Trapianto di faccia, poi l’incontro choc con la moglie del donatore suicida

Lilly Ross non avrebbe mai immaginato di poter rivedere il volto di suo marito Calen Ross, morto suicida nel giugno 2016.
Ha potuto accarezzare di nuovo quelle guance, ma davanti non c’era il suo compagno, ma Andy Sandness, l’uomo rimasto sfigurato al quale era stato trapiantato il volto di suo marito.

andy1_11194028I due si sono dati appuntamento e si sono conosciuti. “Dopo la morte di mio marito – ha detto Lilly dopo un abbraccio commovente con Andy – avvenuta quando ero all’ottavo mese di gravidanza, avevo bisogno di un motivo di vita per andare avanti e volevo che un giorno mio figlio sapesse che cosa era stato capace di fare suo padre per aiutare gli altri. Lui aveva deciso di donare i suoi organi. Mi dissi: ‘Questa è la mia chiamata, lo faremo’. Perché non farlo, se si possono aiutare tante persone?… Sono piena di gioia sapendo che Calen ha dato un po’ di se stesso per regalare una vita migliore agli altri”.
Andy ha rischiato di morire tentando il suicidio. Nel Natale 2006, a 21 anni, in preda alla depressione si puntò un fucile sotto il mento e si sparò. Un attimo dopo capì di aver fatto un errore: “Per favore, non lasciatemi morire”, disse all’amico poliziotto che lo soccorse. Portato in condizioni disperate dalla sua casa di Newcastle, nel Wyoming, in ospedale, fu poi trasferito alla Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, dove conobbe Samir Mardini, chirurgo plastico specializzato in ricostruzione facciale e che da allora non lo ha mai abbandonato. Dopo mesi passati attaccato a un respiratore e alimentato dai macchinari, Mardini avviò l’opera di ricostruzione del suo volto utilizzando muscoli della gamba e dell’anca. Dopo otto operazioni in quattro mesi e mezzo Andy fu dimesso e tornò a casa. Il viso è rimasto sfigurato fino al 2016, fino alla morte del donatore.
Andy e Lilly dicono di sentirsi parte della stessa famiglia, ora, e lui ha assicurato che contribuirà a incrementare un fondo istituito per gli studi del piccolo Leonard. “È successo tutto così velocemente – ha detto Lilly, sorpresa nel vedere che il marito e Andy, prima che si sparasse, erano simili non solo fisicamente ma anche nella passione per la caccia e la vita all’aria aperta – Adesso conoscere Andy è stato come la chiusura del cerchio. È bellissimo vedere che sta bene e che sta riprendendo la sua vita”.

La figlia 12enne tenta il suicidio a causa dei bulli, la foto postata dalla madre fa il giro del mondo

La figlia di 12 anni viene tormentata dai bulli e tenta il suicidio. La foto condivisa da una mamma commuove il web, dopo che la donna ha mostrato sua figlia sulla barella di un ospedale spiegando che il motivo per cui si trova lì è un tentativo di suicidio dovuto all’esasperante azione dei bulli nella sua scuola.

suicidio-bulli_04163544«Il bullismo deve fermarsi», scrive la donna che viene dall’Australia Occidentale, come riporta anche il Daily Mail. «La scorsa settimana abbiamo passato 5 ore in ospedale, con un supporto di medici e psichiatri, dopo che nostra figlia ha tentato il suicidio». La ragazza era vittima ormai da circa 7 mesi dei bulli, ragazzi che la prendevano di mira sui social e la umiliavano pubblicamente. La mamma era venuta a conoscenza di queste angherie ha provato a difendere la figlia, ma i ragazzi hanno offeso anche lei. Anche quando si è rivolta ai loro genitori non ha ottenuto alcun risultato, anzi, le stesse madri e padri hanno offeso a loro volta la donna.
Esasperata la donna si è rivolta alle autorità che non sono state in grado di aiutarla, fino a quando non ha sorpreso la figlia mentre tentava di farla finita, così è corsa in ospedale e ha raccontato la sua storia sui social chiedendo aiuto con un disperato appello contro il bullismo. Ora la figlia sta meglio, ma purtroppo la sua battaglia non è finita, così come non lo è quella di molte famiglie che vivono lo stesso dramma.

Amber Rose: “Bullizzata per sette anni da Kanye West, ho rischiato il suicidio”

Non corre buon sangue tra Kanye West e Amber Rose, ex-fidanzata del rapper dal 2008 al 2010. La modella e attrice americana ha infatti dichiarato al programma tv Everyday Struggle di essere stata “bullizzata” dal cantante “negli ultimi sette anni”, sia nei testi dei suoi album sia in dichiarazioni pubbliche. La 33enne ha poi spiegato che le ripercussioni potevano essere peggiori: “Avessi avuto l’intenzione di suicidarmi, l’avrei fatto”.

9991a0c3cffa0177e0a26075c8b9eb9f“In tutte le mie relazioni, sono sempre stata la persona che ne è uscita con il cuore a pezzi. Non ho mai detto nulla di malvagio su Kanye, nonostante sei, sette anni di costante bullismo da parte sua”, ha sottolineato Rose. Il rapporto con l’ex-fidanzato è diventato sempre più problematico a partire dall’album “My Beautiful Dark Twisted Fantasy”, pubblicato dal rapper nel novembre 2010.
La relazione sentimentale tra i due era terminata da poco, e le pesanti ingiurie presenti in quell’album sono state ritenute dalla critica come riferite ad Amber Rose. A tal proposito, la modella rincara: “Quell’opera è una forma estrema di bullismo, perché Kanye ha talmente voce in capitolo che può dire tutto quello che vuole. In quel periodo non avevo soldi, non potevo frequentare qualcun altro, e non potevo dire nulla su Internet perché lui è troppo potente”. E’ stato in quel momento, stando a quanto dice, che Rose ha rischiato di pensare seriamente all’ipotesi del suicidio, anche perchè sarebbe stata lasciata da West “senza soldi”.
Passata quella difficile fase della sua vita, Amber è ora più serena, e si dice “felice” che la sua figura possa aver ispirato uno degli album “che ha fatto la storia dell’hip hop”. In ogni caso, la modella non riesce ancora a perdonare Kanye per aver fatto riferimento, durante una lite su Twitter con Wiz Khalifa, a Sebastian, il figlio di quattro anni avuto da Rose proprio con il rapper di “See You Again”: “Non doveva permettersi di mettere in mezzo mio figlio”. Kanye West, per ora, non ha replicato alle dure accuse dell’ex-fidanzata.
Dopo essere stata sposata con Khalifa, la provocante 33enne sta ora frequentando Shayaa Bin Abraham-Joseph, rapper meglio conosciuto con il suo nome d’arte 21 Savage.

Gb, rivelate le registrazioni in cui Lady D parla del suo matrimonio: «Lo sentii giurare amore eterno a Camilla»

Per vent’anni quelle registrazioni sono rimaste segrete. Solo adesso le cassette con la verità di Lady D sul suo matrimonio con il principe Charles fanno capolino ed esplodono come una bomba su Buckingham Palace.
Era il 1991 quando Diana, devastata dalla frustrazione, iniziò a registrare alcune cassette in cui raccontava il suo punto di vista sulla crisi matrimoniale con il marito e della relazione con Camilla Parker Bowles. Allora in pochi sapevano, ma lei iniziò quel racconto decidendo di consegnarlo nella mani di Andrew Morton, autore del libro “Diana: la sua vera storia”.

lady-diana1A un’unica condizione: che la sua collaborazione non venisse rivelata. Adesso, a vent’anni dalla sua morte, il libro sta per essere ripubblicato con le trascrizioni in cui, come sottolinea il Daily Mail, la principessa del Galles racconta la sua battaglia con la bulimia, il primo incontro con Charles, i tentativi di suicidio, lo sgomento nello scoprire che in quel matrimonio non erano in due, ma in tre. «Sentii che diceva a Camilla: “Ti amerò per sempre, qualunque cosa accada».
L’incontro con Carlo. Il racconto ha inizio dal giorno in cui conobbe il 29enne Charles nella sua casa di Althorp a Northamptonshire, nel novembre 1977, quando aveva appena 16 anni. In quel momento il principe frequentava sua sorella Sarah, 22. «Il primo impatto è stato: “Dio, che uomo triste.” Era venuto con il suo labrador». Poi il racconto si snoda passando per il trentesimo compleanno a Buckingham Palace del principe «Fino a quel momento lo avevo visto per circa due anni insieme a Sarah. Quando ha compiuto 30 anni mi è stato chiesto di andare. “Perché Diana deve venire?” chiese mia sorella. Io risposi che non lo sapevo, ma mi sarebbe piaciuto». Poi l’incontro a casa di amici di famiglia del principe Filippo, le prime chiacchierate, i suoi giorni a Balmoral (dove in quel periodo soggiornava anche Charles) e il ricordo: «Mr e Mrs Parker Bowles erano presenti a ogni mia visita».
La casa a Londra. Quando Diana compì 18 anni, i genitori le acquistarono un appartamento di tre camere da letto nel sud di Kensington che condivideva con tre ragazze, Virginia Pitman, Carolyn Bartholomew e Ann Bolton. Sulla porta della sua camera da letto erano scritte le parole “Chief Chick” (capo pollastrella). «Era bello vivere in un appartamento con le ragazze. Mi è piaciuto molto, era fantastico. Ho riso tanto». Poi il suo ricordo del lavoro come maestra in una scuola materna e come tata. «I miei datori di lavoro erano spesso severi».
La casa fuori città. «Charles mi ha detto che voleva una casa in Cornovaglia, ma è solo a 11 miglia da quella di Camilla. Ha scelto la casa e io sono andata solo dopo che l’aveva acquistata. Aveva dipinto tutte le pareti bianche. Voleva che andassi, anche se non eravamo fidanzati. Io pensavo che fosse sconveniente».
La proposta di matrimonio. Il 3 febbraio 1981 il principe Carlo, allora 32enne, si propose a Diana, all’epoca 19enne, nel Castello di Windsor. Il loro fidanzamento fu annunciato tre settimane più tardi, il 24 febbraio. Lo stesso giorno, in un’intervista alla BBC, Charles, quando gli venne chiesto se fossero innamorati, rispose: «Qualsiasi cosa significhi amore». Diana ricorda: «Mi disse: “Mi sposerai?”. Ho riso e ricordo di aver pensato che era uno scherzo. Poi dissi: “Sì, va bene”. Poco dopo con aria seria e grave mi disse: “Ti rendi conto che un giorno sarai la regina?”. Una voce dentro di me mi disse: “Non sarai regina, ma avrai un ruolo duro”. Risposi: “Io ti amo, ti amo tanto”. E lui disse: “Qualsiasi cosa significhi amore”. Pensavo che mi amasse, che lo avesse detto. Era grandioso. Poi corse da sua madre e la chiamò al telefono per dirglielo. Nella mia immaturità, che era enorme, pensavo che lui fosse molto innamorato di me.
L’annuncio alla famiglia e il rapporto con la stampa. Tornata a casa dalle sue coinquiline Diana raccontò della proposta di matrimonio. «Solo da quel momento mi fu concesso di chiamarlo Charles. Fino al fidanzamento dovevo chiamarlo Sir. Tornai a casa e raccontai tutto alle ragazze. Abbiamo gridato di felicità e siamo uscite tenedoci strette il nostro segreto. L’indomani chiamai la mia famiglia: papà e mamma erano entusiasti. Dopo sono partita per l’Australia per tre settimane con mia madre. È stato un disastro: lui non mi ha mai chiamata e ogni volta che provavo a contattarlo io, era sempre fuori. Mi dicevo: “È molto occupato”. Tornata dall’Australia bussano alla porta e mi viene consegnato un mazzo di fiori. Sapevo che non venivano da Charles, non c’era un bigliettino. Era qualcuno molto diligente dal suo ufficio». Da lì a poco cominciò il suo rapporto tormentato con la stampa: «Seguivano ogni mia mossa, era insopportabile. Capivo che era il loro lavoro, ma vivevo con gli obiettivi addosso tutto il tempo. Affittarono pure un appartamento di fronte al mio, davanti alla mia camera da letto. Non era giusto per le ragazze. Una volta mi sono dovuta calare con un lenzuolo dalla finestra della cucina per uscire con Charles. Tuttavia sono stata sempre educata, costantemente civile. Non ero mai scortese. Non ho mai gridato. Ma dentro le quattro mura piangevo perché non ho mai avuto il supporto da parte di Charles e dall’ufficio stampa del Palazzo. Charles ogni volta che mi chiamava diceva: “Povera Camilla Parker Bowles. L’ho chiamata al telefono stanotte e dice che c’è molta stampa a Bolehyde”. Gli chiesi quanti fossero e mi rispose almeno quattro. Mio Dio, lì fuori ce n’erano 34! Ma non gli dissi nulla. Non mi sono mai lamentata perché credevo che non fossi nella posizione di farlo. Grazie a Dio il fidanzamento fu ufficializzato e io andai a Clarence House. Nessuno mi accolse. Era come stare in un hotel. Ricordo che venivo svegliata di mattina da una signora anziana molto dolce. Ricordo l’ultima volta che lasciai il mio appartamento. Un poliziotto mi disse: «Voglio solo che tu sappia che questa è la tua ultima notte di libertà nel resto della tua vita, perciò usala al massimo. Era come se una spada mi si fosse conficcata nel cuore».
Il pranzo con Camilla. «L’ho conosciuta molto presto. Ero una ragazza molto giovane, ma ero una minaccia. Quando sono arrivata a Clarence House, c’era una lettera sul mio letto da parte di Camilla, datata due giorni prima, in cui scriveva: «Ho letto le eccitanti notizie sul fidanzamento. Facciamo un pranzo quando il principe del Galles va in Australia e in Nuova Zelanda. Sta fuori tre settimane. Mi piacerebbe vedere l’anello. Tanto amore, Camilla». Ho pensato “Wow!” e ho organizzato il pranzo durante il quale mi chiese se andavo a caccia a cavallo. “Tu non andrai a caccia quando andrai a vivere a Highgrove, vero?”. Dissi: “No”. Rispose: “Volevo solo sapere”. Pensavo solo fosse interessata. Ero ancora troppo immatura per capire tutti i messaggi che arrivavano».
La relazione con Camilla e l’isolamento a Buckingham Palace. Dopo pochi giorni, Diana si trasferì da Clarence House a Buckingham Palace. «Non c’era energia e mi sentivo sola. Non riuscivo a credere quanto tutto fosse freddo». Da lì a poco la scoperta della relazione di Charles con Camilla.
«Le bugie e l’inganno! La prima cosa che mi ha colpito è che il mio futuro marito mandava fiori a Camilla Parker Bowles quando stava male: “A Gladys da Fred” si leggeva sul bigliettino. Non affrontai il problema, gli chiesi solo di essere onesto con me. Ero l’unica a progettare il matrimonio, perché lui era in tour in Australia e in Nuova Zelanda. Un giorno ero nel suo studio a parlare con lui, quando il telefono squillò. Era Camilla. Sono uscita dalla stanza e li ho lasciati a parlare.
Una volta lo sentii parlare al telefono nel suo bagno. Diceva: “Qualunque cosa succeda, ti amerò sempre”. Gli ho detto dopo che avevo ascoltato e abbiamo litigato. Qualcuno dal suo ufficio mi disse che aveva fatto un braccialetto per lei: una catena d’oro con un disco smaltato in blu con le iniziali “G e F” intrecciate. Entrai un giorno nell’ufficio e chiesi al personale cosa fosse quel pacco. Mi fu sconsigliato di aprirlo, ma io lo feci lo stesso. Mi dissero che lo avrebbe dato a lei quella stessa notte. Rabbia, rabbia, rabbia! Perché non può essere onesto con me? Aveva trovato la vergine, l’agnello sacrificale, e in qualche modo era ossessionato da me. Il suo umore era altalenante. Era lunedì, il mercoledì ci saremmo sposati. Lui era andato da lei. Pranzai con le mie sorelle che erano lì e dissi loro che non potevo sposarlo, che non potevo farlo. Loro mi risposero: “Duch (il suo soprannome d’infanzia), il tuo viso è stampato sulle tovagliette da tè, è troppo tardi per tirarti fuori”».
La bulimia. «La bulimia è iniziata la settimana dopo che ci siamo fidanzati. Una volta mio marito mise la mano sul mio girovita e mi disse: Oh, un po’ di ciccia qui, no?”. E questo mi ha scatenato qualcosa dentro. In più c’era la cosa di Camilla. Ero disperata. La prima volta che mi è stata misurata per il mio abito da sposa, la vita misurava 74 centimetri. Il giorno in cui mi sono sposata era 58. Mi sono ridotta a niente da febbraio a luglio».
Il primo evento pubblico e i commenti di Charles. Nel marzo del 1981 Diana ha accompagnato il Principe Carlo per il loro primo impegno pubblico insieme alla Goldsmith’s Hall. Quella sera indossava un abito da sera in taffetà nero senza spalline disegnato da Elizabeth e David Emanuel, che poi avrebbero confezionato il suo abito da sposa. «Ricordo bene il mio primo impegno. Ero così eccitata. Avevo il mio abito di Emanuel e pensavo fosse perfetto per la mia età. Ricordo di essere entrata nello studio di marito che, appena mi vide, disse: “Non verrai con quel vestito, vero?”. Io risposi di sì. E lui continuò: “È nero! Solo le persone in lutto indossano il nero!». E io dissi: «Sì, ma non sono ancora parte della tua famiglia”. Il nero, a 19 anni, per me, era il colore più cool che ci fosse. Avevo un vero abito per adulti. Quella notte ho imparato una lezione. Ricordo di aver incontrato la principessa Grace, era meravigliosa, ma aveva l’aria travagliata. Quella sera notò com’ero spaventata e mi portò via dalle altre signore per parlare un po’ con me. Le raccontai del mio isolamento, delle paure per il futuro. Lei rispose scherzando: “Non preoccuparti, potrà solo peggiorare”. Fu una serata orrenda. Non sapevo in quale mano tenere la borsa, se dovevo uscire prima io dalla porta. Ero terrorizzata. Mi mancavano le mie ragazze, volevo tornare lì, sedermi e ridere, scambiarci i vestiti e parlare di cose stupide. Volevo semplicemente tornare nel porto sicuro».

Blue Whale, il messaggio con il numero di telefono: cosa fare se lo ricevete

Il fenomeno della Blue Whale ha colpito molto l’opinione pubblica italiana, diventando prima motivo di dibattito a partire dall’inchiesta realizzata dalle Iene e andata in onda su Italia1, poi spaventosa realtà con l’arrivo dei primi casi in Italia.

suicidi-blue-whale“Sono arrivato alla prova numero 10”. Dodicenne vittima del “Blue Whale” Il “gioco del suicidio”, che sarebbe all’origine della morte di molti giovanissimi, ha spinto anche la Polizia a sensibilizzare sull’argomento anche attraverso i social network: questo l’ultimo messaggio pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale per smentire una bufala che aveva cominciato a circolare sul web e vede coinvolta l’ignara sede di un supermercato, che ovviamente nulla ha a che vedere con il “gioco maledetto”.
Blue Whale, la polizia salva una 14enne: “Facevo il gioco del suicidio”
“Il messaggio in immagine è stato viralizzato sui social pur essendo privo di qualsiasi fondamento” – si legge nel post della Polizia. “CREATO DA QUALCHE BURLONE PUBBLICIZZANDO UNA UTENZA DI UN ESERCIZIO COMMERCIALE*. Collaboriamo tutti ad un’informazione di sensibilizzazione e prevenzione consapevole e mirata”.

La blue whale arriva nel Napoletano: la Procura di Torre Annunziata apre un’inchiesta

Anche in Campania arriva il primo caso di «blue whale», la balenottera blu che istiga al suicidio i teenager. Uno studente sedicenne di Torre Annunziata è stato salvato mentre avviava l’assurdo e violento «gioco» diffuso dal web. L’allarme è scattato due giorni fa, quando è arrivata una segnalazione direttamente alla Procura. Il giovane, residente nel centro storico oplontino e che frequenta un istituto superiore in città, era rimasto suggestionato dal servizio firmato dalle Iene in tv e aveva deciso di avviare il gioco della morte.

russian-girlUna serie di 50 prove in 50 giorni, fatte di gesti di autolesionismo, selfie in situazioni pericolose, sfide mortali, visione di film horror per sottrarre ore al sonno, suggestioni negative e, infine, l’insano gesto: lanciarsi nel vuoto dal palazzo più alto della città in cui si vive. Le vittime tutti teenager si affidano a una sorta di «tutor» che li adesca online, poi si parte dalla sveglia alle 4 del mattino, passando per i pericolosi tatuaggi con un temperino e si chiude con la morte del partecipante. Ideato nel 2015 in Russia, il folle gioco è tornato tristemente di «moda» nelle ultime settimane, con alcuni casi che si sono verificati prima all’estero e poi sul territorio italiano, infine il servizio andato in onda in tv che ha scatenato una serie di nuove pericolose emulazioni in varie parti d’Italia. E uno di questi casi è stato segnalato e riscontrato a Torre Annunziata. Il ragazzino, che vive una forte situazione di disagio sociale è affidato ai nonni dopo la separazione dei genitori ha confidato ad alcuni amici di essere rimasto particolarmente colpito da quanto raccontato in tv, tanto da aver avviato i contatti con per iniziare il suo tragico percorso nel «blue whale». Se all’inizio poteva sembrare uno scherzo di cattivo gusto, le varie ricerche fatte online avevano convinto lo studente di Torre Annunziata a cominciare. L’avrebbe fatto proprio ieri, con la prima prova. A salvarlo, però, sono stati alcuni amici e i nonni. Le sue confidenze, incessanti e preoccupantemente ossessive, hanno spinto alcuni compagni di classe a fare una segnalazione e ad avvisare i nonni del ragazzo, che è stato praticamente salvato prima di entrare nella spirale della balenottera blu. Sul caso, però, erano scattate immediatamente le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio. Un atto dovuto e urgente, avviato dal sostituto procuratore Emilio Prisco del pool di magistrati guidato dal procuratore Sandro Pennasilico e dall’aggiunto Pierpaolo Filippelli. Il ragazzo è stato ascoltato ed ha confermato il suo forte interesse e le sue intenzioni. Nelle prossime ore, saranno ascoltati anche gli amici che hanno inoltrato la segnalazione e gli stessi tutori del 16enne, per capire se dietro il suo omportamento si possano celare altre problematiche. Nel frattempo, però, le indagini proseguono. C’è da capire chi a parte il servizio televisivo possa aver dato informazioni allo studente di Torre Annunziata. Sono in corso accertamenti informatici sui contatti avuti dal ragazzo negli ultimi giorni. Le tracce lasciate sul web saranno decisive per l’inchiesta, poiché gli inquirenti hanno intenzione di capire se il primo caso in Campania possa essere l’ultimo oppure se ci sia qualcuno in zona ad aver iniziato il gioco della morte. L’idea è quella di bloccare subito l’eventuale «tutor» che si nasconde dietro l’assurdo meccanismo.

Blue Whale, arrestato l’ideatore Philipp Budeikin: “Pentirmi? Ho purificato la società”

«Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi. Un giorno capirete tutti e mi ringrazierete». Il ventiduenne russo Philipp Budeikin, reo confesso studente di psicologia e ideatore del Blue Whale, attualmente detenuto in carcere, non mostra alcun segno di pentimento.
Il giovane è accusato di aver istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo aver attratto con l’inganno su Vk, il social network più in voga in Russia, centinaia di giovani e giovanissimi e averli spinti ad accettare l’estrema e tremenda sfida social.

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Per uno studente di psicologia di oggi, d’altronde, non dev’essere stato difficile sobillare e farsi accettare come leader da una moltitudine di giovani e giovanissimi, in molti casi con problemi psicologici e familiari e persi nelle insidie del web. Le modalità, la freddezza e la fierezza con cui ha agito Budeikin, però, colpiscono come un pugno nello stomaco. A riportarle è Metro.co.uk.
«Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società» – ha spiegato il giovane durante un interrogatorio – «Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza».
Philipp Budeikin si trova attualmente in carcere a San Pietroburgo, dove ogni giorno riceve lettere d’amore delle adolescenti che aveva adescato sui social e che avrebbe potuto spingere al suicidio. Tuttavia, non si può parlare di pericolo scongiurato, dal momento che i casi di emulazione si sono moltiplicati in ogni parte del mondo. Uno sguardo attento alle modalità della folle sfida ideata da Budeikin potrebbe aiutare i genitori a comprendere in tempo eventuali comportamenti anomali dei figli, specie se pre-adolescenti. Con l’aumento esponenziale dei suicidi tra i ragazzini anche in altri continenti, sono nate delle piattaforme che puntano a contrastare e prevenire questo sempre più diffuso ‘Olocausto 2.0’.

Mamma di 4 figli lascia la borsa a uno sconosciuto e si lancia sotto al treno

Diversi pendolari sono ancora sotto choc dopo un suicidio consumatosi proprio davanti ai loro occhi. La 34enne Charlotte Cash, madre single di quattro bambini, si è infatti uccisa lanciandosi sui binari al passaggio del treno, dopo aver tentato di lasciare la sua borsa ad un altro passeggero, un giovane che stava attendendo sulla banchina. Il tragico suicidio è avvenuto nel tardo pomeriggio di venerdì alla stazione di Wigan Nord-Ovest, in Gran Bretagna.

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I testimoni presenti sulla banchina avevano notato la donna scrivere un messaggio sullo smartphone, per poi mettere il dispositivo nella borsetta e lasciarla tra le braccia del giovane presente in banchina. Il ragazzo, colto di sorpresa, non è riuscito ad afferrare la borsa e l’ha lasciata cadere ai propri piedi. Pochi istanti dopo, Charlotte si è lanciata sui binari mentre il treno entrava in stazione e per lei non c’è stato nulla da fare.
Le cause del suicidio non sono ancora chiare, come riporta Metro.co.uk. Tra i testimoni della tragedia c’è anche l’atleta olimpionica britannica Jenny Meadows, che su Twitter ha scritto: «Ho il cuore a pezzi dopo aver visto una giovane donna uccidersi davanti a me. Quando avete dei problemi, parlatene con qualcuno».
Il fratellastro di Charlotte, Stephen, ha invece scritto su Facebook: «Ho scoperto che la ragazza investita e uccisa dal treno è la mia sorellastra. Spero che tu sia in un posto migliore ora. Eri così attiva e sorridente quando ci vedevamo, tutta la nostra famiglia ti vuole bene». Il cordoglio social per Charlotte non è mancato anche da parte degli amici, e non solo dei familiari.

Tenta il suicidio dal ponte, passante l’abbraccia per un’ora e la salva

Ha tenuto le braccia intorno a lei per più di un’ora, per non farla gettare dal ponte dell’autostrada. Alla fine la vita di una ragazza di appena 24 anni, è stata messa in salvo da una donna, Vicky Dash (32 anni) che, accorgendosi del dramma che stava per compiersi, ha deciso di intervenire. Vicky stava andando a fare shopping con i suoi due bimbi, quando ha visto che, sul ciglio della strada, c’era una ragazza dai capelli rossi che stava per gettarsi da un ponte nei pressi di Barham, Inghilterra.

00_15131555“Mi sono avvicinata: le ho chiesto quanti anni avesse e cosa stesse facendo, ma lei si avvicinava sempre di più al bordo”, ha raccontato Vicky. “Quando ho capito cosa stava succedendo, mi sono avvicinata a lei e l’ho abbracciata: le dicevo che non ne valeva la pena, ma lei non voleva saperne. Aveva deciso di farla finita”, ha continuato Vicky.
Un passante, accorgendosi della scena ha immediatamente allertato la polizia, mentre Vicky cercava di tranquillizzare la ragazza che voleva farla finita. Dopo più di un’ora, in cui ha tenuto stretta tra le braccia la donna, Vicky è riuscita a convincerla a non uccidersi: tutto si è concluso per il meglio. La fortuna di trovare la persona giusta, nel momento giusto.

“La Terra deve essere avvisata”, poi l’astronauta tenta il suicidio e entra in coma

Claudie Haigneré è la prima donna europea ad aver messo piede, nel 2001, sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’astronauta francese ha provato ad uccidersi con una overdose di sonniferi nel 2008, ma prima di svenire e cadere in coma avrebbe pronunciato una frase che ha sollevato l’interesse dei fautori della teoria del complotto.

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“La Terra deve essere avvisata”, queste le parole pronunciate in uno stato confusionale sulle quali sta speculando il canale YouTube UFOMania. Nelle parole della Haigneré ci sarebbeil desiderio di mettere in guardia l’umanità su una imminente minaccia aliena. Nel video, della durata di sei minuti e del quale si è occupato anche il New York Post, sostiene la tesi di una cospirazione per cui la donna, che aveva avuto un contatto con gli alieni e lavorava in un laboratorio segreto in cui si combinava Dna umano a quello alieno, sia stata seda ta e messa a tacere.
Haigneré all’epoca era la direttrice della Cité des Sciences et de l’Industrie – il più grande museo della scienza in Europa, e spiegò che il suo tentativo di suicidio fu dettato da un esaurimento nervoso legato allo stress.