Barbara D’Urso, frecciatina a Selvaggia Lucarelli: «Basta sfruttare il Gf per andare in Tv a parlare»

L’ultimo servizio di Domenica Live mostra tutti i comportamenti sbagliati dei reality puniti con la squalifica. Partendo dalle vecchie edizioni del Grande Fratello, passando per La Fattoria, l’Isola dei famosi, fino al Grande Fratello Vip. In diverse edizioni ci sono stati episodi sgradevoli, deprecabili che sono costati la squalifica a tutti e per alcuni anche procedimenti penali.

combobo-U43040552767777oJG-U4340078919217543G-1224x916@Corriere-Web-Roma-593x443Bestemmie, lancio di oggetti, liti, atti di vandalismo, forme di violenza inammissibili che certo non giustifcano gli atti di bullismo e sessismo di questa edizione del Grande Fratello. A dirlo è la conduttrice, Barbara D’Urso che parla apertamente di Favoloso, dicendo che però dopo che si è stati puniti, se si chiede scusa, non è giusto accanirsi.

La frecciatina arriva dritta a Selvaggia Lucarelli che, proprio ieri sera, si è mostrata in diretta a Ballando con le stelle con una maglia in cui polemizza sugli sponsor che hanno abbandonato il Gf per la condotta dei concorrenti. L’opinionista ha poi annunciato che proseguirà la sua battaglia legale contro Luigi perché si capisca: «che non puà passarla liscia». La D’Urso a tal riguardo parla apertamente: «Sarebbe il caso di voltare pagina e non di sfruttare questa cosa per andare in televisione».

Molestie sessuali, Roman Polansky e Bill Cosby espulsi dall’Academy: «Non sono eticamente idonei»

La Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che assegna ogni anno gli Oscar, ha espulso Bill Cosby e Roman Polanski. Cosby è stato appena riconosciuto colpevole da una giuria della Pennsylvania per violenza sessuale e rischia una condanna a 30 anni. Polanski ha ammesso di aver intrattenuto una relazione con una ragazza 13enne, all’epoca dei fatti, e dal 1978 non mette piede negli Stati Uniti.

3707558_2139_polasky_cosby

Nel 2003, quindi, non ha ricevuto direttamente l’Oscar vinto con Il pianista. Il board dell’Academy ha votato due giorni fa decretando l’espulsione dei soci. Dalla nascita dell’organizzazione, 91 anni fa, solo 4 persone sono state cacciate. Il primo è stato l’attore Carmine Caridi, espulso nel 2004 per aver inviato ad un amico video relativi a film che sono stati pubblicati online. Prima di Cosby e Polanski, era stato espulso il produttore Harvey Weinstein, accusato di molestie da numerose attrici.

Rita Dalla Chiesa: «Non ho più un ruolo per stare così male per Fabrizio, le condoglianze le porgo a Carlotta»

«Alla gente che per strada mi ferma per farmi le condoglianze rispondo sempre allo stesso modo: ‘Le porgerò a Carlotta, la moglie’». A dirlo al settimanale Chi è Rita Dalla Chiesa, prima moglie di Fabrizio Frizzi, morto il 26 marzo scorso. Dalla Chiesa non nasconde l’amarezza: «Forse non ho più un ruolo per poter stare così male per Fabrizio. La società divide tutti secondo vari ruoli, come se fossimo squadre di calcio. Senza pensare che il dolore è dolore. Punto».

large-150522-000205-to210515spe-3418E ancora: «Carlotta gli è stata vicina nella sua malattia, invece io con lui ho vissuto tante cose bellissime. Ho capito un’altra cosa: gli ho voluto così bene perché l’ho incontrato subito dopo la morte di mio padre, è stato lui a salvarmi dalla violenza di quel dolore. Ha vissuto i miei anni più bui con una consapevolezza e una maturità non comuni per un ragazzo di 25 anni».
Dalla Chiesa era in ottimi rapporti sia con Fabrizio Frizzi che con la giovane moglie: «Con Fabrizio siamo diventati fratelli. E anche con Carlotta, se lo vorrà, quando lo vorrà, sarò una sorella per sempre. Io ci sarò per lei e per Stella. I due amori di Fabrizio. Non mi piace quando ci chiamano prima e seconda moglie. Noi siamo delle donne che hanno amato lo stesso uomo in due momenti diversissimi della vita».

Gigi D’Alessio, il figlio Claudio a processo: botte e lesioni alla domestica

Il figlio di Gigi D’Alessio a processo. Il 30enne Claudio D’Alessio è stato rinviato a giudizio dal gip Clementina Forleo con la doppia accusa di lesioni e violenza privata ai danni della donna che lavorava nella sua casa dei Parioli, a Roma.

gigi_d_alessio_claudio_d_alessio_rinvio_a_giudizio_nicole_minetti_11124140 (1)L’episodio risale al novembre 2014: dopo un litigio con la compagna di allora, Nicole Minetti, D’Alessio avrebbe picchiato la domestica, una 40enneLa donna aveva denunciato l’aggressione poche ore dopo. Secondo la ricostruzione del pm, Mario Dovinola, D’Alessio avrebbe avuto diversi diverbi con la domestica, che ha denunciato di essere stata aggredita in più occasioni solo per aver chiesto il pagamento dell’ultimo stipendio. «Ha provato a lanciarmi una sedia, poi mi ha strattonato e sbattuto contro il muro e infine ha lanciato la mia valigia fuori dall’appartamento», aveva denunciato la donna.
Claudio D’Alessio ha sempre respinto ogni accusa: «Non l’ho mai sfiorata con un dito, vuole denunciarmi solo per i soldi». Il gip ha però deciso di dare il via al processo. Dopo l’aggressione di quel novembre 2014, la donna, assistita dall’avvocato Francesco Di Ciollo, aveva avuto tre giorni di prognosi, poi aumentati a 23 per gli stati d’ansia. Come riporta Il Messaggero, la domestica, che si è costituita parte civile, aveva denunciato: «Ero costretta a lavorare in nero, dovevo essere a disposizione sempre ma non potevo mangiare in casa e dovevo dormire in una mansarda senza porta né armadio». ucraina, per poi cacciarla via di casa ancora in ciabatte.

Roma, insulti e botte ai bimbi dell’asilo, tre maestre arrestate, le minacce: “Mamma non ti riporta più a casa”

Tre maestre di una scuola dell’infanzia comunale di Pomezia sono state arrestate con l’accusa di aver sottoposto alcuni bambini, di età compresa tra i 3 ed i 5 anni, a reiterati atti di violenza fisica, morale e psicologica, umiliandoli, con vessazioni e insulti di vario genere, di fronte all’intera classe. Tali condotte hanno inevitabilmente ingenerato negli alunni non direttamente coinvolti nei maltrattamenti, stati di ansia, di rabbia e di paura.

3601291_0826_asiloL’indagine, nata dalle denunce presentate da quattro giovani mamme che avevano notato comportamenti strani e violenti dei figli, i quali avevano manifestato loro il rifiuto di andare a scuola, è stata condotta dai Carabinieri della stazione di Pomezia con l’ausilio di attività tecniche di intercettazione ambientale e telecamere installate all’interno del plesso scolastico. Esse hanno consentito di accertare diverse condotte vessatorie nei confronti dei bambini più vivaci, che venivano ripresi e strattonati con forza dalle maestre e subivano insulti quali «il brutto», «il cattivo».
Le intercettazioni hanno svelato che le maestre minacciavano i bambini dicendo loro che i genitori non li avrebbero più ripresi per portarli a casa e li avrebbero lasciati a scuola. Altri bimbi risultano dalle immagini essere stati strattonati per le braccia e per il grembiule e uno di loro tirato per i capelli. Altri ancora venivano costretti a mettersi in ginocchio in un angolo della classe o a sedersi su una sedia, isolandoli dal gruppo. Le tre maestre sono state sottoposte a procedimento penale per il reato di maltrattamenti in considerazione dei metodi educativi utilizzati, non solo inadeguati, ma decisamente lesivi della sfera psico-fisica dei piccoli alunni. Le arrestate sono state poste ai arresti domiciliari e saranno nei prossimi giorni interrogate dal Gip.

Palermo, bambina di 9 anni costretta a prostitursi: sesso con 70enni. “5 euro per un bacio, 25 se facevo di più

Una bambina di 9 anni costretta a prostituirsi dai genitori, che non solo le procuravano anziani clienti, ma assistevano anche ai rapporti, che avvenivano sotto ai loro occhi.

«Vivo con mamma e papà. Sono figlia unica. Mio padre fa l’agricoltore. Il primo agosto l’ho accompagnato a raccogliere i pomodori nel campo. Lui si era messo d’accordo con un amico di famiglia che ci aspettava all’interno della sua macchina. Ha aiutato papà a prendere i pomodori, poi si è steso in macchina».

auto_largea_dhuna-seksuale-jpg1393521837-1-1900x700_c-640x3581476552965-800x445-800x420Comincia così il drammatico racconto della bimba di 9 anni costretta dai genitori a prostituirsi con due «amici» di famiglia. La coppia e i due clienti sono finiti ai domiciliari per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione minorile. I fatti sono accaduti in un paese del palermitano e in un contesto di forte degrado. «Quel giorno io ero in macchina con lui, poi siamo scesi e mentre mio padre era nel campo mi ha abbassato i pantaloni e gli slip… non era la prima volta. Era successo più volte e ogni volta mi offriva soldi. Spesso è successo anche con mamma», racconta ai carabinieri la vittima che il gip ha ritenuto pienamente credibile.

«Io non volevo avere rapporti con lui, – prosegue – ma lui insisteva: poi quando andava via ci dava dei soldi, li dava a me perché diceva che mi voleva bene. Mi dava cinque euro se gli davo un bacio, 25 se facevo qualcosa in più». Questo è successo prima che facessi dieci anni». La piccola racconta che il padre avrebbe saputo dopo dei primi incontri e che avrebbe detto a lei e alla madre che erano state brave.

Tiziana Cantone, la mamma: “Femminicidio virtuale. ‘Stai facendo un video? Bravo’ ovunque, aberrante e vergognoso”

Sono passati quasi due anni e mezzo da quando la sua storia è finita, in maniera tragica, con un suicidio. Tiziana Cantone aveva 33 anni quando si è tolta la vita nel settembre del 2016, dopo mesi di inferno dovuti ad un video hard girato e messo sul web e che le aveva rovinato il nome e la reputazione.

462a31a4-f8c3-4a35-80e5-c321f75dc323La mamma di questa giovane e bella ragazza, uccisa dalla crudeltà di chi ha messo in giro quelle immagini togliendole la dignità, ha raccontato la storia a La Vita in Diretta. «Non mi sembra vero siano passati oltre due anni – dice – Continuo a combattere per mia figlia perché mi sento in dovere di far capire chi era davvero Tiziana Cantone, che è la vittima di quello che chiamo femminicidio virtuale e che sta prendendo sempre più piede nella nostra società».
«Tiziana sentiva molto la mancanza di suo padre, che non ha mai conosciuto e che non l’aveva mai cercata – continua – Lei soffriva doppiamente, perché sentiva il bisogno di quella protezione che solo un padre poteva darle, e io non ero in grado di farlo. Era una ragazza dolce e sensibile, ha sofferto tanto quando è morto mio padre, suo nonno, al quale era molto legato».

«Sergio, il suo compagno, a me non era mai piaciuto. La misi in guardia, le dissi che non mi piaceva, percepivo in lui qualcosa che non andava – dice ancora la mamma – quando quel video ha iniziato a girare su internet, non fu Tiziana a dirmelo ma lui. Mi disse di non preoccuparmi, di non prendere iniziative e di cancellarci da Facebook: affermò di aver individuato un responsabile».
Le indagini, racconta ancora, hanno poi accertato altro sull’uomo: «Era iscritto ad alcuni siti di scambisti, aveva amici di Forlì da cui si recava spesso insieme a mia figlia – conclude – Ciò che mi fa pensare è che spesso si dice che bisogna denunciare, non bisogna avere paura, ma mia figlia aveva presentato tre denunce. La Polizia Postale e gli inquirenti sono stati disponibili, ma l’attività investigativa è stata carente, anche perché i loro mezzi sono limitati: spesso questi siti sono registrati all’estero, bisogna fare delle rogatorie, e i tempi si allungano».
«Quello che è capitato a mia figlia non è cyberbullismo, ma un crimine. Questo della pornografia non consensuale è una violenza, una nuova forma di femminicidio: quella frase, “stai facendo un video? bravo”, è finita ovunque su internet, anche in alcune fiction, in televisione si sentiva di continuo, una cosa vergognosa, aberrante».

Asia Argento contro Giulia Bongiorno: “Ha difeso un mafioso e non vuole tutelare le donne”

Giulia Bongiorno è finita in queste ore al centro di polemiche anche all’interno della Lega per la sua candidatura nel partito di Salvini. Anche Asia Argento si scaglia contro di lei sui social. “L’avvocato Bongiorno aveva difeso il mafioso #Andreotti (“Assolto! Assolto!

asia_argento_giulia_bongiorno_difeso_mafioso_andreotti non_vuole_tutelare_le_donne 20 gennaio 2018_20204648Assolto!”) ma si è rifiutata di tutelare alcune vittime di violenza sessuale nell’industria cinematografica… #DoppiaDifesa? Dissociazione totale”: scrive su Twitter l’attrice.
A chi, via Twitter, ha chiesto all’attrice di “spiegarci meglio o segnalarci qualcuno con cui approfondire”, Asia Argento ha risposto: “Sarebbe bello conoscere l’opinione delle altre attrici italiane, visto che fino ad oggi sono state mute riguardo la rivoluzione #metoo”.

Gloria Giacosa, un calendario… fatto col cuore

Forme conturbanti, lunghi capelli biondi e un sorriso contagioso e travolgente. Lei è Gloria Giacosa, modella savonese, 36 anni e un ampio seguito sui social. Bella, affascinante e molto impegnata. All’attivo ha due calendari fatti… col cuore. Il primo contro la violenza sulle donne a favore dell’associazione Doppia Difesa, il secondo a favore dei malati di tumore. Per il 2018 ne è arrivato un altro, il terzo.

C_2_fotogallery_3085278_0_image“Questo non coinvolge direttamente associazioni benefiche”, spiega Gloria: “Ma è sempre fatto col cuore, perché è in memoria del mio migliore amico. Morto tre mesi fa per un malore. Si chiamava Franco Recchia. Soprannominato “Frenk” dagli amici. Era una persona piena di vita. Era la vita. Spensierato positivo solare e sensibile. Amava le donne. Per questo, per “accontentarlo “ in questo calendario “ho osato “ un po’ di più rispetto ai precedenti”. E così eccola, sensuale e sinuosa, ardita e irresistibilmente sexy… per Frenk e non solo.

Dietro l’obiettivo un fotografo di classe, Enrico Ricciardi, che l’ha immortalata anche nei precedenti calendari. Un amico, ma soprattutto un vero professionista, grazie al quale in ogni scatto dei dodici mesi a parlare non è solo la bellezza inconfutabile di Gloria, ma anche il suo cuore.

Tiziana Cantone, “per il suicidio nessun colpevole”: il Tribunale archivia l’inchiesta

Nessuno ha istigato Tiziana Cantone al suicidio. La 31enne di Mugnano si è uccisa seguendo la sua specifica volontà. Questa, in sintesi, la motivazione del gip che ha archiviato in maniera definitiva l’indagine sull’istazione al suicidio della bella Tiziana che si è tolta la vita nel settembre del 2016 dopo la diffusione sul web, senza il suo consenso, di video hot che la ritraevano. Una storia difficile, quella di Tiziana, fatta di «condivisioni» in rete di un filmato che lei non aveva autorizzato a diffondere.

11ad_219464773-1Dopo la sentenza che la condannava alle spese per una causa civile intentata contro i colossi del web da Tiziana nel settembre di un anno fa – Facebook, Google e Youtube – la ragazza si legò un foulard al collo lasciandosi morire, vittima di una nuova forma di «violenza» che corre in rete.
Nel fascicolo aperto dalla procura di Napoli Nord ad Aversa non c’era nessun iscritto, anche se circa 20 amici, parenti e due ex fidanzati erano stati ascoltati in qualità di persone informate dei fatti. Fra questi, anche l’ex ragazzo Sergio Di Palo, indagato in un altro procedimento a Napoli. Inchiesta piena di ostacoli. Alla fine, il pm Rossana Esposito ha deciso di chiedere l’archiviazione. Oggi, il gip ha depositato il provvedimento di archiviazione. Gli avvocati difensori avevano presentato ricorso alla richiesta del pubblico ministero.