Questa è una cosa che ricordo ancora oggi. Una visione che mi perseguita. Non c’è bisogno di legare le donne, come dice qualcuno, perché ci sia violenza», si sfoga la Argento, che poi aggiunge: «La violenza che io ho subito risale al 1997. In Italia, solo un anno prima lo stupro era diventato crimine contro la persona e non solo contro la morale. Pensi se avessi parlato allora. Come avrei potuto? E poi sì, era per la mia carriera! Un tempo io ci tenevo tantissimo alla mia carriera. Ero giovane e anche io avevo i miei sogni. Non volevo niente da Weinstein, ma non volevo nemmeno che mi distruggesse».

Miranda Kerr, regalo in gioielli da 8 milioni di dollari. Ma li restituisce: ecco perché

Miranda Kerr ha riconsegnato alla giustizia americana un “bottino” di gioielli del valore di 8,1 milioni di dollari: le erano stati regalati da un uomo d’affari malesiano, Jho Low, vicino alla famiglia del Primo ministro Najib Razak. Ma non è tutto oro quello che luccica. O meglio: quello che luccica non è tutto puro.

2531453_Schermata_06-2457933_alle_18_47_55Gli accessori di grande valore, infatti, erano legati ad una vicenda di corruzione che ha investito 1Malaysia Development Berhad (1MDB), un fondo pubblico creato nel 2009 per modernizzare il Paese di cui il Primo ministro malese è presidente. Pare che il complotto internazionale sia stato architettato per riciclare miliardi di dollari sottratti da 1MDB. «Dall’inizio delle indagini, Miranda Kerr ha collaborato pienamente e si è impegnata a restituire al governo i gioielli offerti. Continuerà a seguire l’inchiesta finché le sarà possibile», ha detto un portavoce della polizia di Los Angeles all’agenzia di stampa Afp. La modella australiana è una delle celebrities coinvolta nello scandalo 1MDB. A metà giugno, anche Leonardo DiCaprio aveva restituito molti regali ricevuti proprio da Low tra cui un Oscar assegnato a Marlon Brando, una tela di Picasso e un collage di Basquiat. Né la modella né l’attore sono coinvolti in procedimenti avviati dal Dipartimento di Giustizia.

“Le Iene Show”, Ilary Blasi e Teo Mammucari chiudono la stagione

Per “Le Iene Show” mercoledì 31 maggio in prima serata su Italia 1 si chiude una stagione ricca di successi. Ultimo appuntamento dunque con Ilary Blasi e Teo Mammucari e tanti servizi e inchieste. Stasera si parlerà dello scandalo del sangue infetto, di una 14enne bloccata in Tunisia da tre anni a causa del padre mentre l’Uomo Gatto, uno dei concorrenti di “Sarabanda” più amati, è il protagonista dello scherzo di Alessandro Onnis e Stefano Corti.

C_2_articolo_3074353_upiImageppInchiesta di Roberta Rei sullo scandalo del sangue infetto scoppiato negli Anni 70, 80 e 90, quando alcune case farmaceutiche hanno immesso sul mercato flaconi di plasma ed emoderivati contagiati con i virus dell’HIV e dell’HCV (Epatite C). In quegli anni il plasma e gli emoderivati utilizzati negli ospedali provenivano prevalentemente dagli Stati Uniti. Il sangue veniva preso da donatori mercenari a rischio, come tossicodipendenti. Successivamente veniva liofilizzato ed esportato in tutto il mondo, Italia inclusa. I controlli, però, non sarebbero stati fatti, così centinaia di migliaia di persone, ignare del pericolo ed entrate in ospedale per curarsi e fare trasfusioni, ne sono uscite infettate da epatite o HIV. Roberta Rei intervista i parenti di alcuni malati deceduti e alcune persone contagiate e le battaglie legali intraprese per essere risarcite. I malati ricevono un indennizzo di 700 euro al mese. Per quanto riguarda i danni biologici e morali, sono tantissimi i casi in cui i giudici hanno condannato il Ministero della Salute a risarcire, per gli omessi controlli, le persone infette. In molti, però, raccontano alla Iena di come, tra prescrizioni, appelli e ricorsi del Ministero della Salute, non avrebbero ancora ricevuto il risarcimento dovuto. Per avere spiegazioni in merito, l’inviata si reca, quindi, dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Marco Maisano racconta la storia di una quattordicenne, cittadina italiana e figlia di genitori di origini tunisine, bloccata in Tunisia da ormai tre anni a causa del padre. Ai microfoni della Iena, la sorella maggiore ricorda di come l’uomo, denunciato dalla madre per maltrattamenti, avrebbe portato lei e sua sorella contro la loro volontà da Messina, dove vivevano, a Tunisi. Compiuti i 18 anni, la più grande è, però, riuscita, dopo poco tempo, a ottenere i documenti necessari per tornare in Italia. La più piccola, invece, ancora minorenne, tuttora non riesce lasciare la Tunisia perché, nonostante la madre abbia vinto la causa per l’affidamento, necessita del permesso di entrambi i genitori. Sebbene la giovane abbia più volte espresso al padre la volontà di tornare a casa a Messina, quest’ultimo continua, infatti, a negarle il consenso. L’inviato, dopo essere partito per Tunisi insieme alla sorella maggiore per incontrare l’uomo, si reca presso l’ambasciata italiana del luogo per provare a sbloccare definitivamente la situazione.
L’Uomo Gatto, uno dei concorrenti di “Sarabanda” più amati dal pubblico, è il protagonista di uno scherzo realizzato da Alessandro Onnis e Stefano Corti. Le due Iene gli propongono di partecipare a dei casting per diventare il co-conduttore di una fantomatica versione albanese del quiz musicale. Cosa succederà durante il lunghissimo viaggio in macchina per arrivare in Albania? E cosa accadrà una volta arrivati a destinazione?

Blue Whale, il messaggio con il numero di telefono: cosa fare se lo ricevete

Il fenomeno della Blue Whale ha colpito molto l’opinione pubblica italiana, diventando prima motivo di dibattito a partire dall’inchiesta realizzata dalle Iene e andata in onda su Italia1, poi spaventosa realtà con l’arrivo dei primi casi in Italia.

suicidi-blue-whale“Sono arrivato alla prova numero 10”. Dodicenne vittima del “Blue Whale” Il “gioco del suicidio”, che sarebbe all’origine della morte di molti giovanissimi, ha spinto anche la Polizia a sensibilizzare sull’argomento anche attraverso i social network: questo l’ultimo messaggio pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale per smentire una bufala che aveva cominciato a circolare sul web e vede coinvolta l’ignara sede di un supermercato, che ovviamente nulla ha a che vedere con il “gioco maledetto”.
Blue Whale, la polizia salva una 14enne: “Facevo il gioco del suicidio”
“Il messaggio in immagine è stato viralizzato sui social pur essendo privo di qualsiasi fondamento” – si legge nel post della Polizia. “CREATO DA QUALCHE BURLONE PUBBLICIZZANDO UNA UTENZA DI UN ESERCIZIO COMMERCIALE*. Collaboriamo tutti ad un’informazione di sensibilizzazione e prevenzione consapevole e mirata”.