Aurora Ramazzotti: «Vivo sotto scorta da un anno, volevano sfigurarmi con l’acido»

Essere figli di vip non è facile: nemmeno un incubo, per carità, rispetto alle sue coetanee, di cui non condivide il conto in banca, tra i bonifici di mamma Michelle, i regali di papà Eros e i contratti in tv. Ma per Aurora Ramazzotti, 21 anni da poco compiuti, il ruolo di figlia d’arte non è mai stato facile, fin da quando le minacce alla Hunziker toccarono anche lei stessa, in un periodo difficile della vita di entrambe.

3737670_1126_aurora_ramazzotti_choc_sotto_scorta_da_un_anno_acido_in_facciaAurora si è confessata al Corriere della Sera, raccontando diverse cose interessanti, compresa la sua vita sotto scorta: da qualche tempo infatti gira con una guardia del corpo, a cui ha dovuto abituarsi in fretta. Esattamente da un anno, quando una lettera anonima indirizzata a Michelle Hunziker minacciava di lanciare acido in faccia a sua figlia se non avesse mandato dei soldi: «In un secondo cambia tutto – ha detto la ragazza – mia madre mi ha chiamata subito, ho avuto una specie di attacco di panico. Un attimo prima ero libera, da quello dopo non lo sono più stata».
«Ho dovuto adattarmi ad un’altra persona, una guardia del corpo, che vive con me da allora. All’inizio ho preso le distanze da ciò che facevo, sono tornata a stare da mia madre e per due mesi non ho visto nessuno: avevo paura – continua il suo racconto – Ora va meglio, ma faccio più attenzione. Convivo con la consapevolezza del rischio che corro, ma mi è servito per dare una scossa alla mia vita: prima era tutto alla giornata, ora penso al lavoro e al futuro».

Dopo X Factor, Aurora questa sera debutta a Vuoi scommettere?, una nuova trasmissione di Mediaset: e davanti alle accuse di essere raccomandata, e agli insulti sui social degli haters, è tranquilla: «Raccomandata? È vero – ammette – Non sono stati mia madre o mio padre a chiedere di prendermi, ovvio. Ma è vero che ho avuto una spinta con due genitori famosi: al mio posto chiunque farebbe lo stesso. Ma sarà il tempo a parlare».

Trans viene rifiutato dal ragazzo che gli piace, diventa donna e tra i due scoppia l’amore

Lui la rifiuta da uomo, lei diventa una donna e sboccia l’amore. La storia di Erin e Jared, Del Kentucky(Usa), rispettivamente 22 e 28 anni, è una storia inizialmente tormentata ma che si è conclusa con un lieto fine. Certo, si tratta di un amore decisamente fuori dagli standard.

sec_6888958Jared in passato aveva rifiutato le avances di Aaron. I due si sono persi di vista e nel frattempo per Aaron sono cambiate molte cose, tante, al punto da diventare una donna. Quando è “rinato” come Erin è stato lo stesso Jared a cercarla, non sapendo chi fosse, ma restando colpito dalla sua bellezza. «Ero ancora un ragazzo quando ho mandato a Jared un messaggio su Facebook perché mi piaceva, ma lui non era interessato e dopo un po’ ho lasciato perdere», spiega Erin al Daily Mail e poi racconta che nei successivi due anni si è sottoposta a cure ormonali e interventi per diventare donna fino a quando Jared non ha notato una sua foto su Instagram.
«Gli ho mandato subito il mio numero e dopo cinque minuti mi ha risposto. Abbiamo iniziato a parlare e il giorno dopo siamo usciti insieme. Dopo una settimana eravamo fidanzati», continua la ragazza. Il percorso di Erin, come spesso accade in questi casi, non è stato facile ma non è ancora ultimato. La 22enne deve ancora cambiare genere ma a tal riguardo Jared ha detto che per lui non è fondamentale: «Lei vuole essere più femminile, ma per me è già bellissima. L’amore che provo per lei va al di là di un’operazione». Erin prima di Jared aveva frequentato altri uomini ma ha ammesso che quando scoprivano la verità si allontanavano perché si vergognavano di lei, con lui è stato tutto diverso.
La loro però non è una storia facile, sui social sono spesso vittime di hater e minacce, soprattutto Jared viene insultato per aver scelto Erin come fidanzata, ma lui replica fermamente: «All’inizio ero depresso, ma poi ho parlato con Erin e abbiamo deciso semplicemente di ignorare gli hater. Per fortura riceviamo anche tanti messaggi incoraggianti che ci danno la forza di andare avanti».

Busta con proiettile per la giornalista Federica Angeli, lei reagisce: «Vi invito al coraggio»

«Vi invito al coraggio, anche oggi. Anche se ce la mettono tutta per farci passare la voglia di lottare. Noi siamo qui. A schiena dritta. #amanodisarmata». Si conclude così il post che Federica Angeli, cronista di Repubblica, affida a Facebook per rispondere a chi poche ore prima l’aveva minacciata. Minacciata per l’ennesima volta.

Federica-AngeliNel pomeriggio infatti una busta con dentro un proiettile è stata recapitata alla redazione del «Fatto Quotidiano» ed è indirizzata a Federica Angeli, che dal 2013 è costretta a vivere sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute dopo alcune inchieste sulla malavita organizzata di Ostia e in particolare sulle vicende legate al clan Spada. Sulla vicenda la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine e ora attende le informative della Digos e della Squadra Mobile che hanno sequestrato il plico. La busta sarà affidata alla polizia scientifica per una serie di accertamenti che all’inizio della settimana prossima verranno inviati a piazzale Clodio.

«Volevate farmi sentire che sono nel mirino? – scrive la giornalista su Fb-. Lo sapevo già. Non c’era bisogno vi scomodaste. Volevate rovinarmi la giornata e farmi tremare lo stomaco? Ok. Bravi. Ma domani passa. Stringo forte tutti voi amici miei. Mandarvi un sorriso ora sarebbe ipocrita. Ma vi invito al coraggio, anche oggi». Solidarietà alla giornalista è stata espressa dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e dal sindaco della Capitale, Virginia Raggi che hanno voluto così essere al fianco della cronista. «Federica Angeli siamo con te e con le tue battaglie in difesa della legalità e contro le mafie», twitta il presidente della regione. Mentre per la sindaca «chi lotta contro la criminalità non deve essere mai lasciato solo. Siamo tutti uniti a sostegno di FedeAngeli che ha ricevuto nuove minacce».

Nelle scorse settimane la Angeli era stata sentita come testimone nel processo a carico di Armando Spada, l’esponente del clan che l’aveva minacciata di morte nel 2013 nel corso di un servizio giornalistico sul gruppo criminale. Nel procedimento davanti al giudice monocratico la cronista compare come parte lesa. La cronista dovrà tornare in tribunale il prossimo 19 aprile, sempre nelle vesti di testimone, nel processo che vede accusati di tentato duplice omicidio Carmine Spada, ritenuto dagli inquirenti a capo dell’organizzazione, e il nipote Ottavio. E proprio il 19 Aprile, Fnsi e Cnog annunciano che saranno in aula accanto a lei insieme ad Usigrai, Articolo 21, No bavaglio e altre associazioni.

Federica Angeli «non ha intenzione di arretrare e noi saremo al suo fianco», scrive la Federazione Nazionale della Stampa. Anche la redazione di Leggo esprime la propria solidarietà nei confronti della collega Angeli, vittima di un attacco che vuole colpire la sua persona e la liberta d’informazione.

Report, minacce al conduttore Sigfrido Ranucci su Facebook: “Hai segnato la tua condanna…”

Minacce a ‘Report’ e al suo conduttore Sigfrido Ranucci sono state postate sulla pagina Facebook del programma di Rai3. Nel post si attacca Ranucci per la sua intervista a Stefano Vaj, consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Transumanisti.

3645894_2225_report_minacce_ranucci“Sigfrido Ranucci – si legge – con l’intervista a Stefano Vaj mandata in onda da Report hai segnato la tua condanna, maledirai il giorno in cui hai mandato in onda quella intervista te lo giuro su ciò che ho più caro. Fosse l’ultima cosa che faccio nella mia vita la tua carriera è finita”. E ancora: “Potevi presentare il transumanesimo in mille modi diversi, hai scelto il peggiore, quello che ti ha condannato e non ti servirà andare a leccare a qualche deretano sei finito…”.
La Rai esprime “massima solidarietà al giornalista e alla redazione del programma a seguito delle “gravi minacce” arrivate dopo la puntata di ieri sera e “si muoverà in tutte le sedi opportune a loro tutela”. L’azienda “ribadisce che il lavoro di inchiesta di ‘Report’ appartiene pienamente allo spirito e alla missione del servizio pubblico, che è e sarà sempre dalla parte della libertà di informazione”.

Fnsi e Usigrai, esprimendo “piena solidarietà” alla redazione di ‘Report’ e a Ranucci, assicurano: “Saremo al loro fianco per tutelarli in tutte le sedi necessarie”. “Nessuna intimidazione – sottolineano – ci farà fare un passo indietro dal nostro impegno per la libertà di informazione. I vigliacchi che si nascondono dietro a uno schermo e una tastiera non ci fanno paura”. “Questo episodio – aggiungono – conferma l’urgenza di norme a tutela dell’art.21 della Costituzione e del diritto dei cittadini a essere informati”.

Riccardo Scamarcio picchiato dopo una lite alla stazione di servizio: sarà risarcito

Riccardo Scamarcio sarà risarcito – secondo fonti della difesa – per essere stato picchiato durante un litigio, avvenuto tre anni fa, in una stazione di servizio a Noicattaro (Bari). Nel processo in corso dinanzi al giudice di pace di Bari nel quale l’attore risponde di minacce e il suo aggressore, un 45enne di Noicattaro, di lesioni e minacce, le parti si sono impegnate a rimettere le rispettive querele e a definire un risarcimento danni nei confronti dell’attore picchiato. I fatti risalgono al 6 agosto 2015.

riccardo-scamarcio-su-weinsteinScamarcio si era fermato con un amico ad una stazione di servizio per fare rifornimento. La sua auto ostruiva il passaggio di un furgoncino il cui autista intimò all’attore di spostarsi apostrofandolo con le frasi offensive, per poi picchiarlo per alcuni minuti con pugni. L’aggressore, denunciato dall’attore, ha a sua volta denunciato Scamarcio (che lo ha successivamente controquerelato per calunnia) ed entrambi sono finiti così sotto processo. Oggi l’attore, difeso dall’avvocato Nicola Quaranta, ha partecipato all’udienza dinanzi al giudice di pace di Bari acconsentendo, come la controparte, alla remissione della querela in cambio di un risarcimento danni che sarà quantificato entro la prossima udienza del 23 aprile.

Roma, insulti e botte ai bimbi dell’asilo, tre maestre arrestate, le minacce: “Mamma non ti riporta più a casa”

Tre maestre di una scuola dell’infanzia comunale di Pomezia sono state arrestate con l’accusa di aver sottoposto alcuni bambini, di età compresa tra i 3 ed i 5 anni, a reiterati atti di violenza fisica, morale e psicologica, umiliandoli, con vessazioni e insulti di vario genere, di fronte all’intera classe. Tali condotte hanno inevitabilmente ingenerato negli alunni non direttamente coinvolti nei maltrattamenti, stati di ansia, di rabbia e di paura.

3601291_0826_asiloL’indagine, nata dalle denunce presentate da quattro giovani mamme che avevano notato comportamenti strani e violenti dei figli, i quali avevano manifestato loro il rifiuto di andare a scuola, è stata condotta dai Carabinieri della stazione di Pomezia con l’ausilio di attività tecniche di intercettazione ambientale e telecamere installate all’interno del plesso scolastico. Esse hanno consentito di accertare diverse condotte vessatorie nei confronti dei bambini più vivaci, che venivano ripresi e strattonati con forza dalle maestre e subivano insulti quali «il brutto», «il cattivo».
Le intercettazioni hanno svelato che le maestre minacciavano i bambini dicendo loro che i genitori non li avrebbero più ripresi per portarli a casa e li avrebbero lasciati a scuola. Altri bimbi risultano dalle immagini essere stati strattonati per le braccia e per il grembiule e uno di loro tirato per i capelli. Altri ancora venivano costretti a mettersi in ginocchio in un angolo della classe o a sedersi su una sedia, isolandoli dal gruppo. Le tre maestre sono state sottoposte a procedimento penale per il reato di maltrattamenti in considerazione dei metodi educativi utilizzati, non solo inadeguati, ma decisamente lesivi della sfera psico-fisica dei piccoli alunni. Le arrestate sono state poste ai arresti domiciliari e saranno nei prossimi giorni interrogate dal Gip.

«Eva all’Isola per visibilità? Non scherziamo. C’è molto da dire, stiamo indagando», parla il marito Massimiliano Caroletti. Intanto la Henger è sotto scorta

«Mi sono sentito dire: Eva Henger aveva bisogno di visibilità. La carriera di Eva Henger è scritta, in questi quattordici anni, da quando sta con me, ha fatto trasmissioni, comparsate ecc…. Non credo avesse questo bisogno. Già anni fa Eva aveva avuto la possibilità di andare sull’Isola dei Famosi, ma l’ha ceduta a Mercedesz perché avevamo una figlia piccola».

2581843-hengerMassimiliano Caroletti, marito di Eva Henger, a Domenica Live, parla in difesa della moglie.
«Io non avrei fatto quello che ha fatto Eva. Tra un mese, il tempo di poter sviscerare tutto questo, mi chiederete scusa. Stiamo facendo delle indagini».
E ancora: «In quella settimana, perfino mia mamma ha ricevuto minacce su internet. Ricevendo queste minacce, abbiamo avuto paura che Eva facesse delle ammissioni ancora più gravi, non la ritenevo una cosa corretta, avevo paura che Eva facesse peggio. Avevo bisogno che il nostro legale parlasse con Eva e le spiegasse quello che stava accadendo».
Da qui la richiesta di aiuto a Striscia la Notizia.
«Abbiamo mandato prima una lettera ai legali di Mediaset e loro, dopo due giorni, ci hanno risposto che non erano tenuti a mettere in contatto il legale con Eva. Io soffro di ipertensione, stavo male, mi sono rivolto ai carabinieri, la produzione non ha informato mia moglie. Il giorno dopo ho chiesto aiuto a Striscia la Notizia, perché avevo paura, se avesse detto di più avrebbe distrutto tutto quello che abbiamo faticosamente costruito in quattordici anni».
Secondo Caroletti c’è ancora molto da dire.
«Eva Henger non ha mai iniziato l’Isola. Mediaset l’ha pretesa e Magnolia non la voleva».
Barbara D’Urso prende subito le distanze dalla dichiarazione dell’ospite.
«Ho sbagliato il termine – corregge il tiro Caroletti – non hanno preteso Eva, la volevano fortemente».
La storia andrà avanti, Caroletti non ha intenzione di lasciar cadere quanto accaduto sull’Isola. L’obiettivo?
«Noi vogliamo la verità totale».
Intanto Eva Henger è sotto scorta, è stato proprio il marito a volerlo. Lo spiega la stessa Henger in un video, mostrando le minacce di morte che ha ricevuto.

Cyberbullismo, la bimba prodigio degli spot si toglie la vita a 14 anni

Da bimba prodigio di alcuni spot pubblicitari a adolescente vessata dai bulli online: un intero paese piange la tragica scomparsa della 14enne Ammy Everett, per tutti ‘Dolly’, che ha deciso di togliersi la vita dopo aver ricevuto, per lungo tempo, minacce e insulti da parte di alcuni ‘haters’ che l’avevano presa di mira.

Dolly-Everett-960x540_11094307L’adolescente australiana, negli anni passati, era divenuta una star nel suo paese per aver prestato il volto alcuni anni fa a una campagna pubblicitaria della Akubra, azienda produttrice di cappelli tipici. A dare la notizia del suicidio sono media locali e internazionali.
A rivelare i motivi del gesto estremo, compiuto il 3 gennaio, è stato nei giorni successivi il padre di Dolly, Tick Everett, in un accorato post su Facebook.
L’uomo ha invitato chi ha angariato la figlia fino a spingerla ad uccidersi ad andare ai suoi funerali. «Così vi renderete conto – ha scritto – di quale disastro abbiate combinato. Non avete la metà della forza che aveva il mio prezioso angelo – ha scritto ancora – e che ha dimostrato anche nel mettere in atto il suo tragico piano per sfuggire alla cattiveria di questo mondo».
Alla fine del suo post, Everett ha chiesto a tutti di mobilitarsi contro il bullismo «perché solo così la vita di Dolly non sarà andata sprecata».

Miss Iraq e il selfie con Miss Israele: la famiglia costretta alla fuga dal paese

Doveva essere uno scatto distensivo, un vero e proprio messaggio di pace. Niente, però, è andato secondo i piani: la famiglia dell’attuale Miss Iraq, Sarah Idan, è stata costretta alla fuga dal paese a causa delle minacce ricevute dopo un selfie in cui la giovane modella, che vive negli Stati Uniti, era apparsa in compagnia di Miss Israele.

032954118-c9fce0f5-f058-4d63-bfde-0a8cecb19f5eLo scatto incriminato risale a novembre ed è stato fatto a las Vegas, durante le selezioni di Miss Universo: nel selfie Sarah Idan, che vive negli Stati Uniti, sorride acanto ad Adar Gandelsman, Miss Israele. Entrambe vestono la fascia di miss. E la scritta in inglese: «Peace and Love from Miss Iraq and Miss Israel».
La foto va sugli account Instagram di entrambe le ragazze, sollevando subito migliaia di ‘likè ciascuna. Ma anche critiche e insulti feroci. Anche perché la ragazza irachena ha postato diversi scatti in cui è vestita solo con un bikini. «Le due cose insieme hanno creato un casino a casa sua, dove la gente ha minacciato che se non fosse tornata a casa e rinnegato quelle fotoe il suo titolo (di Miss Iraq), l’avrebbero uccisa», ha raccontato la Gandelman alla tv israeliana.
Sarah ha difeso la sua foto e il suo significato e i suoi familiari, che vivono in Iraq, sono stati costretti a fuggire. Di loro si sono perse le tracce e, secondo diversi media fra cui il britannico Independent, si sarebbero nascosti in casa di parenti o amici fidati.
Va detto che Sarah Idan, in quei giorni, aveva postato diversi scatti in cui compariva con diverse concorrenti provenienti da ogni zona del mondo, compresi alcuni paesi della Lega Araba. Nessuno, però, sembra averle perdonato lo scatto con la rappresentante di Israele, lo stato considerato un vero e proprio nemico da parte dei vicini musulmani.

Molestie, Santamaria: “Caccia alle streghe, io sto con le vittime. Alcune denunce solo per farsi pubblicità”

«La caccia alle streghe consiste proprio in questo. Sostituendosi ai tribunali, con giudizi facili, spietati, superficiali come un tweet». Claudio Santamaria, in un lungo post su Facebook, torna ad attaccare gli ‘haters’ e a dichiararsi «dalla parte delle vittime. Dalla parte della giustizia». Un lungo sfogo in cui l’attore di ‘Jeeg Robot’, finito da poco al centro dell’attenzione mediatica per gli insulti e le minacce alla compagna Francesca Barra, commenta lo scandalo delle molestie sessuali che ha travolto il mondo del cinema e, tra gli altri, il regista romano Fausto Brizzi.

Claudio-Santamaria-VF-15-2016_660x380«Non mi schiero assolutamente in difesa di Brizzi come hanno scritto» spiega l’attore, denunciando la strumentalizzazione delle sue dichiarazioni operata dai media, «ma non lo accuso e non mi indurrete a farlo perché io non sono un testimone e neppure un giudice». «Sono inc… perché tutto questo sporca la meraviglia del cinema e la reputazione di chi fa questo mestiere con serietà – prosegue – i provini non si fanno in casa e i processi si fanno in tribunale».
«Ribadisco l’importanza della denuncia e comprendo anche la difficoltà che può paralizzare una vittima per le violenze fisiche e psicologiche nel denunciare subito – sostiene Santamaria – Ma il rischio è quello che dopo tanti anni le denunce vengano considerate solo funzionali a farsi pubblicità, che confondano, sminuiscano il valore della denuncia alimentando la sete di gossip in salotti televisivi non funzionali ad un principio fondamentale. Se non si hanno prove, purtroppo, se non si denuncia subito, anche se il gruppo si sostiene, è coraggioso, non si otterrà giustizia».
«La caccia alle streghe consiste proprio in questo – spiega l’attore – Sostituendosi ai tribunali, con giudizi facili, spietati, superficiali come un tweet. Sono dalla parte delle vittime. Dalla parte della giustizia. Non mi stancherò mai di ripeterlo – conclude – denunciate e nelle sedi competenti. Perché questo sistema di prevaricazione, di abusi di potere, di violenza e di impunità deve cessare».