Sexy foto dalla fidanzatina 13enne: «Se mi ami inviamele». E gli scatti fanno il giro della scuola

Dopo il caso di Milano, altri tredicenni protagonisti di sexting. «Se mi ami, mandami le foto». Davanti a quella richiesta lei ha acconsentito. I due frequentano una scuola media di un comune in provincia di Genova. Le foto che mostrano la ragazzina seminuda sono finite sui cellulari dei compagni di classe dei due fidanzatini e il dirigente scolastico ha fatto denuncia alla polizia postale. Anche qui, come nel filmato dell’episodio avvenuto a Milano, la ragazza si spoglia e invia le immagini. Le foto, che sarebbero dovute rimanere cosa privata fra i due, via whatsapp sono diventate virali. Di smartphone in smartphone, sono andate ben oltre il privato.

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Le foto intime, dice il dirigente scolastico, non sono state scattate nel contesto scolastico. Ma, attraverso le chat di classe e compagni, si sono diffuse viralmente. «Parliamo di minori al di sotto dei 14 anni – dice il preside – Io ho avuto la segnalazione e, come ogni volta che accade qualcosa che sconfina in un’ ipotesi di reato, è stata allertata la Polizia Postale. La riflessione è amara. Vedo due vittime: sia chi ha patito questa cosa, sia chi l’ha fatta, perché vuol dire che non ha mai avuto regole di base. Noi genitori siamo i primi a doverci fare delle domande: diamo una Ferrari e un’autostrada a chi non ha nemmeno la patente. Abdicando, troppo spesso, al ruolo di controllo».

La storia è raccontata dal Secolo XIX. «Il caso sta scuotendo la città», dice il sindaco. «Non entro nel merito della vicenda. Quello che dico, però, è che io spesso ai ragazzi nelle classi parlo proprio di social e smartphone, cerco di farli riflettere su questi strumenti che sono fantastici se usati correttamente ma pericolosissimi, se non si usa la testa».

Roma, insulti e botte ai bimbi dell’asilo, tre maestre arrestate, le minacce: “Mamma non ti riporta più a casa”

Tre maestre di una scuola dell’infanzia comunale di Pomezia sono state arrestate con l’accusa di aver sottoposto alcuni bambini, di età compresa tra i 3 ed i 5 anni, a reiterati atti di violenza fisica, morale e psicologica, umiliandoli, con vessazioni e insulti di vario genere, di fronte all’intera classe. Tali condotte hanno inevitabilmente ingenerato negli alunni non direttamente coinvolti nei maltrattamenti, stati di ansia, di rabbia e di paura.

3601291_0826_asiloL’indagine, nata dalle denunce presentate da quattro giovani mamme che avevano notato comportamenti strani e violenti dei figli, i quali avevano manifestato loro il rifiuto di andare a scuola, è stata condotta dai Carabinieri della stazione di Pomezia con l’ausilio di attività tecniche di intercettazione ambientale e telecamere installate all’interno del plesso scolastico. Esse hanno consentito di accertare diverse condotte vessatorie nei confronti dei bambini più vivaci, che venivano ripresi e strattonati con forza dalle maestre e subivano insulti quali «il brutto», «il cattivo».
Le intercettazioni hanno svelato che le maestre minacciavano i bambini dicendo loro che i genitori non li avrebbero più ripresi per portarli a casa e li avrebbero lasciati a scuola. Altri bimbi risultano dalle immagini essere stati strattonati per le braccia e per il grembiule e uno di loro tirato per i capelli. Altri ancora venivano costretti a mettersi in ginocchio in un angolo della classe o a sedersi su una sedia, isolandoli dal gruppo. Le tre maestre sono state sottoposte a procedimento penale per il reato di maltrattamenti in considerazione dei metodi educativi utilizzati, non solo inadeguati, ma decisamente lesivi della sfera psico-fisica dei piccoli alunni. Le arrestate sono state poste ai arresti domiciliari e saranno nei prossimi giorni interrogate dal Gip.

Bea, l’ultimo appello del papà: “Vi prego, non chiamatela più bimba di pietra”

Nel giro di sei mesi ha visto andarsene prima la moglie, Stefania, e poi la figlia, la piccola Beatrice, di otto anni. Alessandro Naso sta passando delle ore terribili, ma ci tiene a lanciare un appello a tutta Italia: «Vi prego, non chiamatela più ‘la bimba di pietra’, perché non le faceva onore prima e non fa onore al suo ricordo adesso. Di pietra, lei, aveva solo la determinazione e la voglia di vivere».

bea3La piccola è morta per una malattia rarissima che ha indebolito non poco la maggior parte delle articolazioni ma, come ci tiene a precisare il papà al Corriere della Sera, non era completamente paralizzata ed era in grado di parlare: «Voleva aiutare gli altri bambini affetti da malattie rare, quando veniva a sapere di nuovi casi di cui si stava occupando l’associazione, diceva sempre di volerli guarire lei».
Papà Alessandro ha poi spiegato: «Era una bimba sveglia, pienamente conscia della sua malattia e per questo aveva paura di addormentarsi e morire nel sonno. Mi diceva: ‘Papà, stai qui con me, non voglio chiudere gli occhi, stai qui con me’». La piccola Bea andava benissimo a scuola e sognava di diventare anestesista: «Solo due settimane fa aveva preso un 9, era la prima della classe e spero che sabato tutti i suoi compagni di scuola vengano a salutarla per l’ultima volta». Ora, per Alessandro, c’è una sola missione di vita: «Voglio tenere alto il ricordo di Bea aiutando i bambini affetti da malattie gravi e rare attraverso l’associazione, spero che la vita me lo lasci fare».

Belen Rodriguez e Andrea Iannone si trasferiscono: le foto della casa extra lusso a Lugano

Trasferimento in vista per Belen Rodriguez.
Il settimanale “Chi” infatti ha pubblicato le immagini della villa che il pilota Andrea Iannone, fidanzato della showgirl argentina, ha acquistato a Lugano per la coppia.

3502237_1Intanto la Rodriguez abita a Milano, ma sembra proprio che il suo trasferimento e quello del figlio Santiago sia vicino: “Santiago ha appena iniziato la scuola americana a Milano – ha fatto sapere – ma ho visto che anche qui c’è una scuola ideale per mio figlio”.
Dopo la visita alla casa Belen si è recata al battesimo del figlio della sua assistente Antonia Achille, scatenando le critiche sui social.

Nicole, verginità all’asta: “Uno scherzo, ora mi hanno offerto 1 milione per fare sesso”

Nicole ora non sa più come uscirne. «Ho capito quanto fossi dentro questa storia quando è arrivata l’offerta da un milione di euro e l’agenzia mi ha chiesto di consultare un economista per scegliere come essere pagata. Allora mi sono spaventata. Più passa il tempo e più sembra tutto vero».

nicole-18enne-modella-italiana-verginita-asta_16085718_17105055_21094115Così al Corriere della Sera la 18enne che ha messo all’asta la sua verginità chiedendo un milione di euro. «Mi dispiace molto, chiedo scusa a tutti, per primi a mio padre e a mia madre. È iniziata come una provocazione, volevo vedere se qualcuno era davvero disposto a spendere dei soldi per una cosa così».
La giovane modella racconta come è nata l’iniziativa. «Un’idea idiota. Avevo letto di alcune ragazze che lo avevano fatto e volevo vedere se qualcuno sarebbe stato disposto a pagare anche per me. Ho contattato diverse agenzie straniere, mi hanno chiesto il certificato del ginecologo e ho mandato quello della visita fatta a settembre. I più seri mi sono sembrati questi di “Elite Models Vip” e li ho autorizzati a pubblicare le mie foto».
Poi la bugia, dalla sorella agli studi. «Così è nata la storia che dovessi pagarmi gli studi a Cambridge, aiutare mia sorella e comprare casa ai miei genitori. Ma la verità è che sono figlia unica e non voglio nemmeno intraprendere studi economici».
«La seconda cosa stupida che ho fatto è stata, proporre io stessa l’intervista al Sun quando è arrivata l’offerta da un milione. A quel punto volevo uscirne, ma dall’agenzia mi hanno detto che avrei dovuto dichiarare di aver venduto la verginità, ne andava della loro credibilità. Così ho preso tempo. Però la notizia era già arrivata in Italia, a scuola mia lo sapevano tutti».
Poi il confronto con la famiglia. «Ne ho parlato prima con mamma, mi veniva più facile. Non ci poteva credere, non si era accorta di nulla, nemmeno della puntata di Porta a porta. Insieme lo abbiamo detto a mio padre, che non l’ha presa bene. Si sono vergognati molto, erano dispiaciuti di tutto, ma in particolare del fatto che nell’intervista al Sun io avessi detto che era una cosa a cui pensavo da quando avevo sedici anni. Non è vero, lo giuro. Non ho mai pensato di farlo sul serio, credevo di potermi fermare in qualunque momento, senza problemi. Ma adesso è diventato un incubo. L’agenzia continua a chiamarmi, mi chiede dove voglio che venga accreditato il bonifico, dicono che è arrivata un’offerta da un milione e sei».

Dalla famiglia alla scuola. «Non l’ho fatto per mettermi in mostra. Ora voglio solo che la smettano di dire che ho messo in vendita la mia verginità. L’ho ripetuto pure ai miei compagni di classe che mi hanno chiesto se era vero: no, non è vero, non ho mai pensato seriamente di farlo».

Cammina per 4 chilometri a -9 gradi per andare a scuola, la foto del bimbo di 10 anni con i capelli gelati fa il giro del mondo

Si presenta in classe con i capelli completamente ghiacciati e le mani spaccate dal freddo. Così un bimbo di 10 anni è stato immortalato dai suoi insegnanti della scuola di Shaotong, nella provincia dello Yunnan in Cina.

capelli-ghiaccio_11200921Il piccolo per arrivare a scuola, come riporta anche il Daily Mail, ha dovuto percorrere 4 chilometri a piedi alla temperatura di -9 gradi, motivo per cui i suoi capelli erano completamente ghiacciati e la pelle delle mani screpolata. Il bimbo è uno dei tanti “liushou”, i bambini “lasciati indietro”, che vive in una delle tante zone rurali della Cina.
Il bimbo vive in una capanna di fango con i suoi nonni visto che i genitori sono costretti a vivere in due città diverse per poter lavorare. Anche se le sue condizioni di vita sono dure il bambino non sembra essere scoraggiato: «Mi piace molto la scuola, possiamo avere pane con il latte a pranzo e si imparano un sacco di cose belle». Intanto però la sua foto e diventata virale e molti si sono attivati per fargli delle donazioni a lui e alla scuola che frequenta per rendere migliori le condizioni di tutti gli alunni.

Usa, «Perché mi bullizzano?», il video del ragazzino in lacrime commuove il web: le star si mobilitano

Keaton Jones vorrebbe solo avere una vita normale. Vorrebbe avere compagni con cui condividere il suo tempo tra i banchi di scuola e le partite di football. Ma per lui la vita a scuola si è trasformata in un vero inferno da quando è stato preso di mira da alcuni bulli che non gli danno tregua. L’apice è arrivato la scorsa settimana quando, salito in macchina della madre, non è riuscito a trattenere le lacrime, raccontando la sua odissea quotidiana fatta di insulti, prese in giro e gesti di disprezzo.

keaton-jones-copyLa madre, Kimberly Jones, ha ripreso quel momento di disperazione e adesso quelle lacrime stanno facendo il giro del mondo arrivando a toccare anche i cuori di centinaia di star che hanno deciso di inviargli messaggi di incoraggiamento e di non lasciarlo solo nella sua lotta al bullismo.
Keaton vive a Knoxville, in Tennessee: il ragazzino, quando era piccolo, è stato operato per un tumore e questo gli ha lasciato un’evidente cicatrice. È proprio quel segno, insieme alla forma del suo naso, a essere diventato oggetto di scherno da parte dei compagni di scuola che non gli danno tregua. La scorsa settimana Keaton, stanco e frustrato, è salito in macchina ed è crollato raccontando alla madre, che ha deciso di filmare la sua testimonianza, l’ennesima giornata d’inferno. «Perché mi bullizzano? – dice tra le lacrime Keaton nella clip – Solo per curiosità, perché fanno i prepotenti? Perché trovano gioia nel prendere in giro persone innocenti ed essere cattivi con loro? Mi prendono in giro per il naso. Dicono che sono brutto e che non ho amici. Oggi a pranzo mi hanno versato il latte addosso e tirato giù i vestiti. Poi hanno iniziato a tirarmi del pane». Keaton ha poi continuato il suo racconto rivelando di non essere l’unico a essere vittima dei bulli: «Non mi piace che lo facciano a me e di certo non mi piace che lo facciano agli altri. Non va bene. Le persone sono diverse e non hanno bisogno di essere criticate. Se vi prendono in giro non fatevi abbattere. Bisogna essere forti, ma è difficile. Probabilmente la situazione migliorerà un giorno».
Quelle parole accorate e quelle lacrime di scoraggiamento sono state pubblicate on line venerdì dalla madre per sensibilizzare sul tema del bullismo e, in maniera inaspettata, sono diventate virali (oltre 22 milioni di visualizzazioni e 330mila condivisioni su Facebook) attirando l’attenzione di cantanti, attori, sportivi e politici che hanno espresso la loro solidarietà a Keaton: Chris Evans, Justin Bieber, JLo, Demi Lovato, Hailee Steinfeld, Mark Ruffalo e Katy Perry, Victoria Beckham, Cardi B, Snoop Dogg, LeBron James, Mark Hamill, Donald Trump Jr., Eva Longoria e tantissimi altri gli hanno inviato messaggi di incoraggiamento e regali, invitandolo, tra l’altro, a première di film, a chattare o a un incontro. «Hai un amico in me – ha scritto Justin Bieber su Twitter – Contattami in privato e chattiamo. Ti voglio bene». Katy Perry ha scritto: «Questa notizia mi spezza il cuore. Per favore siate gentili gli uni con gli altri». Millie Bobby Brown, star di Stranger Things, ha twittato: «Perché le persone fanno questo? Perché penso che tu sia così bello! Voglio essere tua amica». Keaton è diventato fonte di ispirazione per i milioni di studenti che cadono vittima del bullismo ogni anno. La sua storia è solo una delle tante e fa parte di quel 17% di studenti americani che raccontano di essere stati vittime di bullismo almeno due o tre volte in un mese o durante un semestre scolastico. Ora Keaton ha deciso di sfidarli: con il suo coraggio e la sua forza ha già vinto.

Le aspiranti toghe? “In minigonna e tacchi a spillo”. Scandalo hot alla scuola privata per magistrati

La Procura di Bari ha aperto un’indagine conoscitiva sulla vicenda relativa al giudice del Consiglio di Stato Francesco Bellomo, di origini baresi, che avrebbe obbligato le allieve della sua scuola privata di formazione per magistrati «Diritto e Scienza» a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e trucco marcato, pretendendo anche che non fossero sposate.

1057238Questo è quanto denuncia il padre di una studentessa: denuncia, presentata a Piacenza, che ha dato avvio fino ad oggi a un procedimento disciplinare nei confronti del consigliere e ad accertamenti sull’intera vicenda anche sul piano penale, come scritto da alcuni quotidiani. La scuola ha tre sedi in Italia, a Milano, Roma e Bari. Oggi i magistrati di via Nazariantz hanno aperto un fascicolo «modello 45», cioè senza ipotesi di reato né indagati, proprio per accertare eventuali condotte illecite commesse anche nel capoluogo pugliese.

21-U434101318907360-kjQC-U43410133169718hEE-1224x916@Corriere-Web-Nazionale-593x443_11182105DENUNCIA, ‘VITA DISTRUTTA’ «Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale», dice il padre della ragazza piacentina che accusa Francesco Bellomo, il consigliere di Stato, direttore della scuola ‘Diritto e scienzà finito nella bufera per i contratti ai borsisti. La ragazza ha denunciato vessazioni e minacce durante il corso per aspiranti magistrati. L’uomo riferisce che la ragazza – laureata alla Cattolica di Piacenza – ora sta meglio ma «questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi».
Ripete che la figlia «è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio». Bellomo avrebbe cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con la ragazza. Avrebbe inviato i carabinieri per convincere la famiglia a cedere. «Sono venuti più volte, chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale».
“FARE PRESTO CHIAREZZA” L’Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi, Anma, sul caso del Consigliere di Stato, Francesco Bellomo, direttore della scuola per aspiranti magistrati «Diritto e Scienza», attorno al quale si aperto un caso per presunte minacce e pressioni nei confronti di alcune allieve, chiede che si chiariscano con rapidità i fatti: «Si intervenga con la massima sollecitudine – sottolinea Fabio Mattei, presidente Anma – ma allo stesso tempo evitiamo, poiché non è in gioco la funzione giurisdizionale, che un episodio diventi l’occasione per un’altra caccia alle streghe contro la giustizia amministrativa».
«Gli organi di controllo disciplinari – aggiunge Mattei – sono già stati attivati, a dimostrazione di un sistema che funziona che, con i dovuti approfondimenti, verificherà la vicenda. Sia chiaro, comunque, che nella giustizia amministrativa non c’è spazio per condotte quali quelle riportate dalla stampa».
IL 15 UDIENZA CSM SU PM NALIN È prevista per venerdì l’udienza cautelare nella sezione disciplinare del Csm su Davide Nalin, pm a Rovigo e stretto collaboratore del consigliere di Stato Francesco Bellomo, direttore della scuola per aspiranti magistrati «Diritto e Scienza», attorno al quale si aperto un caso dopo la denuncia di pressioni nei confronti di alcune allieve. Su Nalin pende la richiesta del Pg della Cassazione di sospensione cautelare dalla funzione e dallo stipendio.

Gina Lollobrigida a Porta a Porta: «Ho subito due violenze sessuali»

Molestie? «Anche io le ho subite, anzi di più, e non ho denunciato». Ospite di Porta a Porta Gina Lollobrigida trova il coraggio di unirsi al coro di denunce, anche se non fa i nomi di chi le ha usato violenza. «La prima volta avevo 19 anni, andavo ancora a scuola – racconta a Bruno Vespa – della seconda meglio non parlare…».

3354518_2110_gl (1)La rivelazione choc per l’attrice oggi novantenne arriva con la richiesta di commentare il profluvio di denunce seguite in tutto il mondo allo scoppiare dello scandalo Weinstein: «Un commento su quello che sta accadendo? Credo che avrebbero dovuto denunciare per tempo ma non hanno avuto il coraggio», risponde in prima battuta la Lollo. Che poi a sorpresa aggiunge: «Ma neanch’io l’ho avuto…».
Vespa le chiede allora quante persone avrebbe potuto denunciare. «Due – risponde lei – e avrebbero perso entrambe il lavoro. Uno straniero e uno italiano». Sono stati dei molestatori pesanti? «Quando la molestia non è molestia ma è di più..non la puoi eliminare, rimane dentro e condiziona il tuo carattere, le tue azioni sono sempre soggette a questo ricordo», risponde ancora l’attrice.
«La prima volta ero innocente non conoscevo l’amore, non conoscevo niente. Quindi era grave. E la persona era molto conosciuta. Avevo 19 anni, andavo ancora a scuola. Della seconda è meglio non parlare.. non li ho denunciati per non rivelare una cosa mia.. ma erano due cose abbastanza gravi. La seconda volta ero già sposata cominciavo a fare il cinema».

Bimba di 7 anni rasata dalle sue insegnante: “Lo abbiamo fatto per motivi igienici”

Vede tornare la sua bimba a scuola con i capelli rasati e la motivazione è veramente sconvolgente. La piccola Tru, di soli 7 anni, è stata rasata a scuola, senza che la madre desse a nessuno il permesso d farlo, per questioni di igiene. La donna vedendo tornare a casa la figlia senza capelli ha chiesto spiegazioni ma le è stata data una risposta generica.

bimba-capelli_23202816La donna, come riporta Metro, denuncia quello che è per lei un gesto razzista, visto che i capelli della figlia erano abbastanza colti e la madre li teneva sempre puliti e legati, proprio per la giovanissima età della piccola. La responsabile della scuola di Dracut, nel Massachusetts, ha detto che si trattava di una norma igienica, ma non ha specificato il motivo: «Non aveva pidocchi, né era sporca», ha obiettato la madre che ha definito quello ai danni della figlia un gesto di violenza.
La mamma ha avviato una causa, per ora la scuola non ha rilasciato alcuna dichiarazione se non che al suo interno si sta portando avanti un’indagine per capire meglio quello che è accaduto.